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Leggero aumento dei nuovi positivi al coronavirus in >Sicilia. Sono infatti 695 rispetto a l’altro ieri i nuovi positivi nell’Isola su più di 23 mila tamponi processati.

Si registrano, purtroppo, 29 nuove vittime che portano il totale a 3757 nella Sicilia. I guariti sono 1600, mentre i ricoveri negli oespedali sono diminuiti.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 218 nuovi casi, Catania 197, Messina 93, Agrigento 58, Siracusa 38, Trapani 33, Ragusa 23, Caltanissetta 22, Enna 13.

La comunità ecclesiale di Canicattì, insieme e concordemente alla Chiesa diocesana, loda il Signore per il dono della vita di Rosario Angelo Livatino, il cui martirio in odium fidei è stato riconosciuto dell’amato papa Francesco. Questa lieta notizia conforta e scalda i cuori credenti, incoraggia il proseguimento del cammino di fede lungo le strade della vita e della storia.

Il riconoscimento del martirio del nostro concittadino giunge come benedizione abbondante ed efficace durante il mandato episcopale del Vescovo Francesco Montenegro, nostro pastore. L’”Angelo della Chiesa” che è in Agrigento trovi consolazione nel sacrificio dell’annuncio del Vangelo e nel servizio alla Chiesa universale, sapendo che la fatica non è vana nel Signore (cfr 1 Cor 15,58). E ancora! La Grazia in questa stagione straordinaria è sovrabbondante, perché il cammino della Chiesa diocesana è sostenuto dal Vescovo coadiutore Alessandro. La inedita presenza dei due Vescovi ci rammenta la fraternità, lo sforzo di unità nella diversità, la via della sinodalità e della corresponsabilità, il “noi” plurale ecclesiale e sociale, la autorità episcopale che guida il popolo. Seguendo il Concilio, che ci invita a leggere i segni dei tempi, la Chiesa di Agrigento è chiamata a far risuonare in “coro” e con rinnovata forza il Vangelo, che si propaga per la presenza dello Spirito Santo che suscita i santi.

E la comunità ecclesiale di Canicattì – tralcio della Vigna del Signore -, memore e forte della tradizione umana e cristiana della città, dalla propria identità evangelica e culturale, è chiamata per prima ad essere testimone del futuro beato nella vita della Chiesa e nella società civile. Mentre il giudice Livatino è un beato con la palma del martirio, suppliziato nella persecuzione mafiosa che infuria in Sicilia, tutti noi, rimasti in vita, siamo chiamati a rendere pubblica ed evidente la testimonianza evangelica. La nostra comunità, nel vantarsi di essere la culla delle fede di Rosario Livatino, deve assumere il “dolce peso” di essere martyrium, segno della vita e del sacrificio del beato Magistrato. La regola laicale del Giudice Livatino deve essere la scelta quotidiana di ognuno, di una radicale sequela di Cristo. Saranno testimoni le nostre comunità parrocchiali, chiamate a dare ragione della speranza e della carità; lo saranno i presbiteri, le religiose e i religiosi, i diaconi, i gruppi, i movimenti, gli educatori, i catechisti, che sono la ricchezza dello Spirito Santo; testimoni saranno le famiglie, i singoli che risplendono della luce di Cristo con tutta la loro personalità; testimoni lo saranno le donne e gli uomini di buona volontà che, riconoscendo in Rosario Livatino l’uomo dalle virtù eroiche, ne imitano il modello esistenziale.

Oggi più che mai, come credenti, siamo chiamati a dare sempre di più un carattere pubblico e testimoniale alla nostra esperienza di fede: nel senso che l’esperienza di fede non può essere relegata nel privato, come un accadimento personale ed intimistico. Questo atteggiamento sembra essere una forma di compromesso della modernità, dell’individualismo imperante. Con Giuseppe Lazzati tutti e ciascuno dovremmo chiederci: “Che devono, dunque, fare i cristiani nella polis, oggi?” Una polis preda della mafia, che corrompe, che condiziona e soffoca l’economia, che altera e prevalica le relazioni. È cronaca recentissima come la nostra città è ancora assalita e preda della mafia; una polis in balia del malcostume, della droga, del gioco di azzardo, di cronici deficit. Una polis che è luogo dell’umano e, quindi, luogo teologico. In questa polis siamo chiamati alla diaconia politica. In questa missione invochiamo la intercessione del novello beato Rosario Angelo Livatino, coltivando l’idea e il proposito di poterlo invocare come co-protettore della città.

Con gli omicidi del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, del giudice Livatino, e con tutte le stragi e con tutto il sangue versato (anche quello degli stessi mafiosi) si è avuta l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza. Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare. (Patris Corde, n. 5).

Un pensiero di suffragio per i genitori di Rosario Livatino, che hanno patito ai piedi della Croce di Cristo per la morte dell’adorato, unico figlio; per mons. Vincenzo Restivo, don Pietro Li Calzi, per Ida Abate e Giuseppe Carlino. Attendiamo nella preghiera, impegnandoci in un fioretto, il giorno della beatificazione, annunciato dai Vescovi per il 9 maggio prossimo venturo, in occasione della felice memoria della presenza di Giovanni Paolo II tra noi, che sarà celebrata nella venerabile e gloriosa Cattedrale di Agrigento. Vero e proprio talamo per la sposa e lo Sposo, la basilica Cattedrale è il luogo dove il Vescovo solennemente incontra il popolo, dove il Pastore consuma il sacrifico e lo offre al Padre, ubi Episcopus, ibi Ecclesia. San Gerlando, la cui festa sarà il 25 febbraio prossimo, ci ricorda che dobbiamo riconvertirci, dobbiamo ritornare a Cristo, seguendo la via dei santi. Affidiamo questa attesa a Maria Immacolata, mettiamo la nostra vita e quella della comunità Sub Tutela Dei.

Ieri a Lampedusa la Polizia di Stato ha tratto in arresto 10 migranti, tutti di nazionalità tunisina, sbarcati nell’Isola Lampedusa nei giorni scorsi, perché nonostante fossero gravati da decreto di respingimento, facevano reingresso nel territorio nazionale, dalla frontiera di Lampedusa, prima del decorso dei 3 anni dalla data di effettivo allontanamento. Il personale della Squadra Mobile, su disposizione del P.M. di turno presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Agrigento, dopo le formalità di rito sottoponeva i migranti  alla misura degli arresti domiciliari presso l’hotspot di Lampedusa.

La Funzione Pubblica Cgil di Agrigento, con la dirigente sindacale Lorella Capellupo, e le Rsu del Comune di Agrigento della Cgil Franco Infurna, Angelo Lezza e Alessandro Montana Lampo, hanno incontrato il sindaco Franco Miccichè e la segretaria comunale Maria Concetta Floresta. All’ordine del giorno dell’incontro vi è stata la riorganizzazione e valorizzazione del personale in servizio al Comune. In particolare, l’incremento delle ore di contratto dei lavoratori a part time, la valorizzazione del personale interno e la stabilizzazione del personale ASU, ancora senza un contratto. La segretaria Floresta ha risposto che il Comune adesso è impegnato a definire gli strumenti contabili mancanti, in modo da avere contezza delle risorse finanziarie utilizzabili, oltre alla verifica della capacità di assunzione. Si sono salutati con un arrivederci a presto.

Sembra davvero sparito nel nulla.

Da 7 mesi non si sa più nulla di Hamdi Besbes, meccanico tunisino di 26 anni, imbarcatosi alla con destinazione Sicilia la scorsa estate sul peschereccio “Hadj Mhamed”. E’ il 21 luglio scorso e Hamdi chiama la famiglia al cellulare: “Tutto bene, abbiamo preso il largo. Ritornerò presto”.
Quella sarebbe stata l’ultima volta che i suoi genitori lo avrebbero sentito, perché da allora del loro figlio si sono perse le tracce.
Nessuna notizia più, neanche quando cinque giorni più tardi la Guardia di Finanza intercetterà lo stesso peschereccio a Lampedusa, fermando su disposizione della Procura di Agrigento ben ventitré membri dell’equipaggio con l’accusa di aver trasportato illegalmente cinque tunisini dietro il pagamento di quattro mila dinari a testa.

Ci sono anche le telecamere in presa diretta di Local Team che mostrano, passo dopo passo, le operazioni di sbarco dei membri dell’equipaggio fino al loro trasferimento a bordo di due pullman.
Ma lo sconforto del genitori e dei fratelli del ragazzo è il caos circa le versioni che sono state fornite loro dai membri dell’ equipaggio del motopeschereccio (il fermo fu convalidato ma per metà di loro non fu applicata misura cautelare) e delle altre informazioni via via raccolte che più che dipanare gli interrogativi sulla scomparsa del giovane tunisino ne hanno generato ulteriori.

A far luce sulla vicenda, la Procura di Agrigento, a seguito della denuncia presentata dal padre di Hamid, mentre le indagini proseguono a ritmo serrato e in grande riserbo.

Intanto la famiglia ha deciso di fare un appello e tramite il loro legale Antonino Catania, parlando a tutti coloro i quali siano in grado di fornire segnalazioni o indizi utili per il ritrovamento di Hamdi e comunque per ricostruire le circostanze della sua scomparsa.

“Il nostro Hamdi è una persona solare, altruista e dal cuore grande; crede nei valori della famiglia e dell’amicizia; ha studiato e ama il suo lavoro, ha una grande passione per la natura e il mare; non aveva alcun motivo per allontanarsi e mai aveva manifestato segnali in questo senso. Abbiamo piena fiducia nella giustizia italiana. Sappiamo che i magistrati stanno lavorando per trovare nostro figlio, la pupilla dei nostri occhi, scomparso a Lampedusa il 25 luglio; da quel giorno non abbiamo più pace, non riusciamo a chiudere gli occhi dal pianto; la nostra vita, senza di lui, è stravolta. Se qualcuno lo riconosce o ha visto qualcosa, per favore, lo segnali al più presto alle forze dell’ordine e alle autorità.”

Firmato Daoudi Awatef e Mohsen Besbes

I Carabinieri della Sezione operativa del Norm della Compagnia di Licata, hanno arrestato un licatese di 47 anni, poiché trovato in possesso di un piccolo arsenale, comprendente alcune pistole con matricola punzonata. I dettagli saranno condivisi nel corso della conferenza stampa alle ore 10:00, presso il Comando Provinciale di Agrigento, tenuta dal comandante della Compagnia, Capitano Francesco Lucarelli.

La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare per 26 indagati ed ha sequestrato beni per oltre 50 milioni di euro ritenuti frutto di investimenti in Sicilia, Lombardia e Veneto della ‘mafia imprenditoriale’ del clan Scalisi-Laudani. I reati ipotizzati, a vario titolo, dalla Procura antimafia di Catania, sono associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Il sequestro interessa 17 società e 48 immobili. Nell’operazione, cosiddetta ‘Follow the money’, sono stati impegnati oltre 100 militari delle Fiamme gialle del comando provinciale di Catania, in collaborazione con lo Scico di Roma.

Ad Agrigento, nel corso di una cerimonia nel complesso della Polizia “Domenico Anghelone”, la Questura ha commemorato il sacrificio del valoroso funzionario di Polizia, Giovanni Palatucci, ex Questore reggente di Fiume, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” e Servo di Dio. Scoperta una targa accanto ad un albero d’ulivo piantato per l’occasione. Palatucci ha aiutato a salvarsi più di 5000 persone durante la sua permanenza a Fiume, prima di essere deportato nel campo di concentramento di Dachau dove morì di stenti il 10 febbraio del 1945.

Per il Prof.Mario Draghi, che pone in cima all’agenda la scuola, bisognerà intervenire sul calendario scolastico, con un possibile prolungamento delle lezioni scolastiche oltre i termini previsti, probabilmente fino a luglio.  Si può  ragionare su tutto, ma su qualcosa di più strutturato e più organico a livello di proposte.

Spesso ci si lancia in soluzioni senza conoscere abbastanza il mondo della scuola. Innanzitutto  il personale sta lavorando da settembre, non si è mai fermato anche quando la scuola è stata chiusa. Molti docenti sono impegnati nell’esame di Stato di fine ciclo. Pensare di allungare l’anno scolastico per recuperare le carenze formative derivanti dal lockdown e dai problemi didattici che ha creato la pandemia non ci trova d’accordo. A parte le difficoltà oggettive che comporterebbe, sia da un punto di vista climatico, con edifici scolastici inadeguati, (lasciati come regalo dal famigerato progetto “scuolebelle”) un tale provvedimento si rivelerebbe inefficace rispetto al recupero degli apprendimenti da parte degli alunni.  Bisogna intervenire subito, avvalendosi anche dei fondi del Recovery plan, sulla cancellazione di 20mila classi pollaio, sui plessi scolastici dismessi a seguito dello scellerato dimensionamento Tremonti-Gelmini, oltre che sugli organici da stabilizzare il prima possibile, perché a settembre si rischia seriamente di toccare un altro record di cattedre assegnate a personale precario che andava assunto in ruolo da tempo, come ci chiede la Commissione europea da oltre 20 anni.

Bisogna partorite soluzioni accettabili, ma bisogna ragionarne con calma e serietà e come SGB lo faremo appena sarà noto il nome del ministro dell’Istruzione.

Su quasi 22 mila tamponi effettuati nelle ultime 24 ore in Sicilia si registrano 744 nuovi positivi al coronavirus. La Sicilia  passa al quinto posto in Italia per numero di contagi. Si registrano anche 24 vittime. Rispetto a ieri il tasso di incidenza sale e si porta al 3,3%.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo:

Palermo 319 casi, Catania 109, Trapani 80, Agrigento 73, Messina 71, Siracusa 51, Caltanissetta 19, Ragusa 17,  Enna 5.