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I giudici del Tribunale del Riesame di Palermo hanno rigettato il ricorso della difesa per l’annullamento dell’arresto e hanno confermato la misura della custodia cautelare in carcere emessa a carico di Giuseppe Barba, 66 anni, di Favara, indagato di avere ucciso con tre colpi di pistola l’ex genero, imprenditore Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, lo scorso 15 agosto, in via Quattro Novembre, all’interno di un bar. E’ stata pertanto confermata l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, che ha convalidato il fermo di indiziato di delitto. A tradire Barba sarebbero stati alcuni video delle telecamere di sorveglianza che hanno registrato la sua automobile Fiat Panda nel luogo dell’agguato, e le tracce di polvere da sparo rinvenute sul volante. Il movente del delitto sarebbe legato a pregressi contrasti economici connessi alla separazione tra Lupo e la moglie, figlia di Barba.

La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta anti-caporalato nell’Agrigentino cosiddetta “Ponos”. Un’associazione a delinquere avrebbe sfruttato lavoratori nelle campagne, soprattutto tra Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa. I lavoratori sfruttati sarebbero stati ingaggiati nell’est Europa, e sarebbero giunti in Sicilia con permessi turistici. Poi sarebbero stati privati del passaporto, e alloggiati in case procurate dalla stessa organizzazione. L’orario di lavoro sarebbe stato di circa 12 ore al giorno, per circa 30 euro lorde al giorno. Dunque, 7 anni e 10 mesi per Vera Cicakova, 60 anni; 7 anni e 4 mesi alla figlia Veronika, 38 anni; 2 anni e 4 mesi per Emiliano Lombardino, 47 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle; 3 anni a Giovanni Gurrisi, 42 anni, di Agrigento; 3 anni per Neculai Stan, 62 anni, romeno, residente a Campobello di Licata; 1 anno e 4 mesi a Rosario Burgio, 43 anni, di San Cataldo, domiciliato ad Agrigento. Un settimo imputato, Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro, ha patteggiato la pena a 2 anni di reclusione. Invece Vasile Mihu, 44 anni, ha di essere processato con il rito ordinario.

La Polizia di Stato è impegnata oggi nell’esecuzione di decine di perquisizioni in Sicilia alla ricerca del boss numero uno di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Nei controlli, disposti dalla Procura antimafia di Palermo, sono impegnati circa 150 agenti delle Squadre Mobili di Palermo, Trapani e Agrigento, supportati dai colleghi del Servizio centrale operativo e dei Reparti prevenzione crimine di Sicilia e Calabria. Le perquisizioni sono scattate in particolare nei confronti di una serie di soggetti sospettati di essere fiancheggiatori di Messina Denaro, e di personaggi ritenuti contigui alle famiglie mafiose trapanesi e agrigentine. I poliziotti operano a Castelvetrano, Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Partanna, Mazara del Vallo, Santa Margherita Belice e Roccamena.

Esprimo vicinanza e solidarietà all’autista dell’autobus aggredito da un giovane immigrato, poi fuggito, colpevole soltanto di avergli vietato di salire sul mezzo pubblico perché sprovvisto di mascherina e biglietto.

Mi auguro che l’autore di questo comportamento violento venga prontamente individuato dalle forze dell’ordine ed immediatamente espulso dal territorio italiano.

Le testate giornalistiche, quasi quotidianamente, riportano notizie di immigrati, arrivati illegalmente sulle nostre coste, coinvolti in spaccio di stupefacenti, risse, molestie sessuali ed altri comportamenti illeciti.

La furia immigrazionista della sinistra ha finito col riempire la città dei templi di centri di accoglienza e di delinquenti, è ora di finirla con l’ipocrisia dell’accoglienza, dietro la quale si cela soltanto un becero business e che ha avuto l’effetto di rendere Agrigento una città non più sicura”.

Lo dichiara Lillo Pisano di Fratelli d’Italia.

Nuclei temporaleschi si avvicinano nei settori occidentali della Sicilia. Per domani è prevista una giornata di marcata e diffusa instabilità. Piogge e temporali interesseranno tutta la provincia di Agrigento ed in alcune zone possono essere anche intensi, soprattutto nel pomeriggio. Un po’ meglio domenica anche se il contesto rimane più o meno lo stesso: spiccata instabilità e ampie schiarite contrastate da improvvisi acquazzoni.

 

 

 

Oggi i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trapani hanno proceduto all’esecuzione del Decreto di sequestro ex art.19 del D. Lgs. n.159/11, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani nei confronti di Dario Messina di Mazara del Vallo, di 37 anni e attualmente detenuto, nonché dei componenti del suo nucleo familiare.

Il sequestro ha interessato beni aziendali relativi a due società, l’una operante in ambito edile e l’altra in quello della ristorazione, entrambe con sede a Mazara del Vallo, nonché altri beni ed immobili il cui valore è complessivamente quantificabile in poco più di 140.000 euro.
L’esecuzione di tale provvedimento ablativo rappresenta l’esito di approfonditi accertamenti patrimoniali condotti dal personale del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Trapani sul conto del medesimo Messina, atteso il ruolo di primo piano esercitato nel mandamento mafioso di Mazara del Vallo nel triennio 2015-2018, tale da determinare, nel maggio di quell’anno, l’emissione nei suoi confronti di ordinanza di custodia cautelare in carcere all’esito dell’operazione di polizia cd. “Anno Zero” coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo.

In particolare, le indagini fecero emergere il ruolo di Messina nella promozione e nel coordinamento delle attività della locale consorteria mafiosa – tipicamente quelle di natura estorsiva – esercitato da quest’ultimo avvalendosi dell’interlocuzione con soggetti vicinissimi al superlatitante Matteo Messina Denaro.
Determinante si era inoltre rilevato, in tale arco temporale, l’apporto personale fornito dal Messina nel curare i rapporti tra le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo, come pure nel gestire la distribuzione dei proventi illeciti ed il sostentamento dei familiari dei detenuti affiliati.
L’attività eseguita si inserisce nella costante azione di aggressione agli interessi economici della criminalità organizzata delle Fiamme Gialle trapanesi e ne rappresenta uno degli obiettivi strategici di primaria importanza, specie nell’attuale congiuntura socio-economica che ancora risente dell’emergenza pandemica in atto.

Angelo Balsamo, legale licatese, già sindaco della città, oggi è stato assolto “per non avere commesso il fatto”, dai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo. Il dispositivo di sentenza è stato emesso poco fa. Il legale licatese è stato assistito dagli avvocati Fiorello e Gagliano.

Si chiude così un lungo iter giudiziario durato 8 anni e iniziato ancora prima che Balsamo diventasse sindaco. Il legale è stato difeso dagli avvocati Gagliano e Fiorello.

Il pronunciamento dell’Appello ribalta quello della sentenza di primo grado quando, i giudici del Tribunale di Agrigento, avevano condannato Angelo Balsamo a 2 anni e 6 mesi di reclusione. L’accusa era di corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza e calunnia.

I giudici della Corte d’Appello hanno pronunciato il “non doversi procedere” nei confronti di Francesca Bonsignore, assistita dall’avvocato Giuseppe Glicerio, ed hanno assolto Carmelo Malfitano “perchè il fatto non sussiste”.

Rocambolesco incidente stradale, senza gravi conseguenze, al mattino di oggi ad Agrigento, a San Leone, al Viale delle Dune, dove ad una donna, per cause in corso di accertamento, è sfuggito il controllo della propria automobile, si è schiantata contro un’altra auto parcheggiata, e si è ribaltata. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale ed il personale sanitario 118 Gise, che hanno estratto la donna dall’abitacolo in stato confusionale e con dolore toracico da trauma. E’ stata trasferita al pronto soccorso per ulteriori accertamenti.

Il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in una sua dichiarazione, nell’analizzare  la diffusione del covid 19 nell’isola, mette sotto accusa i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta  sostenendo che vi siano state da parte loro dei diniego nell’adesione alla campagna vaccinale contro il covid 19  promossa dalla Regione Siciliana. Da questo presunto diniego si fa derivare  il non raggiungimento della zona bianca nell’Isola: siamo basiti di quante bugie  si è capaci  di dire per nascondere i fallimenti della Regione Siciliana  nella prevenzione  sanitaria anti covid”. Così in una dichiarazione Giuseppe Catania, Segretario Regionale Sicilia del Sindacato Medici Italiani che continua: “In questi mesi siamo intervenuti più volte verso la Regione Siciliana per manifestare la piena disponibilità dei medici di medicina generale ad effettuare  le vaccinazioni. Si è invece preferito, con l’impiego di tantissimi soldi pubblici, di allestire hub con un dispiegamento di personale medico, sanitario e amministrativo per effettuare le inoculazioni. Musumeci dica, a questo punto, quanto sono costate ogni vaccinazione  negli hub?”

“Bisognava scegliere  soluzione diverse per arrivare prima alla più alta percentuale   di vaccinati siciliani e alla zona bianca. Per questo era naturale puntare sui medici di medicina generale perché sono loro le figure mediche  di cui i  pazienti si fidano. Sono i medici di famiglia, infatti,  che  hanno il controllo capillare dei pazienti, che li conoscono psico-fisicamente e anche dal punto di vista  delle terapie  che praticano; in questo senso non necessitano di anamnesi e di esame obiettivo e di fare diagnosi”.

Quest’attacco alla medicina generale  è ancora più grave nel momento in cui con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vi saranno grandi risorse a disposizioni e saranno molti i cambiamenti nel sistema dell’assistenza primaria.

Trasformare i medici di famiglia in capri espiatori è dannoso per tutto il sistema sanitario e allo stesso rappresenta una manovra per distogliere  i cittadini dai fallimenti della Regione Siciliana.

“Basta con il fango contro i medici di famiglia:  la magistratura contabile avvii un’indagine per appare  i costi e le modalità di spesa per l’effettuazione delle vaccinazioni negli hub vaccinali della Sicilia” conclude Catania.

La Prefettura di Agrigento rende noto che sono state accolte e finanziate le proposte presentate dai Comuni di Menfi, Porto Empedocle e Siculiana, approvate dalla Prefettura in quanto ammissibili secondo i criteri individuati dal Ministero dell’Interno.

I finanziamenti si inquadrano nell’ambito della ripartizione del Fondo per la Sicurezza Urbana effettuata con Decreto del Ministero dell’Interno adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze in data 25 giugno 2021 che ha, appunto, destinato una quota ai Comuni litoranei per il finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto dell’abusivismo commerciale e della vendita di prodotti contraffatti.

I Comuni beneficiari sono stati individuati dal medesimo decreto tra i primi cento Comuni litoranei per numero di presenze nelle strutture ricettive in base ai dati ISTAT 2019 che, nel contempo, non siano capoluoghi di provincia, abbiano popolazione non superiore ai 50.000 abitanti e non siano destinatari di analoghi contributi.

Nella provincia di Agrigento, pertanto, sono stati individuati i citati comuni che, invitati dalla Prefettura a presentare domanda prospettando le misure e/o i mezzi che intendessero adottare, potendo destinare il contributo a spese correnti o d’investimento, hanno proposto le azioni individuando altresì le aree di più specifico interesse.

Le proposte hanno, pertanto, formato oggetto di verifica da parte della Prefettura nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che ha espresso parere in ordine alla coerenza ed alla ammissibilità  delle iniziative.

A conclusione è pervenuta la comunicazione ministeriale di accoglimento e conseguente finanziamento del contributo di euro 21.000 per ciascun Comune, che sarà a breve erogato per il tramite della Prefettura.A garanzia degli impegni assunti saranno stipulati tra Prefettura e Comuni beneficiari specifici protocolli d’intesa che contemplano anche il monitoraggio delle iniziative anche attraverso report mensili sulle attività.

Il Prefetto esprime soddisfazione per il sollecito riscontro assicurato dai comuni interessati nel cogliere l’opportunità offerta dal contributo che, sebbene non di rilevante entità, potrà fornire un utile supporto alle azioni sullo specifico obiettivo svolte sui territori in particolare dalle Polizie Municipali.