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 “Ringrazio il Ministro Luciana Lamorgese che, durante la visita a Lampedusa, ha ribadito quanto ci aveva già comunicato nei giorni scorsi, circa la sua disponibilità a risolvere le criticità del centro migranti di Bisconte. Lo diciamo da tempo ormai che gli hotspot che hanno caratteristiche simili a questo devono essere chiusi”, dichiara la senatrice messinese Grazia D’Angelo (M5S). 

“In questi giorni ho monitorato attentamente la situazione che si è venuta a creare nella ex caserma Gasparro e, insieme ai colleghi portavoce del MoVimento 5 Stelle, abbiamo avuto continue interlocuzioni con il Viminale ed il Prefetto di Messina, Maria Carmela Librizzi per avere tutti gli elementi e le informazioni relative alla fuga dei 24 migranti, oltre che la conferma che gli stessi erano risultati negativi al test per il Covid-19. Oggi lo stesso Prefetto ha annullato per incompetenza l’ordinanza del sindaco di Messina, che stabiliva la chiusura della struttura entro 5 giorni. Lo avevamo già detto che i provvedimenti su questa materia emanati da autorità diverse dal Ministero dell’Interno, non hanno valore. Oggi, finalmente, è stato fatto ordine.

Purtroppo abbiamo assistito a un copione già visto nei due anni di amministrazione De Luca: pone in essere un atto sapendo perfettamente di non averne la legittimità, per poi accusare le Istituzioni nazionali e regionali di essere stato bloccato nella propria azione a scapito degli interessi dei messinesi. In questi giorni ha alimentato inutili tensioni sociali e paure in città. Per il lavoro che abbiamo svolto e per come abbiamo seguito la vicenda del centro migranti di Bisconte, noi del MoVimento siamo stati oggetto di una vera e propria campagna denigratoria da parte del primo cittadino, che non riesce ad avere un confronto politico che non sia caratterizzato da violenza verbale.

I cittadini devono essere informati in modo corretto, senza confusione e colpi di scena a fini propagandistici. Mi auguro che adesso si possa avviare una interlocuzione costruttiva con i soggetti istituzionali interessati, vale a dire il Ministero dell’Interno e il Comune di Messina. Noi del MoVimento 5 Stelle continueremo a lavorare sulla vicenda come abbiamo sempre fatto: con serietà e con il solo obiettivo di tutelare il nostro territorio”, conclude la senatrice pentastellata.

Ha rivissuto i momenti agghiaccianti dello stupro di gruppo, al quale sarebbe stata sottoposta quando aveva ancora 11 anni. Racconto shock, in aula, in occasione dell’incidente probatorio, di una ragazzina che, all’epoca dei fatti, il 13 maggio del 2015. La sua audizione, sollecitata dalla Procura, è stata decisa dal gup Stefano Zammuto in seguito alla trascrizione di tutte le intercettazioni. Il procedimento è a carico di quattro uomini accusati di avere abusato della bimba nei giorni successivi alla festa della Madonna di Fatima, ad Aragona, dove era stato allestito un luna park in cui gli imputati lavoravano. Si tratta di Bogdan Petru Corcoz, 22 anni, di origini rumene e residente ad Aragona; Vasile Lucian Isache, 25 anni, anche lui residente ad Aragona e nato in Romania; Costantin Cosmin Babiuc Pavel, 24 anni, rumeno e Riccardo Fonte, 60 anni, di Caltanissetta. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata. “Sono andata con le mie amiche alle giostre, mi sono avvicinata a una bancarella e sono stata trascinata nel vicolo da alcune persone. Mi hanno trattenuto con la forza e mi hanno violentata”.
La ragazzina (costituita parte civile ed assistita dagli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri), rispondendo al giudice, al pm Elenia Manno, ai suoi stessi difensori e a quelli degli imputati ha confermato i fatti oggetto della denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta. “Sono stata costretta ad abbassarmi i pantaloni e, a turno, hanno abusato di me”. Il giudice, adesso, dovrà decidere se ordinare o meno il rinvio a giudizio dei quattro imputati disponendo, quindi, un approfondimento della vicenda in dibattimento dove le dichiarazioni della ragazzina sarebbero pienamente utilizzabili essendo state acquisite durante l’incidente probatorio. Si tornerà in aula il 29 settembre.

Non luogo a procedere questa la decisione del Tribunale di Agrigento per Calogero Pompeo difeso dagli avvocati Giuseppe Scozzari e Angelo Nicotra.

Calogero Pompeo imputato del reato di violenza sessuale su minorenne aveva ricevuto il giudizio  in Romania con sentenza definitiva.

Pompeo ha sempre sostenuto di non aver esercitato alcuna costrizione, aspetto che la difesa degli avvocati Scozzari e Nicotra ha evidenziato.

“Con riferimento alla costrizione, elemento costitutivo del reato oggi contestato, deve evidenziarsi come la Corte di Appello di Costanta, alla luce delle evidenze probatorie raccolte, abbia escluso l’elemento della costrizione fisica.

Infatti, nella sentenza viene espressamente affermato che “La mancanza di qualsiasi costrizione fisica è rilevata anche dal rapporto della perizia medico-legale n. 3822/78/A1 s/2019 del 23.08.2018, nel quale il Servizio di medicina Legale di Costanta, ha concluso che la minorenne F.S. non presenta lesioni traumatiche recenti o vecchie sul corpo o sugli arti, che presenta uno sverginamento recente che può risalire al 13.08.2018, alle ore 01:30 senza essere necessarie cure mediche”.

“Infatti, l’impossibilità di ritenere che la sig.ra F. S. sia stata “costretta” a subire il rapporto sessuale discende anche dalla dinamica dei fatti così per come verificatisi”.

“Ed invero, l’odierno imputato si trovava in Romania per ragioni lavorative unitamente al padre della sig.ra F.”.

“La sera dei fatti, dopo aver fatto rientro a casa, il sig. Pompeo e la sig.ra F. hanno dormito su di un letto matrimoniale mentre il padre della ragazza ha dormito in una stanza attigua, da solo”.

“Già questa circostanza è fortemente indicativa dell’elevato livello di confidenza che intercorreva tra l’odierno imputato, la sig.ra F. S. ed il padre sig. F. Salvatore”.

“Nella ricostruzione dei fatti operata dalla Corte di Appello di Constanta emergerebbe come all’esito dei fatti, la sig.ra F. si sarebbe recata in bagno per compiere i normali atti di igiene per poi fare ritorno nello stesso letto in cui avrebbe subìto la violenza sessuale e dormire con l’odierno imputato”.

“È evidente come la Corte di Appello di Constanta abbia escluso l’elemento della costrizione fisica, sia sulla scorta delle innegabili evidenze obiettive riscontrate dai sanitari e sia sulla base della dinamica dei fatti, difficilmente riconducibile in un contesto di violenza sessuale”.

Tenuto sempre in conto che il padre della ragazza dormiva nella stanza accanto e comunicante con l’altra occupata da Pompeo.

fonte siciliaonpress

Lampedusa presa letteralmente d’assalto, soccorsi sei barchette del mare nelle ultime 48 ore con a bordo complessivamente 102 tunisini. Sei le carrette soccorse da stamattina fino ad ora dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza. L’imbarcazione più grande conteneva una trentina di persone. Tutti i migranti sono stati portati nell’hotspot di contrada Imbriacola dove, al momento, ci sono 180 ospiti a fronte di una capienza massima prevista di 95 persone.

Le notizie non sono incoraggianti; già sono state avvistate altre barchette pronte per approdare a Lampedusa.

Agrigentino truffato in Emilia da un tizio fintosi operatore delle poste. Una truffa confezionata ad hoc fatta a discapito di un agrigentino, domiciliato Cavriago, nel Reggiano. Tutto accade quando, il 43enne, risponde ad un finto operatore delle poste. L’uomo, con una serie di raggiri, è riuscito a farsi consegnare le credenziali dell’home banking, sottraendogli subito dopo 600 euro dal conto corrente. Protagonista della vicenda un 35enne abitante in provincia di Napoli, denunciato dai carabinieri della cittadina emiliana con l’accusa di truffa. I militari – cui il 43enne si era rivolto appena accortosi dell’ammanco – sono risalito all’identità dell’uomo grazie al telefono usato per i contatti ed al tracciamento dei movimenti bancari. Al termine degli accertamenti il 35enne è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per il reato di truffa.

“Prendo atto dell’annullamento dell’ordinanza e ringrazio il Prefetto per il bon ton istituzionale avendomi telefonicamente avvertito in anticipo della sua decisione. Inoltre mi ha anche invitato a un incontro in Prefettura. Rilancio pertanto la collaborazione istituzionale senza alcun problema e domani ci vedremo alle 11. Sia chiaro, la posizione del sindaco e della città non cambia. L’hotspot va chiuso e non sta scritto da nessuna parte che va trovata un’alternativa sempre qui. Per una volta Messina non sia il pisciatoio d’Italia o dell’Europa”. Così afferma il sindaco di Messina, Cateno De Luca, a seguito dell’annullamento da parte del prefetto Librizzi dell’ordinanza sindacale contingibile  e urgente con cui si disponeva la chiusura dell’hotspot nell’ex caserma Gasparro.
“Io devo tutelare l’ordine pubblico e la salute della comunità – conclude il primo cittadino. Ci sono una ventina di migranti in giro, non si sa dove siano ancora e questa è stata la goccia che ha fatto traboccare tutto. E’ inutile ribadire che abbiamo centinaia di famiglie che vivono nel terrore perché purtroppo i migranti fuggono da questa struttura passando attraverso abitazioni private. Gli abitanti di Bisconte hanno le scatole piene di questa situazione, come le ha il sindaco di Messina”.

I detenuti della Casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento ed il personale di polizia penitenziaria non saranno più costretti a doversi spostare da contrada Petrusa verso il presidio ospedaliero “San Giovanni di Dio” nel caso in cui siano necessarie prestazioni radiologiche. Da questo mese un telecomandato radiodiagnostico, già presente nella struttura ma recentemente aggiornato e potenziato mediante l’acquisto e l’installazione di sistemi digitali di acquisizione, permetterà l’elaborazione e la trasmissione delle immagini direttamente sul sistema di archiviazione (RIS-PACS) del Dipartimento di radiologia dell’ASP di Agrigento per la successiva refertazione. Il servizio sarà garantito dal personale specializzato dell’Unità operativa di radiologia del nosocomio di Agrigento coordinato dal direttore dipartimentale Angelo Trigona. Si tratta di un risultato importante che garantirà agli utenti del carcere l’immediatezza delle prestazioni unita all’azzeramento dei disagi legati al trasferimento, spesso in condizioni di sofferenza fisica, verso l’ospedale. Il direttore generale ASP, Alessandro Mazzara, ed il direttore sanitario, Gaetano Mancuso, hanno sostenuto sin da subito l’iniziativa, permettendo l’upgrade dell’apparecchiatura radiologica e della tecnologica necessaria. Fondamentale, nell’attivazione del servizio, anche l’impegno profuso dal direttore del Distretto sanitario di Agrigento, Giuseppe Amico.

Nottetempo un furto è stato perpetrato a danno di un chiosco balneare, il “Giallonardo Q”, sulla spiaggia di Giallonardo, fra Porto Empedocle e Realmonte. Ignoti hanno letteralmente ridotto a soqquadro l’interno del locale, arraffando di tutto: soldi in cassa, macchina tritaghiaccio, amplificatori e mixer dell’impianto audio, e tante cassette di bevande. Danni e furto ammontano a circa 3mila euro. Indagano i Carabinieri.

Un’Azienda Ospedaliera siciliana, in applicazione della Legge Madia, ha avviato la procedura volta alla stabilizzazione di personale precario dell’area della dirigenza medica.

Da tale procedura risultava esclusa una giovane oculista in quanto priva dei requisiti previsti dalla normativa vigente.

In particolare, la dottoressa è stata esclusa non essendo titolare di un alcun rapporto di lavoro a tempo determinato alle dipendenze della pubblica amministrazione ma potendo, di contro, vantare solo degli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa (c.d. Co.Co.Co.).

L’oculista, pertanto, ha impugnato gli atti della suddetta procedura di stabilizzazione, notificando il ricorso all’Azienda Ospedaliera e a dott. A.L.M., risultato vincitore della procedura.

Il dott. A.L.M., rappresentato e difeso dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha depositato apposita memoria, chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso e, in ogni caso, il rigetto dello stesso.

Nello specifico, gli avv.ti Rubino e Impiduglia hanno sostenuto come il ricorso fosse inammissibile per difetto di giurisdizione, chiarendo che le controversie relative alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari alle dipendenze di un’amministrazione pubblica rientrano nella giurisdizione del Giudice Ordinario, non trattandosi di veri e propri concorsi ma di procedure caratterizzate da una mera attività di verifica – da parte della P.A. – del possesso dei requisiti previsti dalla normativa di riferimento.

A sostegno di tali assunti sono stati citati recenti precedenti del Consiglio di Stato e della Cassazione.

IL TAR Sicilia Palermo, Presidente dott. Calogero Ferlisi, Relatore dott. Sabastiano Zafarana, aderendo alle tesi degli avv.ti Rubino e Impiduglia ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione.

Per effetto di tale sentenza, la procedura di stabilizzazione rimane efficace e l’Azienda Ospedaliera potrà procedere alle assunzioni in servizio.

E’ stato scarcerato Enzo Sanzo, arrestato il 4 marzo del 2019 nell’ambito dell’inchiesta nell’Agrigentino cosiddetta Kerkent. Dopo un anno e 4 mesi, al presunto affiliato al clan di Antonio Massimino è stata restituita la libertà. All’udienza del 9 luglio, il suo difensore ha sostenuto la tesi dell’errore investigativo e, dopo due ore e mezza di arringa, ha articolato l’istanza per la concessione degli arresti domiciliari. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, dottor Pilato, ha ritenuto invece di liberare Enzo Sanzo imponendogli l’obbligo di firma. Sanzo è indagato di associazione a delinquere finalizzato allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è stata condotta dagli uomini della Dia capitanati dal dottor Cilona.