Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 20)

“I bambini il nostro futuro….. Partiamo da loro, per sensibilizzare tutti, sul corretto uso dei dispositivi anti Covid. Tutti insieme sconfiggeremo il virus!” Il presidente dell’associazione A.V.O.M.I promuove una campagna di sensibilizzazione nelle scuole, al fine di poter diffondere tutte le informazioni necessarie relativamente al vaccino anti Covid-19, ma soprattutto, al fine di fornire le linee guida necessarie sull’utilizzo di tutti quelli che sono i dispositivi idonei per contrastare la pandemia e ritornare finalmente a riabbracciarci e a sorridere tutti insieme con il calore e l’entusiasmo che ha sempre contraddistinto il nostro grande Paese!

Nel corso dell’udienza preliminare a Palermo a carico di Matteo Salvini per il caso “Open Arms”, il giudice per le udienze preliminari ha ammesso la costituzione di 18 parti civili. Si tratta di 7 migranti a bordo della nave, tra cui un minorenne, diverse associazioni, e alcuni tra i vertici e i fondatori della nave ong. La difesa di Salvini, tramite l’avvocato Giulia Bongiorno, ha ribadito che le scelte in riferimento alla Open Arms non sono state del solo Salvini ma sono state condivise e sostenute dall’intero governo dell’epoca. E poi, Salvini ha dichiarato: “Perché il comandante dell’Open Arms ha preferito restare in mezzo al Mediterraneo per settimane anziché accettare l’aiuto di Malta e soprattutto della sua Spagna? E con ciò mettendo a rischio la salute dei migranti? Adesso due di quei profughi sono in carcere, e 44 sono scomparsi perché sono fuggiti”.

In corso a Palermo il procedimento preliminare a carico di Matteo Salvini nell’ambito del caso della nave ong spagnola Open Arms

Il leader della Lega Matteo Salvini è arrivato all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per l’udienza preliminare in cui è imputato di sequestro di persona e rifiuto d’atto d’ufficio per aver vietato lo sbarco a Lampedusa, ad agosto del 2019, di 107 migranti soccorsi in mare dalla nave della ong spagnola Open Arms.

Blindate le strade circostanti il bunker dove una decina di manifestanti hanno atteso invano Salvini che ha raggiunto l’aula da un’entrata secondaria.

L’udienza è cominciata con la richiesta di costituzione delle parti civili.
Hanno chiesto di costituirsi 7 dei migranti trattenuti a bordo della nave catalana, Legambiente, Arci, l’associazione Accoglie Rete, Giuristi Democratici, il Ciss, Open Arms, Mediterranea Saving Humans, Cittadinanza Attiva e il comandante dell’imbarcazione spagnola a cui fu impedito l’attracco Reig Creus. Sulle richieste la difesa di Salvini si è rimessa al gup Lorenzo Jannelli che sta esaminando gli atti di costituzione. L’accusa è rappresentata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella e dal pm Gery Ferrara.

I particolari sui capi d’imputazione

Da Lampedusa, dalla provincia di Agrigento, dalla Sicilia, è stata lanciata a Roma al Senato, tramite il Tribunale dei ministri di Palermo, un altro macigno giudiziario a carico del senatore Matteo Salvini per plurimo sequestro di persona aggravato. L’atto è stato depositato a Palazzo Madama, e se ne sono conosciuti dunque i particolari. E i magistrati a lavoro a Palermo, che oggi sabato 9 gennaio celebrano l’udienza preliminare a Palermo nell’ambito della richiesta di rinvio a giudizio del leader della Lega, si rivolsero così ai senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere: “Il Senato conceda l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno pro-tempore, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 107 migranti di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2019 a bordo della nave Open Arms”. E poi, ancora più nel dettaglio, tra il centinaio di pagine del capo d’imputazione, sottoposto oggi all’attenzione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Lorenzo Jannelli, si legge che “Salvini, in violazione di convenzioni internazionali e di norme interne in materia di soccorso in mare e di tutela dei diritti umani, ed abusando dei poteri allo stesso Salvini rimessi quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, ometteva, senza giustificato motivo, di concedere un porto sicuro alla nave. Salvini non ha esitato positivamente le richieste dagli organi di soccorso in mare, così provocando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale dei migranti, costringendoli a rimanere a bordo della nave per un tempo giuridicamente apprezzabile, precisamente dalla notte tra il 14 e il 15 agosto sino al 18 agosto, quanto ai soggetti minorenni, e per tutti gli altri sino al 20 agosto, quando la Procura di Agrigento pose l’imbarcazione sotto sequestro preventivo e dispose lo sbarco di tutti. L’allora ministro avrebbe dovuto rispondere alle richieste senza ritardo per ragioni di ordine e sicurezza pubblica, di igiene e sanità”.

Al Tribunale di Palermo è stata emessa una sentenza con quattro condanne al processo frutto di un’inchiesta su esami presunti truccati per essere ufficiali di macchina e lavorare sulle navi mercantili. Il blitz scattò nel 2017. La Procura di Palermo, la Guardia di Finanza e la Capitaneria ritennero di avere scoperto, in una scuola marittima locale nei pressi del porto di Palermo, un giro di tangenti e favori. Pagando fino a mille euro i candidati avrebbero avuto la certezza di superare le prove indette dalla direzione marittima per ottenere l’abilitazione. I reati contestati sono abuso d’ufficio e corruzione. In abbreviato sono stati condannati Giovanni Paterna 5 anni e 4 mesi, Alessandra Schirò 1 anno e 6 mesi, Francesco Giuseppe D’Anniballe 2 anni, e Francesco De Santis 3 anni.

La Società K.P. s.r.l. aveva richiesto alla Prefettura di Agrigento l’iscrizione alla c.d. “white list” per poter conseguire affidamenti pubblici.

La Prefettura interpellata, tuttavia, negava l’iscrizione e di conseguenza adottava una nota interdittiva antimafia, nei confronti dell’impresa, assumendo la sussistenza in capo alla stessa del pericolo di infiltrazioni mafiose.

In particolare, la Prefettura di Agrigento aveva ritenuto sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose nell’impresa sulla base di molteplici elementi, tra i quali, frequentazioni ed assunzione di soggetti controindicati da parte del direttore dei lavori ed un presunto rapporto di locazione di un immobile di proprietà di un soggetto già destinatario di informativa interdittiva e coinvolto in diversi procedimenti giudiziari.

A questo punto, l’Impresa, anche per scongiurare la risoluzione delle commesse già in essere, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino, Vincenzo Airò e Massimiliano Valenza ha promosso ricorso innanzi al TAR Palermo, deducendo l’illegittimità della nota prefettizia.

In particolare gli avvocati Rubino, Airò e Valenza hanno dedotto l’illegittimità della nota prefettizia per essere stata adottata senza alcun preventivo contraddittorio con l’Impresa e per l’infondatezza di tutti gli assunti posti a suo fondamento, giacché il rapporto di locazione (immediatamente cessato) con il presunto soggetto controinteressato, in realtà, non poteva assumersi come elemento idoneo a denotare un possibile condizionamento dell’impresa da parte della consorteria mafiosa.

La domanda cautelare, respinta dal TAR Palermo, veniva accolta dal CGA a seguito di appello cautelare degli stessi Avv.ti Rubino, Airò e Valenza.

Il TAR Palermo, anche a seguito della domanda cautelare accolta in esito al giudizio svoltosi innanzi al CGA, recependo le difese dell’impresa ha annullato il provvedimento prefettizio.

In particolare, il TAR Palermo ha escluso che il solo rapporto locatizio tra l’impresa ed il soggetto controindicato potesse dimostrare una presunta permeabilità della Società con la consorteria mafiosa ed allo stesso tempo l’irrilevanza degli ulteriori episodi di frequentazioni ed assunzioni controindicate a distanza di notevole lasso di tempo e senza considerare che lo stesso direttore dei lavori aveva immediatamente licenziato il soggetto controindicato.

Per effetto del pronunciamento ottenuto dagli avvocati Rubino, Airò e Valenza, la nota Prefettizia è stata annullata e la Prefettura dovrà riesaminare la domanda di iscrizione alla White Liste dell’Impresa tenendo conto di quanto affermato dal TAR Palermo.

Nel frattempo, in assenza di alcun provvedimento interdittivo, l’impresa potrà continuare le proprie attività anche con la P.A.

Sono tornati in libertà i due fratelli agrigentini di 24 e 19 anni, che erano finiti ai domiciliari dopo l’arresto per l’ipotesi di reato di lesioni personali e aggravate in concorso. I due avrebbero aggredito e picchiato un uomo di 55 anni, con un casco da motociclista e un tondello di ferro di circa 50 centimetri.

E’ stato il giudice Coffari a non convalidare l’arresto, rimettendo i due ragazzi in libertà.

Dopo la presunta aggressione l’uomo era stato condotto all’ospedale di Agrigento, dove gli veniva diagnosticata una frattura scomposta multipla al dito di una mano, oltre a ferite lacero-contuse alla testa. La prognosi è di 30 giorni.

L’uomo dopo l’aggressione aveva raccontato ai poliziotti intervenuti sul posto di essere stato aggredito dai due fratelli che avevano anche danneggiato la sua auto, rompendo specchietto e vetro parabrezza. Sembrerebbe che in passato l’uomo avesse già avuto problemi con i due giovani, che poi sono stati celermente rintracciati dai poliziotti e tratti in arresto.

 

 

Forte odore di gas nell’aria, si teme il peggio, anche il verificarsi di una eventuale esplosione.
Ma sul posto arrivano i vigili del fuoco di Canicattì che hanno subito riscontrato una rottura nella conduttura del gas che ormai si era propagato, rendendo irrespirabile l’aria.

Con zelo, i vigili del fuoco hanno anche staccato la corrente elettrica in tutto il quartiere, evacuando alcune abitazioni per precauzione. Ad intervenire anche la polizia locale che ha provveduto a chiudere alcune strade per facilitare il lavoro dei vigili del fuoco.

 

Purtroppo è ritornata a salire la curva dei contagiati nella città dei templi. Evidentemente durante il periodo delle feste le misure precauzionali sono state allentate e così dai 58 casi positivi del 24 dicembre scorso siamo arrivati ai 91 di oggi. Di questi sette sono ricoverati in ospedale (uno in rianimazione e 6 in degenza ordinaria), Due sono ricoverati in hotel covid e 82 sono in trattamento domiciliare. Per fortuna non si sono registrati nuovi decessi. I dati di Agrigento sono in linea con quelli regionali che hanno convinto il governatore Musumeci a far dichiarare la Sicilia zona Arancione e ci hanno fatto chiudere le scuole fino a giorno 18.

“Non mi stancherò mai di ripetere – dice il sindaco Franco Miccichè – che la pandemia non è stata ancora superata. Che il contagio e dietro l’angolo e che l’imprudenza porta gravi conseguenze per noi e per i nostri cari. Manteniamo quindi le prescrizioni imposte (distanza, mascherina, disinfettate e lavaggio continuo delle mani), evitiamo gli assembramenti e stiamo a casa quando possiamo”.

Circa sette chilogrammi di cocaina sono stati sequestrati nel porto di Catania da militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania in collaborazione con personale dell’Agenzia delle dogane. La droga è stata nascosta nel magazzino di custodia temporanea di container adibiti al trasporto di frutta esotica provenienti dall’Ecuador. Le ispezioni, eseguite anche con l’ausilio di unità cinofile della compagnia Pronto impiego delle Fiamme gialle di Catania, hanno permesso di scoprire, in uno dei containers, 6,729 chilogrammi di cocaina. La sostanza stupefacente è stata confezionata in panetti da circa un chilo ciascuno e sarebbe stata destinata al mercato illecito di Catania per un valore di commercio al dettaglio di oltre un milione di euro.

Ad Agrigento si procede alla progettazione dei lavori di recupero in sicurezza del versante a nord ovest dei palazzi cosiddetti “Crea” al Viale della Vittoria, teatro della disastrosa frana del 5 marzo 2014, e del versante sottostante la via Picone, soggetto a rischio idrogeologico e pericolosità. Dalla tesoreria dello Stato, provenienti dal ministero dell’Interno, sono stati accreditati in proposito 103mile e 879 euro, e il Comune li ha impegnati in un apposito capitolo di bilancio.