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di BlogSicilia 

Sono indicate in un documento le ragioni che hanno spinto il direttore generale dell’Asp di Siracusa, Salvatore Lucio Ficarra, a tagliare l’ex parlamentare europeo, salvatore Iacolino dalla carica di direttore amministrativo dell’azienda sanitaria aretusea.

La lettera

Un rapporto di lavoro durato oltre un anno ma destinato ad avere degli strascichi  dopo la dichiarazioni dei giorni scorsi di Iacolino, che ha preannunciato azioni giudiziarie. In una lettera, inviata allo stesso Iacolino, il capo dell’Asp di Siracusa ha motivato le cause della fine dell’incarico professionale e tra quelle più in evidenza ci sono le sue presunte ingerenze in questioni di competenza della direzione generale.

Lo scontro con Ficarra

In un passaggio di questa lettera, Ficarra, rivolgendosi all’ex direttore amministrativo, scrive che, in modo reiterato,  Iacolino, “ha ritenuto di dover indebitamente e reiteratamente, ad ingerirsi in materie rientranti nella sfera di competenza esclusiva  del direttore generale ed in quella di direttore sanitario aziendale, assumendo iniziative e decisioni – scrive il direttore generale dell’Asp di Siracusa, Ficarra –  non rientranti nei poteri propri della funzione rivestita e quindi viziati da straripamento eccessivo di potere”.

Le conclusioni

Nella lettera, Ficarra elenca gli “sconfinamenti” di competenze di Iacolino, entrato, secondo il numero uno dell’Asp di Siracusa, anche nelle dinamiche relative alla gestione dell’Hub, il centro per la somministrazione dei vaccini, di via Nino Bixio, per cui queste presunte violazioni “integrano gli estremi per esercitare il recesso dal rapporto di lavoro per giusta causa”, inoltre, secondo lo stesso Ficarra, alla luce di questa prospettazione, è “venuto meno il rapporto di natura fiduciaria”.

Nei palazzi della politica, filtrano anche altre ragioni di questo scontro, legato alla vicinanza di Iacolino all’eurodeputato Giuseppe Milazzo, esponente di Forza Italia, ormai rivale di Gianfranco Micciché, dopo il quasi commissariamento del presidente dell’Ars avvenuto un paio di mesi fa.

 

 

Il servizio rifiuti, comprensivo del costo del conferimento nelle discariche, ha un costo annuo di euro 7.099.242 e scusateci se sono pochi rispetto alla quasi assoluta assenza di decoro e di igiene in città.
Adesso vediamo come siamo arrivati allo stratosferico costo, partendo dai recenti aumenti votati dal Consiglio comunale e avvalendoci, trattandosi di numeri non vogliamo sbagliare, dell’autorevole fonte Konsumer dell’avv. Giuseppe Di Miceli che a sua volta ha analizzato i dati del Ministero delle Finanze. Con la delibera di rideterminazione delle Tariffe TARI 2018 del 20/02/2020 il costo è aumentato del 7,11% avendo un costo preventivato di € 6391092,99 ma realmente sostenuto di € 6880225,49.

Successivamente con delibera sempre del Consiglio comunale di approvazione delle tariffe TARI 2019 del 28/10/2020 il costo è aumentato ulteriormente del 3,8% avendo la raccolta un costo € 7.099 242,72 con un aumento rispetto al 2018 di € 219.017,23.
Con delibera del Consiglio comunale di approvazione delle tariffe TARI 2020 del 28/10/2020 le tariffe sono uguali a quelle del 2019. Mentre, i fondi stanziati per il comune di Favara di €1.281.661, 52 della legge regionale 9/2020 che istituisce il fondo Perequativo e che a Favara ha portato delle esenzioni per le utenze non residenziali del 90%per quelle chiuse per Covid e del 50% per le altre.

Certamente, non sarà stata un’impresa facile per il Consiglio comunale approvare gli aumenti per un servizio già costoso e non di qualità. Ad ogni modo è aumentato solo in considerazione dei maggiori costi dello stesso per diverse ragioni prima tra tutte la chiusura delle discariche e il trasporto del conferimento in altri siti più lontani da Favara. Anche gli scioperi degli operatori ecologici hanno aumentato il costo del servizio con un maggiore conferimento di indifferenziato.

Non sono considerati, anzi non sono mai stati presi nella dovuta considerazione il reddito medio dei cittadini ai quali alla fine della fiera viene presentato il conto da pagare e il livello di decoro e di igiene raggiunto in città.

Il costo dell’appalto è stato determinato dai tecnici comunali, poteva costare di meno? Non lo sappiamo perché sull’argomento non c’è stato mai un confronto politico ne il Consiglio comunale e neppure nei partiti politici, questi ultimi, nella stragrande maggioranza, a Favara sono utili solo per fare le liste dei candidati al civico consesso, poi si spengono. Intanto, si spera in un futuro cambiamento in occasione delle prossime amministrative.

A cose ormai fatte, i cittadini devono sborsare 7,1 milioni all’anno e pretendere un servizio eccellente e non certamente come l’attuale di scarsissima qualità. Come dire un servizio senza fichi e cavoli.

Favara dovrebbe brillare in pulizia ed, invece, lo scenario è vergognoso anche con il contributo di non pochi incivili che agiscono in piena libertà in un territorio non controllato.

Il Comune è in possesso delle foto trappole e la tecnologia offre diversi strumenti per controllare il territorio, basta semplicemente la volontà di fare le cose. Eppure, non si fanno come se quattro balordi avessero messo in difficoltà la società civile, che impaurita non si difende e sopporta.

Con apposito bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità aveva predisposto un programma regionale di finanziamento al fine di favorire interventi diretti a tutelare l’ambiente e i beni culturali, per la realizzazione di infrastrutture per l’accrescimento dei livelli di sicurezza, per il risanamento dei centri storici e la prevenzione del rischio idrogeologico nei comuni della Regione Siciliana, a valere sulle risorse FSC.

Il Comune di Ventimiglia di Sicilia vi partecipava inviando la propria domanda per il finanziamento del “Progetto di restauro e risanamento conservativo della chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca)” per un importo complessivo di euro 875.000,00.

Nonostante tutta la documentazione prodotta in ossequio alle disposizioni contenute nel bando e i chiarimenti forniti dall’Amministrazione comunale, il progetto veniva collocato in posizione non utile nella graduatoria definitiva per ottenere il finanziamento richiesto; circostanza, questa, scaturita dal mancato riconoscimento del punteggio (n. 20 pt) previsto nel caso di interventi di ristrutturazione riguardanti “edifici che rappresentano elevato rischio per la pubblica e privata incolumità”.

A questo punto, il Comune di Ventimiglia di Sicilia, in persona del Sindaco dott. Antonio Rini, proponeva un ricorso davanti al TAR Palermo, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, per l’annullamento, previa sospensione, degli atti di gara, nella parte in cui era stato erroneamente attribuito al progetto il punteggio assegnato, con il conseguente collocamento tra gli interventi non ammessi al finanziamento.

In particolare, l’Avvocato Rubino ha dedotto l’illegittimità dell’operato dell’Amministrazione regionale sotto il profilo dell’eccesso di potere per l’evidente difetto di istruttoria e per la manifesta disparità di trattamento subita, avendo l’Amministrazione Regionale denegato il punteggio previsto per il requisito di “elevato rischio per la pubblica e privata incolumità” alla ex Chiesa Maiorca del Comune di Ventimiglia di Sicilia nonostante l’esauriente documentazione in realtà prodotta a supporto, ed avendo, di contro, riconosciuto il relativo punteggio a progetti rispetto ai quali lo stesso requisito non era stato del tutto valutato o provato, ovvero era stato documentato per mezzo di documentazione analoga a quella allegata dal Comune ricorrente.

Il TAR Sicilia- Palermo, condividendo le tesi difensive dell’Avv. Rubino, accoglieva l’istanza cautelare del Comune ricorrente ritenendo il ricorso dotato di rilevanti profili di fondatezza.

Nelle more del giudizio, tuttavia, in ragione delle lungaggini conseguenti alla ingiusta esclusione del progetto ed ai tempi necessari per la proposizione del ricorso e per l’ottenimento della pronuncia giurisdizionale, la Chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca) subiva un rilevante crollo di Sant’Eligio con conseguente sgretolamento del tetto e di gran parte delle mura dell’edificio sacro costruito nel Seicento.

Da ultimo, il TAR Palermo, stante l’intervenuta ammissione a finanziamento, dichiarava la cessazione della materia del contendere.

Dunque, il Comune di Ventimiglia di Sicilia si trova ad usufruire di un finanziamento per il restauro ed il risanamento conservativo di una chiesa di rilevante importanza storica che purtroppo è in gran parte crollata nelle more dei tempi resisi necessari a seguito della errata determinazione assunta dall’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità.

Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, nominato componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Urbanistica (ex Cru), istituito dall’assessore regionale al Territorio e Ambiente, onorevole Salvatore Cordaro, per il quadriennio 2021-2025.

Il prestigioso incarico gli è stato affidato con Decreto 69 del 28/04/2021, ai sensi dell’art.52 della legge regionale 19/2020 14 agosto 2020, sulla base della terna proposta dalla Consulta Regionale degli Architetti e delle sue esperienze professionali

“Sono onorato – afferma Alfonso Cimino – per la scelta che la Consulta degli architetti siciliani ha operato inserendo il mio nominativo all’interno della terna proposta dall’assessorato regionale Territorio Ambiente, nella consapevolezza che continuerò a lavorare rappresentando, in seno al Comitato, gli architetti siciliani in un momento particolarmente importante per il territorio regionale, in cui entra a pieno regime una nuova normativa urbanistica che, se ben interpretata, potrà costituire uno strumento fondamentale per l’adozione di nuove politiche di gestione del territorio, fondate sulla rigenerazione urbana e sulla riduzione del consumo di suolo.”

La nomina è il riconoscimento all’architetto Cimino per l’impegno profuso nello svolgimento del proprio ruolo di Presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Agrigento e di componente della Consulta Regionale degli architetti siciliani.

“Un doveroso ringraziamento – conclude Cimino – all’assessore Salvatore Cordaro per la fiducia in me riposta.

Sono certo che avrò modo di lavorare, con impegno e senso del dovere, con i componenti del CTS e con il dirigente regionale dell’Urbanistica, architetto Rino Beringheri, per valorizzare il nostro territorio e le nostre città”.

Articolo di SIRACUSANEWS di Luca Signorelli

 

Il pasticciaccio di Lentini – zona rossa, poi arancione e quindi ancora rossa nel volgere di poche ore – non è stato ancora digerito dal sindaco Saverio Bosco. Il primo cittadino, infatti, ha deciso di inviare una lettera al direttore generale dell’Asp8 Salvatore Lucio Ficarra chiedendo – sostanzialmente – la rimozione del direttore Uoc Sian gruppo Covid Ugo Mazzilli per via di rapporti incrinati tra l’azienda sanitaria di Siracusa e l’amministrazione comunale.

In sintesi: il sindaco di Lentini, Saverio Bosco, il giorno della scadenza dell’ordinanza regionale aveva comunicato sui propri profili social che – a seguito di una comunicazione da parte dell’Asp – era venuto a conoscenza che i dati sul contagio nella settimana 20-27 aprile erano stati effettuati in maniera errata. Proprio l’Asp, infatti, aveva chiesto la revoca della richiesta di proroga della zona. Nemmeno un’ora dopo, però, ecco che la Regione Siciliana inserisce Lentini tra i 24 comuni per i quali viene disposta la proroga delle misure più stringenti. Bosco cade dalle nuvole, ma l’azienda sanitaria invia una nuova Pec in cui ammette di aver sì commesso un errore, ma non di calcolo, ritenendo legittima la richiesta di proroga della zona rossa per “un errore materiale di scambio dei dati epidemiologici di Lentini con Carlentini“, scrive Bosco. Tutto risolto? Affatto.

Oggi il sindaco critica il responsabile del settore Asp che “durante la delicatissima fase di istituzione della “Zona rossa” per la nostra città, anziché mantenere un atteggiamento cauto, responsabile e istituzionale, ha generato più volte, con comunicazioni e prese di posizione pubbliche, un clima di confusione e tensione sociale”.

In realtà il primo cittadino imputa allo stesso Mazzilli una serie di errori comunicativi anche precedenti, sui provvedimenti restrittivi riguardanti gli istituti scolastici di Lentini e Carlentini, e una complessiva caotica situazione sul balletto della “zona rossa”, fatta di comunicazioni, smentite, contro smentite e mancate comunicazioni ufficiali per “errori materiali” (mail spedita a indirizzo errato) tali da generare incertezza e confusione.

La vicenda, se possibile, viene esasperata ancor di più dalle prese di posizioni pubbliche di Mazzilli, che su Facebook attacca il sindaco di Lentini (“ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere con umiltà e passione”) esasperando il clima generale già rovente, mettendo anche del pepe politico – forse scherzando o forse no – scrivendo all’interno di un forum pubblico di meditare se “scendere in campo anche per contribuire a defenestrarlo da un ruolo che non sei assolutamente in grado di svolgere con competenza” e “sarebbe un guaio lasciarti il paese nelle mani per altri 5 anni”.

Il sindaco di Lentini osserva, basito, ma non può che prenderne atto e riferire al direttore Asp di un rapporto istituzionale certamente incrinato continuando peraltro a riscontrare incongruità statistiche – anche sui dati caricati per valutare l’incidenza statistica settimanale – che determinerebbe la zona epidemiologica d’appartenenza. Questione da affrontare in futuro, nelle sedi opportune. Oggi si torna al punto iniziale: manca la fiducia, chiesto l’intervento del direttore Ficarra ed evidentemente un cambio della guardia. Ma con parole soft, in politichese: “prendere gli opportuni provvedimenti per far ritornare un clima sereno e di reciproca collaborazione tra enti”.

Luca Signorelli (siracusanews.it)

La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha disposto il sequestro della salma di un uomo di Santa Caterina Villarmosa, dipendente comunale di 60 anni, deceduto nella sua campagna in contrada Cascavallo, dove ha subito un malore improvviso. Due giorni prima si è sottoposto alla prima dose del vaccino AstraZeneca, come rivelato dai familiari. Sono intervenuti i Carabinieri e gli operatori del 118 inviati dalla centrale di Caltanissetta in elisoccorso. Inutile si è rivelato l’intervento.

Non ha avuto la partecipazione attesa la manifestazione di ieri mattina davanti all’ospedale Fratelli Parlapiano per la riattivazione di un pronto soccorso non soltanto per i pazienti Covid. Non c’è stata una presenza massiccia di cittadini.

Una richiesta che è estesa anche per l’ottenimento della seconda ambulanza medicalizzata.  La manifestazione è stata organizzata dal comitato  «Uniti per l’ospedale». Il comitato, a conclusione della manifestazione,  ha stilato un documento da presentare alla classe politica e di governo.

La storia del Pronto Soccorso del Fratelli Parlapiano trova il suo culmine con decreto assessoriale del 2017 che riorganizza la rete ospedaliera siciliana e chiude i Pronto Soccorso in quelle strutture i cui accessi annuali non superano i 25.000; chiusura confermata anche nel 2019 con decreto. La data di chiusura era fissata luglio 2020.

Il Fratelli Parlapiano, tra l’altro, non ha reparti che garantiscono i livelli essenziali per l’esistenza di un Pronto Soccorso. Poi, scatta la pandemia da Covid e la rete ospedaliera subisce un ulteriore ritocco per la necessità di avere strutture ospedaliere Covid. Tra queste, il Fratelli Parlapiano è stato classificato come Covid Hospital. Da novembre sono iniziati i lavori di adeguamento strutturale e impiantistico per la  realizzazione di reparto Covid per la  terapia intensiva, sub intensiva e degenza ordinaria.

Nei programmi evolutivi della Regione c’è la volontà di, passata l’emergenza Covid, caratterizzare il Fratelli Parlapiano come centro di malattie infettive. Ciò comporta anche l’attivazione di nuovi importanti reparti capaci di specializzare la struttura ospedaliera di Ribera.

Adesso, l’esigenza è quella di approntare una sorta di pronto soccorso che sia capace di fronteggiare esigenze del territorio almeno per i codici che non siano a rischio vita, cioè il codice rosso che richiede il supporto di reparti che il Fratelli Parlapiano non ha.

La storia recente del Fratelli Parlapiano è costellata dal rischio chiusura. Rischio concreto che è stato evitato con l’adeguamento a Covid Hospital. Appare strano il silenzio calato a far data dal 2017, quando con decreto assessoriale si dispose la chiusura del Pronto Soccorso o la sua declassazione a Pit. E a scandalizzarsi oggi sono anche politici che hanno vissuto in carica a declassazione del Pronto Soccorso.

L’assessore comunale di Agrigento ai quartieri, Marco Vullo, informa che, dopo la pulizia straordinaria e la scerbatura di San Leone, sono in corso altrettante opere di bonifica a Fontanelle e a Monserrato, e, a breve, si interverrà su tutti gli altri quartieri della città. Vullo aggiunge: “Non è facile gestire e garantire un territorio quale Agrigento, che ha una superficie di quasi 250 chilometri quadri. Per intenderci, più grande di Milano, Palermo o Catania. Però l’inversione di tendenza dell’amministrazione comunale, con un lavoro di squadra con gli assessori Trupia e Vaccaro, è partita e non si ferma più, nonostante le incertezze di bilancio che non consentono un’adeguata programmazione degli interventi” – conclude Vullo.

Un cittadino americano, Patrick Joseph Horan, di 64 anni, atterrato all’aeroporto di Trapani Birgi con un jet privato proveniente dalla Florida, è stato arrestato perché sorpreso in possesso di armi e droga. Ad un controllo eseguito a bordo del velivolo, congiuntamente da Polizia, Guardia di finanza e Agenzia delle dogane, sono state trovate due pistole calibro 38 con relativo munizionamento, una carabina, due archi, circa un chilo di marijuana e farmaci di genere vietato. L’uomo sarebbe stato diretto a Santa Ninfa, dove è socio dell’azienda agricola Pure Heart Sicily Srl.

Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Ninni Giardina, la Corte d’Appello ha revocato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per tre anni, disposta il 25 luglio del 2020, a favore di Francesco Di Stefano, 44 anni, di Porto Empedocle, ritenendo insussistente il requisito della pericolosità sociale. Di Stefano è stato inquisito e poi assolto, a conclusione del giudizio abbreviato, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Kerkent”, per ipotesi di reato legate al traffico e allo spaccio di droga.