Amministrative Agrigento, una città ostaggio dei giochi di potere: il centrodestra smetta di perdere tempo

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C’è un limite oltre il quale la politica smette di essere discussione, confronto, strategia. Diventa semplicemente irresponsabilità. Ed è esattamente il punto in cui si trova oggi il centrodestra ad Agrigento, a pochi mesi dalle elezioni amministrative previste per maggio.

Mentre la città aspetta, mentre i problemi si accumulano e mentre i cittadini assistono increduli all’ennesima partita giocata tutta dentro i palazzi della politica, il centrodestra continua a non avere un candidato sindaco. Non una proposta condivisa, non una linea chiara, non una visione. Solo riunioni inconcludenti, veti incrociati, tatticismi e un tempo che scorre inesorabile.

Nel frattempo il centrosinistra, pur tra mugugni, diffidenze e malumori interni, una scelta l’ha fatta. Non tutti erano entusiasti, molti hanno dovuto ingoiare il classico rospo, ma alla fine hanno capito una cosa semplice: alle elezioni bisogna arrivarci con un candidato e con una coalizione in piedi. Non con un cantiere aperto.

Di Rosa è l’altro candidato, ormai ufficializzato da mesi. E poi?

Il centrodestra invece sembra muoversi dentro una bolla di autoreferenzialità, come se il tempo non fosse un fattore politico decisivo. Come se la città potesse attendere all’infinito i giochi di equilibrio tra correnti, ambizioni personali e calcoli di partito.

E poi c’è il paradosso più clamoroso.

Tra le poche mosse che una parte del centrodestra sembra voler imporre con forza emerge il nome di Calogero Sodano, ottant’anni, già sindaco di Agrigento in passato. Un nome che non solo appartiene a una stagione politica lontana, ma che porta con sé vicende giudiziarie, una prima persa e poi vinta, e perfino un contenzioso ancora aperto con il Comune che dovrebbe tornare ad amministrare.

Siamo oltre il paradosso.

In quale logica politica si può pensare di proporre alla città un candidato che ha conti aperti proprio con l’ente che dovrebbe guidare? In quale visione di rinnovamento si può immaginare che il futuro di Agrigento passi da una candidatura che guarda esclusivamente nello specchietto retrovisore della storia politica locale?

Non è solo una questione anagrafica. È una questione di credibilità, di opportunità, di rispetto verso una città che da anni paga il prezzo di scelte miopi, classi dirigenti stanche e leadership incapaci di guardare oltre il proprio perimetro.

Agrigento non può diventare il teatro di una politica nostalgica, che ripropone ciclicamente gli stessi nomi come se il tempo non fosse passato. Non può essere ridotta a campo di battaglia tra correnti che si contendono candidature come fossero pedine.

Servono idee, coraggio, una classe dirigente nuova e soprattutto la capacità di assumersi delle responsabilità.

Continuare a perdere settimane preziose in trattative inconcludenti significa consegnare un messaggio devastante ai cittadini: che il centrodestra non ha né una guida né una direzione.

E se questa paralisi dovesse continuare ancora, la responsabilità politica di un’eventuale sconfitta non potrà essere scaricata su nessuno. Sarà tutta sulle spalle di chi oggi, invece di decidere, continua semplicemente a perdere tempo.

Siamo nella città di Luigi Pirandello, è vero. Ma qui non siamo dentro una delle sue opere. Questa non è una commedia degli equivoci. È la realtà di una città che merita molto di più di questo spettacolo indecoroso.

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