Al via il Festival di Sanremo, nella prima serata sono i Mäneskin a tenere alta l’attenzione con magia e commozione

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Partita la lunga kermesse musicale che come tutti gli anni tieni svariati milioni di italiani attaccati alla tv fino a notte fonda.

Amadeus, che si riconferma alla conduzione per la terza edizione consecutiva, si mostra presentatore e direttore artistico capace di gestire al meglio le vicissitudini che si alternano sul palco, ad incominciare da una impacciata Ornella Muti che salta fuori dal passato remoto e che un bel po’ “tirata a lucido” sembra dover costantemente combattere non si sa che timidezza. È stata lei la prima delle co-conduttrici che accompagneranno Amadeus nella galoppata musicale che ci condurrà a conoscere, solo sabato sera, il vincitore della 72esima edizione del Festival della Canzone Italiana. La Muti che poi, in serata inoltrata, si intrattiene con Amadeus, facendo una carrellata della sua carriera.

Mattatore indiscusso Fiorello che non lascia di pescare battute nell’ambito pandemia, ma sa sempre come intrattenere un po’ stile villaggio turistico, un po’ karaoke. E come sempre vince quando canta, ed anche ieri sera il medley rivisitato delle più famose canzoni sanremesi, ha permesso che tutto fosse per come ce lo si aspettasse.

12 i cantanti in gara nella prima serata. Stasera ci toccheranno gli altri 13.

Come sempre più spesso accade nomi poco conosciuti ai più piombano sul prestigioso palco sanremese, facendo inevitabilmente parlare di sé. In gara Dargen D’Amico, Rkomi, e Ana Mena una giovane improponibile, con una canzone maldestra (duecentomila lire) che ricordava però “amami ancora” della Nannini. Tra i semisconosciuti non male la canzone di Yuman “ora e qui” che promette sicuramente tanti passaggi alla radio. Tra i conosciuti invece, bene, Noemi, Mahmood con Blanco e il coro Gospel che accompagna Achille Lauro che apre il festival esibendosi per primo, e che non sembra essersi sforzato poi troppo alla ricerca del pezzo per Sanremo. Diciamo che vive un po’ di rendita e ci propina una sorta di rivisitazione di Rolls Royce, senza però l’effetto novità. Certo, a torso nudo è molto più elegante lui di Giusy Ferreri a cui non basta quella voce gracchiante e che ha pensato bene di imbracciare un megafono in inizio di canzone.

Elegantissima (e magrissima) invece Noemi, che però sbaglia il colore dell’abito che non si adatta al suo incarnato e meno ancora ai suoi capelli rosso carota.

Il “ciao ciao” de La rappresentate di Lista già la canticchiamo e sarà il tormentone nei villaggi. Non convince Michele Bravi – ma forse la sua “inverno dei fiori” dovremo riascoltarla, per capirci qualcosa.

Gianni Morandi, simpatico come sempre, sembra rimasto a “fatti mandare dalla mamma”, considerato che “apri tutte le porte” ha pressoché lo stesso giro armonico e lo stesso tempo.

L’attenzione e qualche parola in più va spesa per Massimo Ranieri che ha portato a Sanremo un vero capolavoro, una canzone che è una poesia, “lettera al di là del mare” che probabilmente non sarebbe dovuta essere in gara ma solo ascoltata come dono al pubblico. Lo scivolone dell’artista che dopo una partenza ottima, si perde sulle note alte, steccando nella parte in cui il pezzo si apre e l’orchestra incalza, vorremo perdonarglielo. Non sappiamo se è stato un problema tecnico o solo di tecnica, ma sappiamo che Ranieri resta un grande artista.

Ma tutta la prima serata la ricorderemo per la bellezza, la presenza scenica e la commozione dei Mäneskin che dalla loro vittoria a Sanremo dello scorso anno, hanno scalato l’Olimpo, hanno vinto tutto quello che a livello europeo si potesse vincere, hanno conquistato l’America e tornano su quel palco con la disinvoltura di sempre, ma senza tracotanza. Tornano con la loro personalità ed anche con qualcosa in più: la capacità di rendere tutto magico. E così dopo la prima esibizione intorno alle 22 con “zitti e buoni” pezzo con il quale hanno trionfato lo scorso anno, tornano che è quasi notte, con “Coraline”, una sorta di fiaba, ma senza lieto fine, la storia di una ragazzina che non trova il suo posto nel mondo. Una ballad rock che fa calare la magia sull’Ariston e a casa, capace di coinvolgere tutto in un pathos fuori dal comune. Alla fine dell’esibizione (e ricordiamo che Damiano David, il frontman del gruppo, non sbaglia una nota e che insieme al gruppo ha venduto 40 milioni di dischi in 11 mesi) il leader del gruppo, davanti ad un teatro in piedi che applaude si mostra in tutta la sua commozione, mentre Amadeus l’abbraccia.

Il resto della serata è pubblicità alla rete Rai, con Raul Bova che con Nino Frassica annuncia il nuovo Don Matteo, Claudio Gioè che pubblicizza Makari 2 e poi il tennista Berrettini in arrivo dagli Australian Open.

La classifica provvisoria della sala stampa all’una di notte circa i primi 12 cantanti in gara premia Mahmood e Blanco con “Brividi” al primo posto, e a seguire La Rappresentante di lista con “Ciao Ciao” Dargen D’amico con “Dove si balla” Gianni Morandi con “Apri tutte le porte” Massimo Ranieri con “Lettera al di là del mare” Noemi con “Ti amo non lo so dire” Michele Bravi con “Inverno dei fiori”. Chiude Ana Mena con “Duecentomila ore”.

Orchestra impeccabile come sempre.

Colapesce e Dimartino si esibiscono durante un collegamento con la nave Costa Toscana, condotto da Orietta Berti e Fabio Rovazzi.

A stasera.

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