Due condanne e cinque assoluzioni nel processo nato dallo stralcio ordinario dell’inchiesta “Kerkent”, che ha acceso i riflettori sugli affari del clan riconducibile ad Antonio Massimino. La sentenza è stata pronunciata dalla prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta dal giudice Alfonso Malato.
Il collegio ha inflitto sei anni di reclusione a Pasquale Capraro, 36 anni, e tredici anni ad Angelo Cardella, 55 anni. Per gli altri cinque imputati – Angelo Iacono Quarantino, Francesco Luparello, Gabriele Miccichè, Saverio Matranga e Calogero Trupia – è arrivata l’assoluzione con formula piena.
Il procedimento scaturisce da un filone dell’operazione “Kerkent”, che secondo l’impianto accusatorio avrebbe documentato un’organizzazione dedita al narcotraffico, finalizzata – sempre secondo la Procura – a sostenere economicamente la famiglia mafiosa radicata nel quartiere Villaseta.
Tra i reati contestati figuravano associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti. Per uno degli imputati, Gabriele Miccichè, l’accusa comprendeva anche violenza sessuale e sequestro di persona, in relazione a un presunto episodio punitivo ai danni della moglie di un collaboratore di giustizia. I fatti contestati sarebbero avvenuti, secondo l’accusa, in concorso con Massimino e con l’imprenditore Salvatore Ganci, giudicati in un procedimento separato.
Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Claudio Camilleri, aveva sollecitato sette condanne, con pene che arrivavano fino a 18 anni di carcere.
La sentenza segna dunque un esito solo parzialmente in linea con le richieste dell’accusa, ridimensionando in parte il quadro delineato dall’inchiesta, almeno per quanto riguarda questo specifico stralcio processuale.
