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È ripartita questa mattina da Agrigento la seconda tappa sulla Costa del Mito del 31° Giro di Sicilia, organizzato dal Veteran Car Club Panormus, rievocazione dell’antica corsa voluta da Vincenzo Florio nel 1912. Al passaggio davanti al Palazzo di Città ad accogliere la carovana di 200 autovetture storiche, tra le più belle al mondo, è stato il sindaco Francesco Miccichè, presidente della DMO Distretto Turistico Valle dei Templi, con l’amministratore Fabrizio La Gaipa e l’assessore Costantino Ciulla.

La DMO ha omaggiato gli equipaggi con i gadget della Costa del Mito, una busta contenente il foulard realizzato in occasione della presentazione alla BIT 2022, oltreché materiale promo-pubblicitario della Costa del Mito e, in modo particolare, di Racalmuto e del suo patrimonio architettonico, storico e artistico, oltreché una confezione-degustazione dei tipici taralli.  “Un ringraziamento particolare va rivolto al Comune di Racalmuto, e in particolare alla vice sindaco, Angela Penzillo, per aver colto subito l’invito della DMO – ha affermato Fabrizio La Gaipa – con l’auspicio rivolto agli organizzatori del Giro di Sicilia affinché la prossima edizione possa programmare una tappa nella città di Leonardo Sciascia, lungo la Strada degli Scrittori. Grazie anche alla Pro loco Agrigento che con generosità si spende per la riuscita di eventi che possono dar risalto alla destinazione e allo sviluppo turistico e culturale della città capoluogo”. Il Giro, infatti, abbina da sempre al suo programma la valorizzazione della ricchezza e del fascino della terra di Sicilia. La rievocazione storica, che celebra quest’anno i suoi 110 anni, ha proseguito il suo Giro facendo tappa a Palma di Montechiaro e Gela per dirigersi infine a Catania.  “Ringrazio gli organizzatori e i promotori dell’iniziativa – ha commentato il sindaco di Gela, Lucio Greco – che hanno consentito il passaggio nella nostra città del circuito delle auto d’epoca.  È stato un momento entusiasmante con una grande partecipazione di pubblico. Eventi come questo consentono a tanti che arrivano da lontano di apprezzare il nostro territorio e il nostro centro storico. Ci auguriamo che manifestazioni come questa si ripetano. Siamo impegnati nel migliorare il percorso e attuare eventuali correttivi tesi a rendere ancor più avvincente e partecipato l’evento”.

“Gela per il Giro di Sicilia – ha dichiarato l’assessore al Turismo di Gela, Cristian Malluzzo – è ormai una tappa storica e la nostra città è onorata di ospitare questo raduno che permette di percepire, dal lungomare al centro storico, le bellezze culturali e artistiche del nostro territorio. Un ringraziamento particolare va alla DMO per il progetto di marketing territoriale Costa del Mito finalizzato a rilanciare la promozione dell’intera fascia costiera”.

“E’ più credibile il fatto che Elon Musk acquisti la Scala dei Turchi, che la Regione Siciliana con il suo assessore Cordaro risolva l’annosa vicenda della proprietà di quel sito”. E’ la provocazione lanciata dal deputato regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Di Caro a proposito dell’ancora mancata regolamentazione della proprietà della Scala dei Turchi nell’Agrigentino e della diatriba tra il proprietario Sciabarrà e la Regione Siciliana.

“Da anni – spiega Di Caro – dimostriamo, carte alla mano, la totale inazione della Regione che tramite l’assessore Cordaro non riesce, o non vuole mettere un punto alla questione. Proprio su input del Movimento 5 Stelle, l’Assemblea Regionale Siciliana ha affrontato il caso Scala dei Turchi nel corso di apposite commissioni. Abbiamo più volte incalzato il governo regionale, il parlamento e le parti in causa a regolamentare il sito ma la Regione a guida Musumeci, è invece un fallimento su tutti i fronti. Scala dei Turchi compresa”.

“Il Ministero per le politiche sociali è intervenuto a seguito dell’esposto presentato dalla Codacons di Agrigento in merito al cosiddetto acquisto dei sub bollandole come distrazione di somme ed avviando procedura di recupero. Di fatto decretando danno all’erario.

Sono le parole dell’onorevole di “Prima l’Italia” e Presidente della commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi Carmelo Pullara.

La somma, – spiega Pullara – impropriamente, fu utilizzata dal comune per l’acquisto di suv e pc. Oggi tutti o quasi ad intervenire mentre prima, tranne qualche consigliere comunale in consiglio e la commissione da me presieduta, silenti ed a voltarsi dall’altra parte.

Infatti, in qualità di presidente della commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi, dopo aver accolto l’accorata protesta della Codacons, il 27 gennaio scorso convocai in commissione il vicepresidente della Codacons e l’assessorato competente del comune di Agrigento facendo rilevare i notevoli dubbi e perplessità sull’utilizzo delle somme. In quella sede avevamo chiesto all’assessorato regionale per la famiglia di approfondire, ma nulla fu fatto. E’ dovuto intervenire perentoriamente e con autorevolezza il ministero.

Chiediamo ora che si individuino le responsabilità diversamente saranno collettive.

Il Sindaco dimostri nei fatti di essere estraneo a tale modus operandi e dichiari la decadenza del dirigente e dell’assessore trasmettendo gli atti ai competenti organi. Diversamente sarà complice e responsabile non solo politicamente.

Per usare una metafora il buon padre di famiglia non è colui che vizia i figli per non avere camurrie ma quello che li educa anche scontrandosi per il bene della famiglia in questo caso la collettività.

Ribadisco infine –  conclude Pullara – che l’Assessorato per la Famiglia dovrà, dico dovrà, farsi carico di un’indagine ispettiva per fare chiarezza rispetto ad una vicenda sicuramente non molto chiara ma anche su quanto denunciato dal Codacons sulla gestione del distretto socio sanitario. Invito che ribadirò nella qualità di presidente della commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi”.

di Giuseppe Moscato

Un forte sibilo, vibrazioni e rumore insolito…ed è subito panico in via Olanda a Favara, nella zona circostante la scuola “Falcone e Borsellino” e la Tenenza dei Carabinieri. E’ successo questa mattina. Panico, paura, gente in strada, allarme a scuola e decine di telefonate ai Carabinieri ed ai Vigili del fuoco per una presunta fuga di gas, rilevatasi, per fortuna, inesistente.

Nell’Istituto scolastico è subito scattato il Piano d’emergenza e di evacuazione con i bambini che sono stati fatti uscire dalle aule e raccolti nei punti previsti dal Piano. In strada è caos, la gente scende dalla proprie abitazioni, il traffico va in tilt, arrivano i Carabinieri ed i Vigili del fuoco, molti genitori si precipitano a scuola per andare a prendere i propri figli.

Per fortuna, con il trascorrere del tempo si capisce che non c’è alcun pericolo. Il sibilo,  i rumori, le vibrazioni sono state causate dalle “prove di tenuta” con aria compressa della rete per il metano che le imprese fanno a seguito della posa delle tubazioni in quel quartiere, proprio per verificare che tutto è sicuro. Prove di tenuta che non erano state annunciate ne tantomeno comunicate al Comune, carabinieri e Polizia urbana.

Decine le telefonate pervenute anche alla redazione di siciliaonpress. Arriva anche la nota di chiarimento del sindaco Antonio Palumbo. “In seguito all’allarme diffusosi stamattina nella zona a valle di via Olanda in merito ad una presunta fuga di gas dagli impianti della rete del metano cittadino – scrive il sindaco –  si rassicura la cittadinanza sul fatto che gli stessi impianti al momento sono vuoti e non sussiste, quindi, alcun pericolo”. Infatti la rete del metano è ancora in fase di posa, per cui il gas non è certamente immesso nella condotta, non vi è alcun pericolo. “A destare preoccupazione è stato solo il rumore dell’aria compressa utilizzata dalla ditta che sta mettendo a regime le reti proprio per verificare che gli interventi siano stati realizzati in modo corretto”.

Prove e verifiche per garantire la perfetta tenuta della rete e prove di routine fatte con l’aria compressa che non è assolutamente pericolosa,… a saperlo prima! “Ribadiamo che al momento la rete cittadina non trasporta alcun tipo di gas e non c’è, per quanto riguarda le condotte del metano, da temere alcunché – ribadisce ancora Palumbo – Sarà cura del Comune, e dell’impresa, comunicare quando gli impianti saranno effettivamente funzionanti”.

E’ lo stesso sindaco a spiegare l’accaduto. “Da accertamenti effettuati questa mattina tutto sarebbe scaturito da una valvola che è stata aperta da ignoti e non da una rottura o perdita nella rete”. Ad ogni modo l’Amministrazione comunale ha chiesto formalmente all’impresa di avvisare con congruo anticipo dell’avvio di tali operazioni al fine di avvisare i cittadini ed evitare situazioni come quella che è avvenuta stamattina. “Non è tollerabile – conclude Antonio Palumbo – che si possa generare il panico perché si è deciso di non comunicare nulla né ai cittadini né agli enti preposti, soprattutto in un momento in cui alta è l’attenzione su questi temi”.

A causa di un difetto di notifica è stata rinviata al prossimo 23 giugno l’udienza preliminare a carico di 8 agrigentini imputati di avere beneficiato indebitamente del reddito di cittadinanza. Alcuni di loro avrebbero omesso di dichiarare pendenze o pregressi legati a reati di mafia. Si tratta di Francesco Gucciardo, 47 anni, di Siculiana, Pasquale Alaimo, 53 anni, di Favara, Enzo Quaranta, 51 anni, di Favara, Angelo Occhipinti, 68 anni, di Licata, Vincenza Genco, 60 anni, di Cammarata, Giuseppina Parisi, 64 anni, di Licata, Angelo Pirrera, 42 anni, di Favara, e Gesua Presti, 46 anni, di Favara. A loro si contestano i reati di truffa e violazione della legge speciale sul reddito di cittadinanza.

Il Presidente della Regione Siciliana con Decreto n. 191 del 29/04/2022 ha accolto il ricorso proposto dalle Sig.re I.R. e A.R. difese dagli avvocati Gaetano Caponnetto e Vincenzo Caponnetto, annullando così il decreto del dirigente del Servizio tutela e acquisizioni del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana di ingiunzione del pagamento della sanzione paesaggistica irrogata per la realizzazione di un immobile realizzato prima dell’anno 1985.

La tematica concerne la irretroattività del vincolo e la conseguente applicabilità dell’art. 1 della legge n. 689/1981 e dell’art. 5, comma 3, della legge regionale n. 17/1994, norma quest’ultima la cui legittimità costituzionale è stata recentemente confermata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 75/2022 che ha, anche qui, accolto le tesi già formulate dagli avvocati Gaetano e Vincenzo Caponnetto.

Gli Ermellini, in particolare, hanno confermato la costituzionalità della normativa regionale che limita l’applicabilità della sanzione paesaggistica soltanto agli immobili realizzati dopo l’apposizione del vincolo paesaggistico.

Con l’ultima decisione, è stato ulteriormente ribadito il principio secondo cui il vincolo paesaggistico – che ricade su gran parte del territorio agrigentino – è stato introdotto solo con la Legge 431/1985 c.d. “Legge Galasso”, per cui al momento della realizzazione dell’abuso edilizio il vincolo non esisteva e dunque l’opera realizzata non poteva violarlo.

In particolare, con il Decreto del Presidente della Regione Siciliana, è stato richiamato il propedeutico parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa a Sezioni Riunite dell’11/04/2022 il quale ha ribadito la fondatezza del ricorso per la dedotta sopravvenienza del vincolo paesaggistico rispetto alle opere realizzate e dunque il venir meno del potere sanzionatorio da parte della Pubblica Amministrazione.

Il Collegio ha dunque ritenuto fondate le censure e, conseguentemente, ha annullato il provvedimento sanzionatorio emesso rispetto ad un abuso commesso antecedentemente alla estensione del vincolo paesaggistico al territorio agrigentino.

L’importante statuizione, sancisce ancora una volta la correttezza delle precedenti sentenze rese dai Giudici Amministrativi che hanno ritenuto di accogliere le tesi difensive proposte nei numerosi ricorsi che hanno visto interessati molti agrigentini destinatari del provvedimento sanzionatorio di natura pecuniaria per l’asserito danno paesaggistico.

A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento una pensionata di 70 anni perché, dopo la morte del figlio, non avrebbe consegnato allo Stato, come impone la legge, le armi e le munizioni appartenute a lui. Nel corso di una perquisizione domiciliare i Carabinieri hanno trovato e sequestrato: una pistola sportiva calibro 9, un’altra pistola calibro 9, una rivoltella calibro 357 magnum, un fucile a pompa calibro 12, 2 carabine per uso sportivo, 50 cartucce per pistola calibro 9×21, 50 per rivoltella calibro 357 magnum, 50 per carabina calibro 223 rem, e 34 cartucce a palla spezzata per fucile calibro 12.

“Signor Sindaco, faccia dimettere la sua Assessora Laura Mossuto, visto che ritiene la città che amministra “schecchi e ludii” (stupidi e sporchi).

Stigmatizziamo le parole della sua Assessora, in un contesto amministrativo che dimostra la mancanza di senso di appartenenza e di amore verso la città. Favara va amata, chi amministra deve farlo incondizionatamente.

Il movimento Cambiare Passo chiede a Lei Sig. Sindaco, di condannare l’accaduto e dimettere immediatamente la sua Assessora. Assessora che avrebbe già dovuto dimettersi per scarso rendimento.

Invitiamo altresì, la presidente del Consiglio Comunale a difendere in qualità di eletti della città l’onore dei cittadini favaresi, notoriamente intraprendenti, rispettosi, puliti ed intelligenti”.

Lo dichiara in un comunicato Michele Montalbano di Cambiare Passo.

Il commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, Mario Zappia, interviene a margine delle perplessità evidenziate a mezzo stampa dal vice presidente della Commissione Sanità all’ARS, Carmelo Pullara, in merito alla riduzione oraria del personale impiegato nell’emergenza covid-19, esprimendo alcune precisazioni:

“il richiamato provvedimento di contrazione oraria fa riferimento un monitoraggio continuo dell’operato degli operatori nella gestione covid-19. In considerazione del fatto che il numero di vaccinazioni settimanali è sceso, su base provinciale, al di sotto delle mille somministrazioni e che anche la quantità di tamponi eseguiti è calata considerevolmente, non appare giustificato mantenere lo stesso impegno orario dei lavoratori. Ovviamente nessuno sta dicendo che il personale ‘andrà a casa’ ma è ovvio che l’impiego va sempre commisurato alla reale necessità. Se qualcuno ritiene – continua il commissario Zappia – che gli ‘operatori covid’ possano essere impiegati in ambiti ‘non covid’, dico subito che diverse circolari dell’Assessorato regionale della Salute e di vari organi di vigilanza raccomandano chiaramente di non procedere lungo questa direzione lavoro visto che un ‘utilizzo improprio’ del personale sarebbe oggetto di opportune obiezioni da parte della Corte dei Conti. I lavoratori sanno bene peraltro che, dal prossimo primo luglio, verrà portato avanti l’iter di stabilizzazione per cui risulta difficile capire quale sia il danno di aver commisurato, come imposto dalla legge, l’impegno orario all’effettivo lavoro da svolgere. Ovviamente – conclude Zappia – così come previsto dalla dotazione organica, se al mutare delle condizioni dovessimo ritenere necessario un impegno maggiore siamo sempre in grado di tornare ad aumentare le ore d’impiego del personale. Si tratta di normale amministrazione e di una programmazione a contrasto della crisi epidemiologica basata sul reale fabbisogno”.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bagheria hanno tratto in arresto due uomini di 27 e 23 anni e una donna di 28 anni, tutti residenti a Casteldaccia, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.
In particolare, i due uomini, mentre viaggiavano a bordo di una Lancia Y, non si sarebbero fermati all’alt imposto da una pattuglia di Carabinieri impegnata in un normale posto di controllo della circolazione stradale. I militari si sarebbero, quindi, lanciati all’inseguimento nel centro urbano di Casteldaccia, al termine del quale i due individui avrebbero deciso di separarsi a piedi per rendere più difficoltoso il lavoro delle Forze dell’Ordine che, comunque, li hanno rintracciati poco dopo.
Nell’occasione, il 27enne ha trovato rifugio a casa della donna, dove i militari hanno trovato un ingente quantitativo di sostanza stupefacente, detenuto presso quell’abitazione. La perquisizione, estesa anche alla casa dell’uomo, ha portato al sequestro complessivo di circa 4.5 kg di marijuana, di 2 kg di hashish e di quasi 650 gr. di cocaina. Presso il domicilio del 27enne sono anche stati trovati degli strumenti idonei alla pesatura e al confezionamento della sostanza, al fine della verosimile vendita al dettaglio, nonché quello che si ritiene potrebbe essere il provento dell’attività di spaccio: circa 8.000 euro in contanti e diverse catenine in oro.
Gli arresti sono stati convalidati dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Termini Imerese, mentre la droga sequestrata verrà analizzata dal Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo.
È obbligo rilevare che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, pur gravemente, e che la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo la emissione di una sentenza passata in giudicato in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.