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“Non ho mai avuto a che fare con la mafia. Con Cuffaro ho un rapporto antico, sono stato anche suo assessore”.

Il candidato sindaco di Palermo del centrodestra Roberto Lagalla risponde alla polemica sorta e legata alla unione tra politica e mafia. Il tutto dopo le recenti dichiarazioni di Alfredo Morvillo fratello di Francesca, la moglie di Giovanni Falcone, morta con lui nella strage di Capaci, ad un evento pubblico.

Sul rapporto nel passato con Cuffaro, Lagalla dichiara: “Il mio rapporto con Cuffaro è antico, ne sono stato assessore, e abbiamo chiuso un piano di rientro sanitario che nessun altro aveva mai chiuso prima”. Risponde così Lagalla ai giornalisti alla fine della riunione della coalizione. “Non trovo nessun articolo di legge o della Costituzione che mi dica che io debba respingere la lista di Totò Cuffaro, fatta tutta di candidati che ovviamente hanno le carte in regola”, solo perché Cuffaro “ha avuto dei problemi personali e giudiziari e oggi è non un mio interlocutore ma capo di una forza politica che è all’interno di una coalizione che ha trovato in me la sintesi”.

Lo trovi sempre in piedi, con l’orecchio alla campanella e l’occhio vigile verso il portone di ingresso. Sempre pronto ad ogni “rincorsa”, ad ogni cenno del Dirigente. Del resto, per quanto guadagna, deve “correre”. Naturalmente ha un titolo e poi, fa parte del personale Ata. (assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari) Lui è il “vecchio” Bidello, oggi Collaboratore scolastico. Le mansioni li trovi seguendo la tabella del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, nella parte dei profili del personale ATA. Il suo lavoro tutto sommato non è stressante:  accoglienza, sorveglianza e vigilanza di tutti gli alunni nel periodo di tempo che precede e segue la lezione prestare attenzione nella ricreazione, nelle aule momentaneamente sprovviste di insegnanti e controllare anche la sala della mensa – sorvegliare tutti i locali della scuola – custodire oggetti e libri – pulire i bagni e i locali comprese le aule – pulire anche i vetri quando serve- prestare la propria collaborazione agli insegnanti – aiutare gli alunni diversamente abili – evitare l’ingresso di estranei nelle aule – avvisare tempestivamente in caso di eventi pericolosi ecc. Le “mansioni” declamate nel vecchio CCNL non corrispondono, in quanto  nel tempo il sovraccarico di lavoro è aumentato. Soprattutto durante il  periodo di pandemia. Basti pensare che per loro non è previsto  smart working dato che una caratteristica del loro lavoro è essere presenti a scuola. Tanti doveri tanti diritti,penserà qualcuno. Gli stipendi del personale Ata rimangono paurosamente bassi. Un collaboratore scolastico neo-assunto guadagna appena sopra i mille euro al mese. Per non parlare della carrierala quale rimane un miraggio. (altro che graduatorie di istituto, punteggi vari, ecc). SGB ha predisposto una piattaforma rivendicativa, da inoltrare al Miur  per ridare dignità lavorativa ed economica, al vecchio mestiere del Bidello, al quale è stato sostituito con “grande investitura” soltanto il titolo, lasciandolo  come dicono a Napoli, “Cu ‘na mano ‘nnanze e n’ata areto” (una mano d’avanti e l’altra di  dietro). Non aspetteremo che questo lavoratore stia ancora nel girone del Purgatorio dantesco, dove l’umano spirito si purge e di salire al ciel diventa degno.

Nel 2000, la sig.ra V. C., agrigentina di cinquantasei anni, partecipava al concorso pubblico bandito dalla Regione siciliana per la copertura di n. 70 posti di Dirigente Tecnico Archeologo, il cui bando prevedeva, per i vincitori, il trattamento economico corrispondente all’ottavo livello retributivo del Decreto Presidenziale n. 11/1995.
Nel 2004, in esito all’approvazione della graduatoria definitiva del predetto concorso, la sig.ra V. C., risultata vincitrice, veniva nominata quale Funzionario di categoria D, con applicazione del trattamento economico corrispondente, però, al settimo livello retributivo.
Secondo l’Amministrazione, infatti, la sig.ra V. C. – e con essa tutti gli altri vincitori – non avrebbe potuto essere inquadrata nella terza fascia dirigenziale prevista della legge regionale 10/2000, perché entrata in vigore successivamente all’indizione della procedura concorsuale.
In ragione di ciò, nel 2005, la sig.ra V. C., con ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana, impugnava il provvedimento di nomina, chiedendone l’annullamento, nella parte in cui la Regione non aveva inquadrato la sig.ra V. C. nell’area dei dirigenti di terza fascia.

Sul detto ricorso, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, con parere reso nel dicembre del 2007 si esprimeva favorevolmente, ritenendo che il corretto inquadramento della sig.ra V. C. “non poteva che essere proprio quello di dirigente di terza fascia”.

Il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa – che, in Sicilia, esercita le funzioni svolte dal Consiglio di Stato – avrebbe dovuto vincolare, così come accade per i ricorsi straordinari presentati (fuori dal territorio siciliano) al Presidente della Repubblica, la decisione del Presidente della regione sul ricorso della sig.ra V. C.
Cionondimeno, nel novembre del 2011, il Presidente della Regione respingeva il ricorso straordinario presentato dalla sig.ra V. C., richiamando una norma (l’articolo 9 del D. Lgs., n. 373/2003) che, a suo dire, lo autorizzava a decidere in maniera difforme al parere del CGA.
Ed allora, la sig.ra V. C., nel 2012, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, presentava ricorso al Tar Palermo, al fine di ottenere l’annullamento del Decreto Presidenziale perché adottato, illegittimamente, in contrasto con il parere reso dal Consiglio di Giustizia Amministrativa.
Più in particolare, secondo la difesa della sig.ra V. C., la norma (art. 9, D. Lgs., n. 373/2003) che prevedeva la possibilità, per il Presidente siciliano, di decidere in difformità del parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa, era da considerarsi abrogata da una successiva legge statale che prevedeva, nel resto del territorio italiano, la vincolatività del parere del Consiglio di Stato.
Nel Marzo 2019, il Tar Palermo riteneva di non accogliere il suddetto ricorso.
Ed allora, la sig.ra V. C., sempre con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, proponeva ricorso in appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo la riforma della pronuncia di primo grado. In questa sede, la difesa della sig.ra V. C. affermava l’avvenuta abrogazione della norma che autorizza il Presidente a decidere in maniera difforme al parere del CGA, evidenziando che la detta legge si poneva comunque in contrasto con la Costituzione.
Ed infatti, secondo l’Avvocato Rubino, la norma che ha imposto, a livello nazionale, la vincolatività del parere dell’organo giudiziale, avrebbe dovuto trovare applicazione anche nel territorio siciliano. Contrariamente, l’applicazione della norma richiamata dal Presidente della Regione Siciliana avrebbe violato il principio di uguaglianza che deve essere garantito tra tutti i cittadini italiani: in questo caso, infatti, solo in Sicilia, un organo politico (Presidente della Regione) avrebbe potuto decidere un ricorso in maniera difforme al parere reso dall’organo giudiziale (in Sicilia, il CGA, in tutta Italia, il Consiglio di Stato).
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, condividendo le tesi dell’Avvocato Rubino, ha sospeso il giudizio e, ritenendo rilevante la questione sulla legittimità costituzionale della norma che autorizza il Presidente a superare il parere dell’organo giurisdizionale, ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, dunque, si pronuncerà sul ricorso della sig.ra V. C. a seguito della pronuncia del Giudice delle Leggi che dovrà decidere sulla legittimità costituzionale della norma che garantisce al Presidente della Regione di decidere i ricorsi straordinari in difformità del parere del CGA.

Si è tenuto stamattina alla Villa Comunale di Licata il primo incontro pubblico con gli studenti degli Istituti medi e superiori, i rappresentanti della società civile e con la cittadinanza interessata, organizzato nell’ambito delle iniziative pianificate dalla  “Cabina di Regia” per l’attuazione del Patto per la sicurezza urbana – Licata Sicura”.

L’incontro – anche in memoria della origini storiche della Città – è stato pensato come una Agorà di presentazione, confronto e condivisione degli obiettivi e delle attività da mettere in campo, focalizzandosi in particolare sui temi che sono stati proposti dagli studenti che hanno interloquito  con le Istituzioni e le Associazioni presenti, dando vita ad una dialettica informale e propositiva.

Presenti all’iniziativa l’Arcivescovo di Agrigento, il Prefetto Maria Rita Cocciufa, il Sindaco di Licata,  i Vertici Provinciali delle Forze dell’Ordine, i Dirigenti Scolastici ed i Rappresentanti  dell’Ufficio Scolastico Provinciale e di Enti ed Associazioni socialmente attivi; tutti  a  testimonianza dell’attenzione  riguardo i positivi segnali promananti da ampi ambiti della cittadinanza nel senso di un’autentica volontà di partecipazione e di reazione attiva ai molteplici aspetti critici che da tempo affliggono il tessuto sociale licatese.

Molti gli spunti e le proposte emersi, soprattutto sulla sicurezza del territorio, la fruibilità degli spazi pubblici con la volontà di “adottarne” alcuni per averne cura direttamente, la necessità di spazi aggregativi, il bisogno di attività culturali, artistiche, ricreative e di intrattenimento da realizzare in varie zone della città;   su questi temi la “Cabina di Regia” continuerà a lavorare insieme a tutti gli attori coinvolti, al fine di dare effettivo riscontro intanto sulle istanze di pronta fattibilità.

Apprezzamento e cauto ottimismo è stato espresso dai ragazzi che hanno potuto dare voce ai disagi ed ai bisogni del vissuto quotidiano, manifestando la propria volontà di partecipazione, e con altrettanta soddisfazione sono stati colti dalle Istituzioni presenti tali segnali di attenzione e partecipazione attiva.

Con l’arrivo della bella stagione in molti si ritrovano abbastanza appesantiti in quanto provenienti dalla stagione invernale che spesse volte non ti fa vedere la realtà del proprio corpo. Molti si ritrovano grassottelli ed allora è il momento di riparare il più presto possibile in vista della stagione balneare.

A tal proposito abbiamo avvicinato il dott. Giuseppe Carlino, biologo specializzato in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione Umana. Qyualche domanda che può essere molto importante per i nostri lettori che si trovano in questo momento ad affrontare e come combattere quel chilogrammo in più.

Buongiorno Dott. Carlino, può presentarsi brevemente?

“Si, mi chiamo Giuseppe Carlino, sono un Biologo specializzato in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione Umana. Da sempre mi appassiona lo stretto legame tra ciò che mangiamo e ciò che siamo e la passione per questo aspetto ha fatto di me un Biologo Nutrizionista cioè uno studioso di come la nostra vita e la nostra salute dipenda da ciò che mettiamo nel piatto e dalle sensazioni che esso può scaturire, questà è una visione rivoluzionaria del concetto di “dieta” in cui al cibo non si dà solo importanza dal punto di vista nutrzionale ma anche sensoriale, perché se è vero che il benessere della persona passa dalla qualità di ciò che si mangia è altrettanto vero che non si debba mai dimenticare che il cibo è piacere, passione, condivisione e momento di aggregazione”.

Chi si rivolge al Nutrizionista, che tipo di necessità ha?

“Non esiste un target specifico di paziente in ambulatorio si va dal bambino all’anziano e gli aspetti che la persona vuole attenzionare con l’alimentazione sono anche loro molto diversi, dal ragazzo che vuole mettere su massa muscolare a chi vuole correggere qualche valore ematochimico, il paziente che vuole perdere qualche chilo per salute o semplicemente per estetica o chi vuole semplicemente una linea guida da poter seguire per assicurarsi di avere un’alimentazione sana e completa”.

Cosa si può aspettare un paziente dalla prima visita con lei?

“La prima visita è molto importante, permette di conoscere bene la persona che ho di fronte e di investigare diversi aspetti che, caratterizzando la sua vita, vanno a ripercuotersi sull’alimentazione sia come frequenza di pasti che come abitudini alimentari, ed è durante la prima visita che si crea il legame tra paziente e Nutrizionista è infatti fondamentale riuscire a creare empatia con chi sta seduto dall’altra parte della scrivania affinché il percorso sia un successo non soltanto nelle settimane in cui quella persona verrà allo studio ma anche dopo, quando dovrà essere capace di destreggiarsi tra le varie scelte alimentari che potrà fare senza il bisogno di seguire più uno schema fisso e ripetitivo”.

Che tipo di dieta prescrive?

“Qualche mese fa una paziente chiamandomi per fissare una visita mi ha fatto proprio questa domanda, mi ha raccontato che veniva da diversi nutrizionisti e che sicuramente anche questa che avrei prescritto sarebbe stata la “solita dieta” con fette biscottate, risino scondito e petto di pollo, oggi posso dire che sono molto contento che dopo il nostro incontro si sia ricreduta sia sulle quantità sia sulla ricchezza dello schema dicendo che mai nessuno le aveva prescritto la carbonara in una dieta e mai aveva avuto i risultati che ha ottenuto con il suo schema e soprattutto era meravigliata del fatto che non faceva particolari sacrifici nel seguirla”. Nei vari anni di professione ho accumulato in archivio migliaia di diete ma mai nessuna è uguale all’altra, come dicevo prima non esiste una tipologia standard di paziente e per questo non può esistere un modello di dieta che possa andare bene per più persone contemporaneamente, anche questo è un aspetto che mi ha sempre affascinato: lo schema deve essere intimo e personale, è capitato di scoprire che un paziente ha ceduto il suo schema ad un conoscente ma che stranamente non ha funzionato, questo perché ogni persona ha le sue abitudini e i propri ritmi che possono venire meno per qualche giorno o settimana facendo uno schema non suo ma che presto ritornerà a fare gli “errori” di prima perché incapace di fare quello che invece fa chi ha ricevuto il suo piano alimentare.

Per me è molto importante assecondare i bisogni del paziente, cercare dove è possibile correggere determinati comportamenti a tavola e dove invece non è possibile riuscire a trovare un compromesso affinché possa comunque reggere lo stress mentale non indifferente che può portare una dieta, sapendo bene che non si può immaginare di stare una vita a riso scondito e petto di pollo”.

Dimagrire mangiando è veramente possibile?

“La dieta non è soltanto restrizione calorica, la macchina umana è finemente regolata da diversi aspetti che regolano le nostre funzioni metaboliche e chi ha avuto modo di studiare la biochimica umana sarà rimasto estremamente sorpreso di come i vari processi metabolici del nostro organismo siano perfettamente sincronizzati tra di loro e finemente regolati dal sistema nervoso ed endocrino, la restrizione calorica è certamente alla base del dimagrimento ma se ciò che mangiamo riesce a spingere su determinati “tasti” del nostro metabolismo è possibile dimagrire senza fare particolari rinunce”.

Ultimamente si sente parlare di Digiuno Intermittente e dieta Chetogenica, sono protocolli sicuri e da lei seguiti?

“Ribadendo nuovamente il concetto che non esiste la dieta ideale per tutti e che questa deve essere personalizzata alle esigenze del paziente, non proporrei mai uno dei due protocolli ad un paziente che non riesce a limitare i carboidrati o a saltare dei pasti se appunto fanno parte del suo modo di vivere le giornate. Fatta questa doverosa premessa sono protocolli che prescrivo sia per dimagrimento ma anche per regolarizzare determinati valori ematochimici, non sono adatti a tutti e serve un’attenta e scrupolosa anamnesi prima di poter seguire un percorso del genere”.

Ha qualche esperienza in particolare da voler raccontare?

“Non ho un paziente o un percorso preferito, chi inizia una dieta con me fa molto di più rispetto a quello che pensa, sapere di aver aiutato una persona a migliorare la sua salute o averla aiutata a farla stare bene con sé stessa mi gratifica specie se poi riesco a trasferire le mie nozioni in modo da far sì che, raggiunto l’obiettivo quelle informazioni permettano di mantenere i risultati, raggiungendo un equilibrio perfetto tra ciò che mangiamo e ciò che siamo”.

Nuovo impianto e fognatura Cannatello-Zingarello. Al Collegio dei Filippini presenti la Presidente Savarino, il Subcommissario nazionale Depurazione Costanza, i Sindaci Francesco Micciché e Antonio Palumbo.

Il nuovo impianto di depurazione a servizio di Agrigento e Favara e la fognatura della zona Cannatello-Zingarello: si avvicina l’inizio di due opere necessarie per l’uscita dall’infrazione comunitaria dovuta al mancato trattamento delle acque reflue urbane. La Struttura nazionale del Commissario Straordinario Unico per la Depurazione guidata da Maurizio Giugni illustra ad Agrigento le novità in corso, con una conferenza aperta agli organi di informazione. L’incontro si tiene giovedì 19 maggio alle ore 10 al Collegio dei Filippini (Palazzo dei Filippini – Via Atenea 270).

Saranno presenti il Subcommissario per la Depurazione Riccardo Costanza, in qualità di delegata della Regione Siciliana la Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Mobilità dell’ARS Giusy Savarino, il Sindaco di Agrigento Francesco Micciché, il Sindaco di Favara Antonio Palumbo, i rappresentanti dell’Assemblea Territoriale Idrica e dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini.

I play off del campionato di basket di serie B per la promozione in serie A2. La Fortitudo Moncada basket Agrigento gioca i quarti di finale in casa a Porto Empedocle, al PalaMoncada, domenica prossima, 15 maggio, alle ore 18, e martedì 17 maggio alle ore 20.30, contro l’Andrea Costa Imola. Per l’occasione, la società ha lanciato l’operazione “Linchemulu”, ovvero riempiamolo. Ci si riferisce ovviamente al PalaMoncada, quindi un appello a tutti i tifosi ad essere presenti in massa per tifare Fortitudo con il cuore, come sempre desiderato dal presidente Moncada. Il biglietto costa 5 euro. Sotto i 18 anni l’ingresso è gratuito. Sarà possibile acquistare in prevendita i biglietti online al link https://bit.ly/3M0lgBG . Il botteghino sarà aperto il giorno della gara un’ora e 30 minuti prima della partita.

A Palermo, in via Titone, una giovane automobilista, alla guida di una Seat Ibiza, per cause in corso di accertamento, si è schiantata contro un’altra automobile, e l’impatto ha provocato l’investimento e la morte sul colpo di una donna a piedi, Loretta Russo, 60 anni, intenta ad attraversare la strada appena fuori dagli uffici dell’Inail. La giovane automobilista sarebbe una neo – patentata, alla guida per la pratica con un familiare. Altri tre sono i feriti. Auto sequestrate e indagini in corso ad opera della Polizia municipale.

980 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 8.639 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 2.767. Il tasso di positività scende al 11,3%, ieri era al 12,6%. La Sicilia è al dodicesimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 97.986 con un decremento di 3.016 casi. I guariti sono 4.161 mentre le vittime sono 10 portano il totale dei decessi a 10.737. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 717, in terapia intensiva sono 10.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 210 casi, Catania 157, Messina 121, Siracusa 107, Trapani 184, Ragusa 73, Caltanissetta 121, Agrigento 83, Enna 99.

Mentre a Caltanissetta è in corso il processo che vede imputati tre poliziotti che facevano parte del ‘Gruppo Falcone e Borsellino’ (Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei), coinvolti nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino, diventano sempre più inquietanti i dubbi su quanti e chi siano i soggetti realmente coinvolti nel depistare le indagini sulla strage di Via D’Amelio”.

Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’.

“Secondo l’accusa – sostenuta dal pm Stefano Luciani – La Barbera (allora a capo del gruppo) e i poliziotti oggi imputati, avrebbero costretto Scarantino a rendere false dichiarazioni.

Per il pm ci sarebbero elementi che dimostrerebbero convergenze nella ideazione della strage di via D’Amelio tra i vertici e gli ambienti riferibili a Cosa nostra e ambienti esterni all’organizzazione mafiosa.

Secondo Luciani, per comprendere il depistaggio è necessario il confronto tra le dichiarazioni rese da Scarantino e quelle successivamente rese da  Gaspare Spatuzza, che sarebbero pressoché sovrapponibili, salvo la presenza di un individuo all’interno del garage di via Villasevaglios non conosciuto da Gaspare Spatuzza e dallo stesso individuato come possibile soggetto esterno all’associazione mafiosa, del quale Scarantino non ha mai parlato.

Se Scarantino, così come emerso processualmente, era un ‘picciotto’ della Guadagna che nulla poteva sapere di importanti fatti di mafia come la strage di Via D’Amelio, chi lo mise nelle condizioni di rendere dichiarazioni sovrapponibili a quelle di un vero pentito di mafia come Spatuzza? Potevano i soli poliziotti oggi a processo – si chiede Ciminnisi – avere ‘imbeccato’ il falso pentito?

Una vicenda per certi versi analoga a quella di altri discussi pentiti che precedentemente alle stragi nelle quali morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno reso dichiarazioni in merito a fatti che non potevano essere di loro conoscenza, come nel caso di Vincenzo Calcara.

Nel corso di un recente processo per diffamazione tenutosi ad Agrigento che vedeva l’ex collaborante parte offesa,  essendo stato definito ‘falso pentito’ – terminato con l’assoluzione dell’imputato – a gettare il sasso nello stagno è stata la testimonianza del giudice Massimo Russo.

Russo, che ben conosce le vicende di mafia del trapanese, nel ribadire che Calcara non fu mai un appartenente a ‘Cosa nostra’, nel corso della sua deposizione aggiunge che ‘però diceva delle cose, come dire, intriganti. Per esempio parla dell’attentato a Borsellino, anticipando di 8 mesi quello che sarebbe accaduto. A un certo punto fa riferimento al notaio Albano. Un soggetto che, per come abbiamo ricostruito successivamente, era certamente fuori dalle dimensioni relazionali del Calcara. Nel ‘93/94 si pente Brusca e ci racconta del notaio Albano che, credo su richiesta di Andreotti, portò il piatto d’argento o a Nino o a Ignazio Salvo, in occasione del matrimonio della figlia. E questa circostanza certo non mi sfuggì: ma come faceva Calcara a parlare del notaio Albano, come faceva a parlare del notaio Albano due anni prima?’

Due pentiti – Scarantino e Calcara – che parlano di cose al di fuori della loro portata, utili però a indirizzare indagini su false piste, prima e dopo le stragi. Cui prodest? Un depistaggio mai interrotto – continua Ciminnisi – facendo riferimento a quanto affermato dal pm Luciani rispetto le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola. A gettare oscure ombre sull’operato di alcuni ‘pentiti’, il fatto che nonostante non siano stati gestiti dagli stessi appartenenti alle forze dell’ordine, le loro storie presentano inquietanti analogie.

Non uno ‘scassapagliaro’ – parafrasando quanto affermato dal pm Luciani riferito a  Scarantino – ma forse di più, considerato il numero dei falsi pentiti dei primi anni ’90, di modestissimo spessore criminale, trasformati in ‘uomini d’onore’ a conoscenza dei più reconditi fatti di ‘Cosa nostra’. Forse – conclude Giuseppe Ciminnisi – come affermato dal giudice Russo nel corso del processo ad Agrigento, bisognerebbe ripartire da prima delle stragi; quantomeno da quel 1991 quando ‘a Castelvetrano si tengono le riunioni che metteranno in fibrillazione il nostro paese nel ’92 e ’93. Bisognerebbe forse ricominciare da lì per comprendere. Cominciare dalle notizie sull’attentato a Borsellino…’.