Home / 2022 / Maggio (Pagina 37)

Ad Agrigento lo scorso 10 marzo la Cisl Funzione pubblica ha organizzato un sit-in innanzi alla Prefettura dei lavoratori dell’Azienda sanitaria provinciale e del Seus 118 di Agrigento. E il sindacato ha spiegato: “Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e organizzato il sit-in a fronte di una lunga serie di inadempienze dell’Azienda sanitaria, tra le graduatorie per le progressioni orizzontali e verticali, mobilità interna, pagamento premialità covid, compensi per la campagna vaccinale, e i tunnel di sanificazione dei mezzi del 118 attesi da due anni”. Ebbene, adesso il segretario aziendale della Cisl Funzione pubblica di Agrigento, Alessandro Farruggia, e il segretario Cisl Funzione pubblica, Salvatore Parello, hanno incontrato il prefetto, Maria Rita Cocciufa, e una rappresentanza dell’Azienda sanitaria per il raffreddamento e la conciliazione della vertenza. E affermano: “Prime rassicurazioni, ma adesso aspettiamo i fatti per l’annuncio della imminente pubblicazione delle graduatorie della mobilità interna e le progressioni orizzontali per l’anno 2019/2020. Ciò permetterà il riconoscimento delle giuste spettanze ai dipendenti, fin qui penalizzati da una classe dirigente che, solo in parte, risponde alle esigenze dei lavoratori. Altro aspetto positivo dell’incontro è l’impegno preso da parte del management di dare immediata disposizione per la messa in funzione del tunnel di sanificazione per personale e mezzi del 118 dell’ospedale di Agrigento, e di una gestione più idonea degli ascensori. Accogliamo positivamente anche la notizia che si stia lavorando per il pagamento delle prestazioni aggiuntive connesse alla campagna vaccinale, che dovrebbe avvenire entro giugno. Ancora aperta è la questione dei tecnici del Laboratorio medico di Sciacca sulle carenze di organico”.

Tutti i bambini della scuola elementare di Calamonaci, plesso “V. Spataro” dell’I.C. ”F. Crispi” di Ribera, si sono recati alla foce del fiume Platani per visitare la Riserva, accompagnati dal WWF Sicilia Area Mediterranea.
Ad accogliere la scolaresca c’erano il Presidente, Giuseppe Mazzotta, e l’Ispettore Superiore del Corpo Forestale, in congedo, Francesco Messana, che ha illustrato ai bambini i caratteri principali di flora e fauna che offre questo sito, sottolineandone l’unicità.
Ad essi si sono aggiunti il Cav. Domenico Bruno, anch’esso dirigente del Corpo Forestale, in congedo, e il Dr. Antonio Marotta, esperto naturalista.


Il geologo Emanuele Siracusa, già presidente dell’Ordine regionale, direttore scientifico settore Terra del WWF Sicilia Area Mediterranea, intervenendo in chiusura, ha spiegato ai piccoli la particolare conformazione della Riserva da un punto di vista geologico.
La bellezza dei luoghi ha coinvolto emotivamente i bambini che hanno mostrato una spiccata sensibilità alle problematiche che affliggono il nostro pianeta.
Tali emozioni sono state condivise dalle maestre Ornella Mazzotta, Giovanna D’Alessandro, Loredana Daino, Lucia Mondello, Annabella Coniglio, Giusy Ciliberto, Mariarita Gullo e Nino Aquilina, dall’assistente alla comunicazione Giusy Castagna e dalla collaboratrice scolastica Giovanna Maugeri, che si sono complimentati con il WWF per la perfetta organizzazione.
Per questo, il presidente Giuseppe Mazzotta ha consegnato a ciascuno dei bambini e agli accompagnatori un attestato di nomina quali “Guardiani della Bellezza”.
Ed è bello constatare che il nostro futuro, i bambini, non ancora lordati da una cultura ubriaca di inciviltà, ci dà esempio di come potremmo essere, indicandoci una strada tutta da costruire.
I bambini sono il futuro che verrà.

A Canicattì, lungo il Viale della Vittoria, nottetempo è accaduto che una o più ignote mani hanno spaccato la vetrata di un negozio d’abbigliamento con un masso, sono entrati dentro, e hanno rubato il registratore di cassa contenente, loro malgrado, appena 20 euro. Del furto si è accorto il proprietario, un canicattinese di 53 anni. Indagano i Carabinieri.

Il consigliere comunale del movimento “Onda” di Agrigento, Pasquale Spataro, dopo la recente severa strigliata del ministero alle Politiche sociali sul caso “Suv” al Comune di Agrigento, ha invocato le dimissioni dell’assessore comunale alle Politiche sociali di Agrigento, Marco Vullo. Al momento nulla. E Spataro oggi scrive: “Lascia alquanto perplessi e basiti il silenzio assordante del sindaco di Agrigento Miccichè e dell’Assessore Vullo sulla vicenda dell’utilizzo improprio per l’acquisto di Suv e computer. Dopo l’intervento necessario del Ministro alle Politiche sociali, che ha ritenuto che le somme utilizzate per realizzare interventi non previsti e che ha, pertanto, attivato le procedure per il recupero degli importi con la conseguente comunicazione degli atti alla Procura contabile, assistiamo al silenzio assordante da parte del sindaco Miccichè e del suo Assessore. Mi chiedo se l’obiettivo è far passare sotto traccia e inosservato il danno all’erario? Far passare la bufera? Chiedo con forza che l’assessore si dimetta assumendo e confessando le sue responsabilità, o che comunque il sindaco gli revochi le deleghe altrimenti anche lui sarà complice di questo disastro amministrativo”.

A Grotte un uomo di 62 anni ha ritenuto “cosa buona e giusta” recarsi al cimitero comunale armato con un martello e danneggiare la cappella gentilizia di proprietà di un pensionato di 73 anni. Dopo la denuncia ai Carabinieri, i militari lo hanno identificato e denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento per l’ipotesi di reato di danneggiamento aggravato. Ignoto al momento il movente del gesto.

La Procura di Caltanissetta invoca severe condanne a carico dei tre poliziotti imputati del depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. I dettagli.

La Procura di Caltanissetta, dopo 70 udienze e l’ascolto di 112 testimoni al processo, ha concluso la requisitoria nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, sono attualmente sotto processo, in primo grado a Caltanissetta, tre poliziotti, il funzionario Mario Bo, ex capo del gruppo d’indagine “Falcone – Borsellino”, e gli ispettori in pensione Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, che si occuparono della tutela di tre falsi pentiti, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci.

I tre poliziotti sono imputati di avere suggerito ai tre falsi collaboratori la versione da fornire agli inquirenti e i nomi da indicare quali responsabili della strage. La falsa verità, a cui tanti anni i giudici hanno creduto, è costata la condanna all’ergastolo a sette innocenti, poi scarcerati, e che si sono costituiti parte civile in giudizio. Ebbene, ecco le richieste: 11 anni e 10 mesi di reclusione a carico di Mario Bò, e 9 anni e mezzo di detenzione ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Il procuratore capo, Salvatore De Luca, e il sostituto Stefano Luciani hanno chiesto al Tribunale che sia riconosciuta anche l’aggravante di mafia. Lo stesso De Luca è intervenuto in occasione dell’ultima udienza riservata alle conclusioni della requisitoria condotta da Luciani. E ha dichiarato: “Io sono qui per testimoniare che le conclusioni di questa requisitoria non rappresentano il convincimento isolato di uno o due pubblici ministeri di udienza. Tutta la Procura di Caltanissetta le condivide. I plurimi e gravi elementi depongono tutti nel senso che il depistaggio ha voluto coprire delle alleanze, delle cointeressenze di alto livello di Cosa Nostra. Tutti sapevano alla ‘Guadagna’ che Scarantino era un delinquente di serie C. Invece i servizi segreti lo dipinsero in un’informativa come un grosso pregiudicato dalle parentele criminali illustri: o non hanno saputo fare il proprio mestiere oppure c’era dell’altro. E’ impensabile che i servizi di informazione, facendo il loro mestiere, cioè acquisendo informazioni sul territorio, non avessero capito che Scarantino era, per citare l’ex pubblico ministero Fausto Cardella, uno scassapagliaro di modestissimo spessore criminale”.

E il pubblico ministero Luciani ha aggiunto: “C’è stata un’anomala accelerazione per la bomba di via D’Amelio, che non era funzionale agli interessi di Cosa Nostra. I tempi erano invece funzionali ad ambienti esterni ai boss mafiosi. La strage di via D’Amelio presenta degli elementi che ci inducono a ritenere cointeressenze di queste collusioni. Sono presenze esterne che erano interessate all’agenda rossa di Paolo Borsellino. Quando Lucia Borsellino si accorse, nel novembre del 1992, che nella borsa del padre non c’era l’agenda rossa, uscì dalla stanza in cui c’era l’allora capo della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera, sbattendo la porta. E La Barbera disse alla madre, la signora Agnese Piraino, che la figlia aveva bisogno di un supporto psicologico, perché delirava. Ma l’agenda rossa era scomparsa davvero.

Il capitano Giovanni Arcangioli, che prese la borsa di Borsellino dall’automobile Fiat Croma ancora in fiamme, non ha mai chiarito la circostanza sulla borsa. Tutto questo è inaccettabile e incredibile sotto ogni punto di vista, lo si dica una volta per tutte. Poi fu un ispettore di Polizia a prendere nuovamente la borsa e a portarla alla Squadra mobile. Lì dove restò per mesi, nella stanza di La Barbera, in bella mostra sul divano di colore beige. Non è mai apparsa ufficialmente negli atti, perché manca un verbale di sequestro. Una vicenda incredibile”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

2.767 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 21.824 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 3.763. Il tasso di positivita’ scende al 12,6%. La Sicilia resta al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 101.002 con un decremento di 1.761 casi. I guariti sono 4.964 mentre le vittime sono 5 portano il totale dei decessi a 10.727. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 728, in terapia intensiva sono 32.

Questi i numeri nei Comuni capoluogo: Palermo 634 casi, Catania 605, Messina 611, Siracusa 289, Trapani 288, Ragusa 233, Caltanissetta 216, Agrigento 289, Enna 43.

Ieri il giudice Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, vittima della strage di Capaci con Giovanni Falcone, ha affermato: “A 30 anni dalle stragi in Sicilia c’è chi attualmente strizza l’occhio a personaggi condannati per mafia. E c’è una Palermo che gli va dietro, se li contende e li sostiene”. Morvillo non ha nominato nessuno, ma le sue parole sono state unanimemente interpretate, e Morvillo non ha smentito, come rivolte a Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e a Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra, e rivelazione di segreto istruttorio. Ebbene, oggi Totò Cuffaro, attuale commissario regionale della Dc nuova, replica: “Nonostante la sua autorevole considerazione, che rispetto ma che con educazione non condivido, credo di avere il diritto costituzionalmente riconosciutomi, e forse anche il dovere, di vivere la mia vita da libero, e coltivare il mio impegno politico e sociale dopo avere pagato i miei errori con grande sofferenza”.