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Ha riscosso grande successo il Seminario su “Progettare il verde pensile, aggiornamento tecnico alla luce della nuova normativa UNI 11235/2015”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento, lo scorso 12 maggio.

Nell’ambito di una collaborazione con tutti gli Ordini di Italia, al fine di promuovere l’interscambio di iniziative e rafforzare il coinvolgimento della categoria nel campo della formazione e dell’aggiornamento professionale, l’Ordine di Agrigento, per l’occasione, si è gemellato con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo.

Circa 200 professionisti hanno seguito a distanza l’evento e molti altri hanno preso parte in presenza, presso la sede dell’Hotel Dioscuri a San Leone (AG). Il Seminario ha visto la partecipazione del Direttore dell’Harpo S.p.a., Dott. Maurizio Crasso, creatore e sviluppatore della linea verde pensile nella medesima azienda. Presenti anche, tra i relatori, il Prof. Giuseppe Trombino, Presidente INU Sicilia, ed il Prof. Salvatore La Bella, Ordinario di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali presso l’Università degli Studi di Palermo.

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento diventa pioniere nell’approfondimento dell’uso di nuove metodologie progettuali nel rispetto dell’ecosistema ed il decoro urbano ed estetico, trattato nell’ambito del Seminario in oggetto. L’evento ha conseguito l’obiettivo di sensibilizzare sia i colleghi che vogliono mettersi al passo con i tempi nell’ambito della progettazione urbanistica ed edilizia, e in generale delle opere civili,  sia il territorio e la collettività in ordine alla necessità cogente di avvalersi delle metodologie costruttive offerte dal verde pensile, non soltanto per problemi di tipo estetico ed ambientale, ma anche e soprattutto per l’adeguamento agli obblighi normativi collegati all’invarianza idraulica, a cui tutti i lavori devono adeguarsi.

L’evento del 12 maggio è stato il primo di una serie di incontri che l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento intende organizzare sul tema, al fine di fornire ulteriori strumenti di approfondimento a tutti professionisti.

L’Ordine ringrazia la Rete delle Professioni Tecniche della Provincia di Agrigento, che ha patrocinato l’iniziativa: Rino La Mendola, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Silvio Santangelo, Presidente del Collegio dei Geometri, Maria Giovanna Mangione, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali e Salvatore Talmi, Consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi, Francesco Ciaccio, Presidente dell’Ordine dei Periti Industriali.

Ha moderato i lavori il Consigliere Segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento, Jennifer D’Anna. Presente anche il Vice Presidente Vicario, Francesco Buscaglia, che ha portato i saluti del Consiglio e del Presidente, Achille Furioso, assente per cause di forza maggiore. L’assistenza tecnica informatica è stata gestita da Flavio Patti e Sergio Caramanno.

Non sono d’accordo con i toni di questo coretto perbenista, e a tratti stucchevole, che se la prende con i pregiudicati per mafia, rei – dopo aver scontato interamente e dignitosamente la loro pena – d’aver ancora voglia di parlar di politica. Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri non sono stati condannati all’esilio, alla gogna civile o all’obbligo perpetuo del silenzio ma alla galera. L’hanno scontata e – pena accessoria – non potranno più né votare né essere eletti. Ma conservano il pieno diritto (come osserva il professor Fiandaca) di dire quello che pensano.
Meno comodo è prendersela con chi è andato a cercarli, a richiederne benedizioni e raccomandazioni elettorali: ed infatti sui questuanti eccellenti tacciono tutti, compresi i columnist della nobile stampa antimafiosa.
Una decina di giorni fa c’è stato un incontro all’hotel delle Palme. Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci è andato in udienza da Marcello Dell’Utri, che lo ha benevolmente accolto; Musumeci ha chiesto un’intercessione con Berlusconi per la propria ricandidatura e il suddetto Dell’Utri gliel’ha concessa passandogli al telefono il Cavaliere. A causa di questo siparietto palermitano, la pubblica riprovazione s’è rovesciata solo su Dell’Utri mentre il Musumeci, furbo e muto, ha provato a farla franca.
Io la penso esattamente all’opposto, e pazienza per gli irriducibili del moralismo antimafioso che la prenderanno male: ovvero, per me Dell’Utri può parlare con chi vuole, è un suo diritto. Il Presidente della Regione Siciliana, lui no, non può parlare con chi vuole: soprattutto se il suo interlocutore è un condannato in via definitiva per mafia. Avergli chiesto un’intercessione, un favore, un’apertura di credito politico su Roma ne fa, subito, un presidente dimezzato, un candidato compromesso, un uomo di parte. E della parte sbagliata.
Sono d’accordo anche con il giudice Morvillo. Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia. Delle peggiori”.

“Non scioperiamo per protestare ma solo per essere ascoltati!”

Come noto, l’assemblea straordinaria della Associazione Nazionale Magistrati (ANM) tenutasi a Roma il 30/04/2022 ha deliberato una giornata di astensione dall’attività giudiziaria da parte di tutti gli associati, individuata dalla Giunta esecutiva centrale per il giorno 16 maggio 2022, ritualmente comunicata agli Organi Istituzionali ed alla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Anche i Magistrati degli Uffici Giudiziari di Agrigento aderiscono pienamente alla deliberazione dell’assemblea straordinaria dell’ANM  tenutasi a Roma lo scorso 30 aprile per una giornata di astensione dall’attività giudiziaria da parte di tutti gli associati

I Magistrati della ANM-Sottosezione di Agrigento vogliono oggi denunciare, insieme a tutti i colleghi Italiani, il grave pericolo che è insito nella riforma dell’Ordinamento Giudiziario attualmente in discussione che, si ricordi, non accorcia neppure di un solo giorno la lunghezza dei processi ed è improntata, invece, solo: al rispetto del cd. conformismo giudiziario, ossia il favore per l’adozione di decisioni conformi ai precedenti, scoraggiando nuove interpretazioni evolutive in grado di cogliere i cambiamenti nei contesti sociali e culturali in cui la giustizia opera (vigente questa riforma, verosimilmente, anche FALCONE e BORSELLINO sarebbero bocciati, non essendo più possibile alcuna innovazione giurisprudenziale); alla introduzione di nuove figure di illeciti disciplinari (addirittura per violazioni di mere direttive non meglio individuate così, peraltro, snaturandosi anche il principio costituzionale del Magistrato soggetto solo alla Legge); a periodiche valutazioni di professionalità basate su criteri meramente aziendalistici e quantitativi che sono del tutto estranei all’esercizio della Giurisdizione (si ricordi che ormai da tempo i Magistrati italiani sono gli unici funzionari pubblici già sottoposti a ben sette valutazioni  lungo il loro percorso professionale); alla introduzione, di fatto, della separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice (in violazione, tra l’altro, di un preciso dettato costituzionale), separazione a cui con forza ci opponiamo atteso che noi, già solo come cittadini, vogliamo un Pubblico Ministero terzo, che sia ancora il primo baluardo della Giurisdizione e non soltanto il rappresentante dell’Accusa e che sia libero di non avere, quindi,  remore a chiedere l’assoluzione dell’imputato e a ricercare prove in suo favore, invece di dover temere e dolersi che la sua originaria ipotesi possa essere  disattesa e così, addirittura, pregiudicare la sua carriera (conseguenza in sostanza inevitabile alla luce di quanto previsto dalla riforma del sistema delle valutazioni).

La riforma, peraltro, non colpisce affatto ma anzi esaspera sia il correntismo che il carrierismo!

Per tutti questi motivi, l’ANM invita i cittadini a conoscere le ragioni del nostro sofferto sciopero -che non è affatto finalizzato a difese di eventuali insussistenti privilegi o di interessi di categoria ma solo a denunciare la possibile esasperazione di un sempre più serrato controllo verticistico della Magistratura non più soggetta, quindi, solo alla Legge- approfondendo le tematiche esposte nella delibera con cui lo stesso è stato indetto, reperibile sul sito internet della ANM: https://www.associazionemagistrati.it/

Anche oggi, a prescindere dall’adesione all’astensione, saranno ovviamente garantiti i servizi pubblici essenziali nel rispetto del codice di autoregolamentazione adottato dall’ANM e al ricorrere dei presupposti di urgenza previsti dalla L. n. 742/69, conclude la nota

Legalità e trasparenza: l’appello di Maria Falcone in occasione delle elezioni Amministrative a Palermo. Gli interventi a riscontro di Lagalla, Miceli e Barbera.

Dopo Luigi Patronaggio, ex Procuratore di Agrigento e Procuratore generale a Cagliari, poi Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Giovanni Falcone, poi il Centro Pio La Torre, adesso è Maria Falcone, sorella del giudice vittima della strage di Capaci e presidente della Fondazione Giovanni Falcone, a lanciare un accorato appello contro il rischio di infiltrazioni mafiose alle elezioni Amministrative. Lei è intervenuta così: “E’ inaccettabile che in una città che per anni è stata teatro della guerra che la mafia ha dichiarato allo Stato, e che ha contato centinaia di morti, sia ancora necessario ribadire che chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva debba esplicitamente prendere le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose, e di dire parole chiare contro i mafiosi e chi li ha aiutati, di ripudiarne appoggi e sostegno. In tema di mafia i grigi non sono ammessi”.

Le repliche, Roberto Lagalla, candidato a sindaco del centrodestra: “Comprendo e apprezzo lo spirito che anima la dichiarazione della professoressa Maria Falcone. Sono immune da qualsivoglia ingerenza o influenza estranea alla legalità. Con me i mafiosi e i loro complici rimarranno fuori dal governo della città. Difenderò sempre il percorso etico e morale di redenzione e riscatto che Palermo ha attraversato negli 30 anni. Ma più che le parole e le abiure, vale la mia storia personale e il progetto per il futuro di Palermo. L’impegno antimafia è un presupposto non eludibile, e non è qualcosa in più da dover rivendicare, sfoggiandolo alla bisogna o a richiesta. Il sistema politico prodotto dal professionismo dell’antimafia, come quello del governo Crocetta, è attualmente alla sbarra. Ci ispiriamo alle parole pronunciate da Fiammetta Borsellino, quando ha avuto modo di affermare che ‘l’antimafia non può non essere disinteressata, non può mirare al potere e non può diventare essa stessa potere’. Sfidiamoci su questi contenuti, allora, per spiegare ai cittadini chi tra noi candidati ha la ricetta migliore. Io sono pronto”.

E poi, Franco Miceli, candidato sindaco del centrosinistra: “Io rifiuto il voto e gli appoggi di chi ha o ha avuto a che fare con la mafia. Su questo non possono esserci zone grigie: o si è contro o si è complici. Chi sottovaluta o minimizza insofferente questa questione lo fa o perché impreparato o perché non vuole rinunciare a qualche manciata di voti”. E poi Rita Barbera, ex direttrice del carcere Ucciardone e candidata a sindaco: “Il mio percorso e il mio passato dimostrano la distanza non solo dalla mafia ma anche da ogni forma di corruzione e clientelismo. Questo vale non solo per la mia figura di candidata a sindaca ma anche per tutti i candidati delle mie due liste civiche, che non contengono né indagati né ‘chiacchierati’, e che hanno visto nella mia candidatura la trasparenza, l’onestà e la determinazione necessaria per potere amministrare Palermo con la garanzia che nessuno ‘verrà a presentare il conto’ di favori, intercessioni e connivenze’. Mi auguro che tutti i cittadini abbiano finalmente compreso che è questa l’unica strada che porta Palermo a porre le basi per fare parte, a pieno titolo, di un contesto internazionale”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Antonino Salerno, 65 anni, è morto al cimitero dei Rotoli a Palermo. L’uomo si è recato nel camposanto per la tumulazione della sorella. Poco dopo, diretto a visitare la tomba del padre e della madre, è stato preda di un malore e si è accasciato a terra. Operai del cimitero e altri visitatori hanno telefonato ai soccorsi. I sanitari del 118, subito sul posto, dopo alcuni tentativi di rianimarlo hanno constatato la morte. Il medico legale dopo l’ispezione ha confermato le cause naturali del decesso. La salma è stata restituita ai familiari.

Ad Aragona i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato un pensionato di 62 anni alla Procura della Repubblica di Agrigento per minacce aggravate. Un altro pensionato di 68 anni lo ha denunciato perché lo scorso 30 aprile, al culmine di un diverbio insorto per futili motivi, il 62enne lo avrebbe minacciato di morte brandendo un coltello a serramanico contro. Al presunto minacciante sono state sequestrate delle armi detenute legalmente a fine precauzionale.

Definito dalla critica specializzata come “il primo studio in Europa su un genere di cinema sovversivo”, costato due anni di lavoro tra ricerche d’archivio e fonti straniere, Il fiore e il serpente – quarto capitolo di un’eccentrica storia del cinema giapponese che attende l’uscita di un ultimo volume – è un viaggio nel cinema di genere Roman Porno, linea di film prodotti dalla Nikkatsu a partire dal 1971 e diretti
da celebri registi che si distinguono per gli indiscutibili meriti artistici e il carattere sperimentale.

All’inizio degli anni Settanta il cinema subisce una profonda crisi per la concorrenza delle grandi case di produzione, e la Nikkatsu – la più antica casa cinematografica giapponese – cambia radicalmente i suoi piani inaugurando la linea Roman Porno con il successo clamoroso di un film di Shōgorō Nishimura. Al tempo scoppia subito lo scandalo, perché non è considerato accettabile che una major si abbassi a produrre un tipo di pellicola da sempre associato a produzioni marginali e a basso costo.

Il Roman Porno declina alla violenza, e, con una produzione di due film ogni quindici giorni, i cineasti della Nikkatsu reagiscono per mezzo di un erotismo delirante e allucinato al sentimentalismo dei classici melodrammi giapponesi, conquistando l’interesse della critica. Alcuni film non tardano a sollevare polemiche, come nel caso di Seiichirō Yamaguchi, arrestato per oscenità e messo sotto processo,
o, ancora, di Masaru Konuma, per cui il sadomasochismo irrompe nel Roman Porno aprendo la strada a ulteriori raffigurazioni estetiche che, grazie all’elevata qualità delle produzioni, possono venir fuori dall’isolamento del cinema indipendente.

Con questo suo ultimo libro, Beniamino Biondi – fra i massimi studiosi a livello europeo del cinema giapponese – prosegue la sua approfondita analisi delle nouvelle vagues e delle tensioni autoriali del cinema di genere.

Sono ormai anni che Mareamico segnala il rischio di crollo che può riguardare l’ex caserma della Guardia di Finanza di Punta bianca. Ora il Demanio, proprietario dell’edificio, avverte che c’è un imminente pericolo e chiede al Comune di Agrigento di impedire l’accesso nell’area, mediante efficaci sistemi di interdizione per avvertire la collettività del pericolo e di mettere in sicurezza l’ex caserma. A parere nostro il Comune invece dovrebbe immediatamente acquisire questo importante immobile storico, che rappresenta il punto di riferimento dell’istituenda riserva naturale di Punta Bianca. Quindi effettuare i lavori di restauro conservativo dell’ex caserma, al fine di adibirla a museo etno-antropologico e centro di educazione ambientale. I costi dell’intervento potranno essere reperiti tra i fondi previsti per gli edifici storici, programmati dall’Istituzione Europea, Nazionale e Regionale, nei programmi di recupero e valorizzazione del territorio.

A Palermo è stata celebrata, nei Giardini di Palazzo Orléans, sede della Presidenza della Regione, la Festa dell’Autonomia regionale in occasione del 76esimo anniversario della Statuto siciliano, ovvero un accordo in cui sono stati riconosciuti alla Sicilia i princìpi di autonomia richiesti dalla Consulta regionale, in cui sono state rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola. Lo Statuto speciale, che è antecedente anche alla Costituzione della Repubblica che lo ha recepito con una legge, rappresenta la carta fondamentale della Regione e, quale fonte di rango costituzionale, disciplina l’organizzazione e le funzioni regionali.

La Fortitudo Agrigento parte benissimo in Gara 1 nei quarti di finale dei playoff contro Imola. Una partita a due volti, una Fortitudo che spreca parecchie occasioni e perde diversi palloni nella prima parte del match e, nonostante tutto, tiene botta ad una squadra che mette grinta e molta fisicità, recupera una situazione di svantaggio e nel quarto parziale controlla il gioco. L’intensità è stata molto alta sin dall’inizio, le due squadre giocano punto a punto e nel primo parziale il vantaggio è di 26-21. Punti di svantaggio che Imola recupera nel secondo parziale e pareggia il match portandosi sul 40-40. Al rientro dagli spogliatoi Catalani suona la carica e Agrigento di porta avanti di due punti. Il match termina 72-67 con una grandissima prova dei senatori Albano Chiarastella e Nico Morici ed un’ottima partita di Lorenzo Ambrosin, sempre più alla ricerca di entrare nei meccanismi di squadra. Il top scorer del match è proprio il capitano con 16 punti con Morici che segue a 14, Ambrosin e Peterson a 9. Ancora in cerca della condizione migliore Alessandro Grande, rientrato a pieno ritmo dopo l’infortunio. Martedì alle 20:30 arriva Gara 2 e sarà subito battaglia al Palamoncada. Un coach Catalani soddisfatto ma concentrato: “Sono partite dove può succedere di tutto e l’abbiamo visto, sono soddisfatto di come abbiamo difeso nella seconda parte del match, domani rivedremo tutto e analizzeremo gli errori in vista di martedì”.