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A Palermo è stato scoperto e denunciato dalla Guardia di Finanza un dentista abusivo senza laurea nè abilitazione alla professione, e che ha operato in un garage, posto sotto sequestro, nella zona Boccadifalco. Il falso dentista è stato sorpreso intento a rilevare l’impronta dentaria a un paziente. Alla richiesta di esibire la certificazione ambientale, la laurea in odontoiatria e l’iscrizione all’albo dei dentisti, lui ha presentato solo il diploma di istruzione professionale a indirizzo odontotecnico. Il titolo gli avrebbe permesso di procedere esclusivamente alla costruzione di protesi dentarie e non di operare direttamente sui pazienti. Nel corso della perquisizione è stata sequestrata un’agenda contenente contatti e importi relativi a prestazioni nonchè diversi anestetici, aghi e tamponi utilizzati nelle normali pratiche odontoiatriche. A lavoro sono stati colti anche un segretario e un assistente, per i quali il dentista abusivo non è stato in grado di dimostrare la regolare assunzione.

Due morti sul lavoro in poche ore in Sicilia: a Randazzo e a Termini Imerese. Un operaio di 57 anni, di Misilmeri, Francesco Corso, è morto folgorato a Termini Imerese in contrada Dragone durante i lavori per la costruzione di una villetta. L’operaio in manovra con una pala meccanica ha toccato i fili dell’alta tensione. E’ rimasto folgorato. La Procura ha disposto l’autopsia. Indagano i Carabinieri. E poi: un operaio della Forestale di 61 anni, Salvatore Franco, è morto in contrada Carbonara a Randazzo. Lui, secondo i primi accertamenti ad opera dei Carabinieri, sarebbe scivolato forse per il cedimento di una zona di terreno scoscesa durante dei lavori di riparazione di un’apparecchiatura.

Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha risposto no alla proposta di patteggiamento ad 1 anno e 10 mesi di reclusione da parte di Alfonso Cumella, 35 anni, di Porto Empedocle, il quale, alla guida di un suv, la notte fra il 3 e il 4 settembre del 2020, ha investito e ucciso lungo la strada statale 115 il ventenne migrante eritreo Sied Anwar, fuggito dal centro di accoglienza “Villa Sikania” a Siculiana. Il giudice ha ritenuto la pena non congrua rispetto alla gravità di quanto accaduto. Cumella è imputato di omicidio stradale, con l’aggravante della fuga, e lesioni colpose. L’automobilista ha sempre negato di essere fuggito all’alt dei poliziotti. Anche tre agenti, intenti a recuperare il migrante, sono stati feriti nell’incidente.

Altri particolari sulla requisitoria d’Appello al “Sistema Montante”: il ruolo dei co-imputati e di coloro ruotati intorno all’ex presidente di ConfIndustria Sicilia.

Emergono altri dettagli di rilievo dalla requisitoria del sostituto procuratore generale di Caltanissetta, Giuseppe Lombardo, in Corte d’Appello, nell’ambito del processo, in abbreviato, al “Sistema Montante”. Lombardo, ad esempio, ha spiegato: “La sistemazione lavorativa o il trasferimento del pubblico ufficiale di turno, o di suoi parenti o amici, era la moneta spesa da Montante per pagare i sodali: una sorta di ripartizione degli utili prodotti da un’impresa che, con modalità illecite, creava e gestiva il potere.

A Montante va doverosamente riconosciuto il diritto d’autore sulla nascita dell’ ‘Antimafia confindustriale’ come forma di ‘business’ utile a garantire un posto ai tavoli che contano”, come ha scritto la giudice Graziella Luparello nel motivare la sentenza di condanna di primo grado. Anche nell’aula d’Appello sono state rievocate le motivazioni addotte dalla Luparello. Ad esempio così: “In riferimento ai poliziotti co-imputati di Montante, Marco De Angelis e Diego Di Simone, è evidente come Montante, Di Simone e De Angelis fossero legati da un patto, da cui nasceva una organizzazione stabile, il cui oggetto sociale consisteva nella commissione di un numero indeterminato di accessi abusivi al sistema informatico. Ed è altrettanto evidente come Montante fosse legato da analogo rapporto associativo con l’imprenditore Massimo Romano, con il colonnello Gianfranco Ardizzone, gli ufficiali della Finanza Ettore Orfanello e Mario Sanfilippo, responsabili di avere orientato l’attività istituzionale – tra verifiche fiscali e indagini penali – verso il soddisfacimento dell’interesse personale di Montante, ricavandone apprezzabili e significative utilità, tra posti di lavoro e trasferimenti”.

Poi, ancora cavalcando le motivazioni della giudice Luparello, anche in Appello si ripropone la tesi accusatoria secondo cui “tutto sarebbe partito tra il 2004 e il 2005, cioè gli anni in cui Montante si travestiva da uomo della Provvidenza, unto dal Signore per redimere i peccatori, fossero essi imprenditori, giornalisti o liberi professionisti, flagellarli per i loro misfatti e purificarli. Montante insignì se stesso come ‘paladino dell’antimafia’, estendendo la stessa etichetta ai suoi amici e sodali, e dichiarando mafiosi i suoi avversari, in difetto di qualsiasi prova di mafiosità. E così vi è stato un ribaltamento linguistico: la parola ‘mafia’ diventò il luogo nominale in cui confinare tutti gli eretici alla religione di Montante, mentre la parola ‘antimafia’ era il santuario degli osservanti rispettosi del pensiero di Montante, per assicurarsi ascesa sociale e occupazione di posti di potere. Quindi Montante è stato il motore di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne dell’antimafia, ha sostanzialmente occupato, con la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di ‘dossieraggio’, molte delle istituzioni pubbliche, dando vita a un fenomeno che non è mafia bianca, ma trasparente, apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle comuni misure anti-corpali. Montante aveva una spiccata attitudine alla manipolazione della realtà, mediante manovre di varia natura, unificate dall’obiettivo di precostituire prove a sé favorevoli”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Tragedia a Bagheria dove un operaio di 47 anni, di Bagheria, Ivan Cristofalo, è morto travolto dal treno regionale Messina – Palermo mentre è stato intento ad attraversare a piedi il passaggio a livello in Corso Filangeri lungo il tratto tra Santa Flavia e Bagheria. L’uomo sarebbe passato sotto le barriere non accorgendosi dell’arrivo del treno. Non è esclusa l’ipotesi del suicidio. Inutile si è rivelato l’intervento del 118. Le indagini sono condotte dagli agenti della Polizia ferroviaria.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nella giornata di ieri ha emesso un ordinanza, analoga a quella siciliana ,che permette l’utilizzo anche a chi non fosse in possesso del super green pass dei traghetti di linea che collegano la Calabria alla Sicilia.

Il distanziamento da parte della “Sicilia” prima e della “Calabria” adesso nei confronti di “Roma” è un chiaro segnale che qualcosa nel sistema non ha funzionato.

Il silenzio degli interpelli di Musumeci a Draghi e Speranza lasciano capire che qualcosa non quadra.

Ieri il Presidente siciliano aveva dichiarato di aver emesso l’ordinanza “al fine di garantire e salvaguardare la continuità territoriale” e poi ancora “poniamo fine così a un’assurda ingiustizia ai danni soprattutto dei passeggeri siciliani. Una norma discriminatoria del governo centrale al quale abbiamo fatto appello già da due settimane, affinchè si rimediasse. E’ assurdo che nella Penisola ogni cittadino privo di vaccino mossa spostarsi da una regione all’altra, mentre per passare dalla Sicilia alla Calabria si debba esibire il certificato verde. Sanno tutti che non sono mai stato generoso con i no vax, ma qui si mette in discussione persino l’appartenenza della Sicilia al resto d’Italia. Voglio sperare che anche il collega Occhiuto della Calabria – al quale ho preannunciato la mia iniziativa – intenda adottare lo stesso provvedimento. Roma deve smetterla di apparire arrogante o distratta verso i diritti dei siciliani”.

 

L’assessore del Comune di Palagonia, Antonino Ardizzone, è stato arrestato dai Carabinieri per concorso nell’omicidio di Francesco Calcagno, assassinato nel paese della Piana di Catania il 23 agosto del 2017. Secondo la Procura antimafia etnea il delitto sarebbe stato commesso per agevolare un gruppo mafioso legato alla Stidda e avrebbe collegamenti con l’uccisione, il 5 agosto del 2016, del consigliere comunale Marco Leonardo, autore dell’omicidio di Calcagno. Per l’uccisione di Calcagno, assassinato per vendicare la morte di Leonardo con cinque colpi di pistola in un fondo agricolo, i Carabinieri il 7 settembre del 2017 hanno arrestato il presunto autore materiale del delitto, Luigi Cassaro, 54 anni, incastrato da un video della sorveglianza che lo ha ritratto armato di pistola all’inseguimento della vittima. Calcagno nell’ottobre del 2016 uccise a colpi di pistola in un bar, Marco Leonardo, un consigliere comunale eletto in una lista civica, anche lui armato. Dopo si costituì ai Carabinieri confessando l’omicidio, sostenendo di avere agito per legittima difesa e raccontando di un credito vantato verso la vittima. Anche in quel caso la dinamica del delitto fu ricostruita grazie a un video della sorveglianza.

“Cominciamo a pensare che Musumeci sia una sorta di re Mida siciliano: tutto quello che tocca, però, non diventa oro. Diventa provvisorio. Un vero dramma per i siciliani, che dopo quattro anni sono costretti a vivere in uno stato permanente di emergenza e precarietà economica, sanitaria e, come abbiamo visto, anche politica”.

Lo dichiarano i deputati regionali del Movimento 5 Stelle al termine della seduta d’Aula di oggi.

“Musumeci – ricorda il capogruppo M5S all’Ars, Nuccio Di Paola – mette le mani nei conti ma non porta mai in Aula un bilancio entro il 31 dicembre: lo trasforma in esercizio provvisorio. In cinque anni del suo governo, ben 18 mesi sono stati affrontati con una gestione provvisoria. Mette le mani a una riforma, come quella del ciclo dei rifiuti, e tutto si impantana, mentre si resta in una gestione provvisoria e disordinata. Precarietà e provvisorietà anche nelle scelte fatte in emergenza sanitaria, con le file chilometriche per i tamponi, i reparti al collasso, gli ospedali da campo e i cittadini in isolamento di fatto abbandonati. Niente di fatto, infine, anche quando la settimana scorsa ha minacciato prima le dimissioni e subito dopo l’azzeramento della giunta: era tutto provvisorio. Ci chiediamo se, mentre completa finalmente questa disastrosa esperienza di governo, continuando ad assentarsi in Aula e nelle commissioni, il presidente potrà fare peggio di così”, conclude Di Paola.

Una giovane maestra di sostegno è stata trovata morta in casa sua a Osnago in Lombardia. Si tratta di Vanessa Lisitano che aveva solo 27 anni. Era originaria di Augusta, provincia di Siracusa, in Sicilia, ma abitava in centro a Osnago in via Roma e insegnava alle elementari di Cernusco Lombardone.

Aveva preso servizio a inizio anno scolastico come docente di sostegno alla primaria. E’ stata uccisa probabilmente da un infarto o comunque da un improvviso malore fulminante, nonostante la giovane età. L’hanno trovata ormai esanime durante la notte i carabinieri con i vigili del fuoco, allertati dal compagno Mario che è un poliziotto, sempre più preoccupato perché non riusciva a contattarla al telefonino nonostante si sentissero parecchie volte al giorno, e dai genitori che hanno presentato formale denuncia di scomparsa.

Il suo smartphone continuava a squillare e vibrare a vuoto senza che nessuno rispondesse, lo si sentiva anche da fuori l’appartamento, per questo i soccorritori hanno deciso di sfondare la porta dell’abitazione. Purtroppo però ormai per Vanessa era tardi. E’ mancata, durante il sonno, poiché è stata rinvenuta composta in pigiama a letto, come se stesse ancora dormendo invece di essere morta. Per la mamma e il papà, i fratelli Francesco e Pietro, il suo fidanzato, i parenti, gli amici, i colleghi e i suoi alunni la scomparsa della maestra Vanessa è un vero shock. Il magistrato di turno non ha ritenuto opportuno svolgere ulteriori accertamenti e ha restituito subito il feretro ai familiari. E’ stata già fissata la data del funerale: si svolgerà sabato 22 gennaio alle 11 nella chiesa di Cristo Re di Augusta. 

Da quasi due anni la pandemia ha cambiato radicalmente le nostre vite modificando le abitudini, il modo di lavorare, di stare con la gente e ogni aspetto della vita sociale, culturale ed economica. La sanità è diventata uno dei temi più importanti nell’agenda politica del nostro Paese e abbiamo capito il ruolo indispensabile degli operatori sanitari sia negli ospedali e nelle terapie intensive che nella somministrazione dei vaccini per contrastare il Covid-19. Alla sanità è dedicata la missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che stanzia risorse pari a 15,63 miliardi di euro divisi in due obiettivi principali: il primo riguarda le reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale (7 miliardi di euro) e il secondo relativo all’innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale (8 miliardi e 63 milioni di euro).
L’investimento mira a rafforzare la formazione in medicina di base sviluppando le competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario. L’importanza dell’aggiornamento del personale sanitario è evidenziata dall’articolo 38 bis del decreto legge 6 novembre 2021, n. 152, nel quale si sottolinea che “al fine di attuare le azioni previste dalla missione 6 del PNRR, relative al potenziamento e allo sviluppo delle competenze tecniche, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario, a decorrere dal triennio formativo 2023-2025, per poter godere della copertura assicurativa delle polizze di rischio professionale, i sanitari dovranno essere in regola con almeno il 70% degli obblighi formativi previsti dal piano di formazione continua dell’ultimo triennio”.
Una delle eccellenze in ambito sanitario, non solo nel panorama siciliano ma di tutto il bacino euromediterraneo, autorizzata a erogare corsi accreditati ECM (Educazione Continua in Medicina), è il CEFPAS, il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario della Regione siciliana. “La sfida imposta dalla pandemia ha chiesto di rafforzare le competenze del personale sanitario. L’opportunità delle missioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di salute possono contribuire a riorganizzare e potenziare il nostro Servizio sanitario, a beneficio della qualità delle prestazioni garantite ai cittadini e dell’accesso alle cure – afferma Roberto Sanfilippo, Direttore Generale del Cefpas -. Da oltre 25 anni, la Regione siciliana affida al Centro il prezioso compito della formazione di operatori socio-sanitari, infermieri, medici, personale amministrativo e manager – spiega -. Si tratta di una struttura d’eccellenza, l’unica in Sicilia, autorizzata a erogare il corso di specializzazione per i medici di famiglia e il corso che forma i direttori generali delle Aziende sanitarie. Da tempo l’offerta formativa del CEFPAS guarda alla sostenibilità e, quindi, ai cambiamenti climatici che ci hanno spinto ad adottare un approccio etico nella nostra progettazione, proiettata a generare adeguare conoscenze e competenze sul diritto sanitario e ambientale, in linea con il target della transizione ecologica previsto dal PNRR”.
Nel 2021 al Cefpas sono stati oltre 90 i corsi accreditati ECM, sia in presenza sia a distanza che medici, infermieri e in generale tutti i professionisti della sanità possono frequentare per ottenere i 150 crediti formativi necessari nel triennio. “Le nuove emergenze sanitarie legate alla pandemia hanno comportato un coinvolgimento del personale sanitario come mai era accaduto negli anni passati. In tal senso, anche la programmazione della formazione ha subìto dei cambiamenti nella definizione delle competenze professionali – dichiara Pier Sergio Caltabiano, Direttore della Formazione -. Nell’ottica di un approccio “One-Health”, gli obiettivi previsti dalla Missione 6 del PNRR richiedono nuovi setting assistenziali e una visione innovativa della digitalizzazione dei servizi per scopi clinici, gestionali e di programmazione. I professionisti sanitari – prosegue – hanno l’obbligo deontologico dell’aggiornamento professionale non soltanto per tenersi sempre al passo con i progressi della medicina e con le innovazioni tecnologiche, ma anche per garantire a tutti i cittadini cure di qualità e una sistematica assistenza. Il sistema di Educazione Continua in Medicina è, quindi, lo strumento chiave per garantire la formazione continua finalizzata a migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali e a supportare i comportamenti dei partecipanti alle attività formative, con l’obiettivo di assicurare efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all’assistenza prestata dal Servizio Sanitario Nazionale in favore dei cittadini”.