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8.606 nuovi contagiati Covid in Sicilia a fronte di 42.698 tamponi effettuati nelle ultime 24 ore; i casi totali salgono a 184.138. Il bollettino del Ministero della Sanità registra anche  72 vittime. I guariti sono 1.150. Sono 1.559 i ricoverati con sintomi, 170 in terapia intensiva. Tasso di positivita’ al 20,16%.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Catania 1.990; Palermo 1.688; Siracusa 996; Agrigento 961; Ragusa 852; Caltanissetta 735; Trapani 601; Messina 583; Enna 198.

234 casi in provincia di Agrigento nelle ultime 24 ore su 3.363 tamponi processati.  I morti sono 2, Camastra e Porto Empedocle. 4 i nuovi ricoverati; i guariti sono 286.

In ospedale ci sono 58 persone. In 32  si trovano al “Fratelli Parlapiano” di Ribera e 26  al San Giovanni di Dio di Agrigento. Un solo ricovero in una struttura lowcare fuori provincia. Sono 5 i pazienti in terapia intensiva ricoverati: 2 si trovano al presidio ospedaliero riberese  e 3 al San Giovanni di Dio.

Questi i dati Comune per Comune: Agrigento 1.876 ; Alessandria della Rocca 92; Aragona 212; Bivona 82; Burgio 39; Calamonaci 66; Caltabellotta 97; Camastra 92; Cammarata 239 ; Campobello di Licata 326; Canicattì 1.528; Casteltermini 277; Castrofilippo 147;  Cattolica Eraclea 68; Cianciana 145; Comitini 44; Favara 1.536; Grotte 222; Joppolo Giancaxio 61; Licata 1.030; Lucca Sicula 61; Menfi 261; Montallegro 43; Montevago 26; Naro 217; Palma di Montechiaro 1.189; Porto Empedocle 634; Racalmuto 229; Raffadali 432;  Ravanusa 256; Realmonte 186; Ribera 450; Sambuca di Sicilia 111; San Biagio Platani 38; San Giovanni Gemini 281; Sant’Angelo Muxaro 17; Santa Elisabetta 39; Santa Margherita Belice 203; Santo Stefano Quisquina 197; Sciacca 1.064; Siculiana 237.

Ci sono 26 migranti in quarantena sulle navi di accoglienza.

Ordunque. Un giorno si è in classe, un altro no, poi si, poi ni, poi il Tar, poi i genitori attraverso comitatini che sfidano sindaci e la salute dei propri figli.

Secondo l’ultimo circense bollettino della Regione non esistono rischi, nonostante i numeri sono ancora impressionanti. Ci si deve adeguare alle norme nazionali, ma attraverso una sfida: se si verificano focolai in classe poi si vedrà…

Insomma, non lascia intravedere nulla di buono quel… poi si vedrà ma intanto si deve andare avanti così.

Riteniamo che in questo momento regna di più la confusione che il rispetto della salute di tutti noi, dei nostri figli, del nostro futuro. Impressionante in valzer di ordinanze, bocciature e riordinanze che riguardano il mondo della scuola dove non manca di certo l’essere temerari nel prendere decisioni così strane.

La Regione fa un passo indietro e dice ai sindaci di stare zitti fin quando il proprio Comune non diventerà rosso.

Le paure, ovviamente aumentano ed oggi i primi cittadini non sono più in grado di garantire la salute pubblica alla propria popolazione. Si teme, tra l’altro, che il mancato avvio di campagne di screening possa nascondere numeri impressionanti e assai pericolosi.

Stamani ad Agrigento il sindaco Franco Miccichè ha dovuto riaprire le scuole dopo che un esposto firmato da una decina di genitori che formano un comitatino era stato inviato direttamente al Tar. Pochi. Bastano le dita di mezzo piede, da aggiungere alle dita delle due mani, per capire quanti sono.

Per l’esattezza tredici firmatari, debitamente da tenere nascosti (non si capisce il perchè); infatti, alla fine del provvedimento del Tar si legge testualmente: “In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati”.

Ma tant’è. Il Tar da ragione al comitatino, boccia Miccichè e la volontà di altre 25 mila genitori ed apre le scuole. Contenti loro, contenti loro.

A Favara il sindaco Antonio Palumbo s’è rotto le scatole. Tuona: “Non comunicheremo più i dati Covid, che a questo punto sono buoni solo per questioni statistiche ma non hanno alcuna utilità se in forza di essi non si possono disporre provvedimenti contenitivi efficaci”.

Giustissimo e sacrosanto! Palumbo, da padre prima e da sindaco dopo, mostra più di una semplice perplessità quando guarda i  numeri che colpiscono la sua comunità. Dice: “Come faccio a rimanere allegro e sereno se a Favara oggi si registrano 1500 casi? Ed io dovrei assumermi la responsabilità morale di questo andazzo? Non ci penso nemmeno. Loro si facciano le statistiche, io, con l’imposizione delle norme vigenti e non certo per volontà mia, rispetto le regole”.

Sarebbe straordinario se tutti gli altri sindaci della Sicilia prendessero esempio da Antonio Palumbo. Tenere al buio i propri cittadini e non comunicare agli stessi la situazione giornaliera dei contagi. Come va, va.

Del resto se il Tar da ragione a 13 firmatari da tenere in anonimato e manda in totale sconforto migliaia, migliaia e migliaia di genitori cosa importa?

Si salvi chi può!!!

Il 18 gennaio 1922 nasceva il signor Angelo Argento, oggi a distanza di 100 anni esatti la comunità joppolese si stringe attorno all’amato nonnino per festeggiare il traguardo raggiunto.

Un festeggiamento sobrio è stato il massimo che potevamo fare,  volevano fare una gran festa ma non è stato possibile a causa del Covid – afferma il Sindaco Giuseppe Portella. I festeggiamenti sono solo rinviati, per noi joppolesi il sig. Argento è il simbolo dell’entusiasmo e del buon umore, continua Portella.

Siamo onorati che nonno Angelo faccia parte del nostro paesello, Joppolo Giancaxio, senza di lui e le sue battute tutto sarebbe stato diverso.

Per ricordare questo giorno emblematico in un clima festoso ma sobrio, il primo cittadino, Giuseppe Portella, ha consegnato una targa al signor Argento.

Il primo cittadino, Giuseppe Portella, con l’eleganza che lo ha sempre contraddistinto, ha voluto esprimere la sua gratitudine allo “zio Angelo” per quello che ha regalato oggi e per quello che ha donato in questi primi 100 anni della tua vita al tuo amato paesello, Joppolo Giancaxio.

“Quanto accaduto oggi all’istituto scolastico Filippo Re Capriata di Licata è un gesto ignobile che va stigmatizzato”. La deputata del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino, evidenzia la gravità di quanto accaduto nella notte a Licata, dove ignoti hanno incendiato e vandalizzato una scuola, appiccando il fuoco in 4 diversi punti. Un’azione criminale volta contro la dirigente scolastica, oggetto di offese in alcune scritte sui muri: «Incendiare una scuola è un atto criminale, non un atto da sottovalutare, ma un disegno di violenza che ci fa comprendere di come bisogna ancora lavorare per evitare che eventi del genere accadano ancora e come manchi ancora la concezione di bene comune». La deputata, componente della commissione Cultura esprime solidarietà al dirigente scolastico oggetto delle ingiurie: «In un momento già difficile per la scuola, un gesto del genere rende ancora più complicato il lavoro del personale scolastico che ha tutta la mia solidarietà per quanto accaduto. Sono al fianco della dirigente Cinzia Montana per quanto accaduto e spero che vengano individuati i responsabili di questo gesto».

“Esprimo la ferma contrarietà dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana alla realizzazione di parchi eolici off-shore al largo delle coste siciliane, laddove con l’installazione di questi vi possa essere un rischio, anche potenziale, per il patrimonio culturale e paesaggistico marino”.

Lo ha detto questa mattina l’assessore Alberto Samonà (Lega), nel corso dell’audizione che si è svolta davanti alla V Commissione Cultura dell’Ars in merito all’ipotesi di centrali eoliche nel Canale di Sicilia.

L’assessore Samonà, in particolare, ha ricordato come nei giorni scorsi ha già firmato un atto di indirizzo che va proprio in questa direzione, anche alla luce del parere formulato nel 2021 dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che aveva evidenziato il potenziale impatto che tali opere possono ingenerare sull’ambiente marino in tutte le sue componenti (flora e fauna, ambiente e paesaggio), sia nella fase di realizzazione che nella successiva fase di esercizio.

Sotto il profilo strettamente storico-archeologico, inoltre, la realizzazione di impianti eolici off-shore – ha ricordato sempre l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – a causa della vicinanza ai Banchi del Canale di Sicilia (tra i quali si segnalano il Banco di Pantelleria, il Banco Avventura e il Banco Kerki) potrebbe costituire nel futuro un ostacolo a tutte le attività di ricerca e tutela del patrimonio culturale marino dei Banchi stessi, attualmente oggetto di intervento di espressa tutela da parte dell’UNESCO”.

L’assessore Alberto Samonà, nel corso dell’Audizione presieduta dall’On. Luca Sammartino, ha spiegato che l’atto di indirizzo che ha firmato non si fonda certo su una aprioristica e generica contrarietà alle energie rinnovabili, ma ha precisato che “quando si parla di parchi eolici off-shore non si può e non si deve prescindere dal rispetto del patrimonio culturale sommerso, del paesaggio e dei siti tutelati dall’UNESCO”. “Per non parlare – ha proseguito l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Samonà – degli effetti negativi che si potrebbero ripercuotere su settori fondamentali e strategici dell’economia siciliana, come la pesca e il turismo”.

Era diventata la trama di una storia pirandelliana, tutta piena di contraddizione, accadimenti che solo la Sicilia ne poteva essere la protagonista; Cittadini sequestrati da una disposizione di Stato: “NO GREEN PASS, NIENTE TRAGHETTO”, affermarono con verbo inciso quelli di Roma.

Da De Luca (sindaco dimissionario di Messina) a Musumeci (presidente della Regione) passando da Giorgianni (ex Magistrato) hanno storto il naso a questa “decisione”.

Cateno De Luca ha protestato per tre giorni, con uno sciopero della fame e occupando con una tenda il porto messinese; Angelo Giorgianni attraversa la manica con un imbarcazione e non appena approdato in terra sicula si dichiara autosequestrato; Nello Musumeci rintona a suon di scritto, piu’ deciso che mai, alla porta del presidente del Consiglio Draghi e  quello del ministro della Salute Roberto Speranza contro il provvedimento limitativo.

Decorso invano le 24 ore dall’ultimo appello, il presidente della Regione, Nello Musumeci, emana un ordinanza liberatoria: «al fine di garantire e salvaguardare la continuità territoriale, l’accesso e l’utilizzo dei mezzi marittimi di trasporto pubblico per l’attraversamento dello Stretto di Messina nonché per i collegamenti da e per le Isole minori siciliane»  è consentito soltanto a chi può esibire il referto negativo di un tampone antigenico o molecolare, diretti verso la Penisola, di attraversare lo Stretto di Messina con i traghetti. «Poniamo fine così – dichiara Musumeci – a un’assurda ingiustizia ai danni soprattutto dei passeggeri siciliani. Una norma discriminatoria del governo centrale al quale abbiamo fatto appello già da due settimane, affinchè si rimediasse. E’ assurdo che nella Penisola ogni cittadino privo di vaccino mossa spostarsi da una regione all’altra, mentre per passare dalla Sicilia alla Calabria si debba esibire il certificato verde. Sanno tutti che non sono mai stato generoso con i no vax, ma qui si mette in discussione persino l’appartenenza della Sicilia al resto d’Italia. Voglio sperare che anche il collega Occhiuto della Calabria – al quale ho preannunciato la mia iniziativa – intenda adottare lo stesso provvedimento. Roma deve smetterla di apparire arrogante o distratta verso i diritti dei siciliani».

La disposizione resta vigente fino alla cessazione dello stato di emergenza. La stessa facoltà è riconosciuta agli abitanti delle Isole minori siciliane. Il provvedimento adottato ha valenza dalle 14 di oggi (martedì 18 gennaio).

 “La legge 68/1999 prevede per gli enti pubblici una quota obbligatoria di assunzioni riservata alle persone con disabilità, ma qual è la situazione in Sicilia? Un primo passo, con l’istituzione di una piattaforma informatica, è stato fatto, ma è arrivato il momento di procedere alle verifiche, al monitoraggio e ai controlli, per assicurare il diritto al lavoro anche ai cittadini più svantaggiati”.

Lo chiede Roberta Schillaci, deputata regionale del Movimento 5 Stelle e componente della  commissione Cultura, formazione e lavoro all’Ars. Oggi, su richiesta della parlamentare 5 Stelle, è stato sentito in commissione il dirigente del dipartimento del Lavoro, Gaetano Sciacca. Presente anche Maurizio Benincasa, presidente First (Federazione italiana rete sostegno e tutela), associazione che difende i diritti dei disabili.

“Purtroppo, per diverso tempo – riferisce Schillaci – il dipartimento regionale del Lavoro non ha verificato l’applicazione della legge 68/99. Un primo passo è stato istituire la piattaforma Silav, un censimento online dal quale sappiamo che sono ben 6.024 i cittadini siciliani con disabilità, che hanno i requisiti previsti per l’assunzione. Non sappiamo però come si stiano comportando le amministrazioni della Regione e gli enti locali rispetto all’obbligo di assunzioni previsto dalla legge. Per questo è indispensabile procedere a una ricognizione per verificare come stiano le cose e assicurare ai soggetti più deboli il dovuto inserimento e l’integrazione nel mondo del lavoro. Abbiamo avuto oggi notizia di un’ulteriore piattaforma dell’Ispettorato del Lavoro, che sta per essere attivata e che servirà proprio per questo scopo. Chiediamo di avere al più presto i dati per capire se dipartimenti regionali, Comuni, Asp e altri enti stiano applicando puntualmente la legge e chiediamo inoltre, nei casi di inadempienza da parte delle amministrazioni, di applicare le sanzioni che la stessa legge prevede, e che andrebbero ad alimentare un fondo specifico destinato alle stesse assunzioni, come detto oggi dal presidente Benincasa. Ritengo che si debba prestare più attenzione in questo ambito così delicato. Lo dobbiamo ai nostri cittadini più fragili”.

Una ricognizione completa delle condizioni dei siti termali di Acireale e Sciacca, necessaria alla definizione del Piano industriale con cui la Regione presenterà agli interlocutori gli investimenti necessari per riportare gli stabilimenti allo stato in cui si trovavano prima della loro chiusura. È l’ultimo atto per formalizzare la ricerca del gestore delle due terme: un’analisi lucida e schietta illustrata dal docente dell’Università di Catania, Rosario Faraci, al tavolo tecnico riunito a Palazzo Orléans, organizzato dall’assessore Gaetano Armao e presieduto dal presidente della Regione, Nello Musumeci, presenti il capo di gabinetto dell’assessorato all’Economia, Mario Parlavecchio, Aurelio Scavone per il dipartimento regionale Finanze e Credito, la dirigente responsabile dell’Ufficio speciale per la chiusura delle liquidazioni, Rosanna Signorino, i liquidatori delle Terme di Sciacca e di Acireale, rispettivamente Carlo Turriciano e Francesco Petralia. «L’interesse del governo regionale per la valorizzazione dei complessi termali di Acireale e Sciacca – afferma il presidente Musumeci – è massimo. Questi siti rappresentano una grande potenzialità per l’economia turistica siciliana, che nel termalismo può trovare una fonte di attrazione e di sviluppo. Abbiamo dovuto superare ostacoli burocratici indicibili in questi quattro anni e sborsato decine di milioni di euro. Ora occupiamoci di mettere le carte in regola prima di cercare i gestori». Nello studio propedeutico al Piano industriale vanno tenuti in conto la valutazione degli immobili, le eventuali risorse disponibili per migliorare le condizioni delle strutture, ma anche la stima di fatturato quando sarà ripristinata la capacità produttiva e alberghiera, nonché il canone annuo per la Regione. La definizione del Piano consentirà di selezionare gli operatori economici che possano rilanciare questi complessi termali da troppo tempo inutilizzati. Nelle scorse settimane il governo Musumeci ha deliberato lo stanziamento di tre milioni di euro per alcuni essenziali interventi di manutenzione straordinaria negli immobili. «A fine mese – conclude il governatore dell’Isola – contiamo di avere il Piano industriale e potremo quindi confrontarci con Federterme per le prime valutazioni».

Brutta avventura per un uomo, 36enne, di nazionalità marocchina che è finito in ospedale per i traumi riportati dopo esser stato picchiato e derubato.

Il 36enne da anni vive a Ribera ed è stato raggiunto proprio nella sua dimora, una cantina, da un soggetto non ancora identificato. L’uomo che è stato preso alla sprovvista è stato minacciato di consegnare denaro che possedeva; Il marocchino provando a reagire è stato prima picchiato e poi derubato del solo cellulare.

Il rapinatore è riuscito a fuggire prima dell’arrivo dei militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno avviato le indagini per dare un volto al rapinatore.

Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 per prestare il primo soccorso alla vittima e trasportarlo alla struttura sanitaria riberese. Per fortuna l’uomo non è in pericolo di vita.