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“Nessun progetto ammesso a finanziamento, altro che cabina di regia per il piano nazionale di ripresa e resilienza la Sicilia andrebbe commissariata”. Così il presidente del gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle all’Ars Giovanni Di Caro sul Decreto di approvazione, emesso dal ministero delle politiche Agricole, Ambientali e Forestali degli elenchi dei progetti ammissibili ai fondi del PNRR.

“I progetti presentati dai consorzi di bonifica siciliani – aggiunge Di Caro – sono stati rilegati tutti nell’elenco di quelli ritenuti inammissibili, questo dimostra ancora una volta l’incapacità progettuale degli uffici regionali. Tutti i progetti proposti dai consorzi di bonifica sono stati bocciati e così come è avvenuto in materia di agricoltura, potrebbe ripetersi anche per altri interventi che, senza i fondi del PNRR non possono essere realizzati. Tutto questo – conclude il capogruppo del Movimento Cinque Stelle all’Ars Di Caro – Musumeci ne prenda atto e chieda sostegno al governo centrale facendosi commissariare”.

13 i nuovi casi di contagio da Covid-19 registrati in provincia di Agrigento nelle ultime 24 ore a fronte di 147 tamponi processati. Nessun decesso e nessun nuovo ricovero in ospedale. I guariti sono 21. Dall’inizio della pandemia sono 17.071 le persone contagiate in provincia.

15 le persone ricoverate in degenza ordinaria/subintensiva. Di queste, 13 si trovano al “San Giovanni di Dio” di Agrigento. In due sono ricoverati in ospedali fuori provincia. Due gli agrigentini che restano ricoverati in terapia intensiva al Covid hospital di Ribera.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento: 10 (-4), di cui un migrante ospite di una casa d’accoglienza; Aragona: 1 (dato stabile); Bivona: 7 (stabile); Cammarata: 1 (-1); Caltabellotta: 1 (+1); Campobello di Licata: 11 (-1); Canicattì: 69 (-1); Castrofilippo: 4 (stabile); Cattolica Eraclea: 3 (stabile); Favara: 15 (-1); Grotte: 5 (+1); Licata: 26 ( stabile); Menfi: 5 (stabile); Montallegro: 4 (stabile); Palma di Montechiaro: 39 (stabile); Porto Empedocle: 18 (-5); Racalmuto: 4 (stabile); Raffadali: 1 (stabile); Ravanusa: 9 (stabile); Realmonte: 2 (stabile); Ribera: 8 (stabile); San Biagio Platani: 1 (stabile); San Giovanni Gemini: 4 (stabile); Santo Stefano Quisquina: 1 (stabile); Sciacca: 13 (+5); Siculiana: 7 (stabile) di cui 4 sono migranti isolati a “Villa Sikania”.

Sono “Covid free” Alessandria della Rocca, Burgio, Camastra, Casteltermini, Comitini, Cianciana, Calamonaci, Lucca Sicula, Montevago, Joppolo Giancaxio, Naro, Sambuca di Sicilia, Santa Elisabetta, Santa Margherita di Belìce, Sant’Angelo Muxaro e Villafranca Sicula. Sono 13 (dato stabile) i migranti attualmente in quarantena sulle navi di accoglienza in rada dell’Agrigentino.

402 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 11.385 tamponi processati. L’incidenza sale al 3,5% ieri era 2,6. L’isola torna al primo posto nei nuovi contagi giornalieri. Gli attuali positivi sono 13.839, i guariti sono 419 mentre si registrano altre 7 vittime che portano il totale dei decessi a 6.846. Sul fronte ospedaliero sono adesso 474 i ricoverati mentre in terapia intensiva sono 50.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 39 casi, Catania 168, Messina 31, Siracusa 84, Ragusa 16, Trapani 29, Caltanissetta 21, Agrigento 6, Enna 8.

Tredici tunisini, fra cui due donne e tre minori, sono sbarcati stanotte nel molo Favarolo, a Lampedusa. Ad intercettare il barchino, a circa 20 miglia dalla costa, è stata la Guardia costiera. Sull’imbarcazione c’era anche una pecora. E’ già stato avvertito il servizio veterinario dell’Asp di Palermo.
La “carretta” è stata lasciata alla deriva e i 13 dopo lo sbarco sono stati portati nell’hotspot dove, al momento, ci sono 180 ospiti. Ieri, la polizia era riuscita – su disposizione della Prefettura di Agrigento – a trasferire 634 migranti. Gli ultimi 69, in serata, erano stati imbarcati sul traghetto di linea Novelli che è giunto all’alba a Porto Empedocle.

(ANSA).

A Villaseta, la notte tra sabato e domenica in via Fosse Ardeatine, un chioso adibito per la rivendita di ortofrutta è andato a fuoco.

Alcuni passanti che hanno visto l’incendio hanno subito allertato i Vigili del Fuoco che immediatamente si sono recati sul posto riuscendo a spegnere le fiamme. I danni riguardano una buona parte della struttura che è di proprietà di un 37enne del luogo.

Sul posto sono giunti anche i carabinieri del Nucleo Radiomobile che hanno avviato le indagini. I militari non escludono nessuna pista, compresa anche quella dolosa.

 

 

 

 Ieri pomeriggio un Carabiniere del Comando Provinciale di Agrigento, libero dal servizio, mentre svolgeva attività sportiva sulla spiaggia della Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, nei territori di Montallegro e Siculiana, non ha esitato a tuffarsi tra le onde del mare agitato per salvare un esemplare di tartaruga Caretta Caretta, specie protetta, di circa 30 kg e dell’età stimata di 40 anni.

Il militare dell’Arma si è immerso in acqua quando ha notato l’animale in difficoltà natatorie che si dimenava intrappolato tra la plastica. Successivamente è intervenuta una coppia di turisti stranieri che, avendo notata la scena, ha prestato il proprio ausilio nel tirare fuori dall’acqua la tartaruga. L’animale si presentava gravemente ferito in quanto aveva un amo conficcato in bocca e la pinna anteriore sinistra semitranciata da una lenza da pesca che l’avvolgeva. La lenza era impigliata in un enorme big bag del tipo industriale, piena di acqua e sabbia che continuava a trascinare a fondo l’esemplare.

Dopo essere stata liberata dai pesanti e possenti legacci la tartaruga è stata trasportata sulla spiaggia ove ha ricevuto i primi soccorsi grazie ai suggerimenti da parte del dr. Claudio Lombardo di Mareamico che è stato contattato dal Carabiniere. Sul posto è intervenuta anche una pattuglia della Stazione dei Carabinieri di Montallegro che ha collaborato nelle operazioni di salvataggio e successivamente personale del WWF gestore della Riserva che ha preso in consegna l’animale per consegnarlo al Centro Recupero Tartarughe. Il rettile è stato sottoposto ad un primo intervento chirurgico e trasportato a Lampedusa, dalla dr.ssa Daniela Freggi per un successivo intervento che avverrà nei prossimi giorni

Impossibile rimanere zitti dopo che ieri Giorgio Bongiorno di Italia Viva aveva scritto un comunicato attraverso il quale dichiarava che a Favara i favaresi avevano scelto già il sindaco del futuro.

Il coordinamento regionale e provinciale di Italia Viva ha diramato un comunicato ufficiale sulle esternazioni di Bongiorno. Ecco il testo integrale: “Italia Viva smentisce categoricamente le recenti esternazioni proferite, a titolo personale, da un nostro esponente agrigentino e relative in relazioni alle amministrative che si terranno nei Comuni di Porto Empedocle e Favara.

La comunità di Italia Viva non può più tollerare che i deliri narcisistici di un singolo iscritto continuino a minare la credibilità del partito generando ulteriore imbarazzo e confusione tra i nostri elettori”.

Il comunicato è a firma di Peppe Lucchese, coordinatore organizzativo Italia Viva Sicilia e dai coordinati provinciali di Agrigento Cristina Scaccia e Michele Termini.

 

Franco e Totò Li Causi sono stati due grandi musicisti siciliani e internazionali che hanno reso Agrigento come Vienna città della musica. I due fratelli  costruivano i loro strumenti con le loro mani, sono riusciti a portare la Sicilia fuori dalla Sicilia e in ogni parte del mondo. Hanno composto più di duemila brani ed hanno registrato per la Cetra. La radio e le tournèe li ha resi famosi. Sono conosciuti per la canzone Vitti’Na Crozza , colonna sonora del film di Pietro Germi Il Cammino della Speranza,  girato a Favara nel 1951 tratto dal libro di Nino De Maria Cuore negli abissi. Il libro di Giuseppe Maurizio Piscopo e Antonio Zarcone pubblicato dalla casa editrice Lillit Books di Montescaglioso (Matera)  racconta l’appassionante storia dei due musicisti di Porto Empedocle e contiene un raffinatissimo cd con le musiche dei fratelli Li Causi  rieseguite dal Maestro Tom Sinatra, erede spirituale dei due grandi musicisti e accompagnate da Olga Bergeza alla fisarmonica, Giuseppe Porretta al violino, Mauro Cottone al violoncello e si conclude con una particolare interpretazione di Vitti ‘Na Crozza cantata da Antonio Zarcone con gli arrangiamenti di Tom Sinatra. Nel libro è presente una galleria di foto storiche fornite dai figli Davide e Franco Li Causi curate dal fotografo Angelo Pitrone. La prefazione è di Marco Betta Compositore e direttore artistico del teatro Massimo di Palermo, mentre la postfazione è di Carlo Aonzo Musicista e Concertista internazionale.

Una dichiarazione di Antonio Zarcone:-

“ Erano anni che sognavo di far rivivere la musica dei fratelli Li Causi che hanno lasciato un grande patrimonio culturale all’umanità e la loro storia non poteva rimanere dannatamente in oblio, sarebbe stata una grande ingiustizia  per tutti i siciliani e non solo!”…

Ecco una dichiarazione di Tom Sinatra:-

“ Franco e Totò Li Causi sono stati due Grandi Musicisti della platea internazionale che hanno esportato la tradizione siciliana in giro per il mondo. Specialmente nel dopoguerra hanno portato in Italia la modernità che qui era inesistente o quasi. Solo chi riusciva a sbirciare su Radio Londra conosceva l’esistenza di certa musica… Con questo lavoro vogliamo promuovere la Cultura e mettere i Fratelli Li Causi al loro giusto posto insieme alla loro Grande Musica. I fratelli Li Causi sono i mentori della mia musica e del mio percorso artistico”.

Maurizio Piscopo

Negli anni settanta con Antonio Zarcone  lavoravamo a Milano. Qui abbiamo incontrato Virgilio Savona del quartetto Cetra, Michele Straniero e Dario Fo. Da questi grandi Maestri abbiamo imparato cosa vuol dire fare ricerca. Gli anni ci hanno fatto maturare e riscoprire sempre di più le nostre radici che non vanno cancellate ma restituite alle nuove generazioni per crescere e migliorare la nostra società”. Questo libro colma un vuoto che è durato moltissimi anni, -affermano-Piscopo- Zarcone e Sinatra chiedono ai sindaci della provincia di Agrigento di dedicare una via ai due fratelli che hanno fatto conoscere la Sicilia nel mondo con le loro musiche e le loro canzoni che hanno fatto sognare molte generazioni di siciliani.

Con una busta contenente un “preavviso di sfratto” per il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Miccichè, Cateno De Luca ha oggi avviato il percorso che lo porterà ad essere  il prossimo “Sindaco di Sicilia”, e accendendo simbolicamente una lanterna ha detto di “voler cercare uomini e donne che vogliono fare una scommessa per la Sicilia in questa marcia di liberazione della nostra regione.”
Nel corso dell’assemblea, che ha visto riuniti a Taormina numerosissimi amministratori locali provenienti da tutta la Sicilia, sono state affrontate tematiche importanti che avevano lo scopo di accendere i riflettori sulle mancanze e sui fallimenti dell’attuale Governo Regionale.
“Sicilia Vera, ha affermato Cateno De Luca, vuole essere un’alternativa a questo fallimento. Oggi la nostra azione è diretta a costringere la politica e il sistema politico di cui Musumeci è simbolo ad assumersi le proprie responsabilità e le proprie colpe. Sicilia Vera è oggi modello di buon Governo. Lo dimostrano i fatti, lo dimostra la nostra storia. La nostra azione amministrativa, ha proseguito De Luca, scolpita nei rendiconti  annuali, è contrassegnata  dalla “politica del fare”, in netta discontinuità rispetto al volgare uso ed abuso che in questi anni la classe politica ha fatto delle istituzioni: gli straordinari risultati conseguiti nei palazzi municipali che stiamo governando confermano che noi  amministriamo le nostre comunità e non ci siamo limitati e non ci limitiamo ad esercitare il mero ruolo politico finalizzato all’effimera ricerca del consenso con i tanti si, pur se dannosi, ed i pochi no, per non scontentare nessuno.”
Le critiche di De Luca all’operato del Governo Regionale guidato dal presidente Nello Musumeci sono nel merito.
Il primo aspetto finito sotto la lente d’ingrandimento di Cateno De Luca riguarda la mancata approvazione dei bilanci della Regione entro i termini di legge. Mancanza che crea una situazione di crisi di liquidità che non consente ai comuni e alle imprese che hanno ricevuto finanziamenti o che devono ricevere trasferimenti di far fronte alle proprie attività.
“La Regione Siciliana, ha affermato De Luca, sta facendo fallire i Comuni e le imprese non per i debiti per colpa delle imprese ma per l’eccessivo credito non riscosso nei confronti della Regione Siciliana.”
De Luca ha fatto alcuni esempi concreti di quella che ha giudicato “la sciagura del Governo Musumeci”.
“Per i rifiuti – ha ricordato il sindaco di Messina – quando Musumeci si è insediato aveva una disponibilità di oltre 5 milioni di mc di spazio in tutte le discariche, oggi siamo scesi a un milione e mezzo. Questo significa che siamo al collasso, che si prospetta solo un anno di autonomia. Eppure, Musumeci quando si è insediato da commissario aveva a disposizione 68 milioni di euro per l’emergenza rifiuti. Con i poteri speciali attribuitigli in 18 mesi, tanto era il tempo che gli era stato concesso, aveva la possibilità di attuare sette interventi scelti da lui e non ne ha fatto neanche uno. Tutto questo mi porta ad un’unica conclusione: è connivente. Mi dimostrasse lui l’opposto. E intanto la città di Messina, dal 8% è passata al 60% di differenziata, nonostante la Regione.”
Ancora peggio per De Luca è andata con le risorse e le infrastrutture idriche. “Musumeci, ha affermato De Luca, ha avuto a disposizione oltre un miliardo e mezzo di euro da destinare alla messa in sicurezza degli impianti, reti idriche ed impianti di depurazione che non ha speso. Ma, ha proseguito De Luca, vogliamo parlare anche delle risorse energetiche. Anche in questo caso dobbiamo registrare circa 80 milioni di euro di PO FESR 2014 – 2020 non spesi. Però nel frattempo ci informano che il piano energetico regionale è quasi pronto. Peccato che lo aspettiamo dal 2018, chiosa De Luca, e ad oggi ad essere pronte sono solo le linee guida. Dopo che sarà fatto il piano ci vorranno almeno tre anni per la VAS e intanto si consuma il saccheggio delle nostre zone agricole con i grandi sistemi non siciliani che realizzano impianti fotovoltaici sulle nostre terre. E questo Governo cosa ha fatto? Affari.”
Infine, al Presidente dell’ARS Gianfranco Micciché che nel corso della mattina ha ironizzato sulla probabilità che il percorso solitario di Sicilia Vera possa portarli “a sbattere” De Luca risponde senza mezzi termini:
“Se qualcuno pensa che questa battaglia per la Sicilia non valga la pena di essere combattuta si sbaglia – ha detto De Luca – soprattutto perché è necessario fermare questa lenta agonia. Una battaglia che parte proprio dall’impegno degli amministratori locali e dalla loro caparbietà, dal loro impegno quotidiano e dalla loro conoscenza del territorio.  Ecco allora perché, ha concluso De Luca, io non intendo essere né il Presidente né il Governatore della Sicilia, ma voglio essere il Sindaco di Sicilia.”
Da Taormina è ufficialmente partita l’operazione: “Liberazione della Sicilia.” Il movimento di Sicilia Vera ha messo in moto la macchina organizzativa che già dalle prossime settimane porterà alla costituzione dei “gruppi di liberazione”.