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Dall’assessorato regionale all’Economia trapelano commenti attenuanti a fronte della bocciatura da parte della Corte dei Conti del rendiconto del bilancio del 2019: nessun effetto devastante. E gli esperti contabili spiegano: “Per ciascuno delle decisioni assunte c’è già un pacchetto di contromisure per evitare proprio effetti a cascata. Sarà necessario solo un passaggio di governo e, forse, in Parlamento per scegliere quale delle possibili strade seguire. Per la rivalutazione del ‘fondo crediti di dubbia esigibilità, che per la Corte romana passa da 34 milioni e 992 mila euro a 43 milioni e 503 mila euro, ci sono due possibili soluzioni: una correzione alla legge regionale approvata la scorsa settimana oppure il ricorso alla Corte costituzionale. Per quanto riguarda la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte dei Conti, la norma sulla quale viene sollevato il conflitto è figlia del governo Crocetta – Baccei. Si tratta di una legge mai impugnata dal Consiglio dei Ministri e come tale in vigore. La legge si applica e dunque nessuna delle poste effettuate dal 2016 ad oggi possono essere considerate illegittime.

Numerosi dissidi familiari, nel corso del tempo, hanno fatto si che l’ennesima discussione tra padre e figlia sia sfociata in una lotta fisica tra i due durante la quale la figlia 42enne, nubile e casalinga, ha colpito il proprio genitore alle spalle con una pala.

Non sono stati colpi leggeri, tanto che il padre è dovuto ricorrere alla cure dell’ospedale San Giovanni di Dio dove gli sono state diagnosticate lesioni guaribili in una trentina di giorni.

Il fatto è avvenuto a Sant’Angelo Muxaro dove sono intervenuti i carabinieri della locale stazione, coordinati dal comando compagnia di Canicattì. I militari, dopo gli accertamenti e il ritrovamento della pala, hanno deferito in stato di libertà alla Procura di Agrigento la donna 42enne che adesso dovrà rispondere dell’ipotesi di reato di lesioni personali.

 

Mancano poche ore alle elezioni del 10-11 ottobre per la scelta del nuovo sindaco di Favara. In una piazza gremita di gente, in piazza Olimpia a fianco del candidato sindaco Toto Montaperto tutta la coalizione, formata da Diventerà Bellissima, Fratelli D’Italia, UDC, Facciamo Squadra, Vivi Favara, FabArianuova, Montaperto per Favara, a completo con la grande partecipazione del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

“Bisogna avere il coraggio di decidere, esercitare il diritto di votare diventa un dovere, dice il presidente Musumeci. Ci vogliono cinque secondi per votare, ma quei cinque secondi consumati male li pagherete per cinque anni. Serve il senso della responsabilità, è il momento di riprendere in mano il nostro futuro, e farne un capolavoro,  il futuro di questa città è nelle mani di tutti voi. Siete voi giovani che vi dovete riappropriare della vostra città. Sono qui accanto a Toto Montaperto un galantuomo, un medico, una persona perbene che conosce i problemi della città , un uomo che ha compiuto un atto d’amore per la sua citta, un uomo che ha bisogno di voi tutti per poter amministrare e rispondere alle esigenze di questa città.”

Soddisfatto il candidato Toto Montaperto che con toni pacati ha parlato alla gente, nella sua normalità. “Ho bisogno di voi, di tutta la comunità, per poter risolvere i problemi di Favara. Alle mie spalle una squadra assessoriale fatta di giovani, capaci e competenti, e poi i miei amici Giusy, Lillo, Roberto, Decio, loro saranno al nostro fianco e ci aiuteranno in questo percorso”.

Sono intervenuti durante il comizio elettorale l’onorevole Giusy Savarino di Diventerà Bellissima, la deputata nazionale di FdI Carolina Varchi affiancata dal commissario pronvinciale FdI Calogero Pisano, l’onorevole Decio Terrana Udc e l’onorevole Roberto Di Mauro vicepresidente vicario all’Ars.

“Servono più posti nelle scuole, salari più alti e una revisione dei profili professionali per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ata)”. Sono queste le principali richieste fatte dal segretario regionale della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, nel corso del seminario “Il lavoro ata al tempo della pandemia. Criticità e prospettive alla luce del rinnovo del contratto collettivo nazionale”, che si è tenuto oggi a Enna presso il Federico II Palce Hotel.
“È fondamentale – aggiunge – ripristinare nelle scuole italiane quei 45.000 posti tagliati in virtù di una operazione politico-economica voluta dall’allora ministra Gemini; eliminare il precariato e dare vita all’organico funzionale che garantisce stabilità ai lavoratori e qualità professionale nelle scuole; restituire dignità a questa categoria di lavoratori a partire dal salario indecente e una revisione dei profili professionali che risalgono a circa 20 anni fa rispetto a una scuola che è completamente diversa da quella di oggi; garantire un percorso di formazione a tutto il personale; ridurre il carico di lavoro e definire in modo chiaro le incombenze del personale di segreteria al quale viene chiesto di svolgere attività che in passato erano a carico dei provveditorati, dell’Inps e degli altri enti della pubblica amministrazione”.
“Rispetto al tema dell’assistenza igienico sanitaria agli alunni con disabilità – conclude Rizza – riteniamo che sia giunto il momento di distinguere l’assistenza igienico sanitaria di base rispetto a quella specialistica, che è a carico della Regione Siciliana e degli Enti locali. Assistenza che può e deve essere svolta necessariamente da personale specializzato Osa e Oss, con un percorso di formazione effettivamente valido per garantire agli alunni con disabilità, che in Sicilia sono quasi 30.000, quel diritto allo studio già pesantemente negato durante la fase legata alla pandemia”.

Ieri i Carabinieri della Stazione di Villaggio Mosè hanno eseguito un Ordinanza di Aggravamento della misura cautelare emessa dalla Corte di Appello di Palermo, nei confronti di un soggetto, di 30 anni, con precedenti di polizia, residente in Località Villaggio Mosè. L’uomo è stato rintracciato nel Comune di Licata ove è stato arrestato e accompagnato presso una comunità della cittadina dove rimarrà a disposizione della competente A.G. in regime di arresti domiciliari. L’aggravamento della misura scaturisce da reiterate violazioni del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex convivente e dall’inottemperanza delle prescrizioni imposte dalla Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale che proibivano all’uomo di allontanarsi dal Comune di Agrigento.

Stop alla parifica del Bilancio 2019 della Regione siciliana. In Cassazione a Roma la Corte dei Conti ha riformato la sentenza con la quale le Sezioni riunite per la Sicilia hanno parificato, con prescrizioni, il rendiconto generale del 2019. E ha disposto nuove correzioni ricalcolando il “fondo crediti di dubbia esigibilità” e valutandolo più consistente di quanto accertato a Palermo. Più nel dettaglio, è stata aumentata la consistenza del fondo crediti di dubbia esigibilità da 34 milioni e 992 mila euro a 43 milioni e 503 mila euro, determinando nei conti un ulteriore buco da coprire pari a poco più di 8 milioni e mezzo. Inoltre, con separata ordinanza, la Corte dei Conti ha sollevato innanzi alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’articolo 6 della legge regionale numero 3 del 17 marzo 2016 che ha autorizzato l’uso dei soldi del fondo sanitario per pagare le rate di un prestito legato al piano di rientro della Regione. Se tale norma dovesse essere annullata ne deriverebbe un effetto domino su cinque anni di bilanci regionali.

Sentenza di primo grado più di sette anni dopo l’incidente ferroviario che uccise tre operai agrigentini a Butera: due condanne per omicidio colposo plurimo.

Il 17 luglio del 2014, un giovedì, fu il giorno, alle ore 17:50, di uno sciagurato incidente in provincia di Caltanissetta, in territorio di Butera, nei pressi della zona industriale, tra le stazioni ferroviarie di Butera e Falconara, lungo il tratto della linea ferrata tra Caltanissetta e Gela, da tempo poco utilizzata. Il treno regionale 12852 Gela – Licata – Caltanissetta travolse e uccise tre operai agrigentini di Rete ferrovie Italia. Le vittime: Vincenzo Riccobono, 54 anni, di Agrigento, Antonio La Porta, 55 anni, di Porto Empedocle, e Luigi Gazziano, 57 anni, di Aragona. Vigili del fuoco, Polizia Ferroviaria e Carabinieri intervennero sul posto insieme al personale medico e a un elisoccorso decollato, subito ma inutilmente, dall’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Gli operai sono stati impegnati a lavorare sui binari nella misurazione dello scartamento, che è la distanza tra le due rotaie. E il macchinista del treno, una sola carrozza automotrice con due passeggeri a bordo, non ne sarebbe stato informato. E non vi sarebbero stati strumenti per segnalare la presenza degli operai. Dunque, il treno ha proseguito la sua corsa, investendo i tre mortalmente, appena fuori da una curva. Loro tre, forse perché colti di sorpresa tanto che non avrebbero sollevato nemmeno la testa, non si sono accorti del treno, che ha viaggiato a velocità ridotta, a 80 chilometri all’ora. E alla conducente del treno, una donna, lo spazio frenante non è stato sufficiente, tanto che il treno si è fermato 200 metri dopo l’impatto.

Lei, la macchinista, mai indagata, si è difesa così: “Ho suonato, e ho schiacciato il freno al massimo, ma avrei dovuto avere almeno 100 metri a disposizione per bloccare il treno”. Ebbene, adesso il giudice monocratico del Tribunale di Gela, Miriam D’Amore, ha condannato due funzionari di Rete Ferrovie Italia, e ne ha assolti altri sette.

Sono stati inflitti 2 anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo plurimo, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario, al dirigente centrale operativo della Sala di coordinamento centro controllo della circolazione di Palermo, Pietro Muscolino, e al responsabile della linea operativa della tratta Canicattì-Gela, Rosario Cilluffo. I due imputati avrebbero dovuto valutare il rischio gravante sugli operai a lavoro e interrompere la circolazione ferroviaria. Sarebbe stato violato l’obbligo che impone la sospensione del traffico sulle linee ferroviarie dove si inviano squadre di operai. Sono stati invece assolti l’ex amministratore delegato di Rete Ferrovie Italia, Michele Mario Elia, il responsabile della direzione territoriale di Palermo, Andrea Cucinotta, il dirigente dell’Unità territoriale di Caltanissetta, Concettina Vitellaro, il capo impianto del Reparto lavori, Pietro Messina, il capo reparto pianificazione Unità territoriale di Palermo, Carmelo La Paglia, e Giovanni Costa, responsabile della direzione tecnica.

Assolta anche Rete Ferrovie Italia a fronte della contestazione di un illecito amministrativo. A conclusione della requisitoria, il pubblico ministero ha invocato pene comprese tra 6 e 8 anni di reclusione. Nel collegio difensivo hanno lavorato gli avvocati Francesco Bertorotta, Fabrizio Biondo, Vincenzo Lo Re, Francesco Crescimanno e Salvatore Buggea.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)