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In occasione della giornata festiva di ieri, martedì 2 giugno, anniversario della Repubblica, le spiagge di San Leone sono state molto affollate dai bagnanti. Seppur mantenendo le distanze tra ombrellone e ombrellone, anche senza alcun tipo di delimitazione fisica, si sono registrati degli assembramenti, spesso senza uso di mascherina, tra bagnanti intenti a conversare in riva al mare o ad organizzare partite di calcio. I controlli per impedire il formarsi di capannelli di persone, nel rispetto delle norme anti-covid, sarebbero stati carenti. La stagione balneare è ufficialmente iniziata, con il prossimo fine settimana che si profila da “bollino rosso”, non solo a San Leone, ma lungo tutta la costa della provincia agrigentina, soprattutto se le condizioni meteo saranno buone come adesso.

La riapertura alla circolazione fra le regioni ha provocato al mattino la formazione di lunghissime file di auto a Messina in prossimità del porto, per imbarcarsi verso il continente. Code davanti agli imbarcaderi della compagnia Caronte & Tourist si sono registrate già in coincidenza con la prima corsa delle ore 4.40 e lo stesso è avvenuto per la corsa successiva delle 7.20. L’aumentato flusso di passeggeri sullo Stretto, anche in arrivo dalla Calabria, è legato alla nuova ordinanza della Regione, che ha anticipato ad oggi mercoledì 3 giugno l’allineamento con le disposizioni del Decreto governativo, abolendo l’autocertificazione e l’obbligo di quarantena per chi raggiunge la Sicilia da altre regioni.

La Dia, la Direzione investigativa antimafia, ha eseguito un decreto di sequestro beni per un valore di circa 300mila euro a carico di un imprenditore di Castelvetrano, Carlo Cattaneo, 35 anni, operante nel settore dei giochi e delle scommesse, ritenuto contiguo al boss latitante Matteo Messina Denaro. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, su proposta della Dia e della Procura di Palermo. Ed è il frutto delle indagini nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Anno Zero”, che ha già provocato arresti e sequestri nei confronti di numerosi affiliati a famiglie mafiose del mandamento di Castelvetrano, fra i quali lo stesso Carlo Cattaneo e Rosario Allegra, morto un anno addietro, cognato di Matteo Messina Denaro per averne sposato la sorella Giovanna. Le indagini, suffragate dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, avrebbero confermato l’espansione, nella Sicilia occidentale, delle agenzie di scommesse affiliate a siti di gioco on line sponsorizzati da Cattaneo, favorita proprio alla vicinanza con il boss latitante.

Il boss ergastolano Pietro Puglisi, genero dello storico capomafia deceduto, Giuseppe Pulvirenti, conosciuto come ‘U Malpassotu’, prima di essere posto al 41 bis, avrebbe impartito ordini dal carcere per gestione del clan a Belpasso, una volta Malupasso, così come è stata denominata un’operazione condotta oggi dai Carabinieri, e che si è estesa anche ad altri Comuni etnei. I militari del Comando provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale etnea, hanno eseguito su tutto il territorio nazionale un’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di 20 persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’organizzazione colpita dall’operazione è legata a Cosa Nostra catanese rappresentata dalla cosca Santapaola-Ercolano e sarebbe stata diretta dalla ‘famiglia’ di Pietro Puglisi.

“La morte in fondo è una tragedia solo per chi muore”. Così Roberto Gervaso esprimeva il suo amore per la vita che riusciva a distillare e a restituirci in pillole nei suoi celebri aforismi. “Oggi abbiamo perso un amico, un uomo di cultura e di penna di grande raffinatezza e ironia. Roberto amava profondamente la Sicilia e la sua storia. Aveva portato nella sua casa nel centro di Palermo – dove viveva con la moglie Vittoria – la preziosa biblioteca che voleva regalare alla Sicilia. Quel sorriso che planava sulla vita resterà nel cuore di quanti lo hanno conosciuto e hanno potuto apprezzare il suo tratto umano, l’entusiasmo, la voglia di partecipare al riscatto della nostra Isola. Lo avevo incontrato alcuni mesi fa e avevamo parlato a lungo di progetti di rinascita, di bellezza, di arte, di storia. Il suo entusiasmo resterà per me un prezioso tesoro da custodire. Alla moglie Vittoria e alla figlia Veronica un forte abbraccio. Ciao Roberto, mancherai alla cultura italiana”. 

Sono le parole di Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, alla notizia della morte di Roberto Gervaso. 

Molto spesso ci aggrappiamo a delle cose futili, non sapendo che la vita può finire in un attimo…

Un giorno quando tutto sembrava essere tranquillo, mi sono sentito male e da quel giorno  ho scoperto di avere una brutta malattia, che mi ha portato a peggiorare giorno dopo giorno fino a non dare più segni di vita tranne il mio cuore che non ha mai smesso di battere. La mia situazione era davvero critica, infatti nessun neurochirurgo (Roma, Milano, Svizzera, Inghilterra, Bologna ecc…) volle intervenire, perchè tanto per loro ero già morto.

Il dolore, nonostante fosse lacerante  e la speranza nulla, la mia famiglia non si e mai arresa. Ricerche su ricerche, finalmente sono arrivati al Prof. Alfredo Conti di Messina. Quando si dice ” LA SPERANZA E’ L’ ULTIMA A MORIRE “.

Mia cognata l’ha subito contattato spiegandogli la situazione; non esitò nemmeno per un attimo di aiutarmi pur consapevole della possibilità di insuccesso. In un momento cosi drammatico, l’arrivo del Prof. Conti è stato per me” UN ANGELO ” mandato dal Signore.

Un medico, un professionista eccellente, una persona molto umana disposta a lottare insieme a me e a volte andando anche contro i suoi colleghi, disposto a dare spiegazioni e conforto ai miei familiari. Ho effettuato la biopsia al Policlinico di Messina; e da lì la svolta della mia vita. E’ stato grazie a lui, prof. Alfredo Conti Neurochirurgo, che in pratica mi ha salvato la vita grazie anche alla sua insistenza.

Successivamente lo stesso prof. Conti mi ha indicato il dott. Francesco Verderame per i futuri controlli della mia salute. Mi ha parlato di una nuova cura, l’adroterapia e l’unico centro in Italia dove si possa effettuare è a Pavia.

Non smetterò mai di ringraziarli. Ringrazio anche, la mia famiglia, mia cognata, i miei amici e non ultima la mia ragazza che non mi ha mai lasciato da solo.

UNA COSA VOGLIO DIRE: LA VITA E’ QUESTA; BISOGNA AVERE FEDE PERCHE’ NIENTE E’ FACILE E NULLA E’ IMPOSSIBILE!

Firmato CANNATA GIUSEPPE FRANCESCO

 

 

 

 

 

 

 

 

I rapporti sociali di Giovanni Falcone, il giorno della strage, i due telecomandi usati per l’attentato di Capaci, e l’obiettivo della strage: il racconto dell’avvocato Gioacchino Genchi.

Gioacchino Genchi

Gioacchino Genchi, l’avvocato Genchi, è nato a Castelbuono in provincia di Palermo il 22 agosto del 1960. E’ un informatico, avvocato, poliziotto e funzionario. Ha collaborato con Giovanni Falcone, ha conosciuto la moglie Francesca Morvillo, e si è occupato delle indagini sulla strage di Capaci, soffermandosi, in particolare, sui mandanti occulti. E a cavallo del 28esimo anniversario del cosiddetto “attentatuni”, come lo hanno definito i corleonesi di Riina, in riferimento ai rapporti sociali di Giovanni Falcone ha raccontato: “Falcone aveva il ‘turbo’ e sapeva essere oculato e attento nelle scelte, anche perché quando tornava a casa sapeva che si confrontava con una donna intelligente che era anche un magistrato. Con la massima franchezza, io penso che gli unici due veri amici magistrati di Giovanni Falcone siano stati Francesca Morvillo e Paolo Borsellino; perché per il resto, nella sua categoria, al di là delle foto che vediamo in tanti studi di magistrati, posso garantire che quando Falcone era in vita non c’era assolutamente questo grande amore e considerazione per quell’uomo che era detestato, odiato e invidiato da tutti”. Poi, ricordando il 23 maggio del 1992, Genchi ha ancora raccontato a “Ilsicilia.it”: “Purtroppo dopo 28 anni quelle immagini sono rimaste scolpite nella mia mente. Le stragi hanno cambiato la mia vita e hanno determinato anche il mio destino personale e professionale. Io quel 23 maggio 1992 ero nella mia casa in campagna. Appena seppi la notizia, tentai di accorrere nel luogo, ma non arrivai a Capaci. Mi spostai all’ospedale Civico: Giovanni Falcone era già morto, Francesca Morvillo era ancora in vita. Tentarono l’amputazione della gamba, che era ormai compromessa. Un intervento quasi impossibile. Poco dopo morì”.

Poi, sulla presunta presenza di due telecomandi dell’esplosivo a Capaci, e non solo di quello nelle mani di Giovanni Brusca, l’avvocato Gioacchino Genchi ha confermato così: “Io l’ho sempre sostenuto dal primo momento. Le mie indagini portavano in questa direzione… poi mi hanno bloccato. Il vertice di Cosa Nostra, i corleonesi, non avevano la capacità organizzativa, militare, strategica, di intelligence, per organizzare un attentato come la strage di Capaci. L’elemento principale non era l’esplosivo utilizzato, ma le informazioni su quando e come Falcone sarebbe arrivato da Roma a Palermo. Falcone viaggiava in un aereo dei Servizi segreti col piano di volo coperto da Segreto di Stato. Non doveva e non poteva saperlo nessuno. Chi lo ha saputo, l’ha saputo dagli apparati dello Stato. Infatti le telefonate che io ho trovato partivano da Roma. L’obiettivo era impedire l’elezione di Andreotti a Presidente della Repubblica. La politica estera di Andreotti in quel momento era ostile agli Stati Uniti d’America. Quindi la strage è stata congegnata in quel modo, in quel luogo e in quella data, solo con quello scopo. Come si entra a gamba tesa? Con una strage che ha avuto un effetto deflagrante: la fine della Prima Repubblica, della Democrazia Cristiana, dei partiti tradizionali e l’avvento di un nuovo corso politico che abbiamo visto quale essere stato. La mafia è stata usata per lasciare il marchio, il bollino di chi l’aveva fatta. Quelli erano dei pecorai… Giovanni Brusca non lo aveva mai preso un telecomando in vita sua! A loro hanno dato l’impressione di avere premuto. Di loro servivano quelle cicche di sigaretta, fatte trovare e analizzate dall’FBI, per dare il marchio di origine a quella strage. Cosa Nostra si è prestata a quel gioco, ma per loro è stata la fine, perché con quella strage hanno fatto l’errore peggiore della loro vita: sono stati truffati da chi li ha portati in quella collinetta di Capaci a recitare la parte. Quelli erano dei figuranti, erano degli attori, perché i veri protagonisti di quella strage non sono mai emersi. Quei mafiosi, pecorai, assassini la strage l’hanno fatta, ma il congegno, l’organizzazione, la predisposizione, lo studio, la scelta, il momento, il perché, serviva ad altri. I mafiosi si sono prestati a recitare la comparsa”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

 

Gli ultimi arrivi sono avvenuti ieri: 93 migranti sbarcati al porto di Lampedusa, dopo il soccorso delle motovedette della Guardia costiera a circa tre miglia dall’isola. Verranno trasferiti oggi a Porto Empedocle (Agrigento), sulla nave allestita per far trascorrere la quarantena imposta dai protocolli per l’emergemza Covid-19.

Con l’arrivo dell’estate e il movimento di barconi che tende ad aumentare, Lampedusa rischia una nuova ed ennesima emergenza. Tanto che il Viminale sta cercando di correre ai ripari, e il Dipartimento per le libertà civili sta lavorando, insieme con l’amministrazione locale, per individuare un nuovo hotspot sull’isola. Una struttura che consenta di tenere gli ospiti seguendo le regole imposte dall’emergenza del virus, e dunque con il necessario distanziamento e il rispetto delle condizioni igieniche fondamentali, soprattutto in vista della stagione estiva e dell’arrivo dei turisti.

Il Messaggero.it

Via libera alla mobilità tra Regioni e stop alla quarantena anche in Sicilia. Lo stabiliscono, appena firmati, un decreto ministeriale e una ordinanza del presidente della Regione Siciliana. Il ministro per le Infrastrutture, di intesa col ministro per la Salute, ha provveduto a regolamentare la mobilità su tutto il territorio nazionale e i controlli sanitari nei porti e aeroporti. Con la sua ordinanza, Musumeci ha confermato la apertura della stagione balneare a partire dal prossimo 6 giugno; ha dato disco verde a tutte le attività già autorizzate, ma soprattutto ha posto fine alla quarantena obbligatoria per quanti fanno rientro in Sicilia a partire da domani (3 giugno), per i quali permarrà la sorveglianza sanitaria e l’obbligo di avvisare il medico di famiglia in caso di insorgenza di sintomi riconducibili al Covid-19.

Sono alcune delle misure più importanti contenute nell’ordinanza del governatore della Sicilia, che di fatto allenta in maniera significativa le restrizioni previste per contenere il Coronavirus, senza tralasciare l’importanza dei controlli e della registrazione sui portali dedicati per tutti coloro che fanno rientro nell’Isola.

“Ci uniformiamo alle direttive nazionali – ha detto Musumeci – non senza rivendicare la specificità di alcune misure regionali. Che sono importanti anzitutto per dare serenità a quanti arrivano nell’Isola. Il sistema sanitario deve essere il motore della ripartenza, ma abbiamo il compito di infondere sicurezza e serenità ai cittadini, senza dimenticare l’epidemia, ma provando a rimettere in moto le attività produttive e turistiche”.

In Sicilia, quindi, il via libera agli spostamenti infra ed interregionali si accompagna a precise regole che saranno contenute nel progetto SiciliaSiCura, che verrà presentato, a Palazzo Orleans, domani alle ore 11.30, dal presidente Musumeci con Guido Bertolaso e alla presenza degli assessori Manlio Messina, Ruggero Razza e Mimmo Turano. Poco prima il governatore incontrerà, nella Sala Alessi, le associazioni di categoria perché, ha chiarito, “la Regione vuole essere un supporto concreto e non un limite. Vogliamo dare competitività al nostro sistema e sicurezza nei comportamenti collettivi e individuali”.

L’ordinanza pubblicata oggi, inoltre, contiene novità per chi lavora in Sicilia e deve muoversi sul territorio nazionale (e viceversa): anche se non è più obbligatoria la quarantena, restano alti i controlli da parte dei dipartimenti di Prevenzione delle Asp territoriali.

Fra le novità, anche il via libera da domani a piscine e strutture termali che erogano i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza). Consentite pure le lezioni pratiche delle autoscuole e per il conseguimento delle patenti nautiche. Confermato anche il riavvio dell’attività di catering, a partire dal prossimo 8 giugno.

Ovviamente, permangono gli obblighi di osservanza delle misure di contenimento del contagio, come ad esempio la disponibilità della mascherina, che ogni cittadino dovrà tenere sempre con sé ed usare quando viene meno il distanziamento interpersonale.

Per quanto riguarda i Centri commerciali e i supermercati, l’apertura nei giorni festivi sarà regolamentata, entro sabato 6 giugno, in base alle indicazioni che organizzazioni datoriali e sindacali, già attivate, forniranno al dipartimento regionale delle Attività produttive.

“La protesta di oggi, ove ce ne fosse bisogno, è l’ennesima, plastica dimostrazione che la scelta di Musumeci di dare i Beni Culturali alla Lega  va contro i desideri dei siciliani, che non riescono a digerire il fatto che  l’assessorato che più caratterizza l’identità del nostro popolo sia andato a chi ha sempre bistrattato la Sicilia e i suoi abitanti”.

Lo dice il capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, commentando la protesta di oggi davanti a palazzo dei Normanni.

“Non ci venga a dire Musumeci – afferma Pasqua – che oggi in piazza c’era una sparuta minoranza con problemi personali. Quello di oggi è uno spontaneo moto di protesta  contro una scelta oggettivamente inaccettabile, che rappresenta uno dei tanti motivi per cui chiederemo all’Ars di dare il benservito al presidente della Regione”.

“Samonà? Ha già  vinto – afferma Pasqua –  l’Oscar dell’ incoerenza. Oggi in piazza contro il governo Conte, secondo quanto riportato   dalla stampa, avrebbe dichiarato che un governo deve ascoltare i cittadini. Giusto, giustissimo. Ci dica allora perché questo vada bene per l’esecutivo nazionale e non per il suo governo, con Musumeci che può tranquillamente rimanere sordo alle proteste della piazza. Per il contestato assessore, cominciare con un autogol non è certo di buon auspicio”.