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A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato un uomo di 26 anni, S A sono le iniziali del nome, per lesioni, porto abusivo di armi, minacce e resistenza a Pubblico Ufficiale, dopo aver aggredito con un coltello un 41enne. E’ stato l’uomo di 41 anni a telefonare al 112: “Chiedo aiuto. Mi hanno incendiato l’automobile, sotto casa mia, in Corso Umberto, un uomo mi ha aggredito e colpito con un coltellino ferendomi alla bocca, e mi ha minacciato di morte”. Poi lo stesso 41enne si è presentato personalmente in caserma, con addosso il pigiama e il volto insanguinato. Dopo una rapida descrizione di quanto accaduto, i Carabinieri si sono precipitati sul posto, hanno trovato l’automobile avvolta dal fuoco e l’aggressore, riconosciuto dalla descrizione, nei pressi. E lo hanno arrestato nonostante la resistenza da lui opposta. Gli hanno sequestrato il coltellino e un accendino nascosti nelle tasche.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto una inchiesta sulla morte di Rosalinda Migliore, 35 anni di Canicattì, dopo che la stessa la sera di sabato scorso è andata a schiantarsi su un muro di cinta in contrada Rinazzi.

La donna, seppur trasportata al Barone Lombardo di Canicattì è morta dopo il suo ricovero. I familiari della Migliore hanno presentato un esposto alla Procura denunciando, secondo la loro tesi, errori avvenuti durante i soccorsi.

La Procura ha disposto l’autopsia.

Arrivano 5 milioni di euro per le borse di studio destinati a 22 mila studenti. L’assessorato all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Siciliana ha appena disposto il pagamento delle borse di studio relative all’anno 2018/2019, del valore di €210,65 ciascuna, e destinate a studenti degli istituti superiori, con reddito ISEE non superiore a €10.632,94.

«Come già dichiarato nei mesi scorsi, stiamo lavorando per velocizzare i pagamenti di tutte le borse di studio scolastiche, colmando i ritardi accumulati nel corso degli anni e delle passate legislature – spiega l’assessore Roberto Lagalla – Il nostro interesse prioritario è sempre quello di garantire alle famiglie e agli studenti, soprattutto se in condizione di disagio economico, il massimo sostegno possibile, affinché possano vivere un percorso didattico e formativo quanto più sereno possibile. Se in passato ci sono stati dei ritardi, oggi possiamo ben dire che essi sono stati in larga misura recuperati».

Le borse di studio possono essere riscosse, sino al 31 marzo 2020, presso tutti gli uffici postali d’Italia direttamente dagli studenti beneficiari, accompagnati da un genitore nel caso di minore età.

E’ stato approvato il progetto esecutivo del parcheggio di interscambio di piazza Ugo La Malfa. Si tratta del primo intervento attuativo del PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Agrigento, beneficiario di un finanziamento dell’ Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità di 477.254,25 euro. 《Abbiamo intercettato un avviso finalizzato alla realizzazione di parcheggi per il decongestionamento dei centri urbani e l’interscambio con i sistemi di trasporto pubblico, la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico e il risparmio energetico – spiega il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto – . Uno dei requisiti fondamentali era essere dotati di un PUMS, lo studio di pianificazione strategica della città sotto il profilo della mobilità e dei trasporti, che individua gli obiettivi per i prossimi vent’anni e gli investimenti necessari per raggiungerli. La programmazione a lungo termine era stata trascurata dalle precedenti amministrazioni, poiché è mancata la sensibilità e l’attenzione alla città del futuro, così come la capacità di visione che avrebbe dovuto portare a scelte coraggiose già alla fine del secolo scorso. Le azioni a lungo termine non giovano alla propaganda proprio perché non sono visibili nell’immediato, ma sono quelle che determinano i reali cambiamenti. Nell’attuazione del PUMS il parcheggio di Piazza La Malfa è un primo passo: abbiamo partecipato al Bando e il nostro progetto è stato approvato. Si apriranno i cantieri e doteremo intanto la città di un parcheggio d’interscambio con una navetta che consentirà ogni dieci minuti di collegare la zona a valle della città con il centro storico. Inviteremo, così, residenti e turisti a usare il servizio pubblico per raggiungere il centro. L’intero sistema sarà vantaggioso per gli utenti, anche sotto il profilo economico – conclude il Sindaco Lillo Firetto. – Il progetto prevede che, ultimati i lavori di realizzazione dell’infrastruttura, la T.U.A., che svolge il servizio di trasporto pubblico urbano, attivi la navetta secondo il circuito e i tempi di percorrenza previsti dal PUMS.》

Al processo d’appello “Capaci bis” a Caltanissetta il pentito Geraci racconta la trasferta a Roma ai primi del ‘92 per uccidere Falcone, Costanzo, Santoro e Baudo. I dettagli.


A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, innanzi alla Corte d’Assise d’Appello, è in corso il processo di secondo grado cosiddetto “Capaci bis”, ovvero il secondo troncone dell’inchiesta sull’attentato a Giovanni Falcone il 23 maggio del 1992. Gli imputati sono Salvo Madonia, Lorenzo Tinnirello, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, già condannati all’ergastolo in primo grado, e Vittorio Tutino, assolto.

E’ stato ascoltato il collaboratore di giustizia Francesco Geraci, il quale ha raccontato la missione a Roma, su ordine di Totò Riina, nei primi mesi del 1992, per uccidere Giovanni Falcone, direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia.

E Geraci ha dichiarato: “Andammo a Palermo, con Matteo Messina Denaro, ad una riunione, alla quale non mi fecero prendere parte, credo perché non contavo niente. C’erano Matteo Messina Denaro, Renzo Tinnirello, i fratelli Graviano, Enzo Sinacori, Salvatore Biondo, e lì si è deciso che si doveva andare a Roma. Nella Capitale eravamo io, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Renzo Tinnirello, Enzo Sinacori, e un’altra persona. Mi portarono a Roma perché avevo la carta di credito. E lì presi una macchina a noleggio. Quando partimmo per Roma, io sono andato con Enzo Sinacori in aereo, Matteo Messina Denaro è partito con Renzo Tinnirello, e Giuseppe Graviano è partito con Fifo De Cristoforo. Avevamo compiti differenti. Cercavamo Maurizio Costanzo, Michele Santoro, Pippo Baudo e Giovanni Falcone perché dovevamo ucciderli. Quando uscivamo eravamo a gruppi: ero io con Sinacori, Graviano con Fifo De Cristoforo, e Messina Denaro con Tinnirello. L’automobile l’abbiamo affittata a nome mio perché ero io che avevo la carta di credito. Per quella trasferta Matteo Messina Denaro diede 5 milioni di lire a ciascuno. A Roma siamo stati circa 9 giorni. Ci dissero che dovevamo uccidere i giornalisti per allontanare l’oppressione dalla Sicilia, creare dei casini al centro – nord Italia, e portare l’attenzione sui vecchi brigatisti. Ne parlava Matteo Messina Denaro. Si parlava di mettere il tritolo in un bidone dell’immondizia o in una macchina vicino al teatro dove si faceva il Maurizio Costanzo Show. Io e Sinacori siamo andati anche a fare un sopralluogo. Di armi a Roma non ne ho viste. Le avevo viste invece a Mazara del Vallo quando le stavano preparando. C’erano dei kalashnikov che Matteo Messina Denaro ed Enzo Sinacori provarono nelle miniere in disuso. C’erano delle pistole. Moltissime armi comunque. Matteo ha comprato moltissime armi nuove, almeno 500 milioni di lire di armi, poi le hanno seppellite”. Francesco Geraci è stato arrestato nel 1994 e collabora dal ’96. In aula ha raccontato inoltre la sua ascesa, e poi discesa, nella mafia. E le sue parole sono state: “Io facevo il grossista di oreficeria, mi facevano tantissime rapine, anche con sequestro di persona. Allora mi sono rivolto a Messina Denaro per avere protezione, mettendomi a sua disposizione. E da lì non mi è più successo niente. Da lì però è cominciato il calvario… mi hanno fatto sparare pure a una persona che è morta, mi facevano cercare sempre, è stata la rovina della mia vita. Matteo Messina Denaro lo conoscevo da tempo, giocavamo assieme da bambini ed eravamo vicini di casa. Lui stava a 200 metri da me a Castelvetrano”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Sarà migliorata l’offerta sanitaria dell’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera con l’efficientamento di tutti servizi già previsti dalla nuova rete ospedaliera e con l’attivazione di un’ambulanza medicalizzata. Inoltre, sarà istituito un tavolo tecnico per capire, insieme ai rappresentanti istituzionali del territorio, come qualificare al meglio l’offerta sanitaria dopo la trasformazione  del pronto soccorso in punto territoriale di emergenza prevista per il 31 dicembre 2020. E’ quanto proposto oggi dalla commissione Salute dell’Ars, presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, all’assessore per la Salute Ruggero Razza durante l’audizione sulle problematiche del nosocomio riberese richiesta dai sindaci del comprensorio. E’ stata presentata anche una risoluzione del Movimento 5 stelle su cui si lavorerà come proposta di tutta la commissione Salute.

“Un’audizione proficua quella di oggi con diversi impegni assunti dal governo regionale al fine di dare risposte concrete alle istanze provenienti del territorio rispetto al miglioramento dei servizi sanitari offerti dall’ospedale di Ribera”, ha dichiarato a margine dell’audizione la presidente della commissione Salute dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo.

“Un primo risultato importante – ha sottolineato – è certamente l’impegno assunto in merito all’attivazione di un’ambulanza medicalizzata. Altre proposte e soluzioni saranno individuate nell’ambito del tavolo tecnico che sarà istituito nei prossimi giorni e di cui faranno parte i deputati agrigentini, una delegazione dei sindaci e degli operatori sanitari del comprensorio riberese. Sono convinta che il confronto porterà altri risultati significativi laddove la Regione potrà intervenire per ciò che concerne le proprie competenze e nel quadro della nuova rete ospedaliera che sostanzialmente è quella predisposta nel 2017 dal precedente governo regionale. Sarà valutata anche la possibilità di chiedere al governo nazionale una modifica del decreto Balduzzi. L’auspicio è che sull’ospedale di Ribera, così come sulla sanità in generale, non si facciano strumentalizzazioni e speculazioni politiche ma si lavori insieme nell’esclusivo interesse dei cittadini”.

“Le opere realizzate possono ritenersi conformi alle prescrizioni edilizie vigenti nell’area dell’insediamento”.

Con questa motivazione i giudici della terza sezione della Corte di Appello di Palermo hanno, di fatto, annullato la condanna in primo grado emessa dal tribunale di Agrigento a carico di Calogero Sodano, ex sindaco della Città dei Templi accusato e condannato originariamente al pagamento di 35 mila euro nei confronti di Legambiente.

La vicenda è nata a seguito di presunti abusi edilizi che Sodano avrebbe realizzato nella villa di famiglia sita in contrada Maddalusa.

Ieri il verdetto della Corte d’Appello: condanna annullata.