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Antonio Labate, segretario nazionale del sindacato Confasi Scuola, ha chiesto un incontro con il Ministro del’Istruzione Lorenzo Fioramonti, per  approfondire le principali questioni sollevate nel corso delle diverse manifestazioni di protesta che si sono svolte quest’anno e che  hanno vosto coinvolti  non soltanto i docenti ma anche il personale ATA, sia con contratto a tempo determinato che indeterminato.

“In modo specifico- dichiara Labate- affronteremo le problematiche  inerenti la tutela degli insegnanti di sostegno, la riapertura dei corsi di abilitazione per gli stessi, i buoni pasti per i docenti e per il personale ATA e infine il riconoscimento del lavoro usurante”.

“ Quando una fetta consistente della città di Agrigento e le sue frazioni,nonché l’intera comunità di Favara, risulta pesantemente penalizzata, prima dall’improvvida scelta di abbattere l’arteria di collegamento del ponte Petrusa, ed ora dalle inammissibili lungaggini della sua ricostruzione, il grido di allarme si impone con  tutta la forza di una legittima rivendicazione.

 

Non sono più tollerabili gli infiniti ritardi dell’Anas che costringono giovani e famiglie a modificare itinerari di viaggio, sottoponendo gli stessi ad assumere maggiori rischi nelle percorrenze alternative scelte per raggiungere la città.

 

Sono certo che l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone-con cui ho parlato stamani-interverrà ulteriormente nei confronti dell’Anas per il sollecito completamento dei lavori di ripristino del ponte Petrusa, nel silenzio assordante del sindaco di Agrigento, insensibile alle grida di protesta che da mesi sollevano le famiglie che abitano specialmente a Villaggio Mosè, Cannatello e Zingarello “.

I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno svolto dei controlli straordinari a tappeto contro i furti di energia elettrica, in particolare nelle zone tra Licata e Naro. Il fenomeno è monitorato con particolare attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti connessi alla sicurezza. Gli allacci abusivi, spesso praticati da persone inesperte, possono rappresentare, infatti, un serio pericolo. Un residente del Comune di Licata è stato arrestato ai domiciliari perché, come riscontrato durante il controllo effettuato dai Carabinieri e dal personale specializzato delle società di fornitura elettrica, si è allacciato abusivamente alla rete pubblica. Il cavo di alimentazione è stato rimosso, ripristinando le condizioni di sicurezza. Analoghi controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni.

Nel settembre del 2014 l’Amministrazione regionale ha annullato in auto-tutela la concessione rilasciata ad Agrigento all’Oasi Bar per l’utilizzo a fine commerciale di una porzione dell’immobile ex Gil.

Di conseguenza, il Comune di Agrigento ha emesso un’ordinanza di sospensione dell’attività commerciale. I titolari dell’Oasi Bar hanno proposto un ricorso al Tar Sicilia tramite gli avvocati Girolamo Rubino e Vincenzo Airò, per l’annullamento, previa sospensione, dei provvedimenti impugnati perché adottati in assenza dei presupposti e in violazione di legge.

Il presidente del Tar Sicilia, Calogero Ferlisi, ritenendo sussistente una situazione di “estrema gravità ed urgenza tale da non consentire neppure la dilazione dell’istanza cautelare in sede collegiale”, ha accolto la richiesta avanzata dagli avvocati Rubino e Airò, in ragione del grave ed irreparabile pregiudizio economico derivante dall’imminente chiusura dell’Oasi Bar con evidenti danni di immagine per l’attività in questione e conseguente sviamento della clientela.

Pertanto, nelle more della definizione della fase cautelare, gli effetti dell’ordinanza impugnata sono stati sospesi e l’Oasi Bar potrà continuare regolarmente ad esercitare la propria attività commerciale.

Il governo Musumeci rispolvera il decreto Renzi e ipotizza due inceneritori in Sicilia. No radicale del ministro Costa spalleggiato da Legambiente. “Sì, subito” – controbatte ConfIndustria.


L’ex Governo Renzi ha progettato due maxi termovalorizzatori in Sicilia, “ad elevata tecnologia e ad emissioni zero”, uno a Palermo per la Sicilia Occidentale e l’altro a Catania per l’Orientale. L’ex governo Crocetta ha risposto: “Due maxi no, ne costruiamo sei mini, distribuiti razionalmente nel territorio. Nelle province di Palermo, Catania e Messina i primi tre, e poi a cavallo delle province di Siracusa e Ragusa il quarto, tra Caltanissetta ed Enna il quinto, e tra Agrigento e Trapani il sesto”.

E’ una manfrina che risale al 2014 e che in modo del tutto inconcludente si è protratta fino ad oggi, transitando nella legislatura Musumeci e nel suo governo, ancora a lavoro, dal 2017, sul Piano dei rifiuti. E nel progetto di Piano, Musumeci e il suo assessore Alberto Pierobon hanno appena inserito i due termovalorizzatori in Sicilia, rispolverando il decreto “Sblocca Italia” del governo Renzi, ancora vigente, e assecondando le sollecitazioni dei tecnici del ministero dell’Ambiente prima che gli stessi tecnici fossero stati redarguiti dal nuovo ministro dell’Ambiente, il generale Sergio Costa, del Movimento 5 Stelle.

E adesso, ridisegnati gli inceneritori nel Piano rifiuti siciliano, seppure rinviando il tutto ad un’analisi accurata del fabbisogno di incenerimento nell’Isola in ragione del progressivo aumento della percentuale di differenziata, lo stesso generale ministro Costa è insorto e ha diffuso un intervento ghigliottina scrivendo così: “A proposito dell’ipotesi di costruire nuovi inceneritori in Sicilia, vorrei ribadire che la strada è sbagliata. Servono impianti alla regione, ma quelli che aiutano a differenziare e a riciclare. Servono impianti per l’organico, che costituisce la frazione più importante dei rifiuti prodotti. Servono impianti per sostenere la differenziata e avviare al riciclo. E’ ora che la Sicilia volti pagina e guardi al futuro colmando finalmente gli anni di ritardo”. Punto.

E il netto no di Costa è condiviso e rilanciato da Legambiente che, tramite il presidente regionale, Gianfranco Zanna, ribadisce: “Siamo alle comiche, verrebbe da ridere ma, purtroppo, c’è solo da piangere per questo balletto. La Sicilia, lo ribadiamo per l’ennesima volta, non ha bisogno di bruciare i rifiuti se tutti i Comuni fanno la raccolta differenziata. Gli inceneritori sono costosi, inutili e ci vorrebbero dieci anni per averli in funzione. Tra molto meno tempo, due o tre anni, la raccolta differenziata nell’Isola potrebbe, anzi dovrebbe, avere una percentuale cosi alta da renderli inutili”.

Invece, ConfIndustria Sicilia controbatte il sì, e il reggente regionale, Alessandro Albanese, spiega: “Gli inceneritori in Sicilia sono imprescindibili, non si può pretendere di risolvere il tema ambiente-energia-rifiuti senza affrontare la madre di tutte le questioni: quella dei termovalorizzatori. Gli impianti sono necessari, e dunque ben venga l’apertura della giunta regionale. Così come necessario è che si faccia in fretta a valutare e aggiornare il fabbisogno residuo da coprire con gli inceneritori. Fondamentale inoltre è che un impianto venga realizzato a Palermo. Bellolampo è senza dubbio il sito ideale, e a realizzarlo e gestirlo potrebbe anche essere la Rap”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)