Home / 2019 / Ottobre (Pagina 22)

Davanti la Prefettura di Agrigento è in corso un sit-in da parte dell’equipaggio della nave Sea Watch3 per chiedere il dissequestro della nave , da tre mesi e mezzo all’ancora al porto di Licata.

Il pm di Agrigento Gloria Andreoli ha dissequestrato l’imbarcazione della Ong lo scorso 25 settembre, ma il natante e’ rimasto sotto sequestro amministrativo, notificato lo scorso 2 settembre. I sigilli della Procura erano scattati nell’ambito dell’inchiesta nella quale e’ indagata la comandante Carola Rackete, accusata di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e resistenza o violenza contro nave da guerra. La capitana tedesca, difesa dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, fu anche arrestata e poi venire rimessa in liberta’ dal gip che non ha convalido’ il provvedimento.

 

Come pubblicato ieri, l’Ordine degli Architetti di Agrigento, tramite il presidente, Alfonso Cimino, ha recriminato come una violazione di legge l’avere redatto gratis, da parte di un architetto, il progetto del Comune di Agrigento per la riqualificazione della rotonda Giunone, finanziato dall’Anas. Ebbene, oggi in replica interviene il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, che afferma: “Se si leggessero le carte prima di fare comunicati stampa tutto riuscirebbe meglio. Il progetto architettonico è stato realizzato dall’architetto Gaetano Greco, dipendente del Comune di Agrigento. L’impiantistica è stata progettata da Anas. L’idea di arredo che riproduce il granchio é stata elaborata effettivamente dall’architetto Linda Modica, professionista agrigentina molto apprezzata, che ha rilasciato liberatoria ad Anas per l’utilizzo della sua idea, con ciò dimostrando amore per la bellezza e per la sua città”.

L’intervista

Il presidente dell’Anac, Cantone, presenta un report consuntivo delle attività svolte: “In Sicilia i casi di corruzione sono tanti quanto in tutto il nord Italia”.


In Sicilia, purtroppo terra di primati negativi, è da record anche il numero di casi di corruzione. Addirittura tanto quanto in tutto il Nord Italia. Così emerge, impietosamente, dalla relazione consuntiva a conclusione delle attività di Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione. Si tratta del dossier intitolato: “La corruzione in Italia nel triennio 2016-2019: numeri, luoghi e contropartite del malaffare”.

Ebbene, dall’agosto 2016 all’agosto 2019 in termini numerici spicca la Sicilia dove nel triennio sono stati registrati 28 episodi di corruzione (il 18,4% del totale) quasi quanti se ne sono verificati in tutte le regioni del Nord, ovvero 29. A seguire, il Lazio con 22 casi, la Campania 20, la Puglia 16 e la Calabria 14. I casi di corruzione focalizzati dall’Anac di Cantone hanno interessato soprattutto l’assegnazione degli appalti pubblici, a conferma della rilevanza del settore e degli interessi illeciti legati ad esso in ragione dell’ingente volume economico. Infatti, 113 casi di corruzione, il 74%, si riscontrano tra gli appalti. Il restante 26%, per un totale di 39 casi, è composto da altri ambiti, come procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie, corruzione in atti giudiziari e altro ancora.

Nel dossier di Cantone si legge inoltre che il denaro è sempre il principale strumento dell’accordo illecito, e ricorre nel 48% dei casi esaminati, spesso per importi esigui, ad esempio 2 o 3mila euro, talvolta anche 50 o 100 euro appena, oppure come percentuale fissa sul valore degli appalti. Tuttavia, a fronte della guerra al contante e delle difficoltà a nascondere il contante illecitamente percepito, si manifestano nuove e più pratiche forme di corruzione: ad esempio uno strumento dello scambio corruttivo è il posto di lavoro, ossia la nuova frontiera del “pactum sceleris”, il patto scellerato sotteso alla corruzione, ricorrente soprattutto al Sud, nella percentuale del 13% dei casi, con l’assunzione di coniugi, familiari o di soggetti comunque legati al corrotto.

E poi, altro strumento di scambio corruttivo è, per l’11% dei casi, l’assegnazione di prestazioni professionali specialmente sotto forma di consulenze, spesso conferite a persone fisiche o giuridiche legate al corrotto. Oppure, ancora, nel 21% dei casi il favore del corrotto lo si conquista con benefit di diversa natura, come benzina, pasti, pernottamenti, ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, trasporto mobili, lavori di falegnameria, giardinaggio, tinteggiatura, e, “dulcis in fundo”, le prestazioni sessuali. E ciò a conferma che in tanti casi le contropartite hanno un modesto controvalore, a testimonianza della facilità con cui è svenduta la funzione pubblica ricoperta.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il segretario nazionale di Risorgimento Socialista, Franco Bartolomei, ha nominato il giornalista Nino Randisi coordinatore del movimento in Sicilia. Randisi, che negli anni 80-90 ha ricoperto incarichi di dirigente nel Psi e più volte consigliere comunale, avrà il compito di organizzare il partito nell’isola. “ Entro la fine dell’anno– dichiara Randisi- terremo a Palermo un’assemblea nel corso della quale procederemo ad ufficializzare gli incarichi provinciali con l’obiettivo di tenere quanto prima il nostro primo congresso regionale. Saremo inoltre presenti nelle alleanze di centro sinistra  nelle diverse realtà comunali dovere si andrà al voto nella prossima primavera.” Alla manifestazione di Palermo interverrà il coordinatore nazionale Bartolomei.

L’amministrazione comunale di Agrigento prosegue le attività di riscontro al regolare pagamento rateale degli oneri sulle concessioni edilizie rilasciate. E’ stato già accertato il mancato pagamento delle rate per un importo complessivo di 100.724 euro. Sono state avviate le procedure di recupero tramite le diffide alle imprese. L’assessore Elisa Virone spiega: “Con l’Ufficio Urbanistica si continua a seguire l’attività di monitoraggio per il recupero dei costi di costruzione non corrisposti. I cittadini che adempiono con regolarità ai loro obblighi di versamento devono sapere che a fronte della loro diligenza non ci sarà, da parte del Comune, tolleranza verso chi trascura il corretto adempimento dei propri obblighi”.

I dipendenti dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, hanno aderito all’ora di astensione dal lavoro su iniziativa dei sindacati confederali e autonomi di categoria, tra Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cobas-Codir, Dirsi, Sadirs, e Siad, Uil-Fpl e Ugl. Contemporaneamente si sono svolte assemblee sindacali in tutte le sedi Irsap della Sicilia. All’ordine del giorno la mancata riclassificazione del personale, la sottoscrizione del fondo risorse decentrate, il rinnovo del contratto dei dirigenti, la mancata erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale del comparto e della dirigenza, gli arretrati del contratto 2016/2018, il saldo del Famp e l’indennità di risultato della dirigenza. Inoltre, ai dipendenti Irsap non è stato applicato il nuovo contratto e gli stessi attendono ancora il saldo degli emolumenti del fondo accessorio 2017 e 2018 ed alcuni anche del 2015 e 2016. I dirigenti sindacali Cgil, Sinatra e Scarcella, e D’Amico della Cisl, affermano: “Denunciamo la scarsa attenzione della Regione nei confronti dell’Irsap che, fin dalla sua costituzione, è senza una governance stabile. Infatti, si susseguono i commissari e l’Istituto, di conseguenza, non si occupa delle politiche del personale. Ad esempio, sui precari, per la loro stabilizzazione, l’Ente non intende investire alcuna risorsa derivante dai numerosi pensionamenti. Ancora oggi non è stato approvato il piano del fabbisogno di personale, su cui i sindacati si sono già espressi favorevolmente. E ciò rischia di danneggiare gravemente i lavoratori precari transitati da circa un anno nell’Irsap e utilizzati dall’Istituto sin dal 2012, e che da quasi 24 anni sono in servizio nelle ex Asi siciliane. Dicembre è alle porte, con prospettive drammatiche per il futuro di 34 lavoratori contrattisti. Siamo pronti anche alla mobilitazione permanente in difesa del nostro lavoro e per la sopravvivenza delle nostre famiglie. Chiediamo l’intervento urgente del Presidente Musumeci per restituire finalmente ordine nell’Ente. La Regione non può e non deve lavarsi le mani di fronte al dramma che stanno vivendo i lavoratori precari dell’Irsap”.