Il Natale dovrebbe essere il tempo della pace, della riconciliazione, della speranza che rinasce. Eppure, anche quest’anno, la pace sembra restare lontana. Nel mondo assistiamo a conflitti che non trovano soluzione, nonostante i tanti appelli, i tentativi diplomatici, le parole pronunciate nei consessi internazionali. Le guerre continuano, cambiano scenario ma non sostanza, lasciando dietro di sé dolore, divisioni e un senso diffuso di impotenza.
Ma se allarghiamo lo sguardo e lo riportiamo nel nostro “piccolo mondo”, quello di Agrigento, ci accorgiamo che, seppur in forme diverse, il clima non è poi così lontano da quello che vediamo su scala globale. Qui non cadono bombe, ma si combatte una guerra quotidiana fatta di parole, di rancori, di contrapposizioni sterili. È la guerra del “muori tu che devo campare io”, dell’interesse personale che prevale sul bene comune, della polemica fine a se stessa.
Una guerra verbale che viene alimentata da soggetti ben individuabili, che sembrano avere come unico mestiere quello del detrattore. Invece di costruire, progettare, proporre soluzioni, si preferisce distruggere, offendere, denigrare. Si attacca tutto e tutti, senza offrire alternative, senza quella responsabilità che dovrebbe accompagnare ogni parola spesa per la propria città. In questo clima diventa difficile coltivare serenità, ancora più difficile immaginare un futuro condiviso.
Agrigento, oggi più che mai, avrebbe bisogno di pace. Pace nei toni, nei rapporti, nelle intenzioni. Avrebbe bisogno di persone capaci di aiutare, di unire, di guardare oltre il proprio tornaconto. Di una comunità che riscopra il valore del dialogo e della collaborazione, soprattutto in un momento storico in cui la città è chiamata a grandi sfide e a importanti cambiamenti.
Il Natale, allora, non sia soltanto una data sul calendario o una tradizione da rispettare. Sia piuttosto un’occasione di riflessione profonda. L’auspicio è che Agrigento possa cambiare rotta nel più breve tempo possibile, ritrovando quella pace e quella serenità di cui ha urgente bisogno. Perché solo in un clima di rispetto e costruzione si può davvero sperare in un futuro migliore.
Tanti Auguri!
