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Altro maxi sbarco nottetempo a Lampedusa dove è approdato un peschereccio di circa 12 metri, sequestrato dalla Guardia di Finanza, con 238 migranti a bordo di nazionalità egiziana, siriana, bengalese e palestinese. L’imbarcazione è partita da Zuara in Libia ed ha ormeggiato autonomamente a Lampedusa. Prima di loro sono giunti in 117 tra sudanesi, egiziani, pakistani e bengalesi. A terra anche altre decine di migranti, soprattutto tunisini. Tutti si sono aggiunti ai 1.131 già ospiti del Centro d’accoglienza. Trasferimenti in corso.

A Grotte, in piazza Marconi, è stata presentata la candidatura alle Regionali del 25 settembre del segretario regionale dell’Udc, Decio Terrana. Tra gli altri sono interventi anche il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, il coordinatore nazionale dei Giovani Udc Gero Palermo e tutti i candidati dell’Udc Nazionali e Regionali, dalle candidate Antonella Vecchio e Manuela Raneri, candidate alla Camera nel collegio di Agrigento, a Gero Palermo e Domenico Scilipoti.

A Burgio, in contrada Cappuccini, ignote mani hanno reciso ben 100 piante di ulivo, provocando un danno al proprietario del terreno di almeno 2mila euro non coperto da assicurazione. L’agricoltore danneggiato, se non anche intimidito, un uomo di 67 anni, di Burgio, ha sporto denuncia ai Carabinieri della locale Stazione. Indagini sono in corso. Atti dello stesso genere sono stati perpetrati nei giorni scorsi a danno di alcuni vigneti nel Canicattinese.

I Carabinieri del Nil Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno ispezionato due cantieri edili, uno a Castrofilippo e l’altro a Sambuca di Sicilia.
A Castrofilippo il titolare di un’impresa edile avrebbe omesso la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, non avrebbe consegnato i dispositivi di protezione individuale, non si sarebbe occupato della formazione ed informazione dei lavoratori sulla sicurezza, non avrebbe installato i servizi igienici né la recinzione del cantiere, e avrebbe adoperato un ponteggio irregolare. Lui, un canicattinese di 32 anni, è stato deferito alla Procura della Repubblica di Agrigento.
A Sambuca di Sicilia in un altro cantiere i Carabinieri hanno riscontrato l’omessa recinzione, e 3 su 11 lavoratori in nero. Il titolare, un gelese di 35 anni, è stato denunciato, e l’attività sospesa.
Multe per decine di migliaia di euro.

Il consiglio comunale di Agrigento ha approvato il rendiconto 2020 con il voto favorevole di 6 consiglieri comunali. Ciò è stigmatizzato dal consigliere comunale Pasquale Spataro, che afferma: “Si è consumata l’ennesima pagina negativa dell’attuale consiliatura. Una maggioranza a pezzi ha votato il rendiconto 2020 con il solo voto favorevole di appena 6 consiglieri comunali, e con l’aula che ha mantenuto il numero legale per lo spirito istituzionale che contraddistingue una minoranza responsabile e a fianco dei bisogni dei cittadini. Si tratta di un strumento contabile da cui emerge un evidente squilibrio finanziario più volte relazionato dai revisori dei conti. A ciò si aggiunga un atteggiamento che ritengo arrogante e presuntuoso del vice sindaco, Aurelio Trupia. E addebito a Trupia anche la responsabilità dello stato di totale degrado igienico e sanitario in cui la città è sprofondata. E a ciò si aggiunga anche l’atteggiamento distaccato del Sindaco nonostante il disastro compiuto dal suo vice. Come ho ribadito anche in aula, la città ha bisogno di tutti, maggioranza ed opposizione, per risollevare le proprie sorti, e non di un atteggiamento totalitario condotto da una maggioranza che, ormai, si sfalda giorno dopo giorno. Il sindaco compia il suo dovere, assuma le redini della situazione e prenda le distanze da pezzi della propria giunta lontani dalla città e non in possesso di quelle qualità di dialogo necessarie per avanzare un discorso costruttivo, nel solo interesse di evitare un dissesto finanziario ormai dietro l’angolo”.

Il Consiglio comunale di Agrigento ha votato favorevolmente una proposta di modifica del Regolamento di Polizia Mortuaria su cui ha lavorato costantemente il consigliere comunale Ilaria Settembrino, che afferma: “Da ora in poi sarà possibile consentire l’accesso nei cimiteri ai veicoli muniti di contrassegno per disabili. In questo caso l’accesso dell’automezzo sarà consentito solo se il disabile è a bordo dell’autovettura. Sarà parimenti consentito l’accesso ai veicoli privati di soggetti con comprovate difficoltà motorie per patologie o per età previa istanza all’ufficio ‘servizi cimiteriali’, corredata da certificato medico comprovante la condizione. I veicoli privati autorizzati potranno circolare negli orari di apertura del cimitero ad eccezione, per motivi di sicurezza, delle giornate di maggiore affluenza in occasione della ricorrenza dei defunti. E’ un importante risultato, di grande valore civile, raggiunto in seguito alle tante richieste ricevute da parte di cittadini con difficoltà motorie”.

Ad Agrigento, a San Leone, la notte tra sabato e domenica, alcuni giovanissimi hanno trascorso la serata del fine settimana secondo il copione teatrale ormai più che collaudato e praticato ovunque in Italia, ovvero ci si azzuffa, e poi il video dell’azzuffata lo si pubblica sui social, “e tutti vissero felici e contenti”. Non è una fiaba, ma solo l’amara triste realtà all’epoca della mono-cultura acquisita sugli smartphone e sui social, alla crisi della formazione umana e scolastica, e, soprattutto, per le menti più vulnerabili quali quelle dei giovanissimi, della trasposizione della fantasia nella realtà. Dunque, per la cronaca: due gruppi di giovanissimi si sono scontrati nella zona del porticciolo turistico, calci e pugni, tra i locali della movida, tra tanta apprensione e paura tra la folla. Registrato il video, virale sui social. Il prossimo video è atteso il prossimo fine settimana. Da San Leone è tutto. Altre alternative di svago, a parte l’alcol, non ve ne sono.

A Porto Empedocle, sul lido Marinella, un agrigentino di 35 anni è stato in spiaggia insieme ai suoi due cani razza “Chow chow”, classificati come cani del tutto mansueti, socievoli e giocherelloni. Lui, come raccontato alla Polizia da alcuni testimoni, avrebbe ad un tratto inveito contro uno dei due picchiandolo, e l’altro sarebbe intervenuto in sua difesa azzannando l’uomo. Lui è stato soccorso da un’ambulanza del 118, e poi trasferito in elisoccorso al “Civico” a Palermo. I cani sono stati affidati allo zio del 35enne.

Le motivazioni della sentenza assolutoria al processo “Trattativa” e i riferimenti alla mancata perquisizione del covo di Riina subito dopo l’arresto. Botta e risposta tra Caselli e De Caprio.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, motivando la sentenza assolutoria al processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi del ’92 e del ’93, hanno scritto che i Carabinieri del Ros si sono insinuati nella spaccatura tra gli stragisti di Riina e i moderati di Provenzano, e ciò a favore di Provenzano e a scapito di Riina che fu arrestato. E che, come segnale di buona volontà a proseguire il dialogo, i Carabinieri ritardarono la perquisizione del covo di Riina in via Bernini, consentendo che fosse ripulito. Ebbene, il capitano “Ultimo” che materialmente ammanettò Riina la mattina del 15 gennaio del ’93 sulla circonvallazione di Palermo, ovvero il colonnello Sergio De Caprio, ha appena dichiarato che la mancata perquisizione della villa del boss fu decisa non dai Carabinieri del Ros ma dalla Procura di Palermo, dove all’epoca si era appena insediato il procuratore Giancarlo Caselli che adesso, a fronte delle motivazioni dei giudici sulla trattativa, ha diffuso un intervento e ha replicato così: “La perquisizione del covo di Riina, subito dopo il suo arresto avvenuto il 15 gennaio 1993, fu chiesta dai vertici dei Carabinieri del Ros alla Procura di Palermo allo scopo di permettere lo sviluppo di indagini coperte sui soggetti che assicuravano protezione al boss”. E poi Caselli aggiunge: “Segnalo che in un memoriale pubblicato dal quotidiano ‘Il Riformista’ il 26 ottobre 2021, a firma del generale Mario Mori, comandante del Ros all’epoca dei fatti, si legge che la decisione di non perquisire subito era stata prospettata dal capitano Sergio De Caprio e da lui sostenuta. Come del resto già sostenuto in un documento ufficiale del Ros indirizzato all’epoca dei fatti alla Procura di Palermo, nel quale si spiegava che il rinvio della perquisizione era stato necessario per evitare ogni intervento immediato o comunque affrettato, e per non pregiudicare ulteriori acquisizioni che dovevano consentire di disarticolare la struttura economica e quella operativa facente capo a Riina”. Già in precedenza Giancarlo Caselli ha spiegato: “Noi volevamo perquisire subito il covo ma il capitano del Ros De Caprio disse di aspettare e io mi sono fidato. De Caprio era in quel momento un eroe nazionale, che aveva messo le manette al mitico, nel senso negativo del termine, Totò Riina. Ma questa sospensione, questo ritardo subordinato alla sorveglianza del sito che fu interrotta subito senza dirci nulla è una brutta pagina. Quando arrivarono le lettere di spiegazione dei Carabinieri, dissero che avevano sospeso senza avvertirci perché rientrava nell’autonomia decisionale e operativa della polizia giudiziaria. Io mi sono fidato. E’ stato un momento pessimo, molto brutto. Nella mia mente c’erano molti interrogativi. Io ero appena arrivato e dovevo ricostruire la Procura dopo le macerie del passato”. E a stretto giro di posta, il colonnello De Caprio ha controbattuto: “Quindi, l’eroe nazionale per la lotta al terrorismo, ovvero il giudice Giancarlo Caselli, aveva sudditanza psicologica verso il Capitano Ultimo. E’ questa la vera brutta pagina che emerge oggi. Chi aveva la responsabilità e il dovere di eseguire la perquisizione nel covo di Riina se ne deve assumere la piena responsabilità di fronte a se stesso e di fronte alla storia”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)