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Lo scorso 9 dicembre i Carabinieri e la Squadra Mobile di Agrigento hanno arrestato due fratelli di Canicattì, Antonio Maira, 69 anni, e Giuseppe Maira, 63 anni. Sono indagati di usura ed estorsione aggravata. Su un prestito di 25mila euro concesso nel 2016 ad un imprenditore edile del posto, concordando con lui 2500 euro di interessi al mese in attesa della restituzione del capitale, e dopo aver già ottenuto 80 mila euro, avrebbero preteso ancora denaro dietro gravi minacce. Ebbene adesso i Carabinieri della Compagnia di Canicattì e gli Agenti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati dalla Pubblico Ministero, Elenia Manno, titolare dell’inchiesta, nel corso di una serie di perquisizioni hanno sequestrato più di 430mila euro nella disponibilità dei due Maira e custoditi dai loro familiari. Ciò ha ulteriormente aggravato il quadro accusatorio, aggiungendo elementi che hanno permesso agli investigatori di rintracciare denaro contante e buoni fruttiferi postali per un valore assolutamente ingiustificato in relazione ai redditi dimostrabili dagli indagati. Il gip del Tribunale di Agrigento ha condiviso l’ipotesi che si tratti di denaro provento di delitto e ne ha disposto il sequestro preventivo.

Il consigliere comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, invita il sindaco Calogero Firetto e l’assessore all’Ecologia, Nello Hamel, a disporre nell’immediato una massiccia opera di pulizia e disinfezione della città. Gramaglia aggiunge: “In tante altre città siciliane, come Palermo e Catania, i sindaci, avvalendosi delle imprese titolari del servizio di nettezza urbana, hanno già approfittato delle strade e delle piazze quasi deserte per disinfettare accuratamente il proprio territorio, come efficace misura di prevenzione alla diffusione del contagio. Occorre subito agire allo stesso modo anche ad Agrigento, provvedendo subito alla sanificazione urbana”.

Le iniziative di sostegno e collaborazione al fine di fronteggiare l’emergenza coronavirus. A Palermo il gruppo Karol ha reso a disposizione il terzo piano della Karol Ospital Cosentino, per l’allestimento di 20 posti letto di terapia intensiva, attrezzati e adeguati secondo quanto previsto dalle direttive ministeriali. I posti letto saranno disponibili in poco tempo. Sarà comunque garantita l’attività di chirurgia e ortopedia della struttura. Il presidente della Karol, Marco Zummo, afferma: “Siamo di fronte ad un nemico invisibile, che viaggia ad una velocità a cui non eravamo abituati. E la disponibilità della terapia intensiva può fare la differenza nel salvare vite umane, quindi bisogna attrezzarsi per tempo, considerato che non si ha contezza di come si può espandere il virus nella nostra Regione, e soprattutto tenendo conto che nella nostra isola c’è una grave carenza di reparti di terapia intensiva. È una strategia d’intervento concreta che abbiamo voluto promuovere e proporre alle istituzioni regionali immediatamente per dare anche noi un contributo operativo alla tutela della salute della nostra comunità, messa seriamente a rischio da questa emergenza epidemica”.

Per assicurare l’applicazione dei decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno impiegato oltre 100 pattuglie in auto e appiedate, con circa 300 militari a lavoro. I controlli hanno riguardato sia conducenti di veicoli, sia persone in transito a piedi. Centinaia sono state le auto-dichiarazioni sottoscritte dai controllati per giustificare il proprio transito. Su di esse, nei prossimi giorni, i militari effettueranno verifiche a campione sulla veridicità di quanto asserito, per non incorrere nel reato di violazione degli obblighi imposti dall’Autorità ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale, che prevede la pena dell’arresto fino a tre mesi. Mentre l’hashtag “#iorestoacasa” lanciato dal Governo campeggia sulle pagine dei social network degli utenti di tutta Italia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento sono impegnati in attività di vigilanza senza sosta, giorno e notte, per garantire la concreta applicazione dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. I Carabinieri hanno altresì controllato (fino a ieri, perché da oggi sono chiusi) centinaia di bar, pub, ristoranti e locali di aggregazione di tutta la provincia, verificando il tassativo rispetto degli orari di apertura, dalle 6 alle 18, nonché l’adozione delle precauzioni sanitarie fra i dipendenti e gli avventori, come ad esempio la distanza di almeno 1 metro tra le persone.

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello (nella foto), annuncia che è negativo l’esito del tampone sullo studente rientrato a Lampedusa in aereo da Bergamo con scalo a Palermo. Ieri, come si ricorderà, i passeggeri dello stesso aereo sono stati posti in isolamento volontario in attesa dell’analisi del tampone. Pertanto a Lampedusa non ricorrono, al momento, casi di contagio da coronavirus.

Il sindaco di Santa Margherita Belice Franco Valenti ha reso noto poco fa che nel centro belicino c’è il primo caso di persona infetta da coronavirus.

Valenti riferisce che la comunicazione è arrivata dall’Asp di Agrigento e la persona interessata si trova già in isolamento domiciliare. Si tratta di uno degli undici casi che si sono verificati nel reparto di medicina dell’ospedale di Sciacca, per cui non si incrementa il numero dei casi in provincia di Agrigento, che rimane fermo a 12 compreso il terzo di Ribera. Sono inoltre 23 le persone che sono rientrate dal nord e che dopo le comunicazioni di rito si sono messi in quarantena presso le rispettive abitazioni.

“Per evitare ulteriori contagi – dice il primo cittadino – stiamo eseguendo come amministrazione ogni intervento stabilito dalle norme, lo stiamo facendo con impegno e scrupolo per evitare ulteriori contagi”.

“I call center della Telecom di Caltanissetta, Almaviva di Palermo e Catania e altri che quotidianamente mettono insieme centinaia di persone, gestiscono quasi sempre solo linee business e comunque fanno assistenza commerciale e non tecnica. Pertanto, se la maggior parte delle aziende sono chiuse e comunque pare che lo stesso personale tecnico non effettua interventi in zone rosse, a cosa serve in Sicilia tenere tutte queste persone a rischio focolaio?” Così in una nota il deputato di Forza Italia all”Ars, on. Michele Mancuso.

” I Call Center vanno chiusi come fatto per bar e parrucchieri per 15 giorni. Invito i sindaci, le aziende sanitarie provinciali e le sigle sindacali –  conclude il Parlamentare – ad intervenire affinché pur garantendo il lavoro si dia priorità alla salute dell’intera cittadinanza in tutto il territorio”.

Il primo morto in Sicilia risultato positivo al coronavirus è un anziano cardiopatico ottantenne di Sortino, in provincia di Siracusa, ricoverato nell’ospedale Gravina di Caltagirone. La notizia, diffusa dal sindaco del paese, Vincenzo Parlato, è stata confermata dall’assessorato regionale alla Sanità che, dopo aver ricevuto le relazioni della Aziende sanitarie provinciali di Siracusa e Catania, precisa che l’uomo è deceduto per arresto cardiorespiratorio e che – ha aggiunto – si tratta di un soggetto che era affetto da patologie cardiovascolari e neurologiche, con una endoprotesi per pregresso aneurisma aortico-addominale. Lo stesso era stato ricoverato all’ospedale di Augusta, con sospetta ischemia cerebrale. Poi è stata accertata la positività al Covus-19 in un soggetto con patologie multiple”.

EMERGENZA CORONAVIRUS; FIGUCCIA (UDC), CHIUSURA IMMEDIATA DI OGNI ATTIVITÀ IN SICILIA, SERVE COPRIFUOCO

PALERMO – “Chiedo la chiusura immediata di tutte le attività in Sicilia, con un piano straordinario di controllo del territorio da parte dei comuni. Se Malta ha chiuso all’Italia perché non dovremmo farlo noi? È il momento di far valere la nostra Autonomia. Nella città di Palermo abbiamo poco più di 60 posti letto in rianimazione e di certo non possiamo permetterci che il virus si diffonda a livelli delle Regioni del nord, sarebbe una tragedia annunciata. In questa fase è necessario chiudere tutte le attività ad eccezione di quelle essenziali in ambito sanitario e di quelle legate ai beni alimentari di prima necessità. Risulterebbe inutile continuare a tenere aperti negozi ed esercizi commerciali, così come sarebbe infruttuoso continuare ad erogare alcune prestazioni, ad esempio in questa fase è necessario che la Regione Siciliana e le ASP territoriali sospendano ogni attività legata alle prestazioni domiciliari sanitarie non essenziali, in modo da potere tutelare sia la salute del personale impiegato che della popolazione a cui sono rivoti tali servizi, con particolare riguardo ad anziani e bambini immunodepressi più a rischio di contagio. Infine se il governo sta valutando la possibilità di misure più restrittive per la Lombardia, non capisco perché non debba fare lo stesso per la Sicilia. Chiudiamo tutto prima che sia troppo tardi.”

Lo afferma Vincenzo Figuccia, deputato Udc all’Assemblea regionale siciliana.

L’italia si trova a lottare con un nemico invisibile e silenzioso ma non per questo di poco conto, come ha detto bene il prof. Burioni, il covid 19 è “democratico”, ed in quanto tale, colpisce tutti senza distinzione.

Per queste ragioni è d’uopo agire prontamente rispettando e facendo rispettare, in modo draconiano, le misure disposte dal governo e seguendo le indicazioni delle persone competenti in questo campo.

Chiediamo alle istituzioni che provvedano ad adoperare misure ancora più stringenti, specie sul piano dei trasporti, dove il rischio di contagio è molto elevato.

Occorre chiudere tutte le attività non strettamente essenziali compresi gli uffici,  non basta porre limiti orari a bar e ristoranti, perché il virus non si ferma certo a riposare in alcune parti del giorno.

L’unica strategia vincente sta nell’agire prontamente, sta nei sacrifici che, per quanto pesanti possano essere, ci consentiranno di uscire il prima possibile da questa situazione.

È necessario nominare un COMMISSARIO STRAORDINARIO COMPETENTE che possa adottare immediatamente le decisioni del caso e farle prontamente valere sul tutto il territorio, siamo d’accordo con Matteo Renzi, Bertolaso ci pare adatto a questa situazione. 

Ci troviamo davanti ad una grande sfida che non possiamo permetterci di perdere. 

Ciascuno di noi deve dare il suo contributo per il bene delle proprie famiglie, per i medici e gli infermieri che in queste ore difficili stanno dando il massimo per salvare vite umane.

Se ognuno farà la sua parte andrà tutto bene e presto ritornera’ la normalità.