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Nel corso della riunione di giunta, tenutasi questa sera a Catania, il governo regionale, su proposta dell’assessore all’Istruzione, Roberto Lagalla, ha autorizzato l’anticipazione di 15 milioni di euro per il pagamento del fondo di garanzia agli operatori della formazione professionale. La misura, prevista dalla legge di stabilità regionale, avrebbe dovuto seguire i tempi di rimodulazione delle risorse extra-regionali che finanziano la stessa legge di stabilità. Poiché tale circostanza avrebbe generato ulteriori ritardi nel trasferimento di risorse ad un settore da anni in stato di grave difficoltà, la giunta ha operato un anticipato prelevamento da fondi nella disponibilità dell’Assessorato al Lavoro e che a quest’ultimo saranno restituiti dal Dipartimento della formazione professionale nelle prossime settimane.
Dichiara l’assessore Lagalla: «Grazie alla disponibilità del Presidente Musumeci e della giunta, nonché alla particolare sensibilità dimostrata dall’assessore Antonio Scavone, si è sbloccata una situazione giacente ed incancrenita da tanti anni alla quale il governo Musumeci ha posto, sin dal suo insediamento, particolare attenzione. È stata ricercata e collegialmente trovata una soluzione tecnica che ha consentito, con il fondamentale contributo dell’assessore al lavoro, di fornire accelerate risposte al comparto della formazione professionale e, in particolare, a quella parte di lavoratori che, anche dopo la ripresa delle attività formative, sono rimasti esclusi da un rientro occupazionale che ha interessato ben oltre la metà degli operatori iscritti all’albo professionale di settore».

Il tribunale di Palermo ha condannato, per peculato continuato, cinque imputati, tutti ex deputati regionali, nel processo per le cosiddette spese pazze dell’Assemblea regionale siciliana fra cui Salvo Pogliese, attuale sindaco di Catania, condannato a 4 anni e 3 mesi. Pogliese rischia la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Unico assolto Giambattista Bufardeci.
Gli imputati sono accusati di aver utilizzato fondi dei gruppi parlamentari, di cui erano ai vertici, in maniera impropria.

Sono stati condannati: Giulia Adamo a 3 anni e sei mesi, Cataldo Fiorenza a 3 anni e 8 mesi. Rudy Maira a 4 anni e sei mesi, Livio Marrocco a 3 anni. Le somme contestate sono per Adamo 11.221 euro, per Fiorenza 16.220, per Maira 82.023, per Marrocco, 3961, per Pogliese 75,389. Ai condannati, tranne Maira, sono state concesse le attenuanti generiche. Il tribunale ha interdetto Pogliese e Maira in perpetuo dai pubblici uffici e Marrocco e Fiorenza per due anni e 6 mesi. I giudici hanno inoltre dichiarato l’estinzione di rapporti di lavoro o di impiego di Maira e Pogliese nei confronti di amministrazioni o enti pubblici.

Rosalba Cimino, parlamentare del Movimento 5 Stelle, annuncia il suo passaggio alla VII Commissione – Cultura, Scienza e Istruzione, dopo l’attività nella Commissione Agricoltura e Pesca. «Lascio la commissione Agricoltura per iniziare questo nuovo percorso, sicura di poter dare il mio contributo, partecipando attivamente ai lavori». Come fatto già durante questi anni di lavoro, il deputato punterà ancora una volta sulla Sicilia, mirando alla valorizzazione del potenziale culturale che possiede l’isola: «In Sicilia abbiamo grandi risorse dal punto di vista culturale ma molto spesso queste non vengono valorizzate a dovere. Io arrivo dalla provincia che ha dato i natali a Pirandello, Camilleri e Sciascia – spiega Cimino – dobbiamo fare tesoro della loro storia e del loro impegno cercando di rendere i nostri territori accoglienti a chi vuole conoscere e approfondire l’identità culturale di queste pietre miliari della letteratura recente».

Nel suo lavoro, Rosalba Cimino, punterà quindi a sviluppare e far crescere una nuova idea di cultura anche in Sicilia, puntando sul grande potenziale che l’isola possiede: «Ogni angolo della nostra terra ha qualcosa da raccontare, metterò il mio impegno per sostenere iniziative e manifestazioni culturali e per rilanciare il territorio sotto questo punto di vista, sicura della grande importanza che hanno temi come quello della cultura e dell’istruzione».

Continua il lavoro dell’assessorato Agricoltura della Regione Siciliana sullo sblocco dei pagamenti del Psr, da parte dell’organismo pagatore nazionale Agea, a favore degli agricoltori siciliani. Nel solo mese di giugno sono stati erogati, infatti, oltre 32 milioni di euro a 3.339 aziende agricole siciliane, a valere sulle Misure agroambientali. Ne dà notizia l’assessore regionale per l’Agricoltura Edy Bandiera.
«Al momento dell’insediamo del governo Musumeci – sottolinea – la cifra erogata era di 348 milioni di euro, con questi ulteriori 32 milioni, siamo alle soglie del miliardo di euro di somme effettivamente pagate alle aziende agricole».
Per quanto attiene il report di giugno, i 32 milioni di euro di finanziamenti erogati riguardano, nello specifico, le Misure 10 e 11, ovvero i “Pagamenti agro-climatico-ambientali” a sostegno delle pratiche agricole a basso impatto ambientale, atte a preservare il suolo e migliorare la fertilità dei terreni e il mantenimento dell’agricoltura biologica, strategica per la tutela dell’ambiente e la salute dei consumatori.

“Riteniamo inammissibili toni e parole usate nei giorni scorsi contro la Commissione antimafia regionale e contro il presidente Fava, provenienti da più ambiti, e – spiace – anche da qualche membro della Commissione antimafia nazionale. Il lavoro svolto in questi due anni e mezzo è stato sempre improntato alla collegialità e alla condivisione dei percorsi e degli obiettivi. Le sedute si sono sempre svolte nella massima serenità e con spirito di fiducia reciproca: nei confronti del presidente e fra i colleghi che ne fanno parte. Stesso discorso vale per i preziosi consulenti che, a titolo totalmente gratuito, ci hanno fatto l’onore di poter usufruire delle loro competenze, peraltro anche di elevatissimo tenore morale, professionale e giuridico.
Rivendichiamo la puntualità e la tensione civile del nostro lavoro nell’approvazione all’unanimità delle relazioni sul depistaggio Borsellino, sul sistema Montante, sull’attentato al dottor Antoci, sul Ciclo dei rifiuti in Sicilia, e questo senza voler considerare le ordinarie azioni di vigilanza e controllo. In commissione sono rappresentati tutti i gruppi politici e mai le contrapposizioni, legittime, della politica hanno potuto condizionare le scelte della nostra Commissione che ha sempre lavorato senza preconcetti alcuni e senza seguire altri obiettivi che non fossero la ricerca della verità.
Garbo, correttezza, coraggio e determinazione hanno caratterizzato lo stile del presidente Fava e di tutti i componenti. Questo equilibrio non abbiamo, purtroppo, riscontrato in questi giorni, caratterizzati da accesi e partigiani toni che non fanno mai bene alle istituzioni.
Continueremo su questa strada già tracciata e che ha prodotto ottimi risultati, ribadendo stima e fiducia a Claudio Fava, certi che il nostro lavoro, mai preconcetto, sarà utile oggi e domani alla ricerca della verità. L’unico fine del nostro lavoro.
Lo dichiarano i componenti della Commissione regionale antimafia Giorgio Assenza (Diventerà bellissima), Rossana Cannata (Fratelli d’Italia), Nicola D’Agostino (Italia viva), Francesco De Domenico (Partito Democratico), Antonino De Luca (5 Stelle), Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), Luisa Lantieri (Ora Sicilia), Margherita La Rocca Ruvolo (Udc), Carmelo Pullara ( Popolari e Autonomisti), Roberta Schillaci (5 Stelle), Giuseppe Zitelli (Diventerà Bellissima)

“La Regione? Una nave senza nocchiero che naviga a vista”.  È questo il sintetico giudizio espresso dal capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, nel corso dell’illustrazione della mozione di sfiducia a Musumeci  per esemplificare i risultati del governo in carica, che al giro di boa non ha ottenuto nessun risultato di spessore.

 Il capogruppo e i deputati de Luca, Campo, Marano, Sunseri,  Zafarana e Cappello  hanno elencato  in aula gran parte delle azioni e inazioni di un governo che “merita di andare a casa”.

“Un elenco – commenta Pasqua – non certo esaustivo, ma emblematico per illustrare ai siciliani tutte le colpe di un esecutivo che si è ampiamente dimostrato non all’altezza della situazione e che non è stato in grado di portare a temine una riforma, che sia una, a dispetto delle roboanti dichiarazioni dispensate a destra e a manca da Musumeci in campagna elettorale. Era giusto che  i cittadini sapessero”.

 “Musumeci – continua Pasqua – definisce la nostra mozione un certificato di esistenza in vita? Dovrebbe esibire quello del suo governo, che ha più volte dimostrato di avere l’elettroencefalogramma piatto. Quantomeno ora sappiamo che ha una maggioranza e che non può continuare a nascondersi”.  

 Le motivazioni  elencate nella mozione sono tantissime. “Si va – dice Pasqua –  dalla catastrofica gestione della cassa integrazione in deroga,  al disastro del settore rifiuti, dalla mancata redazione dei piani di rientro del disavanzo, alla scriteriata gestione dei fondi europei, a quella, altrettanto fallimentare, delle partecipate, dalle nomine sbagliate, alla totale assenza delle tanto strombazzate riforme, fino alla consegna dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana alla Lega, un partito che da sempre mortifica ed oltraggia il popolo siciliano”.

“Anche volendoci sforzare – conclude  Pasqua – al giro di boa della legislatura non troviamo veramente nulla di buono e basta guardarsi attorno per rendersene conto”.

“Davanti ad una mozione di sfiducia che è solo una iperbolica apologia delle mistificazioni propalate dalle opposizioni, non si può tacere. Occorre dire chiaramente come la mozione sia inammissibile giuridicamente e insussistente per i contenuti palesemente non veritieri. Si contesta al presidente Musumeci persino la nomina di un assessore della sua stessa maggioranza. Con eccezionale strabismo, da parte dei Cinquestelle, si condanna l’ingresso della Lega nella Giunta regionale, definendo la nomina di Samonà moralmente inaccettabile, dimenticando invece che gli stessi grillini con la Lega e con Salvini hanno costruito e retto il governo nazionale fino allo scorso anno.

Da poltronisti quali sono, i grillini cosi come i deputati del Pd non hanno titolo per condizionare le prerogative del Presidente della regione che ha avuto anche l’arduo compito di nominare il successore di un’impareggiabile figura quale è stata quella del compianto assessore Sebastiano Tusa. Oggi, nel dibattito parlamentare, si è tentato anche di confondere le acque su un recente sondaggio sulla popolarità del presidente Musumeci, con una miopia politica non si osserva che l’indagine demoscopica riguarda solo le regioni più popolose d’Italia e non tutte. E se qualcuno tira ancora dal cappello la mancata approvazione della riforma del settore dei rifiuti come inefficienza da addebitare a questo governo, occorre far sapere ai siciliani che lo stesso, nonostante l’ottimo lavoro dell’assessore Pierobon, è stato impallinato proprio dai Cinquestelle. Con orgoglio rimandiamo al mittente questa inqualificabile mozione di sfiducia che si poggia sul nulla”.

Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

 

Cinquantaquattro Paesi con un’economia che attualmente rappresenta il 3% del prodotto interno lordo globale ma che, secondo la Banca mondiale, entro il 2030 si attesterà su una crescita costante del 5%. Si tratta dell’Africa, un continente sempre più al centro della strategia dell’Italia grazie al suo dinamismo e alle possibilità che offre: dall’agrifood alle infrastrutture, dalla moda all’energia, i settori in cui il partenariato con l’Italia potrebbe rivelarsi strategico. Di questo si è parlato oggi in occasione del webinar organizzato da Sicindustria, Confindustria Sardegna e Confindustria Toscana, partner di Enterprise Europe Network, insieme con Diacron Group e Kili Partners, su “Emirati Arabi Uniti, mercato locale e polo operativo per i mercati africani”. Una occasione per fare il punto sugli EAU come mercato finale e come polo commerciale per i mercati africani, esaminando le tematiche fiscali e societarie relative all’insediamento locale, il commercio transfrontaliero e alcune considerazioni sulla contrattualistica internazionale e introduce ai prossimi webinar focalizzati su diversi contesti economici dell’Africa.

“L’Italia in generale e la Sicilia in particolare – ha detto in apertura dei lavori Nino Salerno, responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Sicindustria – hanno, a due passi, un mercato importantissimo, un luogo di sfide, ma anche di opportunità soprattutto per le imprese che per la leadership tecnologica e il loro know how potrebbero ricoprire un ruolo fondamentale in alcuni settori chiave del made in Italy. Purtroppo, però, le aziende siciliane di queste opportunità hanno finora colto soltanto le briciole e, incredibilmente, le politiche che sono state messe in campo hanno ignorato le possibilità offerte da un territorio a noi così vicino. Oggi abbiamo l’occasione, anche grazie alla rete Enterprise Europe Network di cui siamo partner, e al supporto di Diacron Group e Kili Partners, di mettere le nostre imprese nelle condizioni di valutare eventuali investimenti”.

LA SICILIA CHE PUNTA SULL’AFRICA

Secondo i dati elaborati dall’Agenzia Ice, soltanto nel primo trimestre del 2020 l’export siciliano verso il continente africano sono cresciute del 57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I settori che hanno fatto registrare un maggiore dinamismo sono: macchinari e apparecchiature (+241%); prodotti chimici (+160.5%); prodotti farmaceutici (+118%); coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (+72%) e articoli in gomma e materie plastiche (+29,5%). In crescita anche le esportazioni dei prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicolura e dei prodotti tessili.

Un trend che fa il paio con i dati nazionali che hanno visto solo nel 2019 lo scambio di merci tra l’Italia e l’Africa toccare quota 19 miliardi e mezzo di euro, il 4,3% del totale del commercio del nostro Paese con il resto del mondo.

“Una mozione errata nella forma e carente. Presentata con la convinzione che non avrebbe sortito alcun effetto. La critica a Musumeci ci sta tutta ed è riassumibile nel non avere voluto cambiare le radici del male, ma in questo istante è solo operazione di marketing per un pugno di like. Ciò nonostante, noi siamo opposizione e quindi abbiamo votato a favore della sfiducia ma con un gesto simbolico espresso dalla presidente Valentina Palmeri. Abbiamo voluto smascherare questa pantomima. Soltanto pensare di far cadere il governo in questo delicato momento di crisi economica significa aver perso il contatto con la realtà e cioè dalle vere necessità di cittadini e imprenditori, ma così non va per niente, bisogna cambiare rotta”. Lo afferma il gruppo di Attiva Sicilia sulla mozione di sfiducia votata oggi all’Ars.

“Dopo l’ultimo concorso che risale al 1991 e i successivi anni scanditi dal blocco delle assunzioni votato dal precedente Governo, anche da chi oggi si permette di sentenziare sul mio operato, rispondo con i fatti: grazie al nostro lavoro bandiremo nuovi concorsi all’interno della Regione Siciliana. Il primo bando partirà in autunno per specifiche figure professionali di cui si ha esigenza, in coerenza con il piano dei fabbisogni che sottolineo è stato da noi fatto per la prima volta. Nel 2021 saranno assegnate altre unità, oltre le 706 assunzioni del  2020 per il potenziamento dei Centri per l’Impiego – si ricorda che l’espletamento è delegato alla Funzione Pubblica. Seguiranno altri bandi, man mano che ci saranno i pensionamenti”.

Così afferma l’Assessore regionale  delle Autonomie locali e della Funzione Pubblica, on. Bernardette Grasso.

“Appena un anno dopo il mio insediamento, abbiamo sbloccato le assunzioni e approvato il piano dei fabbisogni e del personale. Abbiamo riorganizzato gli uffici regionali riducendo le strutture dirigenziali attraverso una mappatura dei processi – continua l’Assessore di Forza Italia. Questi sono fatti. Non ho nessun problema a dire che se non fosse stato per le norme varate dal precedente Governo avremmo potuto assumere molte più unità. Purtroppo, il blocco delle assunzioni e le norme sui prepensionamenti varati dal governo precedente – l.r.  9/2015 art.49, comma 11, che in presenza del prepensionamento, permetteva di assumere nella misura del 10%  dei prepensionati, e successiva l.r. 27/2016 art.16, comma 3, che ha confermato il blocco delle assunzioni tranne che per le stabilizzazioni – ci hanno tagliato le gambe, perché oggi nei fatti, limitano le facoltà  assunzionali. Una cesoia che per nulla dipende da quanto da me svolto in questi due anni e mezzo al Governo. Anzi, al contrario o cercato di porvi rimedio”.

“Infatti, nonostante l’ostacolo normativo introdotto dal precedente Governo  – sottolinea Grasso – con un percorso virtuoso, abbiamo sbloccato il riutilizzo di parte delle risorse assunzionali, grazie alle quali possiamo bandire nuovi concorsi. Tali margini disponibili derivano dai risparmi dei pensionamenti ordinari, con l’effetto che le risorse utilizzabili consentiranno nuove assunzioni, che aumenteranno nel corso degli anni successivi. Per tale motivo rispedisco al mittente certe gratuite illazioni lanciate dai banchi dell’opposizione, specie da chi, nella passata legislatura, ha contribuito a consegnarci un carrozzone disorganizzato. Ad attentare al futuro delle nuove generazioni non siamo noi, bensì le montagne russe del Governo precedente di cui certi miei detrattori sono stati conniventi. Noi abbiamo raccolto le macerie e adesso stiamo ricostruendo”.

“Ricordo qualche dato raggiunto al giro di boa del mio mandato – conclude l’Esponente del Governo. Sblocco dei concorsi dopo oltre 20 anni; semplificazione burocratica che punta al digitale; 14 cantieri di lavoro per riorganizzare la struttura amministrativa regionale; riorganizzazione strategica per avviare le riforme; ridefinizione del C.C.N.L dei dipendenti regionali; ridefinizione dei profili professionali all’interno della P.A.; fine del precariato storico degli Enti Locali e Regione; fondo perequativo da  € 300 milioni per i comuni in difficoltà a seguito della pandemia da Covid-19. legge di riordino della Polizia locale già in commissione; stiamo lavorando alla riforma del Testo Unico degli Enti Locali. Questi sono dati reali, non frutto del caso o dell’improvvisazione. Vorrei ricordare che la riforma della Pa è iniziata con il governo Musumeci, rimettendo ordine, partendo dalle fondamenta di una struttura obsoleta, mediante la mappatura dei processi per rilevare le criticità”.