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Riunitosi il Consiglio Centrale dell’Unione Giuristi Cattolici, presieduto dal Prof. Damiano Nocilla, all’unanimità il Consiglio ha nominato Delegato Regionale dell’Unione Giuristi Cattolici per la Sicilia l’Avvocato Michele Cimino.
L’Unione Giuristi Cattolici è nata nell’immediato secondo dopo guerra, 1948, su impulso di personalità quali Giuseppe Capograssi e Francesco Carnelutti, anche in ragione della profonda crisi di coscienza avvertita allora da molta parte di giuristi italiani di fronte alle sconcertanti esperienze di violenza e di barbarie cui aveva condotto in vari Paesi l’avventura totalitaria.

Nel 2018, il Ministero dell’Interno aveva emesso una informativa interdittiva antimafia nei confronti di un’impresa operante nel settore della progettazione ed esecuzione di grandi opere edili ed appalti pubblici, ritenendo sussistente il rischio di un condizionamento dell’impresa da parte della criminalità organizzata derivante principalmente dal rapporto consortile intercorso nel periodo 2007-2013, per l’esecuzione di lavori nella città di Palermo, tra la medesima società ed altra società, i cui titolari, nel 2018, erano stati raggiunti da misure di prevenzione, così desumendone un’asserita persistente ed attuale cointeressenza economica tra la detta società e i soggetti controindicati.
Inoltre, a fondamento del provvedimento interdittivo, il Ministero menzionava anche la partecipazione della stessa impresa in un’altra società consortile nella quale avevano partecipato altre due società successivamente raggiunte da provvedimenti cautelari di natura patrimoniale.
L’impresa, dunque, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino, Lucia Alfieri e Rosario De Marco Capizzi, proponeva ricorso, innanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo, contro il Ministero dell’Interno per l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento interdittivo e degli atti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.A.C.) e del Comune di Palermo, a mezzo dei quali erano stati disposti, rispettivamente, l’annotazione nel casellario informatico dell’avvenuta adozione dell’informativa interdittiva nei confronti dell’impresa ricorrente e la sospensione dei lavori affidati alla medesima società a seguito della comunicazione del suddetta informativa.
In particolare, gli avvocati Rubino, Alfieri e De Marco Capizzi sostenevano l’autonoma irrilevanza, ai fini dell’adozione di un’informativa antimafia, di fatti risalenti nel tempo se non coordinati e posti in continuità con ulteriori e recenti fatti di analogo tenore che diano atto di un concreto ed attuale condizionamento mafioso.
I legali Rubino, Alfieri e De Marco Capizzi censuravano, quindi, l’illegittimità del provvedimento interdittivo, sotto il profilo dell’eccesso di potere per difetto d’istruttoria e di adeguata motivazione, in ragione del fatto che le vicende giudiziarie che avevano colpito l’altra società non potevano assumere autonoma pregnanza in mancanza di alcun riferimento specifico alla posizione o a vicende relative alla società ricorrente, ritenuta, invece, tout court contigua alla criminalità organizzata esclusivamente in ragione del temporaneo rapporto consortile intercorso per la realizzazione di un’opera pubblica in epoca risalente quando nessun provvedimento restrittivo era stato adottato né alcuna indagine era in corso dei confronti dei titolari dell’impresa poi colpiti da misure preventive, i quali, di contro, avevano ricoperto nel tempo cariche istituzionali, a garanzia di ulteriore affidabilità per gli interlocutori esterni.
Inoltre, i difensori della società ricorrente rilevavano come, al tempo dell’aggiudicazione della gara, la stazione appaltante – alla quale spettava il controllo preventivo circa il possesso dei requisiti di moralità ed affidabilità di tutti i soggetti componenti la società consortile – non aveva rilevato nulla in ordine a precedenti penali o cause ostative alla partecipazione alla gara in capo alla società poi incisa da misure preventive.
Infine, anche con riferimento ai rapporti economici e partecipativi dell’impresa ricorrente in altra società consortile partecipata da due società poi raggiunte da provvedimenti cautelari di natura patrimoniale, la difesa di parte ricorrente ne ribadiva la strumentalità ai fini della partecipazione ad un’unica gara, risalente al lontano 2005, della quale l’A.T.I. costituita era risultata aggiudicataria quando ancora nessun provvedimento cautelare era stato adottato nei confronti dei soci delle società controindicate.
Il T.A.R. Sicilia – Palermo, in piena adesione alle superiori difese formulate dagli avvocati Rubino, Alfieri e De Marco Capizzi, dopo aver accolto la richiesta cautelare dai medesimi presentata di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati, confermata in appello dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha annullato i gravati provvedimenti.

“Un codice etico per i deputati? Benissimo, per noi è un invito a nozze. Si applichi comunque anche agli assessori e, soprattutto, ai titolari di importanti cariche all’interno dell’assemblea”.

“Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, in relazione alla proposta lanciata dal deputato di Diventerà Bellissima, Aricò.

 “Se questo codice fosse stato operativo – afferma Pasqua – non saremo stati certo noi a farne le spese, visto che siamo stati spesso vittime di inqualificabili epiteti e di comportamenti censurabili, per i quali nessuno si è mai strappato le vesti e ha mai sollecitato scuse. È ovvio che questa uscita di Aricò cerca di spostare l’attenzione dalle reali motivazione della mozione di sfiducia a Musumeci, che sono molte, concrete e pesantissime”.

“Ci spieghi Aricò – conclude Pasqua  – perché questa grande levata di scudi sua e degli assessori del suo governo per una locandina, quando  nessuno ha mai proferito parola per altre più importanti vicende, come,  ad esempio, per le pesantissime questioni giudiziarie che hanno investito il presidente della commissione più importante dell’Ars. Ci farebbe piacere che questo fantomatico codice si occupasse in primis di vicende di questo tipo”.

Per un centinaio di giovani universitari è iniziato il periodo di tirocinio presso gli Uffici della Regione Siciliana. Dopo una prima fase formativa, svolta presso le sedi universitarie di appartenenza durante i mesi scorsi, prende infatti il via la seconda fase dell’Avviso 26/2018 “Attivazione di percorsi per rafforzare l’occupabilità di giovani laureati nella Pubblica Amministrazione regionale”, che vede impegnati i tirocinanti, selezionati dagli Atenei siciliani aderenti all’iniziativa, per la durata di 12 mesi presso gli uffici dell’amministrazione regionale.

«Rientrata l’emergenza Coronavirus – spiega l’assessore regionale all’istruzione e alla formazione professionale Roberto Lagalla – abbiamo immediatamente avviato i tirocini presso i nostri uffici regionali, garantendo ai ragazzi condizioni di massima sicurezza. Abbiamo quindi aspettato che le condizioni permettessero l’avvio delle attività in presenza, ritenendo questo aspetto fondamentale per un’esperienza realmente formativa. Da questi giovani promettenti ci aspettiamo infatti un contributo prezioso per la nostra amministrazione e sono sicuro che l’iniziativa, inedita per la nostra regione e fortemente voluta dal Presidente Musumeci, consentirà loro di maturare un’esperienza professionale significativa e spendibile nel prosieguo del percorso professionale. A tutti i tirocinanti rivolgo quindi i migliori auguri per l’inizio della loro attività».

Tutti i tirocinanti, provenienti dall’Università di Palermo, di Catania, di Messina e dall’Università Kore di Enna sono stati selezionati direttamente dagli Atenei e distribuiti, coerentemente con il loro profilo curriculare, nei vari uffici regionali. Nel dettaglio, 21 di loro hanno già iniziato il periodo di tirocinio presso la Presidenza della Regione Siciliana, 4 all’Assessorato delle Attività Produttive, 5 all’Assessorato dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, 12 presso l’Assessorato dell’Economia, 7 negli uffici dell’Assessorato dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, 7 all’Assessorato della Famiglia, delle Politiche sociali e del lavoro, 7 all’Assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, 7 all’Assessorato delle Infrastrutture e della Mobilità, 5 all’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione Professionale, 10 all’Assessorato dell’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca mediterranea, 7 all’Assessorato alla Salute, 6 all’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente e 3 presso l’Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo. La fase di tirocinio avrà la durata di dodici mesi (1.256 ore), con un’attività quotidiana da svolgersi in coerenza con gli orari di servizio degli uffici regionali. A ciascun tirocinante sarà corrisposta una indennità mensile per un valore massimo di milleseicento euro lordi. Durante questa fase di tirocinio l’Università metterà a disposizione i tutor che collaboreranno con quelli dell’istituzione ospitante, assicurando in tal modo i supporti formativi necessari. Al termine è poi previsto un corso di formazione avanzato di restituzione, sistematizzazione e approfondimento delle competenze acquisite, della durata complessiva di 30 ore.

“Finora Musumeci e il suo governo non ne hanno azzeccata una, i siciliani domani avranno modo di prenderne atto”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, che domani illustrerà la mozione di sfiducia presentata dal Movimento al presidente della Regione, che domani sarà discussa in aula.

«Finora – dice Pasqua – Musumeci ha fatto solo chiacchiere e zero riforme. Peccato che la Sicilia si governi con i fatti e non con le parole. La prima cosa giusta che potrebbe fare il presidente sarebbe quella di togliere il disturbo, per il bene dei siciliani».

Le motivazioni  elencate nella mozione sono tantissime. “Si va – dice Pasqua –  dalla catastrofica gestione della cassa integrazione in deroga,  al disastro del settore rifiuti, dalla mancata redazione dei piani di rientro del disavanzo, alla scriteriata gestione dei fondi europei, a quella, altrettanto fallimentare, delle partecipate, dalle nomine sbagliate, alla totale assenza delle tanto strombazzate riforme”.

«La goccia che ha fatto traboccare il vaso ricolmo delle intollerabili inefficienze di questo governo  – spiegano i deputati 5stelle – è stata la consegna, fatta dal presidente della Regione, dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana alla Lega, un partito che da sempre mortifica ed oltraggia il popolo siciliano. L’operazione è stata realizzata in base a mere convenienze politiche e a interessi che poco hanno a che vedere con l’interesse per il nostro patrimonio monumentale e artistico, e nonostante le reiterate e numerose proteste sollevate da tanti siciliani, etichettati da Musumeci come un gruppetto di poveretti con problemi personali e familiari».

«Anche volendoci sforzare – dicono i deputati – al giro di boa della legislatura non troviamo veramente nulla di buono e basta guardarsi attorno per rendersene conto”.

L’ ANCI Sicilia ha incontrato,  stamattina,  a Palazzo delle Aquile, i vertici della direzione regionale di Poste Italiane s.p.a. per  analizzare le criticità emerse a seguito  dell’emergenza Covid che hanno creato notevoli disagi, rispetto alla normale funzionalità degli uffici, in alcuni comuni siciliani.

Il confronto si è svolto in un clima di  collaborazione e si è convenuto di definire un ulteriore incontro nelle prossime settimane.

Oggetto  dell’incontro sono stati le modalità e i tempi per  la riattivazione del servizio postale  con le stesse modalità pre-covid.

“Nel corso dell’incontro di questa mattina – hanno dichiarato Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale dell’ANCI Sicilia –  è emersa la disponibilità  dei rappresentanti di Poste Italiane a tenere nella massima considerazione  le esigenze manifestate  da alcuni sindaci durante l’emergenza sanitaria”.

“Abbiamo sottolineato come la presenza di Poste Italiane sul territorio rappresenti un elemento fondamentale  per la tenuta di una comunità – continua il presidente Orlando – e come il rapporto con gli amministratori, in particolare con quelli dei piccoli comuni, debba essere costante e rappresentare il canale privilegiato nel rapporto con i cittadini”.

Secondo Poste Italiane si è trattato di disagi e chiusure momentanee che non prefigurano certamente alcuna cessazione del servizio ed i Sindaci sono già stati rassicurati sul fatto che le soluzioni adottate non rivestono carattere definitivo. L’azienda ha assicurato che prenderà, al più presto, in considerazione le esigenze dei Comuni  attraverso  un’analisi e un monitoraggio della situazione in atto per rilevare i bisogni espressi dai sindaci e per  ottimizzare il servizio.

Il “DL Semplificazione” è l’ennesima beffa nei confronti dei Vigili del fuoco e della cittadinanza. Chiediamo l’intervento delle Prefetture

I Vigili del fuoco che aderiscono all’USB vigili del fuoco Sicilia parteciperanno alla protesta nazionale del 22 luglio, che si materializzerà a Roma con un presidio sotto Montecitorio. A Catania si svolgerà un presidio parallelo dinnanzi la Sede Centrale del Comando provinciale Vvf di Catania, in via Cesare Beccaria.
Ci teniamo a far conoscere ai cittadini che fine fanno i loro soldi. L’ultima finanziaria, dove il governo ha messo 165 milioni di euro, a decorrere dal 2022, per le retribuzioni dei Vigili del fuoco, sostenendo che tali risorse sarebbero state utilizzate per valorizzare in particolare i Vigili del fuoco, proprio noi, “gli angeli della gente”, che portiamo soccorso alla popolazione e che per questo siamo amati…
Invece, la realta’, cari concittadini contribuenti , e’ ben diversa!
Nel “DL Semplificazioni”, infatti il governo nazionale ha diviso queste somme in maniera a dir poco raccapricciante, destinando piu’ di 6 milioni di euro per i dirigenti del Corpo (poco piu’ di 700), regalando una elemosina, alias 13 euro lordi, ai Vigili piu’ giovani ( fino al 4° di servizio), appostando molti milioni sugli accessori (retribuzione incerta, se lavori la prendi, se stai male o ti infortuni, come sempre, sono problemi del lavoratore), e un altro pacco di milioni, per il lavoro straordinario, col tentativo mal celato di trasformarci in altro.  Come OO.SS. chiediamo al signor Prefetto di sollecitare:
•Le assunzioni dei precari e idonei al concorso pubblico
• La riclassificacazione delle sedi ( Paternò, Caltagirone, Riposto, Acireale, Adrano, Roccalumera, Messina Sud, Palagonia, piazza Armerina, Ustica, Marsala, Lentini, Priolo Gargallo, porto di gela ed apertura nuove sedi  ) come già sollecitato dai sindaci. Inoltre, è ormai fondamentale aumentare l’organico del Nucleo sommozzatori di Catania a 4 turni, con l’aumento di 14 unità mancati
•Le nostre spettanze relative all’oasi del SIMETO, 2018-19 e Boschive 2019.

Le problematiche, sono davvero tante, e abbiamo già avuto modo più volte di esporre le nostre criticità di settore al signor Prefetto, a cui chiediamo un suo  intervento per sensibilizzare chi di competenza dovrebbe  avere contezza della problematica esposta.
il Coordinatore regionale USB VVF – Sicilia

“Mi sono resa conto che questa visione e questa concezione verticistica è insanabilmente molto distante dai miei ideali politici e dalla mia storia politica e personale. Avevo scelto di aderire alla Lega perché convinta che il partito avesse scelto una linea davvero rispettosa dei territori, con una forte volontà di rappresentare le esigenze dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, coinvolgendo e valorizzando storie e culture politiche diverse. Purtroppo ho conosciuto, da militante e parlamentare, una realtà ben diversa all’interno della Lega in Sicilia, con la pressoché totale assenza di analisi, proposte e idee per affrontare i tanti problemi della Sicilia”. Adieu.

Con il più classico dei francesisimi la deputata regionale dell’ormai ex Lega Marianna Caronia ha lasciato il partito di Salvini che adesso all’interno dell’Ars si ritrova soltanto con i deputati Catalfamo e Ragusa oltre che all’assessore Samonà.

A dare la spinta finale alla sua decisione hanno influito molto le recenti dichiarazioni di Stefano Candiani, commissario regionale della Lega in Sicilia, relative alla abolizione delle preferenze alle regionali.

Per la Caronia le parole di Candiani “confermano una cultura e una visione non molto democratica della politica della Lega, rispetto alla quale in passato ho mostrato serissime perplessità. Tra l’altro – ha concluso Caronia – alle mie perplessità nessuno ha mai risposto nella eventualità di un chiarimento”.

 “Se il Presidente della Regione si duole davvero del funzionamento dei suoi uffici e si lamenta dell’efficienza della burocrazia, non si affida ad una dichiarazione di stampa, ma convoca i dirigenti e avvia gli eventuali provvedimenti disciplinari- afferma Salvo Fleres, portavoce di Unità Siciliana- Le Api –  In ogni altro caso si tratta solo di  fuffa, buona – forse-  per cercare facili consensi, mentre la gente marcisce in attesa di un documento o di una prenotazione in ospedale.

Gli uffici possono anche non brillare per efficienza, ma la responsabilità è sempre e solo politica.

Ai cittadini spetta il compito di segnalare i disservizi, mentre il Presidente della Regione non si può limitare a denunciarli, li deve eliminare applicando la legge. Solo un piccolo ripasso di galateo istituzionale, non è difficile”

“Le dichiarazioni di ieri di Musumeci contro i dipendenti della Regione Siciliana sono di inaudita gravità e ribadiamo l’intenzione di procedere per le vie legali a tutela dell’onorabilità di migliaia di onesti lavoratori, qualora ne ricorrano le condizioni. Rimaniamo però colpiti dal silenzio assordante dei partiti di maggioranza: cosa ne pensano i deputati regionali e gli assessori delle dichiarazioni del Governatore?

Tutti d’accordo nel definire fannulloni 13 mila dipendenti?”. Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal. “Le organizzazioni sindacali hanno sempre dimostrato disponibilità al dialogo – dicono Badagliacca e Lo Curto – sebbene il Governo sia in ritardo su molti fronti: il nuovo contratto dei dirigenti ancora non applicato, la riqualificazione rimasta lettera morta, i dispositivi di sicurezza che scarseggiano nonostante il pericolo Covid, la riforma della Pubblica amministrazione al palo. Troppo facile scaricare la colpa sui lavoratori, quando è chiaro che la responsabilità dei disservizi è di chi è al comando”.