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A Palermo i Carabinieri hanno arrestato tre giovani, fra cui un minorenne, indagati di rapina aggravata e porto di oggetti atti ad offendere. I militari sono intervenuti in piazza Don Bosco, dove un trentenne ha raccontato di essere stato vittima di una rapina da parte di tre banditi, uno dei quali armato di pistola, a bordo di due monopattini, che lo hanno minacciato e costretto a consegnare denaro contante ed un telefono cellulare.

I Carabinieri hanno rintracciato i presunti responsabili nei pressi di via Libertà, dove sono stati notati e riconosciuti dalla stessa vittima intenta a rientrare a casa. Nel corso della perquisizione, gli investigatori hanno trovato il telefono cellulare del trentenne, un coltello a serramanico, tre passamontagna, un paio di guanti neri e una pistola a salve con caricatore contenente 4 cartucce.

L’ANCI Sicilia condivide la proposta, avanzata nei giorni scorsi, dall’ANCI nazionale e dalle altre ANCI regionali, relativa all’indicazione  di un sindaco per ogni regione  fra i grandi  elettori  per l’elezione del  presidente della Repubblica e rivolge tale appello all’Assemblea Regionale Siciliana.

La scelta che dovrà essere,  naturalmente, rimessa all’autonomia e alla dialettica politica di ciascuna Assemblea  rappresenterebbe un importante atto di attenzione verso le istituzioni locali e in rappresentanza dei territori.

 

I Carabinieri del Nas, il Nucleo anti-sofisticaziohi, nel corso delle festività appena trascorse, hanno intensificato i controlli in tutta la Sicilia nelle strutture di accoglienza e assistenza alle persone anziane. Tra gli interventi più di rilievo, i Nas di Palermo hanno denunciato 3 dirigenti di una cooperativa che gestisce una comunità alloggio per anziani di Termini Imerese perchè responsabili di avere ospitato anziani, anche non autosufficienti, in una struttura priva dei requisiti minimi funzionali-organizzativi, tra camere con metratura inferiore agli standard stabiliti, disponibilità di letti inferiore al numero degli ospiti, carenze igieniche e mancanza di adeguata assistenza medico-infermieristica e presenza/reperibilità di personale sanitario nell’arco delle 24 ore. La struttura è stata sequestrata ed i 9 ospiti sono stati trasferiti presso i familiari e/o altre idonee strutture. Ancora a Palermo i Carabinieri del Nas, in due distinte case di riposo per anziani, hanno denunciato i rispettivi responsabili legali per non avere applicato adeguate misure di prevenzione per il contenimento della diffusione del covid ed omesso di comunicare le generalità delle persone alloggiate.

12.949 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 50.910 tamponi processati in Sicilia. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 12.425. Il tasso di positivita’ scende al 25% ieri era 27%. L’isola e’ al quarto posto per contagi fra le regioni. Gli attuali positivi sono 111.777 con un aumento di 12.226 casi. I guariti sono 708 mentre le vittime sono 15 e portano il totale dei decessi a 7.682. Sul fronte ospedaliero sono 1.261 ricoverati, con 74 casi in piu’ rispetto a ieri; in terapia intensiva sono 138, 1 caso in piu’ rispetto a ieri.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 2.510 casi, Catania 2.265, Messina 1.845, Siracusa 1.397, Trapani 952, Ragusa 1.106, Caltanissetta 1.345, Agrigento 1.268, Enna, 261.

Come qualunque persona di buon senso poteva immaginare e come c’era da aspettarsi (visti i numeri in Sudafrica e negli altri Paesi Europei), la nuova ondata del COVID-19 sta mettendo in ginocchio le strutture sanitarie dell’Isola. Dopo due anni dall’inizio della Pandemia si parla ancora di emergenza e Governo nazionale e regionale si trovano spiazzati di fronte all’aumento dei casi e della conseguente ospedalizzazione. Se la sorpresa poteva essere quantomeno giustificata all’inizio, oggi è doveroso parlare di grave irresponsabilità e incapacità di chi sta gestendo l’emergenza Covid-19. Tuttavia, al di là delle responsabilità personali nei governi Draghi (sostenuto da centrodestra, M5S e PD) e Musumeci (sostenuto da centrodestra e Fratelli d’Italia), essa è figlia dell’ideologia dominante che sacrifica le vite umane sull’altare del nuovo dio incarnato: il Profitto.

Da due anni a questa parte, infatti, non si sono creati nuovi posti letto, non si sono assunti nuovi medici e infermieri (se non in minima parte e precari, ovvero licenziabili il prima possibile), non si sono diminuiti gli alunni per classi, costruiti nuovi impianti di areazione (fondamentali per evitare il contagio), non si sono aumentati i trasporti pubblici e così via. Eppure c’erano le risorse economiche e il tempo, ma queste misure precauzionali valorizzavano il Pubblico e la prevenzione, a scapito del profitto e delle misure emergenziali e quindi della possibilità di derogare a qualsiasi regola o diritto. Al contrario, si è preferito scaricare il peso delle conseguenze della Pandemia sui cittadini, colpevolizzandoli e costruendo via via nuovi capri espiatori, favorendo le condizioni di una nuova emergenza e di un nuovo stato di eccezione.

Adesso, in ritardo e solo sulla carta, l’assessore Razza annuncia 650 nuovi posti negli ospedali che in realtà non è dato sapere se si aggiungono a quelli esistenti oppure se è la solita partita di giro, dove si trasformano i già scarsi posti letto di altre patologie in posti covid-19. Un’ennesima presa in giro sulla pelle dei cittadini. Il governo siciliano al pari di quello di Roma, in questi due anni, avrebbe potuto adottare misure, con nuovi posti letto permanenti (riaprendo i tanti ospedali chiusi), l’assunzione di nuovo personale, la fine delle politiche di esternalizzazione, con mascherine fpp2 gratuite per la categorie più esposte, in grado di far fronte adeguatamente a nuove ondate pandemiche e che comunque sarebbero servite per investire sulla sanità pubblica siciliana, ma si è preferito aspettare sperando in irrealistici tempi migliori che, puntualmente, non sono arrivati.

Al contempo la sanità pubblica e medici ed infermieri in prima linea sono ormai allo stremo, dopo decenni di tagli ai posti letto, al personale e di privatizzazioni portate avanti da centrosinistra e centrodestra si continua a navigare a vista e ad immaginare che il mercato possa risolvere tutti i problemi senza la guida e la programmazione pubblica. Purtroppo, questa miopia e questa incapacità che hanno chiarissime responsabilità saranno pagate, a caro prezzo, dai cittadini siciliani e dal personale sanitario che rischiano di trovarsi, ancora una volta, davanti alla drammatica scelta di dover decidere chi salvare e chi lasciar morire a causa della scarsità di mezzi a loro disposizione.

“Il Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio è al collasso, a rischio ci sono la salute dei cittadini e degli unici due medici costretti ad operare in condizioni proibitive ed estenuanti, l’assessore alla Salute Razza e il governatore Musumeci devono urgentemente trovare delle soluzioni per le criticità che ormai sono insostenibili”.

Così il parlamentare all’Assemblea regionale siciliana del Movimento Cinque Stelle Giovanni Di Caro sulle note criticità del nosocomio di Agrigento che si sono ulteriormente aggravate con la forte risalita dei contagi da Covid.

“Molteplici sono le criticità che attanagliano l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, in particolare – si legge in una interrogazione parlamentare dell’8 aprile 2019 della quale sonno stato primo firmatario – la carenza di risorse umane e tecnologiche, che ostacolano la tutela della salute, l’equità dell’accesso ai servizi sanitari, la copertura e l’uniformità assistenziale agli utenti; il Pronto soccorso – allora come ora – risulta spesso essere affollato e lunghe sono le ore d’attesa che devono con pazienza sopportare i cittadini per le loro esigenze di salute; alcuni utenti, costretti in barella, sono stati messi in attesa nel corridoio, dovendo perciò subire gli ulteriori prevedibili disagi, legati al fatto che un’area destinata al transito delle persone non è certamente organizzata ed idonea, anche dal punto di vista igienicosanitario, per l’accoglienza”.

“Il quadro emergenziale delle criticità – dichiara il deputato Giovanni Di Caro – da come si evince dall’interrogazione che non ha mai avuto risposte dal governo regionale, a distanza di quasi tre anni non solo non è mai mutato ma con l’insorgere della pandemia si è ulteriormente intensificato. Serve incrementare il personale sanitario in organico con l’assunzione di nuovi medici e infermieri, il governo – conclude Di Caro – si impegni seriamente a risolvere i problemi del Pronto soccorso di Agrigento”.

“Auspico che chi stamattina ha imbrattato la Scala dei Turchi, uno dei luoghi naturalistici e paesaggistici più belli della Sicilia, sia presto assicurato alla giustizia e paghi per questo odioso atto di vandalismo: una ferita al paesaggio, alla bellezza e alla Sicilia”.

Lo ha scritto sui suoi canali social l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà (Lega).

“Il governo regionale in maniera responsabile ha deciso di modificare il calendario scolastico regionale al fine di sospendere per altri tre giorni, fino al 12 gennaio, le attività didattiche in attesa di verificare lo sviluppo e l’evoluzione dei contagi. Una scelta che condividiamo pienamente”. Lo dicono i segretari regionali della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, e della Fp Cgil Sicilia, Gaetano Agliozzo, a margine della riunione della Task force regionale di stamattina.
“Emerge da parte di tutti i soggetti (governo regionale, Anci, dirigenti scolastici e sindacato) – aggiungono – la consapevolezza che non ci sono le condizioni per ripartire lunedì”.


E’ appena finita la task force da parte della Regione Siciliana che ha visto la partecipazione degli assessori Razza e lagalla, una folta rappresentanza di studenti, presidi e professori.

Nel corso della riunione si è deciso che l’apertura della scuole in Sicilia verrà rinviata di tre giorni e quindi prorogata fino fino a mercoledi prossimo. Alla riunione hanno partecipato anche le organizzazioni sindacali.

Dunque il rinvio dell’apertura delle scuole in presenza e dell’istituzione della Dad “a tutela della salute. Mercoledi prossimo è prevista un’altra riunione task force.

 

 

 

La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di Giovanna Di Pisa, 67 anni, e Calogero Marretta, 51 anni, madre e figlio, imputati dell’omicidio di Vito Damiano, 84 anni, un anziano assassinato con 14 coltellate a Prizzi, in provincia di Palermo, il 16 settembre del 2007. Nel giudizio d’Appello lo stesso procuratore generale, Francesca Lo Verso, ha proposto l’assoluzione. Vito Damiano avrebbe sorpreso madre e figlia intenti a rubare oggetti di sua proprietà, tra cui un fucile calibro 12 ed alcune cartucce. E a seguito di ciò sarebbe stato ucciso.