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Mentre la provincia di Agrigento rischia di passare un’estate a secco per l’emergenza idrica, alcuni sindaci dell’ATI hanno come unica preoccupazione quella di riempire il CDA della nuova consortile con i soliti noti. Con la stessa idea miope e clientelare, in questi anni sono state gestite assunzioni, servizi e forniture portando Girgenti Acque al collasso.
Gestione pubblica non vuol dire gestione politica: fino a quando non ci sarà un cambio di rotta continueremo ad affrontare come emergenze i diritti fondamentali dei cittadini.
Rinnovo le questioni già esposte in commissione al governo regionale:
1) perché si è arrivati a giugno con un approvvigionamento del tutto insufficiente, ancor più durante l’emergenza sanitaria?
2) Turni di distribuzione dell’acqua di poche ore ogni otto giorni. Cosa ha fatto la regione per evitare questo disastro?
3) Mentre alla Regione si discute di riattivare persino il dissalatore di Porto Empedocle, fermo da anni, per alleviare subito i disagi di quasi 100 mila persone basterebbe spendere solo 300 mila euro (noccioline in relazione al bilancio della Regione) e acquistare una pompa più potente in grado di portare acqua dal Lago Castello fino al potabilizzatore di Santo Stefano di Quisquina. Così si potrebbe compensare il minore approvvigionamento da parte di Siciliacque, l’azienda metà pubblica e metà privata, che rivende l’acqua ai gestori dei servizi idrici a prezzo non esattamente di saldo: Girgenti Acque paga 0,70 euro al metro cubo quando, ad esempio, il gestore di Catania paga 0,15.
Perché Musumeci non muove un dito?

“Questa estate restiamo in Sicilia per scoprire i tesori immensi della nostra terra e far girare l’economia dell’Isola”

Lo sottolinea Alberto Samonà (Lega), assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana: “I mesi duri dell’emergenza pandemica che hanno condizionato tantissimo la nostra vita – afferma Samonà – non hanno fermato il mondo della cultura e, da Siciliani, possiamo adesso approfittare di questi mesi estivi per ammirare le bellezze culturali della nostra Sicilia, uniche al mondo, ma anche per riscoprire le nostre tipicità e luoghi incantevoli che tutti ci invidiano”.

“Quella in Sicilia – conclude l’assessore leghista – è una vacanza completa, perché associa in un unicum straordinario cultura, mare, montagna, scenari naturalistici, borghi fra i più belli d’Italia, buon cibo, buon vino e un clima perfetto. Scegliendo la Sicilia nutriamo la nostra anima e aiutiamo la nostra gente”.

“Mentre la Sicilia brucia, il presidente Musumeci distrae il prezioso personale del Corpo forestale per attività di sicurezza e rappresentanza alla ‘sua carissima’ fiera di Ambelia. Si tratta di un fatto assolutamente scandaloso, inaccettabile e soprattutto irresponsabile. Ora, per i roghi  chiama in soccorso l’Esercito, come in precedenza aveva fatto per i vaccini. Presto anche i siciliani chiederanno l’aiuto dell’esercito per salvare la Sicilia da Musumeci”.
A dichiararlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars Giovanni Di Caro a proposito degli incendi continui che stanno divorando vaste aree boschive della Sicilia.
“Anche quest’anno – spiega Di Caro – il governo regionale si è fatto puntualmente trovare impreparato a fronteggiare la stagione estiva senza muovere un solo dito in fatto di prevenzione, dai viali parafuoco, alle coperture economiche per l’anti-incendio. Altro che Esercito, il presidente della Regione non ha fatto neanche il minimo sindacale. A questo punto, Musumeci venga a riferire in aula e ci dica cosa ha fatto materialmente per la prevenzione degli incendi nella nostra Isola” conclude Di Caro.

È di due persone decedute il bilancio dell’incidente che si è verificato ieri sull’autostrada A-29 Palermo-Mazara del Vallo e che si collega con l’uscita autostradale di Castellammare del Golfo. Nel sinistro hanno perso la vita due palermitani: Renato Cirà (62 anni) professore dell’Istituto Nautico e la compagna Teresa Pecoraro (51 anni) che viaggiavano a bordo di una moto. Il docente era molto noto in città, il preside dell’istituto ha reso noto che organizzerà un’iniziativa per ricordarlo. Secondo le prime ricostruzioni si sarebbe trattato di un incidente autonomo ma la dinamica è , la momento, tutt’altro che chiara.

Dalle dichiarazioni appena rese al processo d’Appello sul cosiddetto “Sistema Montante” da Antonello Montante sono emerse frequentazioni tra lui e il presidente Musumeci assidue fino alla vigilia dell’arresto di Montante, nel maggio del 2018, e che il presidente della Regione lo avrebbe utilizzato come suo riferimento per le politiche industriali della Regione, nonostante Antonello Montante all’epoca fosse indagato da più di due anni per concorso in associazione mafiosa. Così afferma il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che pertanto invita Musumeci o a querelare Montante oppure a dimettersi. Immediata è stata la replica di Musumeci, che afferma: “Il deputato Claudio Fava, con molto anticipo, è entrato in campagna elettorale, come ha lui stesso dichiarato. Al suo posto mi dimetterei da presidente della Commissione regionale antimafia, come ho fatto io quando ho ufficializzato la mia candidatura. Per il resto, quello che dovevo dichiarare sui rarissimi incontri avuti con il dottor Montante, quando rivestiva importanti incarichi istituzionali, l’ho già fatto all’autorità giudiziaria e non scendo in polemica con alcuno, né consento di mettere in dubbio la mia moralità, che i siciliani conoscono bene”.

“Ringraziamo i magistrati per il loro lavoro e speriamo che venga fuori la verità e sia fatta giustizia, ma è importantissimo che si faccia sempre più luce su una vicenda che ha tormentato gli agrigentini per oltre un decennio”. È il commento del deputato regionale di Attiva Sicilia, Matteo Mangiacavallo, sulla bufera che si è abbattuta su Girgenti Acque.

“Ho denunciato la situazione della società sin dall’inizio – afferma Mangiacavallo – La gestione del servizio idrico da parte di Girgenti Acque non è andata sicuramente a favore dei cittadini in questi anni, mentre ben evidente è apparso il ruolo di ‘assumificio’ della società, come fu definita dal procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo. Giusto quindi che si continui ad andare a fondo in questa vicenda: per questo va tutto il nostro apprezzamento alla magistratura che sta scoperchiando questo vaso di pandora”.

“Che Agrigento sia stata la culla del malaffare sul fronte delle acque, in Sicilia lo sapevano tutti per decenni. Però credo che siano mancati interventi energici. Speriamo che da questo momento, grazie all’impegno della magistratura, si possa fare luce”.

Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, a margine di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans commentando con i giornalisti l’inchiesta della procura di Agrigento su Girgenti Acque. “Quello dell’idrico credo che sia un fronte su cui vanno accesi tutti i riflettori senza guardare in faccia nessuno. Ed è quello che per quanto di sua competenza farà la Regione siciliana”, ha aggiunto.

“Sapete come la penso io, fino a quando non ci conclude il processo di ogni persona interessata a qualunque tipo di vicenda, rimango soltanto rispettoso delle scelte della magistratura. Sono convinto però che il presidente Miccichè saprà far valere le proprie ragioni e quindi la sua assoluta estraneità ai fatti”.

Così il presidente della Regione Nello Musumeci a margine di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans commentando con i giornalisti l’inchiesta della procura di Agrigento su Girgenti Acqua che vede tra gli indagati anche il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. “Non innamoriamoci degli avvisi di garanzia – ha aggiunto – perchè mi sembra davvero un giustizialismo a cui io non intendo appartenere”.

I Dottori Giuseppe Buttafuoco, Giorgio Li Vigni, Luigi Lo Giudice e Maria Tomasino sono dirigenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo e, in tale veste, hanno svolto le funzioni di componenti dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari della medesima ASP.
A seguito di esposto presentato alla Procura della Repubblica di Palermo, è stato promosso un procedimento penale a carico degli stessi dirigenti dell’ASP.
In particolar modo, l’indagine penale ha riguardato la condotta posta in essere dai suddetti dirigenti, nella qualità di componenti dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari dell’ASP di Palermo, e consistente nell’irrogazione di una sanzione disciplinare (censura scritta) nei confronti del dott. Paolo Ingrassia, in asserita violazione dell’art. 54/bis del D.lgs n. 165/2001.
Tale condotta, infatti, secondo quanto rappresentato nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Palermo, avrebbe integrato gli estremi del reato di abuso d’ufficio ex art. 323 c.p.
Entrando nei dettagli della vicenda, nell’ottobre 2016, il veterinario dell’ASP Palermo Paolo Ingrassia ha segnalato al manager della stessa Azienda, Antonio Candela, la carenza delle specializzazioni richieste affinché il collega Angelo Sergio Todaro assumesse le funzioni di responsabile temporaneo dell’unità di igiene degli alimenti.
In particolar modo, tale segnalazione veniva trasmessa dal Dott.re Ingrassia attraverso l’utilizzo della carta intestata dell’ASP e, dunque, senza che il medesimo si avvalesse del c.d. protocollo riservato.
L’organo disciplinare dell’Azienda ha dunque ritenuto di sanzionare il Dott.re Ingrassia in ragione della modalità con cui era stata presenta la segnalazione (utilizzo della carta intestata dell’ASP).
I sopra citati dirigenti dell’ASP, rappresentati e difesi dagli Avv.ti Girolamo Rubino, Roberto Tricoli, Giuseppe Gerbino, Vincenzo Zummo, Ninni Reina e Loredana Lo Cascio sono intervenuti nel suddetto procedimento penale articolando difese.
L’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, esaminate le difese dei soggetti indagati, ha ritenuto del tutto infondate le accuse mosse a carico dei dei Dott.ri Buttafuoco, Li Vigni, Lo Giudice e Tomsino e, per l’effetto, ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero che aveva svolto le indagini in merito ai presunti reati commessi dai dirigenti dell’ASP di Palermo, ritenendo non condivisibile l’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal Dott.re Ingrassia.

“L’indagine della procura di Agrigento conferma quanto era emerso durante le numerose audizioni svolte dalla Commissione antimafia sulla vicenda Girgenti Acque. Al netto dei profili penali, quello che traspariva, e che oggi le parole del procuratore Patronaggio
confermano, era un quadro sconfortante di interessi privati, regalìe e clientelismi come tratto distintivo di quella gestione privata delle
risorse idriche. Clientelismi e illiceità rese possibili anche per la colpevole carenza di controlli e con la beffa di aver inflitto alla provincia di
Agrigento anni di disservizio e di bollette salatissime.

Un sistema di potere opaco, trasversale, basato su favori, denari ed assunzioni, perpetrato per anni impunemente in sfregio al territorio e
all’interesse dei siciliani. Grazie al lungo ed attento lavoro della Procura di Agrigento, quel sistema è oggi finalmente messo a nudo.
E’ depositata in Ars – e ci auguriamo che venga discussa al più presto – una mozione, a mia prima firma e sottoscritta dai deputati del
movimento 5 stelle, PD e IV, che chiede interventi urgenti per mettere ordine nella gestione del servizio idrico in Sicilia e per ristabilire
il principio, consacrato dalle leggi e da un referendum ma sostanzialmente ignorato dai governi regionali, della gestione
pubblica dell’acqua in Sicilia.”

Lo dichiara Claudio Fava, presidente della Commissione regionale
antimafia e deputato regionale de I Centopassi

La Corte d’Appello ha assolto il deputato regionale, Sergio Tancredi, imputato di diffamazione a danno dell’ex collega Antonio Venturino, già vice presidente dell’Assemblea Regionale nella scorsa legislatura.

Lo stesso Tancredi commenta: “Dopo anni di ingiustizie è stata decretata finalmente la verità. Ero stato condannato in primo grado per avere diffamato Antonio Venturino con un tweet che non ho mai fatto. In questi anni sono stato in rispettoso silenzio, ho subito il pignoramento dei conti bancari, il prelievo di una somma per il risarcimento, e sono stato ingiustamente offeso. Persino Sgarbi mi ha dedicato un post. Il tempo è galantuomo. Sono sicuro che saranno galantuomini anche tutti coloro che hanno usato politicamente questo argomento per screditarmi e che oggi hanno l’occasione di chiedere scusa. Giustizia è fatta. E come direbbe Vasco sono ancora qua…” – conclude Tancredi.