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L’hotspot di Lampedusa continua ad essere in emergenza.

Da sempre la struttura isolana ha recepito più persone rispetto a quanto ne potesse contenere. Tra l’altro i numerosi incendi che si sono sviluppati all’interno della struttura hanno notevolmente diminuito i posti a disposizione.

A tal proposito, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, rispondendo ad una interrogazione parlamentare ha così dichiarato: “La situazione nel centro di Lampedusa è costantemente seguita; Dopo gli incendi che ne hanno ridotto la capacità – continua il ministro – ho già dato impulso per accelerare le opere di riqualificazione ed entro marzo 2020 avrà 132 posti in più con un’area destinata ad ospitare i minori non accompagnati”.

Quando le opera verranno ultimate la struttura lampedusana potrà ospitare 439 posti.

 

 

 

Massimo Raso, da marzo 2012 dirige la Cgil di Agrigento. Da oggi passerà la mano ad Alfonso Buscemi. E’ tempo di bilanci. Abbiamo intervistato Massimo Raso.

Come sono stati questi 7 anni e mezzo?

“Sono stati anni difficili, durissimi, tutti svolti nel cuore della crisi iniziata nel 2008. Precarietà, riduzione dei diritti, svalorizzazione del lavoro, disuguaglianze, solitudine  generano rancore, rabbia sociale ed hanno alimentato, oltre ogni limite, il populismo. Ho misurato tutto questo anche nei giorni scorsi, quando abbiamo sostenuto il diritto di Carola Rackete a trovare un porto dove sbarcare queste 42 persone: un fiume di veleno! Questo vale per l’intero Paese, ma anche per la nostra provincia laddove scontiamo un problema in più, ovvero che il tessuto produttivo era già assai debole prima della crisi. Meno lavoro c’è più esplodono le contraddizioni ed i problemi”.

C’è ancora “bisogno” di sindacato nel 2019?

“Certo! Fino a quando esisterà il lavoro subordinato ci sarà bisogno del sindacato, poiché è del tutto evidente che un lavoratore è sicuramente meno forte di una massa di lavoratori che chiedere più salario, più diritti e più tutele. Anzi, se vogliamo c’è maggior bisogno di sindacato adesso! Certamente adesso è sicuramente più difficile “fare sindacato” ed i Lavoratori hanno assai più preoccupazione e paura del passato. Decenni di politiche liberiste e di austerità messe in campo per affrontare la globalizzazione hanno prodotto “svalorizzazione” del lavoro, hanno spostato il baricentro delle scelte esclusivamente a favore dell’impresa, scardinando il diritto del lavoro. Non era mai avvenuto in modo così violento e repentino dal 1970. 

Il Sindacato è nato in questa provincia quando la povertà era un problema ancora più grave ed i sindacalisti della CGIL venivano letteralmente assassinati (Miraglia, Scalia, Bongiorno, Spagnolo, Di Salvo…) sopravviveremo anche a questa crisi se sapremo comprendere che se è cambiato il lavoro e le sue forme dobbiamo cambiare pure Noi ed adeguare le nostre strutture ed i  nostro modo d’essere ai tempi che cambiano”.

 

 Si parlava di immigrazione e i dati, purtroppo, confermano che ancora i nostri giovani, in numero massiccio, emigrano all’estero. Prima vanno all’università fuori provincia e poi restano lontani. In altre parole, esportiamo le nostre risorse migliori e lasciamo il territorio agli anziani e agli stranieri. Si può fare qualcosa per invertire questa tendenza?

Sì, purtroppo è così. Lo confermano anche i dati e , senza andare lontano,  se guardo alla mia famiglia dei miei  figli, 2 sono già a Pisa, il terzo si è già prenotato per andare anche Lui fuori. Scelgono di andare fuori non tanto e non solo per ragioni legate alla qualità degli Atenei (ci sono buone facoltà anche in Sicilia) ma per l’aggancio che le Università del Centro Nord hanno con il sistema produttivo. Poi, certo non aiuta aver lasciato incancrenire la situazione del nostro Consorzio universitario, ancora senza Presidente, anche se la situazione è in via di miglioramento.

Del resto se siamo una provincia che si segnala per una partecipazione (tasso di attività) che oscilla mediamente intorno al 51%, con circa 14 punti in meno rispetto al dato nazionale, e con una significativa differenza tra uomini e donne con circa 40 punti percentuali di differenza”.

E allora cosa si deve fare?

“Lo abbiamo detto in tante occasioni! Ci siamo sforzati di dire a tutti (Istituzioni, enti Locali, Aziende) “facciamo sistema!” … Occorre puntare con decisione sulle risorse che abbiamo, quelle che sono proprio nostre e non possono essere DELOCALIZZATE: Terme, Kainite, Turismo, Storia, Università, Infrastrutture, Agricoltura e Pesca di qualità, Enogastronomia, Cultura, Mare, Artigianato artistico restano solo titoli di uno sviluppo possibile e  Agrigento (e la sua provincia) continuano a confermarsi come  la terra delle “occasioni perdute”, ricca di potenzialità e povera di concrete ipotesi di sviluppo, condannata agli ultimi posti delle classifiche da questa sua incapacità di ribellarsi, di costringere una “classe politica” inetta a trasformare queste potenzialità in ricchezza e sviluppo!

Potrei fare tanti esempi, l’ultimo si chiama ZES, Zone Economiche Speciali, se ne parla in tutta la Sicilia tranne ad Agrigento!”

 Ma è tutto da buttare?

“No, certo che no! Non ci sfuggono i  tanti piccoli e grandi fatti positivi,le  enormi potenzialità del territorio che sono lì a confermare come  sarebbe possibile costruire una provincia diversa  a patto che si dia nuove ambizioni e nuovi progetti.

Penso alle nuove scoperte archeologiche nella Valle dei Templi, una Valle che vince il premio paesaggio e che torna ad essere più attrattiva (raggiunge il primato di circa 1 milioni di visitatori l’anno!), penso ad un gioiello come la “Cultural Farm” o alla “Kolymbetra”… E questo la dice lunghissima.

Penso alla candidatura di Agrigento a “capitale della cultura 2020”, siamo arrivati tra i primi 10, dovremmo riprovarci. In ogni caso nel 2020 per il 2600 anni di Akragas dovremmo riuscire a preparare la Città.

Ma  questo comporta una serie coerente di scelte (dalla cura del centro storico,  alle infrastrutture, dalla pulizia delle città alla cura del suo litorale, dai servizi alle politiche dei trasporti) che, purtroppo facciamo fatica a ritrovare nelle scelte dei Governi ai vari livelli”.

Quale è, a tuo giudizio, il più grande limite culturale di questa provincia?

 “Che ognuno lavora per sé stesso, senza coordinarsi con gli altri, senza “fare sistema”

Qui ogni Sindaco ed ogni Comunità pensa a sé. Tranne piccole “isole felici” (penso ai Comuni della SNAI la Strategia delle Aree Interne o a quei Comuni che hanno conosciuto collaborazioni di GAL o di altri strumenti di programmazione negoziata): non si è riusciti nemmeno ad unire Cammarata a S.Giovanni!

Invece, occorrebbe ragionare per “aree vaste” favorendo le aggregazioni di Comuni e spingerli a ragionare insieme su come aggredire queste criticità e su come programmare politiche di sviluppo e di intervento e ciò anche per superare in positivo una delle criticità che abbiamo denunciato ovvero quello del depauperamento delle risorse umane qualificate. Pensiamo agli Uffici Tecnici e, per altro verso, al personale che si deve occupare delle Politiche Sociali: in provincia di Agrigento abbiamo tanti comuni piccoli e con piante organiche sempre più sguarnite che, spesso, non sono proprio in grado di cogliere le opportunità che si presentano!

Vi è una pretesa di autosufficienza della politica che non giova, che ha finito per  non portare a casa nessun  risultato.

Serve ricostruire questo rapporto, selezionare insieme obiettivi, serve condivisione . Al nostro Congresso abbiamo detto e ribadiamo :  Comuni, l’ex Provincia,  Associazioni dei Costruttori,  Ordini Professionali insieme al Sindacato possiamo trovare una sintesi per definire una comune azione (anche insieme ai Parlamentari del Territorio) oppure dobbiamo continuare in questa inconcludente e, spesso, inesistente recita a soggetto giusto per strappare un titolo ed una foto che sono buone solo ad alimentare la nostra vanità di personale  e/o di organizzazione ?

E’ troppo auspicare una specie di  “lobby del territorio” che si occupi di definire una linea d’azione comune nei confronti dello Stato, della Regione, dell’Anas, delle Ferrovie ecc. in grado di centrare obiettivi di sviluppo condivisi?

La “questione “infrastrutturale” è emblematica! Dobbiamo capire, per fare un esempio,  se sull’insieme della “questione viabilità e trasporti” si debba solo  fronteggiare l’emergenza (SS.189, i tanti viadotti a traffico alternato o chiusi…) o se, invece, occorre fare una riflessione approfondita per capire come pensare alla mobilità del futuro e a come “collegare Agrigento al Mondo” (per riprendere uno sloogan di una iniziativa unitaria del sindacato su queste questioni che dovremmo ripetere) . Questo, lo ribadisco, chiama in causa ANAS, Ferrovie, Libero Consorzio, Comuni ad una riflessione ed al cimentarsi con una serie di questioni di cui da decenni si indicano solo i titoli senza mai approdare a niente di concreto. Dobbiamo aver il coraggio di “pensare in grande” riprendendo una serie di  battaglie per questioni, per noi mai chiuse, come quella di chiudere l’anello autostradale tra Gela e Castelvetrano o di collegare l’interno della provincia e la sua costa con la realizzazione della famosa quanto fantomatica “mare/monti”. Potrei fare mille altri esempi! Pensi alle Terme o alla ricchezza del sottosuolo…

 Dimmi che Cgil lasci a chi viene dopo? Hai rimpianti?

 “Lascio una CGIL ancora in piedi, forte dei suoi 32.000 iscritti, con un gruppo dirigente in parte rinnovato che mi auguro sia in grado che sia animato da questa voglia di battaglia, la stessa che abbiamo portato a reggiocalabria lo scorso 22 Giugno.

Un gruppo dirigente animato  dalla speranza e dalla certezza che davvero è possibile cambiare il segno di questa provincia: abbiamo davvero tante risorse materiali ed umane straordinarie. Certo, spesso prevale lo sconforto e la disperazione, la sensazione di svuotare il mare con lo scolapasta! A me fa rabbia questa incapacità di unire le forze, di fare massa critica. Mi piacerebbe che anche la stampa si sentisse parte in causa di questa “lobby territoriale” ed incoraggiasse questi tentativi.

Abbiamo lanciato un ulteriore appello a tutti per realizzare una “piattaforma Agrigento” e su quella organizzare una battaglia col Governo regionale e nazionale.

Noi ci crediamo. Non possiamo rassegnarci all’idea che dobbiamo dire ai nostri figli e ai nostri nipoti che qui tutto è perduto, non è così, non può essere così. La CGIL come nel passato c’è e, fino in fondo, vuole fare la propria parte!

Rimpianti? Tanti. Per le cose “lasciate a metà”… soprattutto una, il lavoro iniziato per “ricostruire le camere del lavoro” . Abbiamo iniziato a Canicattì, Licata, Sciacca ma dobbiamo continuare in altri “medi centri”. Avevamo già concordato la presenza di Maurizio Landini a Settembre per una iniziativa da tenersi a Sciacca. Mi dispiacerà non poterlo accogliere da Segretario Generale ma sarò ugualmente che il nuovo Segretario, cui faccio i miei migliori auguri, possa ripartire da questo importante contributo”.

 

Sono bravi, anzi bravissimi. E si vede!

Il gruppo Quartet Folk, agrigentino purosangue, è nato poco tempo fa. Nonostante la giovane età ha già piantato tutti i paletti per lasciare immaginare un futuro certamente roseo. Hanno già lasciato il segno persino in America e in molte città italiane. Il prossimo 30 maggio si esibiranno al teatro Pirandello per un concerto che sarà tutto da vedere.  

Li abbiamo avvicinati per una chiacchierata e conoscerli ancora più da vicino.

Quartet Folk: chi sono e come sono nati?

“Sulla carta i Quartet Folk sono Antonio Cannella, Dario Mantese, Ciccio Carnabuci e Gerlando Barbadoro, in realtà ci identifichiamo semplicemente in una grande amicizia nata sin da bambini, oggi diventata fondamenta solida di un progetto musicale chiamato “Quartet Folk ” “.

Ecco avete detto “progetto”,  il vostro dove vuole arrivare?

L’intento primario dei Quartet Folk è quello di salvaguardare, ed allo stesso tempo promuovere, la musica popolare siciliana: senza passato non c’è futuro e, come è successo a noi, vorremmo che anche le future generazioni possano interessarsi alla cultura siciliana, musicale e non solo. Stiamo lavorando per dare il nostro contributo affinché la musica siciliana possa  affermarsi in ambito nazionale e non solo: inutile nascondere che l’obiettivo sarebbe quello di raggiungere, anche in parte, i risultati della musica napoletana e salentina.” 

Scorrendo il vostro sito internet e le pagine social  ho notato con piacere i vostri “mutamenti” grazie anche ai quali, ormai, siete una realtà consolidata nel territorio locale e non solo: come ci siete riusciti?

“Abbiamo sin da subito condiviso e seguito una linea comune: l’innovazione, partendo già dal nome del gruppo.Vogliamo essere il nuovo che ricorda l’antico.

In un mondo che si evolve giorno dopo giorno non si poteva proporre ad un pubblico giovane e non, una versione di musica tradizionale radicata nel tempo. Abbiamo ripreso un evento tipico e quasi dimenticato come la “serenata”stravolgendone l’esecuzione: un tempo si andava sotto il balcone dell’amata con chitarra  e mandolino a cantare un paio di canzoni, oggi noi proponiamo un repertorio con canti, cunti e giochi della tradizione siciliana che riscontra sempre grande apprezzamento tra la gente, ragion per cui,  con nostro grande piacere, in molti ci hanno imitato.

Abbiamo iniziato indossando un jeans, un paio di Converse, una camicia bianca ed un fazzoletto rosso al collo: oggi abbiamo appositamente realizzato il disegno delle nostre camice, arricchite da gilet rossi adornati con la pittura siciliana disegnata a mano, unici nel loro genere. Sarebbe stato facile prendere spunto da qualcosa di già visto, avremmo sicuramente risparmiato tanto tempo e fatica, ma alla lunga, il lavoro premia sempre.

Abbiamo anche arricchito il tradizionale sound della musica siciliana inserendo alcuni strumenti tipici della “world music” che molto interesse suscitano nelle ascoltatori moderni”.

Ho visto anche delle foto di spettacoli da palco: quindi non fate solo serenate…

 “Dalla pubblicazione del nostro primo lavoro discografico intitolato “Gira, Vota e Firria”, che a giorni compie un anno, abbiamo avviato un’attività concertistica che ci ha regalato tante soddisfazioni.  Il tour 2018 ha visto numerose tappe in giro per la Sicilia e non solo, dopo la Calabria infatti, “Gira, Vota e Firria” è volato oltreoceano per toccare le città di Chicago, Rockford e Milwaukee.

Le luci del palco danno sempre grandi stimoli ed avere la possibilità di suonare per centinaia di persone è davvero qualcosa di incredibile, all’estero poi, tutto raggiunge un sapore maggiore.

Se poi la gente canta le tue canzoni…hai vinto ! Proprio per questo ci stiamo dedicando a migliorare sempre più i nostri spettacoli di piazza.”

Visto il grande successo avuto con “Gira, Vota e Firria” quando pubblicherete un nuovo album?

“Dipendesse solo da noi anche domani ! Ma realizzare un prodotto discografico, se devi fare le cose per bene, non è facile come sembra. Ogni tanto capita di scambiare qualche pensiero tra di noi e c’è la voglia di fare un secondo lavoro discografico ma servono soldi, tempo ed ispirazione: tutto quello che abbiamo realizzato fino ad oggi lo abbiamo fatto con i nostri sacrifici, tanto da creare la nostra etichetta discografica.

 Nel primo album abbiamo pubblicato 5 brani inediti che hanno ottenuto una grande approvazione del pubblico, ma il prossimo vorremmo che contenga solo inediti, primo su tutti “L’Amuri”, ultimo brano inedito che abbiamo pubblicato il 30 aprile scorso, già disponibile su YouTube e sui migliori digitalstore. Insomma se ne riparlerà nel 2020.”

 Ho visto le vostre facce affisse per tutta la città e non solo… cos’è “Milli Culura”?

“Milli Culura è il titolo di uno dei nostri inediti che ha dato il nome al nostro prossimo tour di concerti. Per festeggiare un anno dalla pubblicazione di “Gira, Vota e Firria”, abbiamo voluto iniziare il nuovo tour da casa nostra e, per l’occasione, abbiamo organizzato un concerto/evento che si svolgerà il 30 maggio 2019 al teatro Pirandello di Agrigento. Sarà una festa e, per l’occasione, abbiamo pensato ad uno spettacolo fuori dagli schemi e, a nostro avviso, rivoluzionario, per quanto concerne l’ambito della musica popolare.

Ci presenteremo in una formazione in versione “orchestra”. Infatti,  condivideremo  il palco con Gloria Scorsone (Voce), Andrea Vanadia (batteria e percussioni), Federica Mosa (violino) e Marzo Zammuto (basso e contrabasso). Oltre a loro avremo ospiti della serata  anche l’amico Silvio Schembri de “Le Iene”,  Graziano Mossuto nonché l’associazione filarmonica Santa Cecilia di Agrigento. Il morale è alto anche perché, nel giro di poco meno di una settimana dall’inizio della prevendita dei biglietti, lo spettacolo è andato in sold-out !

Non vogliamo rivelare altro però, non si sa mai ci sia l’occasione per fare una seconda data…”

 E per chi non è riuscito ad acquistare il biglietto per il teatro Pirandello dove potrà vedervi?

“ Il nostro calendario estivo, tra eventi pubblici e privati, è in continuo aggiornamento. Chi naviga in questo settore conosce bene le tempistiche degli Enti che, come spesso accade, organizzano tutto in un baleno.

Subito dopo la data del teatro Pirandello saremo a Casteltermini, il 31 maggio, in occasione dei festeggiamenti di Santa Croce. Ad ogni modo, consigliamo a tutti di seguire gli aggiornamenti sulle nostre pagine social di Facebook ed Instagram oltre che al sito internet www.quartetfolk.com”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo avvicinato il sindaco di Bivona Milko Cinà. Una chiacchierata per focalizzare meglio la sua attività da primo cittadino e le iniziative intraprese e da intraprendere nel corso del suo mandato amministrativo.

Qual è lo stato attuale dei lavori pubblici a Bivona?

“È un periodo di grande fermento perché molte opere verranno avviate a breve: è in corso di espletamento la gara per la progettazione di nuovi alloggi a canone sostenibile, mentre è imminente l’avvio del cantiere di lavoro, per un importo di € 115.000 circa, grazie al quale verranno eseguite le opere di urbanizzazione che consentiranno di migliorare la viabilità del tratto stradale tra la SS 118 e l’istituto alberghiero “Panepinto”, in C.da S. Filomena. I tecnici del Comune stanno definendo il progetto per l’ampliamento del cimitero comunale e per la creazione di nuovi lotti utilizzabili. Siamo in attesa del decreto di finanziamento dei lavori di tutela e valorizzazione del geosito di Pizzo Mondello (PO FESR misura 6.6.1) per un importo di € 1.085.000), e dell’avvio della progettazione esecutiva delle opere di salvaguardia del centro abitato, finanziata col fondo di rotazione. Si sta completando l’iter per l’avvio delle procedure di appalto del cantiere della strada Bivona-Palazzo Adriano, mentre è in fase di approvazione il progetto esecutivo di ristrutturazione dell’impianto di depurazione. Si stanno, inoltre, ultimando i lavori di realizzazione dei primi alloggi a canone sostenibile, con la costruzione, tra l’altro, di un teatro all’aperto, nella sede storica del vecchio teatro comunale, andato purtroppo perduto; infine, verranno avviati entro il 15 maggio i lavori di messa in sicurezza dell’Auditorium S. Chiara, finanziati con Decreto del Ministero dell’Interno il 10 gennaio 2019”.

Notevole successo sta avendo in molti Comuni italiani, compresa Bivona, l’iniziativa “Case a 1 euro”. Quali sono i futuri scenari di questo progetto?

“Bivona ha una grande potenzialità turistica ancora quasi completamente inespressa; questo progetto, che si integrerà con la creazione a breve dell’albergo diffuso, mira al recupero del centro storico medievale del mio Comune, attirando al contempo nuovi residenti/visitatori stanziali anche stranieri. Il progetto è appena partito, in questo momento stiamo acquisendo la disponibilità alla cessione degli immobili da parte dei privati venditori, al fine di costruire sul sito istituzionale del Comune di Bivona, la vetrina degli edifici in vendita ad 1 euro, a disposizione degli acquirenti. Nella mail dedicata, bivona.casea1euro@gmail.com, sono già pervenute più di 100 richieste di acquisto provenienti da ogni parte del mondo (Nord Europa, Sud Africa, Brasile, Canada, USA, ecc…)”.

Quali azioni Bivona sta intraprendendo per ottimizzare, migliorare ed incrementare il complesso settore della raccolta differenziata?

“Tra pochi giorni, sarà costituita davanti al notaio l’Area di Raccolta Ottimale (A.R.O.) Bivona Ambiente s.r.l., che si occuperà della gestione in house dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani nonché di tutte le attività di implementazione ed efficientamento della raccolta differenziata nell’ambito del territorio comunale; la costituzione dell’ARO, che la mia Amministrazione ha prontamente e coraggiosamente perseguito, ci consentirà una gestione del servizio rifiuti autonoma, a regia comunale, certamente più conveniente e produttiva in termini di efficienza, efficacia ed economicità”.

Quali sono le novità nell’ambito dell’Area Interna Sicani di cui Bivona è Comune capofila?

“Dopo l’approvazione del preliminare di strategia, da parte della Dipartimento Regionale alla programmazione, avvenuta nell’autunno scorso, fervono i lavori all’interno dell’Assemblea dei Sindaci dei dodici Comuni facenti parte dell’AI Sicani (Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, S. Biagio Platani, S. Stefano Quisquina, Burgio, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Montallegro, Ribera, Villafranca Sicula), al fine di definire il più velocemente possibile la Strategia dell’Area Interna che, una volta approvata, porterà alla firma dell’APQ tra Stato, Regione e AI, e all’avvio dei progetti di sviluppo locale che interesseranno i principali ambiti tematici quali tutela del territorio e comunità locali, valorizzazione delle risorse naturali e culturali e del turismo, sistemi agroalimentari e sviluppo locale, risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile, saper fare e artigianato, per un importo complessivo pari a 33 milioni di euro a cui si aggiungono i circa 4 milioni di euro previsti dalla Legge di Stabilità. Intanto, nell’Area Interna Sicani si è già avviata la sperimentazione della gestione di servizi e funzioni in forma associata, così come previsto dalla Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), attraverso la predisposizione dei protocolli attuativi per ciascuno dei tre servizi integrati: protezione civile, SIA (Servizio Informatico Associato) e promozione turistica. L’iter che stiamo seguendo porterà al graduale rafforzamento amministrativo previsto dalla SNAI al fine di migliorare qualità ed efficienza dei servizi per le comunità locali, nonché ad una forma di governance integrata e territoriale tale da definire, a completamento della Strategia, una nuova “provincia sicana”.

Può darci qualche anticipazione sulla Sagra Pescabivona 2019?

“L’Amministrazione sta lavorando già da qualche tempo all’organizzazione della prossima Sagra della Pescabivona giunta alla XXXIV edizione; grandi novità sono in corso di progettazione al fine di rinnovare e migliorare il nostro evento di punta, a cominciare da un cambiamento della data di svolgimento, dettato dalla necessità di coinvolgere più attori, sia in termini di visitatori che di espositori, in passato limitato dal periodo delle ferie, troppo a ridosso del Ferragosto. Si stanno definendo importanti innovazioni anche riguardo al percorso fieristico-espositivo e agli eventi culturali, gastronomici e turistici volti a valorizzare al meglio la nostra Pescabivona IGP, compresi gli show cooking e il concorso per il gelato più buono a base naturalmente di Pescabivona”.

Come procede il percorso della Fondazione ITS?

“La nuova Fondazione ITS “Sicani” dedicata alle Nuove Tecnologie per il Made in Italy – Ambito Sistema agro-alimentare è stata già costituita. I Soci fondatori che hanno creduto fortemente all’iniziativa sono, oltre al Comune di Bivona, l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Luigi Pirandello” di Bivona, l’Università degli Studi di Palermo – Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, il Consorzio Corissia, l’Associazione Euroform, la Fondazione A. e S. Lima Mancuso, il Comune di Santo Stefano Quisquina, la Confcommercio Imprese per l’Italia di Palermo, le società Costa srl, Lotito Sicilia, BonOlio e Materland, la Cooperativa Agricola Zootecnica Tumarrano. 

La nuova Fondazione ITS “Sicani” ha già avuto finanziati due percorsi formativi su due filiere importanti dell’agroalimentare siciliano: il settore cerealicolo e quello zootecnico. Gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), infatti, costituiscono la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante, sperimentata con successo anche in altri Paesi europei, che ha come finalità quella di offrire una formazione specifica che si interfaccia con le esigenze ed i fabbisogni delle imprese. In questi mesi che hanno preceduto la costituzione dell’ITS abbiamo notato il forte interesse del tessuto imprenditoriale verso i giovani a cui si intende offrire un’alternativa ai tradizionali percorsi di istruzione, orientando il loro talento e le loro potenzialità verso l’applicazione pratica delle nuove tecnologie e dell’innovazione dell’agroalimentare”.

 

 

Si è conclusa venerdi scorso  nell’Aula Magna del Consorzio Universitario di Agrigento,  la cerimonia di inaugurazione del Corso di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale .

Il Presidente del Consorzio prof. Pietro Busetta ha introdotto portando il saluto ed evidenziando la contestualizzazione di un percorso di studi in un momento storico che vede sempre più una società multietnica, in continuo cambiamento e che proprio per questo necessita di una valida politica dell’accoglienza e di figure esperte che sappiano mediare appunto, in grado di interpretare i tanti bisogni di chi, per tanti motivi ha deciso di migrare verso paesi sconosciuti.

Il Cardinale Sua Eminenza Francesco Montenegro ha stimolato verso gli studenti che si approcciano a questo tipo di percorso, dando risalto al bisogno di saper accogliere ed alla capacità di approcciarsi , di donarsi verso chi è meno fortunato di noi e non gode dei nostri stessi privilegi.

La cerimonia ha visto la partecipazione di alcuni dei docenti che saranno impegnati in questo corso di studi, insieme al Direttore prof. Marcello Saija, che ha voluto insieme al prof Armao fortemente la istituzione del corso, anche la vice direttrice prof. Federica Cordaro, il prof. Claudio Rossi, la prof. Antonietta Abissi, la prof. Emna Nefzi, la prof. Paola La Sala ed a conclusione una Lectio Magistralis tenuta dal prof. Delio Miotti.

Presente anche il Magnifico Rettore Della LUMSA, Francesco Bonini, che oltre all’augurio di un buon inizio di questo percorso di studi, ha prospettato la possibilità di aderire alla richiesta del Presidente per una fattiva collaborazione con il Consorzio Universitario, con un corso di Scienze della Formazione.

 

Ieri sera si è concluso il concerto di  musica  etnica  che ha visto  protagonisti  Eugenio Bennato , Pietra Montecorvino, Mario Incudine  e Alfio Antico, sotto la splendida  scenografia del  tempio di Giunone, tra gli  ulivi  e un freddo che avrebbe  fatto desistere chiunque.  Nonostante le avversità atmosferiche la gente ha partecipato con entusiasmo  al  concerto assaporando  le meravigliose  melodie , i  testi  e le interpretazioni  magistrali  dei  quattro artisti  che ci  hanno trascinato  dentro la musica , quella che prende allo stomaco , quella che ci  mette  davanti  ad una realtà sociale che spesso dimentichiamo, quella che ci  coinvolge  al  punto tale da  non accorgersi che il  freddo  diventa anestetico  di sé stesso e alla fine non lo si sente nemmeno  più.  

Un  evento  che è stato apprezzato dall’inizio alla fine perché  gli  artisti che si  sono  esibiti  prima  del  grande Bennato, non sono stati  riempitivo  di nessuno  spazio, al contrario , se ne sono appropriati  restituendolo  al  pubblico  in modo magistrale , ognuno  per  la propria specialità  mantenendo al tempo  stesso  un unico tema : la musica etnica.

Per ultimo Eugenio Bennato, ha messo il coperchio  ad una pentola  esplosiva, facendo uscire dal diaframma  le sue note basse  e dal suo cuore la sua musica  straordinaria , fino a proporre un quartetto di voci  e musica che ha fatto esaltare il pubblico ed accendere tutti i cellulari  in modalità REC.

Un grazie a tutti loro per i momenti  speciali che hanno saputo donare a tutti  i presenti  ed anche agli organizzatori  che hanno proposto l’evento, davvero molto apprezzato.

Ben vengano iniziative come queste che accompagnano l’estate con gioia fino alla fine, in un incantevole scenario che raramente  si trova da cornice.

 

ll Consorzio Universitario di Agrigento presenta il libro : “GIORNALISMI – La difficile convivenza con fake news e misinformation” di Francesco Pira e Andrea Altinier. L’evento si svolgerà presso l’Aula Magna “Luca Crescente” giovedì 27 settembre 2018 alle ore 17.00. Prima degli interventi il Consigliere d’Amministrazione Prof. Antonio Moscato, promotore dell’iniziativa che ha fortemente voluto, rivolgerà un saluto agli intervenuti soffermandosi brevemente sui contenuti del libro. Sono previsti gli interventi di: D.ssa Anna Maria Sermenghi, Dirigente scolastico; Avv. Vincenzo Avanzato, Presidente Ordine Avvocati Agrigento; Dott. Giovanni Di Maida, Vice Pres. Consorzio Universitario di Agrigento. A relazionare sarà il Prof. Francesco Pira , Sociologo , Giornalista, Docente di comunicazione all’Università di Messina. Introduce e modera la D.ssa Carola Depaoli, Presidente ANDE Agrigento.

Subito dopo la presentazione si aprirà un dibattito a tema tra l’autore e i giornalisti invitati a presenziare e chiunque faccia preventiva richiesta di intervenire, al personale interno, all’inizio della discussione. L’evento si è accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Agrigento con la concessione di tre crediti formativi. L’ingresso è aperto a chiunque voglia partecipare.

I due autori hanno racchiuso in un esagono le fake news: appeal, flussi, viralità, velocità, crossmedialità e forza. È solo il 22% a non essere caduto nella trappola. La soluzione, però, non è solo il controllo delle fonti, ma costruire un controflusso di informazioni e contenuti in grado di sconfiggere le menzogne. 

È un progetto – spiegano i professori Francesco Pira e Andrea Altinier autori del volume-  che parte non solo dall’amore verso la comunicazione, ma da un lavoro di analisi e ricerca durato quasi due anni per individuare case history, teorie nuove, ricerche sui trend e sul consumo dei media per accendere le luci su un mondo in costante cambiamento e che richiede sempre più competenza e professionalità. I media tradizionali non sono morti, ma si possono salvare solo puntando su qualità, inchieste e approfondimento” .

Un libro scritto e pensato non solo per gli studenti, ma anche per tutti quelli operatori della comunicazione e dell’informazione che ogni giorno operano in un settore sempre più complesso e articolato. Un testo che nella sua prefazione porta la firma del Professor Mariano Diotto, Direttore del Dipartiment di Comunicazione dell’Università Salesiana di Venezia e Verona IUSVE, responsabile della collana Comunicazione, marketing e new media che ospita l’opera.

“L’opera di Francesco Pira ed Andrea Altinier   – sottolinea il professor Mariano Diotto nella prefazione – vuole fornire strumenti efficaci per disinnescare le fake news e la misinformation attraverso teorie riportate in modo chiaro e con l’utilizzo di numerose case history che rappresentano un benchmark efficace”. 

La motivazione – concludono gli autori Francesco Pira e Andrea Altinier –  che ci ha spinto a scrivere questo libro parte da un presupposto molto semplice: le fake news si possono sconfiggere. Si tratta di un fenomeno sempre esistito e che oggi ha sicuramente più strumenti, ma la comunicazione ha tutte le carte in regola per sconfiggere la misinformation. È questione di modelli, tecniche e professionalità che questo libro cerca di tracciare con chiarezza e responsabilità ”

Che spettacolo!

Solo loro potevano e ci sono riusciti. Piazza stracolma, gente impazzita di gioia e un Lello Analfino insieme alla sua meravigliosa band dei Tinturia che hanno chiuso una tre giorni che per il popoloso quartiere del Villaggio Mosè rimarrà certamente nella storia.

La presenza di Red Ronnie ha fatto il resto per un evento che è stato organizzato da un gruppo di amici, guidati dal vice capo di gabinetto dell’Assessorato Regionale al Turismo Lillo Pisano, “villaggese doc” come Lello Analfino che ha dimostrato ad una città intera che anche da “soli” si possono raggiungere obiettivi davvero straordinari (l’Amministrazione comunale ha fornito soltanto il palco su un camion da montare…).

Complimenti a Lillo Pisano e complimenti a tutta l’organizzazione. Tutto è andato per il verso giusto. Mettere insieme in tre serate Mario Venuti, Red Ronnie e i Tinturia non è facile.

Ma andiamo al top della tre giorni, il concerto di ieri sera di Lello e la sua band che ha deliziato la folla oceanica presente per assistere alle peripezie straordinarie di questo ormai conclamatissimo talento locale, una vera e propria forza della natura.

In un buio sempre più totale che avvolge una città in ginocchio, Lello e i Tinturia rappresentano uno dei pochissimi fiore all’occhiello del quale la Città dei Templi può vantarsi.

E poi, lo spettacolo nello spettacolo. Sul palco, inaspettatamente, è salito Nenè, conosciuto, stimato e apprezzato uomo agrigentino che è semplicemente il padre di Lello.

Tempo addietro ha ideato, pensato e scritto una canzone e gli ha dato un titolo: “Mandolino in riv’mare” . Un’altra meraviglia che ha mandato in delirio il popolo presente. Una performance davvero di tutto rispetto finita con un lunghissimo applauso assolutamente meritatissimo.

Che dire? Bello, bellissimo, stupendo. Il Villaggio Mosè per tre giorni si è sentito meno solo grazie alla caparbietà di alcuni suoi giovani nati proprio in questo quartiere. Il futuro, adesso, si può anche guardare ad un certo ottimismo.

Una “maniata” di giovani caparbi sono riusciti a regalare momenti di vero spettacolo ad una comunità spesse volte (se non sempre) isolata, abbandonata, vituperata.

Al resto hanno pensato i protagonisti. Venuti, Ronnie ma soprattutto quel fantastico Lello Analfino con i Tinturia.

Tutto ciò rende meno buio il futuro di un intero quartiere.

Grazie!!!!!

Francesco Pira, sociologo, giornalista, docente di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina; coordinatore didattico del Master in “Manager della Comunicazione pubblica” e di “Comunicazione pubblica e d’Impresa” presso lo IUSVE, Università Salesiana di Venezia e Verona. Ricercatore e Visiting Professor presso l’Università Juan Carlos di Madrid. (potremmo ancora continuare, evitiamo di farlo perché l’intervista si prospetta lunga oltre che interessante).

Questo, se qualcuno avesse bisogno di alcune referenze per capire la caratura del personaggio che tra qualche minuto risponderà ad alcune domande a tema, in ordine alla sua ricerca nell’ambito sociologico che riguardano: le fake news, il cyberbullismo ed il sexting .

Oramai il nostro vocabolario è sempre più contaminato da parole delle quali spesso non si comprende il significato, ma attenzione cari lettori, dietro le parole c’è un mondo che si apre a comportamenti borderline, al limite della legalità, azioni atte a fare del male indiscriminato, senza remora alcuna, solo per il gusto sadico del danno provocato ad altri o per motivi che spesso sfuggono a chi , ha della vita una visione semplice e pulita o chi vive il mondo dei social, in modo più o meno “normale”.

 

Professore, cos’è una “Fake News”?

“Purtroppo tende a passare un messaggio errato e cioè che le Fake News sono un tema moderno che nascono con l’ausilio dei social. In realtà, sono sempre esistite e se ne ha antica memoria, ad es. nel mio ultimo libro “Giornalismi” scritto insieme ad Andrea Altinier, (che in  atto viene presentato in tutta Italia), si parla forse della più antica Fake della storia: ” Il cavallo di Troia” che nasce come regalo ad una Dea ed  in realtà si trasforma in uno strumento di guerra per prendere la città. In effetti se ne possono raccontare tante. Il problema non è la bufala, lo scherzo, che in sè può essere addirittura divertente, ma l’uso distorto che ne  viene fatto. Non solo, parliamo anche dell’uso politico delle Fake News, perché il dibattito politico che c’è in queste ultime ore, ci fa capire che esiste una regia che artatamente confeziona informazioni false, per colpire determinati partiti, movimenti o personalità del mondo politico”.

Possiamo dire allora, che le Fake siano nella maggior parte dei casi confezionate ad uso e consumo della politica, per colpire o danneggiare un personaggio piuttosto che un altro?

“Si, la Fake è politica se parliamo di politica, ma se pensiamo ai vaccini sui quali ultimamente si è creato un lungo dibattito ed altrettante polemiche, si può notare come questo fatto vada a colpire non solo gli esponenti politici, ma anche tutta l’industria che li produce, perché poi alla fine vengono utilizzati soltanto quelli che prevedono le normative politiche Nazionali o Internazionali prodotti nel momento storico in cui viviamo.

E’ sicuramente un allarme sociale proprio perché tocca varie parti della società, da quella politica a quella dell’industria , è chiaro che se va ad intaccare la credibilità dell’una o dell’altra, si creano delle situazioni di depotenziamento anche di alcuni leader politici o di industrie presi di mira. L’idea che un Presidente del Consiglio dica che vuole aprire una commissione d’inchiesta, ci fa capire che il problema esiste a livello politico. Prendiamo ad esempio il Presidente degli Stati Uniti d’America, ogni qual volta si sente criticato pubblicamente, dice di essere vittima delle Fake. Questo ci da la dimensione della serietà del problema che non riguarda soltanto il mondo dei social, perché il fatto che sia  saltata la disintermediazione giornalistica che è la cosa più importante, ha consentito a tutta una serie di creatori di Fake, di spopolare sul web”.

 Una delle ultime orribili Fake in ordine di data, è la lettera scritta sulla tragedia che si è consumata a Genova. Perché qualcuno sente l’esigenza di fare una cosa del genere?

“La lettera che tutti conosciamo sulla tragedia di Genova, è proprio l’esempio lampante che di distorto non c’è solo l’uso dei social , ma anche altro. Approfittare di una immane tragedia per riesumare una lettera e riadattarla alle circostanze, ha concesso a chi l’ha messa in rete di ottenere migliaia di visualizzazioni e condivisioni, per poi scoprire che la persona che ha  scritto la lettera era morta quindici anni prima e che la bufala era talmente grossa proprio perché copiata da una bufala precedente, ci fa capire quanto grave sia il problema e le motivazioni a volte futili che portano a questo. Possiamo citarne delle altre di diversa natura, ad esempio lo stratagemma che bloccherebbe attraverso un sistema di parole un algoritmo di Facebook o che whatsapp presto diventerà a pagamento. Tutte bufale che girano da tempo ma che non contengono alcuna veridicità. Il problema sta nell’individuare la bufala che può essere innocua, da quella che potrebbe portare a danni davvero gravi o addirittura irreversibili”.

 

Facendo un analisi tra bufale di diversa natura e finalità, si comprende quanto allarmate possa essere il dato estratto

“Credo che uno dei dati più allarmanti, riguardi il Ministero della Sanità, perché le Fake che girano sono tante e tali da costringere il Ministero a sponsorizzare una campagna che possa impedire alla gente di credere che alcune malattie gravissime, possano curarsi affidandosi al dott. Google . Naturalmente girano tantissime bufale e si arriva pure a credere di curarsi mangiando patate e cipolle! Il dato è davvero gravissimo, tanta gente quando sente d’avere qualcosa invece di andare dal medico si collega ad internet, cercando diagnosi. Da qui una grossa campagna fatta anche dall’Ordine dei Medici che ci fa capire che ci sono delle situazioni davvero gravi e soprattutto non sono più controllabili , perché fidarsi più dei rimedi che si trovano su internet che di seri professionisti, ha portato alla divulgazione di uno spot agghiacciate che ritrae una lapide con su scritto: “pensavo d’avere un mal di denti e invece sono morto per un tumore alla bocca…rivolgiti al tuo medico curante”. Non ci sono più parole”.

 In effetti si rimane sconvolti . Il messaggio che deve passare è quello di consultare subito uno specialista e non fidarsi di maghi che promettono miracoli o diagnosi a caso (ma questa è solo una mia considerazione!)

 Perché si arriva a questo ? Lei pensa che la società si sia incattivita? E se si perché?

“Si. Secondo me, dal punto di vista sociologico ci sono due dati molto rilevanti : uno legato al fenomeno delle globalizzazioni ed uno alla crisi economica.

Nel momento in cui è esplosa la famosa crisi, si è quindi verificato un fenomeno smisurato di migrazioni, sottrazione di posti di lavoro etc, che dagli Stati Uniti è partita fino a raggiungere il resto del mondo, togliendoci tutto quello di cui prima si godeva e riducendoci praticamente in povertà. E’ chiaro che la società ha subìto una profonda trasformazione. Si è incattivita. Servizi ridotti uguale introiti diminuiti a quel punto aumenta non la competitività ma il cannibalismo”.

 Non crede che a questo punto si stia registrando non più una evoluzione della società ma una involuzione?

 “La società segue comunque il suo corso, l’evoluzione tecnologia, la ricerca, la scienza, tendono comunque ad andare avanti a migliorarsi sempre, ma avendo eliminato per via della crisi, la classe di mezzo ed avendo solo potenti che ci governano o gente che non sbarca il lunario, è chiaro che qualcosa si sia capovolto. Un altro elemento importante è quello legato alla nostra percezione di sicurezza che ormai è quasi nulla, non ci sentiamo tutelati ed al sicuro, al punto che la paura ha preso il sopravvento, arrivando ai casi più gravi di giustizia privata. Questi a mio avviso i principali motivi di cambiamento che poi incidono a cascata su tutto”.

 Parliamo del bullismo. Fenomeno recente ed emulativo o perversione che ha radici più lontane?

“Il bullismo è sempre esistito. Pensiamo a quello che succedeva dentro le caserme o nelle scuole, il problema si fa più pregnante con le devianze che nascono con le tecnologie ed è proprio in questo terreno fertile che il classico bulletto si trasforma in cyberbullo. Una delle cose più terribili del cyberbullismo è il sexting. Qualche anno fa, sono stato o ospite in una trasmissione Rai, per parlare proprio di questi fenomeni dilaganti. In quella sede ho avuto modo di lanciare un serio allarme su questi problemi, perché quando si ha notizia che una ragazza minorenne registra un video e poi finisce in rete, si perde nell’etere, è praticamente impossibile eliminarlo completamente e non dimentichiamo che va, anche e soprattutto, ad arricchire le già strapiene banche dati dei pedofili. E’ un problema molto serio che va affrontato con provvedimenti seri, perché purtroppo le cronache sono piene di notizie che riguardano  suicidi di ragazze che non hanno retto l’onta”.

Oramai la nostra società si è trasformata nella  “società dell’apparire” Non si cerca più l’essenza del vivere,cosa abbiamo perso di vista?

“E’ vero, si è innescato un processo molto forte di vetrinizzazione, dove il mondo reale deve andare di pari passo con quello che il mondo del web si aspetta e ciè la condivisione di ogni cosa che ci appartiene, ogni momento, ogni pensiero, ogni foto,  solo per essere presenti in un modo o nell’altro. Una cosa che mi rende molto perplesso è che noi siamo il paese col più alto numero di leggi; quando non si sa come affrontare un problema si fa una legge: c’è lo stalking e facciamo una legge, c’è il cyberbullismo e se ne fa un’altra. Prendiamo il caso del cyberbullismo. I giuristi dicono che ha dei limiti soprattutto nella fase repressiva, rimane una buona idea dal punto di vista preventivo ma non ci sono le risorse per supportarla. Andando avanti in questo modo, credo diventi impossibile trovare quali siano gli elementi forti per creare un vero sistema di prevenzione che può essere attuato solo se si ha già un “sistema “ a norma; genitori e docenti preparati e ragazzi che non dovrebbero essere più informati di chi dovrebbe avere il compito di educarli. Nella mia esperienza di ricercatore, spesso mi reco nelle scuole per parlare del fenomeno “Cutting”e devo dire che gli insegnanti sono molto interessati e partecipi, anche perché sono loro i primi ad intercettare certi problemi. A volte i genitori sono così “occupati” da non accorgersi che i loro figli minorenni si provocano dei tagli sul corpo per seguire dei video virali che li trascina in percorsi molto pericolosi e che possono sfociare anche alla morte dei ragazzi stessi”.

Perché si tende a credere sempre a tutto quello che esce fuori dal web, come se fosse il verbo? Cos’è cambiato nel modo di fare informazione?

“E’ cambiato molto se non del tutto. Una volta ci si alzava al mattino e si compravano i giornali o si guardavano i tg per essere informati. Oggi col web tutto questo non ha più modo di esistere perché l’informazione online è molto più immediata e sempre più aggiornata. Dobbiamo però preoccuparci del fatto che è talmente accessibile a tutti e non solo presidio dei giornalisti che hanno un etica da rispettare, che tutti possono scrivere tutto dandolo per buono. Qui ci riallacciamo al problema delle Fake News, perché se tutti possono scrivere tutto è molto probabile che una grossa percentuale delle notizie in rete non siano vere. Il problema ritorna”.

 A questo punto, ad intervista finita, ringrazio sempre il lettore temerario che si è spinto fino alla fine ed il prof. Pira che ha voluto renderci più edotti rispetto a problemi che spesso si tendono a minimizzare.

Concedetemi però qualche considerazione.

Voglio pormi e voglio porvi una domanda. Siamo proprio sicuri che il mondo del web sia stata la vera conquista di questo millennio? Dovremmo forse considerare quali sono gli elementi positivi rispetto a quelli negativi e metterli su una bilancia per dar loro un peso specifico?

Ci sono i fanatici dei social ed in generale del mondo del web…e poi ci sono quelli che tendono a razionalizzare pensando che tutto ciò che è stato creato dall’uomo e non da una divinità, può contenere degli elementi che voglio chiamare con un eufemismo” elementi di disturbo”.

Il bene ed il male è insito nell’uomo, questo è un fatto, ed aver cercato di dare ulteriori informazioni su problematiche gravi che vengono fuori dalla rete, dovrebbe in qualche modo darci la possibilità di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è, perché avendo una visione globale e sincretica di tutto quello in cui ci si può imbattere frequentando il “sacro” web, può portarci a sminuire fatti di effettiva gravità.

D’altro canto, demonizzare internet i social, il web in generale, non sarebbe un atteggiamento intelligente, perché si tratta di una delle più grandi invenzioni dell’uomo dopo la ruota. Piuttosto farne un uso più discreto e meno appassionato per non dire “ossessivo”, forse potrebbe essere il giusto approccio per non perderci in meandri sconosciuti o pericolosi.

Le Fake News, non sono solo delle bufale, il cyberbullismo non è solo la prepotenza di qualcuno verso qualcun altro; il sexting non è solo un sostantivo che si riferisce allo scambio di immagini, filmati o messaggi sessualmente espliciti, ma di tanto altro; l’uso distorto dei social, le perversioni mentali, la volontà di far parte di un gioco che può trasformare e distorcere la verità come è quando si vuole, tende a mio avviso a creare deliri di onnipotenza che non portano altro che allo svilimento dell’universo uomo.

Pensiamoci.

E’ passato un anno da quando l’arch. Alfonso Cimino ricopre la carica di presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento.

Nonostante il breve lasso di tempo l’arch. Cimino è riuscito a portare avanti interessanti iniziative e molte altre sono in itinere. Insomma, il suo ruolo di presidente provinciale non è passato inosservato. Lo abbiamo avvicinato per un breve consuntivo.

 Presidente Cimino, alla vigilia del primo anno dal suo insediamento, quali iniziative importanti ha portato avanti?

“E’ trascorso quasi un anno dall’insediamento di questo Consiglio e, grazie alla partecipazione dei consiglieri, espressione dell’intera provincia, si è delineato un rapporto chiaro con le varie aree dell’agrigentino. Fin da subito ci siamo lanciati in un progetto ambizioso: pensare alle nostre città, alle infrastrutture, alla fascia costiera. Abbiamo incontrato le amministrazioni, siamo stati presenti in ogni iniziativa portata avanti per rimettere la figura dell’architetto al centro del processo di rilancio delle nostre comunità e di riscatto sociale per la libera professione. Devo dire che è stato un anno intenso, interessante e ricco di seminari ed eventi importanti,non ultimo il convegno organizzato a Santa Margherita Belice in occasione del 50° anniversario del terremoto, al quale hanno partecipato tantissimi colleghi del nostro Ordine, della Consulta regionale degli Architetti e di quasi tutto il Consiglio nazionale degli Architetti con in testa il presidente Cappochin e il nostro vicepresidente nazionale Rino La Mendola”.

Parliamo del “caso Agrigento”. Si dovrebbe cominciare con una strategia di rilancio del centro storico e di rigenerazione urbana. Argomenti che lei ha trattato spesso ma, di fatto, quali sono le vostre iniziative?

“Oggi si parla tantissimo del rilancio del centro storico e Agrigento è diventato, oggi più che mai, un caso a livello regionale e nazionale. Vorrei cominciare dalla fine per portarci all’inizio di un anno di attività di questo Consiglio. Il prossimo 5 luglio, abbiamo convocato un consiglio straordinario nella sede del Consiglio nazionale degli Architetti a Roma, per discutere del “caso Agrigento” alla presenza anche del vicepresidente nazionale Rino La Mendola. Non si può parlare di rilancio e riqualificazione,senza avere iniziative per la città. Agrigento ha una struttura urbanistica dove il fulcro non è solo la città ma la Valle dei Templi. Nel 1997, nel corso di un convegno al Palacongressi, si è parlato di un progetto per la Valle dei Templi che oggi continua a essere più attuale che mai: non possiamo parlare di rilancio del centro storico e rigenerazione urbana senza mettere a sistema il fulcro centrale della Valle dei Templi che è la città di Agrigento. Vede, il Parco della Valle dei Templi non è slegato dalla città, da San Leone, dalla foce del fiume Akragas e dai quartieri satelliti nati per un evento franoso e per il boom edilizio che ha portato un notevole consumo di suolo. Dobbiamo invertire questa tendenza. Con la revisione dello strumento urbanistico, si deve giungere a un consumo di suolo “zero” e recuperare il centro storico. Vanno attivate le procedure sui piani commerciali affinché il centro cittadino abbia negozi di nicchia, non soltanto B&B e ristoranti ma attività a supporto della vita quotidiana dei cittadini. Oggi si parla tanto di turismo e l’obiettivo è far permanere il turista in città ed ecco che occorrono turismo congressuale, museale, iniziative artistiche anche durante la stagione estiva e iniziative ad hoc per il teatro Pirandello”.

E per quanto riguarda la fascia costiera?

“Serve anche rilanciare la fascia costiera e questo deve essere un progetto da portare avanti nell’immediato. Mi piace pensare a un altro fattore importante: rilanciare il centro storico anche attraverso un processo di defiscalizzazione per quattro o cinque anni, riservato a coloro che desiderano investire sul centro storico. Ricapitolando, consumo di suolo “zero”, defiscalizzazione, utilizzo di misure nazionali quali Ecobonus e Sisma bonus. Ma occorre fare di più. In tal senso, ci sono altri due fattori fondamentali. Il primo riguarda gli investimenti nel centro storico. Certo, ben venga il progetto Girgenti e altre azioni di riqualificazione urbana che trascineranno interventi ai prospetti delle case, recupero degli immobili e la rivitalizzazione dell’area commerciale. Il secondo fattore può sembrare non fondamentale:Agrigento e la sua provincia sono al centro del Mediterraneo. I nostri porti, come Porto Empedocle, Licata e Sciacca, devono essere pronti ad accogliere merci e turismo. Le grandi navi da crociera devono fermarsi qui, nei nostri porti. Ovviamente occorrono le infrastrutture stradali e ferroviarie affinché Agrigento sia davvero la porta di ingresso all’Europa ed è necessario il ponte sullo Stretto. Mi scusi, siamo al centro del Mediterraneo eppure siamo bypassati dallo stretto di Gibilterra. Ecco perché c’è bisogno di una politica regionale e nazionale che, con forza, chieda le infrastrutture per la provincia di Agrigento”.

Presidente, lei punta sul rilancio dei centri storici. Ad oggi qual è lo stato di vivibilità dei centri storici della provincia? 

“Beh.. i nostri centri storici si trovano in uno stato di quasi abbandono. Pensi al centro della marineria di Licata, Sciacca, Caltabellotta, ai borghi di Cammarata, Canicattì, quasi tutti i centri storici non sono più vivibili e vissuti per come sono nati e non costituiscono più la memoria storica. Il rilancio dei centri storici va a braccetto con le infrastrutture, con gli incentivi e si sposano con un processo di rigenerazione urbana e umana. Nel corso degli anni i Piani regolatori hanno continuato a identificare nuove aree di costruito ed è per questo che i Piani regolatori vanno rivisitati con un consumo di suolo “zero”. Credo sia necessario, pensare a una strategia per l’intera provincia perché qua, ogni comune è ricco di storia. Ci vuole un progetto turistico che abbracci la provincia e allora sì che potremo parlare di programmare il futuro basandoci sul turismo, sulle bellezze architettoniche e paesaggistiche. Fermo restando i water front della provincia, un mare stupendo che non va legato soltanto alla balneazione ma inteso come risorsa per costruire la riqualificazione della fascia costiera”.

Tutte queste iniziative, quali ricadute potrebbero avere per i professionisti?

“Guardi, in diverse occasioni ho sottolineato che tanto è stato fatto insieme con la Rete delle professioni tecniche e, mi permetta, con un pizzico di presunzione, possiamo dire di avere dettato l’agenda politica di diverse amministrazioni. Penso ad Agrigento, ad esempio, dove, fino all’anno scorso, non si parlava di Sue e Suap, di Piano di utilizzo del demanio marittimo, di revisione dello strumento urbanistico e oggi, invece, se ne parla. Si parla protagonismo civico nel centro storico ma non è orientato perché, alla base, manca un progetto per la città. Se utilizzassimo questi strumenti, mi riferisco al Piano di utilizzo del demanio marittimo, Piani regolatori, rilancio dei centri storici, utilizzo delle risorse e degli incentivi statali, ci sarebbe innegabilmente una ricaduta fortissima per i nostri colleghi e per chi investe sotto il profilo commerciale e turistico. Recentemente abbiamo istituito l’Osservatorio per i centri storici, insieme con la Rete delle professioni tecniche, la Curia, Sicindustria, Ance e Confcommercio. Prenda la Curia ad esempio, oggi più che mai, sta rilanciando sulla riqualificazione e sulla fruizione dei beni culturali, ha istituito il Mudia con percorsi turistici e culturali che diventano a supporto fondamentale del rilancio di questa provincia. Ma siamo sempre al centro del problema: tutto ciò, ritorno a dire, non può essere senza la mano pubblica, senza progettualità e senza la politica regionale e nazionale che, mi permetta, deve svegliarsi: Agrigento e la nostra provincia devono essere rilanciate. Non possiamo continuare a vivere in una città lontana dal resto della Sicilia e d’Italia e distante perfino dai comuni limitrofi”.