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“Sappiamo e crediamo fermamente nella fede straordinaria degli agrigentini verso il santo nero San Calogero

Una fede che si perde nella notte dei tempi e visto che purtroppo per due anni di seguito non si e potuto festeggiare San Calogero a causa della pandemia, questo anno si e deciso di festeggiarlo sia pure con blande restrizioni.  

Purtroppo, assistiamo da alcuni giorni che purtroppo i contagi del Corona Virus in tutta Italia e in particolare nella provincia di Agrigento sono aumentati in modo esponenziale, con relative quarantene, con relativi ricoveri in terapia intensiva e relativi morti.  

La variante Omicron 5, risulta da quando detto dai virologi, contagiosissima rispetto alle altre varianti trascorse

 Tutto questo ci fa ritenere inopportuno, fare una festa a San Calogero di cui tutti siamo devoti

 Va chiarito altresì, per non equivocare, che sicuramente non siamo affetti di blasfemia ma che invece ci sta a cuore la salute e la relativa vita degli agrigentini.

Pensare ad una festa come negli anni passati, con blande e inefficaci restrizioni e con le modalità di liberi tutti, crediamo che sia sbagliata e molto pericolosa

Ecco perché oggi, ancor prima della festa già programmata, ci rivolgiamo alle autorità ecclesiastiche, civili e militari, affinché si possa evitare un contagio di massa

Crediamo altresì, che il nostro amato Santo possa essere onorato e riverito anche nelle nostre case, magari in gruppo con i nostri familiari e con le relative mascherine indossate”.

Lo dichiara Pippo Spataro, responsabile regionale di Cittadinanzattiva.

Continuano elevati i numeri del Covid non solo in Sicilia ma anche su tutto il territorio nazionale.

In provincia di Agrigento la situazione è fortemente preoccupante in vista soprattutto della nuova ondata prevista per luglio, nonostante sia giunta la stagione estiva.

Il commissario dell’Asp di Agrigento Mario Zappia è stato perentorio: “La situazione è drammatica”.

Zappia continua: “Per evitare di ritrovarci in una condizione ancora più grave – ha ribadito il commissario dell’Asp – bisogna usare le mascherine e dobbiamo evitare tutti di parlarci faccia a faccia e a distanza ravvicinata. Vi dico soltanto che nell’ultima settimana abbiamo avuto un incremento di 630 casi mentre gli attuali positivi in provincia sono ben 2.360. Per quanto riguarda i posti letto in ospedale, continuiamo ad aumentare la dotazione disponibile per farci trovare pronti. Nel frattempo abbiamo 23 pazienti in degenza ordinaria e 2 in terapia intensiva a Ribera. Per fortuna tutti gli ospedalizzati sono già vaccinati e non presentano particolari criticità”.

Sul fronte vaccini Zappia espone il solito quadro dai numeri ormai risibili: 448 somministrazioni in una settimana con 190 terze dosi e 214 quarte dosi (necessarie quest’ultime solo per i soggetti fragili).

Ancora una volta un riferimento alle difficoltà dei pronto soccorso, in particolare quello del “San Giovanni di Dio” di Agrigento: “Siamo sempre in difficoltà – ha detto Zappia – ma ci siamo attrezzati chiamando rinforzi da tutti i settori. Stiamo impiegando infermieri, oss ed ausiliari mentre continuiamo a chiedere ai medici di fare turni straordinari. L’ospedale messo peggio, in tal senso, è quello di Agrigento. Segue Canicattì. Un pò meglio Sciacca e Licata. Da approfondire Ribera dove contiamo di finire i lavori nella prima decade di luglio“.

“Da sempre la conformazione della rotonda sita in via Palma in prossimità dell’abbeveratoio comunale ha destato perplessità avvalorate dalle tante lamentele in particolare dei conducenti di ciclomotori e di mezzi pesanti”.

Lo scrive Carmelo Pullara, deputato regionale di “Prima l’Italia”, presidente della Commissione di verifica e monitoraggio delle leggi.

“In tal senso, – aggiunge Pullara – qualche tempo fa, avevo effettuato accesso agli atti per verificare se gli stessi fossero conformi a legge e la rotatoria così per come realizzata fosse rispondente alle norme tecniche e stradali. La corposa documentazione consegnatami ha richiesto una lunga ed approfondita analisi effettuata da professionisti di mia fiducia. Sembrerebbe, dalla relazione che gli stessi mi hanno prodotto, che le perplessità, ripeto non solo mie, possano essere fondate. Il tal senso ho indirizzato al sindaco di Licata e al Dirigente Generale del Dipartimento di Urbanistica dell’Assessorato al Territorio ed Ambiente, una apposita nota dettagliata di tutte le criticità tecniche inerenti la realizzazione della rotatoria in questione, chiedendo una verifica su quanto da me rappresentato ed eventualmente, se corrispondete al vero, un immediato intervento a tutela della sicurezza stradale”.

“Ovviamente –conclude il deputato regionale – non sono contrario ad insediamenti commerciali, anzi, ma sono prima di tutto per il rispetto della legge e soprattutto per l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge”.

E’ stato condiviso nella sala “Pellegrino” del Libero Consorzio Comunale di Agrigento il protocollo di intesa tra il Dipartimento Affari Extraregionali (DAE) della Presidenza della Regione Siciliana e i Liberi Consorzi e Città Metropolitane della Sicilia per la piena collaborazione tra questi Enti nella promozione e attivazione di iniziative progettuali in grado di intercettare i fondi europei diretti. Presenti all’incontro l’Assessore Regionale alle Autonomie Locali e Funzione Pubblica avv. Marco Zambuto, il direttore generale del DAE ing. Maurizio Cimino, il Commissario Straordinario del Libero Consorzio di Agrigento dr. Raffaele Sanzo e i rappresentati dei Liberi Consorzi e Città Metropolitane di tutta la Sicilia.

La rivalutazione degli Enti Intermedi nelle politiche di sviluppo dei territori è stata più volte rimarcata nei vari interventi. Ha fatto seguito la presentazione del Green Deal della Commissione Europea che prevede un piano d’azione con varie priorità di intervento sui territori (dallo sviluppo sostenibile alla strategia digitale per cittadini, imprese e pubblica amministrazione). Gli esperti dott.ssa Cavallaro del DAE e dr. Bumbolo del FormezPA hanno illustrato l’ampio ventaglio di finanziamenti dei programmi europei a gestione diretta (UE 2021-2027), con cenni anche sulle possibilità offerte dal PNRR.

Nell’ottica di rivalutazione del loro ruolo, sancito dal Testo Unico degli Enti Locali e dalle Leggi regionali 9/1986 e 15/2015, le ex Province Regionali sono  enti intermedi necessari ed in grado di individuare problemi e peculiarità del territorio ed esprimere una forte governance per lo sviluppo.  Il protocollo d’intesa è il primo step di un percorso di concertazione con gli Enti Locali e la Regione sulla nuova programmazione europea 2021-2027. L’obiettivo della realizzazione di un’economia diffusa non può prescindere da questo ruolo  e dalla connessione tra soggetti pubblici, operatori economici e varie realtà territoriali locali. Frettolosamente liquidate come Enti poco utili allo sviluppo dei territori, le ex Province tornano ad assumere invece un ruolo centrale nella programmazione e la promozione di progetti nei diversi ambiti.

Ridurre drasticamente i tempi d’attesa per gli esami di endoscopia digestiva, attraverso la pianificazione di un congruo ricorso alle prestazioni aggiuntive ed adeguata riprogrammazione delle liste d’attesa dopo lo sconvolgimento provocato dalla crisi pandemica. E’ questo l’obiettivo messo in campo dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento per potenziare i servizi allo scopo di accelerare i tempi di erogazione delle indagini di esofagogastroduodenoscopia, colonscopia ileoscopia retrograda e colonscopia con endoscopio flessibile, ed appianare alcune criticità.

Occorre recuperare i ritardi – commenta il direttore sanitario ASP, Gaetano Mancuso – attraverso l’implementazione dei percorsi di garanzia in modo da colmare il gap accumulato. L’Azienda ha già autorizzato il ricorso alle prestazioni aggiuntive ed ha approvato il progetto redatto dall’Unità operativa complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale di Agrigento finalizzato all’abbattimento delle liste d’attesa. Si intende realizzare, da giugno a dicembre prossimo, un robusto programma di recupero che, pur con il ridotto numero di sanitari con specifica expertise, miri ad ottimizzare ogni risorsa di modo da erogare nei tempi richiesti le prestazioni endoscopiche”.

Energia alle stelle: +78,66% in bolletta in provincia di Agrigento

Il rincaro delle bollette di energia elettrica e gas ha messo a dura prova la gestione dei nostri risparmi. Di fatto, dal 2020 ad oggi, il prezzo delle utenze della casa sono schizzati alle stelle ed è necessario trovare un modo per tagliare le spese e risparmiare. Ma come mai i prezzi di gas e luce sono aumentati così tanto? Quali sono i fattori che hanno inciso su questo incremento di spesa? E soprattutto, di quanto sono aumentate le bollette dal 2020 ad oggi?

Alcune ricerche condotte da prontobolletta.it, confermano che il prezzo delle utenze è aumentato negli ultimi due anni di almeno l’80% e che la spesa delle utenze varia da regione a regione. A determinare questo aumento, tre fattori in particolare:

  1. Un aumento della domanda del gas: il gas è una fonte energetica oggigiorno ancora necessaria. Seppur sia sempre un combustibile fossile, risulta essere più “sostenibile” rispetto ad altre fonti come petrolio e carbone. Una maggiore domanda di metano (in forma gassosa o liquida) determina un incremento dei prezzi dell’offerta.

  2. Il conflitto russo-ucraino ha determinato un’impennata rapida e ripida: la Russia è il principale fornitore di gas in Italia (importando circa il 40% del gas totale). I diversi tagli sulla fornitura hanno imposto al governo italiano di trovare nuovi fornitori. Solitamente, quando l’offerta del prodotto è scarsa ma la domanda è molto alta, il prezzo sale e di molto.

  3. La scarsa quantità di energie verdi, come quella eolica e fotovoltaica, non permettono di coprire la richiesta energetica. Poiché le infrastrutture e la produzione di energia sostenibile sono ancora insufficienti, sarà necessario accelerare il processo di transizione ecologica.

Come un effetto domino, il prezzo dell’elettricità è aumentato in modo proporzionale al gas. Appunto, il metano serve per la produzione di energia elettrica: tramite le centrali termoelettriche, l’energia del combustibile fossile viene trasformata in energia elettrica. Per questa ragione, anche il prezzo della bolletta della luce aumenta.

Ovviamente, il rincaro delle bollette grava tanto anche sulle imprese, in particolare sulle piccole e medie: dopo la pandemia, la produzione delle imprese italiane è tornata ad aumentare e l’incremento dei prezzi del gas e di elettricità rappresenta un grande ostacolo per la crescita.

A differenza di gas e luce, altre voci di spesa per la casa come internet sono rimaste invariate ne corso del tempo: secondo alcune analisi di internet-casa.com, il prezzo medio della bolletta telefonica è di 27€ al mese.

Qual è la situazione nella provincia?

Per essere più specifici, il costo medio della bolletta del gas in provincia di Agrigento è aumentato di circa il 6,07% dal 2020 al 2021 e del 78,66% dal 2021 al 2022. Questo aumento così vertiginoso ha di certo interessato tutte le regioni d’Italia. Per essere ancora più chiari, per quanto riguarda i comuni della provincia di Agrigento, il prezzo medio della bolletta del gas è passato da € 619,43 nel 2020 a € 657,29 nel 2021 a circa € 1.174,60 in questo anno.

E per quanto riguarda l’energia elettrica?

Anche l’energia elettrica, come detto prima, ha subito un incremento notevole dei prezzi. Sempre nella provincia di Agrigento il costo medio della bolletta della luce è aumentato del 33,77% dal 2021 al 2022 e del ben 84,88% dal 2021 al 2022. Per tale ragione, abbiamo assistito nei comuni della provincia di Agrigento ad un balzo di prezzo nella bolletta: da € 328,50 nel 2020 a € 439,41 nel 2021 a ben € 812,20 oggi.

fonte: https://internet-casa.com/news/aumento-bollette-energia/

“I disagi nelle forniture d’acqua che stanno interessando i comuni della fascia costiera dell’Agrigentino non dipendono da Siciliacque, ma con tutta probabilità da un deficit, rispetto agli anni scorsi, di risorse idriche in capo al gestore d’ambito”.
È quanto chiarisce Siciliacque, società che gestisce la rete idrica di grande adduzione sul territorio regionale, precisando che “i limiti nella portata dei nostri acquedotti non consentono, se non attraverso una rimodulazione della distribuzione da effettuare in sinergia con il gestore Aica, di incrementare l’erogazione idrica così come chiesto, ad esempio, dal sindaco di Siculiana”.
“Al momento – sottolinea Siciliacque – le quantità d’acqua complessivamente consegnate ai comuni serviti da Aica sono maggiori sia a quelle dello scorso anno, quando l’intera Isola era in crisi idrica, sia alle forniture del 2020. Pur comprendendo i disagi per le comunità e le attività commerciali, Siciliacque, tuttavia, può regolare l’erogazione dell’acqua con i tempi tecnici necessari e compatibilmente con le portate degli acquedotti gestiti. In un’ottica di collaborazione con Aica, Siciliacque metterà in campo come sempre ogni azione finalizzata alla risoluzione dei possibili disservizi”.

Che le Istituzioni non abbandonino le proprie coste è l’appello del SIB-Confcommercio Agrigento.

Nell’attesa della riforma del Demanio Marittimo, e nell’auspicio che la stagione balneare 2023 non dovrà essere l’ultima per i litorali agrigentini, l’Arch. Gero Niesi delegato provinciale del SIB, il Sindacato Italiano Balneari, aderente a Confcommercio Agrigento fa il punto della situazione, che vuole anche essere un appello, anche, alle istituzioni locali.

La stagione balneare è, ufficialmente, iniziata già da qualche settimana. Ma non servivano decreti e ordinanze per sancire l’assalto alle spiagge. Il caldo delle ultime settimane e l’afflusso registrato nei fine settimana, hanno lanciato tutta la costa Agrigentina in pieno clima estivo e con un discreto margine d’anticipo, che non ha di certo trovato impreparati gli imprenditori balneari, ma sembra aver sorpreso le amministrazioni comunali.

Una stagione estiva che entra quindi pienamente nel vivo, ma alquanto problematica, per un settore qual è quello degli stabilimenti balneari.

La sfida da vincere, come ogni anno, è portare le nostre coste al centro del panorama turistico. Ma quest’anno questa sfida è resa ancor più difficile per il sommarsi di vecchi e nuovi problemi che attanagliano il comparto: l’incertezza per il prossimo futuro delle concessioni demaniali, l’aumento dei costi dell’energia elettrica, delle materie prime e dei prodotti al consumo, la difficoltà nel trovare lavoratori stagionali e, come se non bastasse, la mancata programmazione della pulizia delle spiagge e delle zone adiacenti.

Il turismo balneare, insieme al vasto indotto, ogni estate è fonte di sostentamento per centinaia di famiglie, su tutto il litorale agrigentino, ma gli aumenti dei costi e le incertezze, minano la serenità di ogni singolo imprenditore.

Oggi, più che mai, serve che ognuno faccia la propria parte cercando di mitigare al massimo ogni tipo di disfunzione e garantire al meglio la fruizione di ogni servizio. In tal senso è necessaria una civile collaborazione fra tutti per favorire il rispetto delle regole e dei diritti.

Ai gestori dei lidi balneari si chiede di attenersi scrupolosamente ai dettami dell’ordinanza di sicurezza dei bagnanti, perché è assolutamente necessario garantire la sicurezza e la salvaguardia delle persone e deve essere fatto, sempre, nell’interesse della collettività. Bisogna credere nella sicurezza e nella prevenzione, oltre a dare a tutti le stesse possibilità di usufruire dei servizi in spiaggia. E se si vuole la vicinanza delle istituzioni, dobbiamo noi stessi essere i primi a collaborare attivamente.

Così come ai bagnati si chiede di andare al mare cercando di trovare sempre il giusto equilibrio fra rispetto delle regole e buon senso, affinché si possa favorire lo svolgimento sereno della stagione balneare.

Ai Comuni si chiede, ancora una volta, che predispongono e adottino il Piano di utilizzo delle aree demaniali marittime, ovvero quel documento di pianificazione comunale che regola le modalità di utilizzo della fascia costiera demaniale e del litorale marino, in conformità ai principi definiti dall’Unione Europea ed alla vigente legislazione statale e regionale di settore.

È un appello più che accorato, trattandosi di un argomento che per la sua delicatezza non può più essere rinviato, senza se e senza ma.

È inaccettabile, che ancora oggi, tantissimi comuni agrigentini continuino ad essere inadempienti relativamente ai piani spiaggia, senza i quali, fra qualche mese, si potrebbe configurare una situazione di totale stallo per un intero comparto, con tutto quello che ne può conseguire per le imprese del settore. Imprese che, ricordiamo, spesso sono a conduzione familiare, oltre ad essere l’unica fonte di sostentamento. 

In riferimento alla pulizia, ordinaria e straordinaria, dei litorali della provincia di Agrigento è doveroso richiamare l’attenzione di tutti coloro i quali ne hanno la responsabilità e al contempo di sollecitarne lo svolgimento. I concessionari già si occupano della pulizia della propria area e delle immediate adiacenze. Ciò non può esimere le amministrazioni comunali dall’eseguire gli interventi generali su tutte le spiagge. Solo così si può dare un senso di ordine e decoro che corrobora l’impegno profuso dai balneari e li stimola a fare sempre meglio, in un’ottica di proficua sinergia con l’amministrazione pubblica.

La cura della città con le manutenzioni ordinarie e straordinarie, con una meticolosa programmazione quotidiana della pulizia delle spiagge e delle zone limitrofe è un lavoro certamente graduale, che richiede tempo e dedizione, e non serve chiedere pazienza ai cittadini ma bisogna risolvere ogni singola criticità a tempo debito, ne vale della tenuta economica delle attività produttive, ne vale della fruizione delle spiagge e dei litorali da parte dei cittadini e dei turisti, si deve a tutta la collettività che si ha l’onore di rappresentare.

In riferimento ai dettami sul decreto che andrà a disciplinare le concessioni demaniali e che è passato in Senato il 30 maggio scorso, il SIB – Confcommercio di Agrigento si è già organizzato allo scopo di accompagnare i lidi balneari, nostri associati, in un percorso che li vedrà parte attiva e pronti ad affrontare e vincere le future evidenze pubbliche e riottenere la propria concessione, difendendola nel solco della normativa vigente e quindi, permanendo per merito acquisito. Siamo certi che gli imprenditori balneari più virtuosi e consapevoli si stiano già attrezzando all’approssimarsi di tale scadenza. Ma contestualmente, l’assurda ipotesi che migliaia di imprenditori possano rischiare non solo di perdere l’azienda su cui hanno investito finanze ed energie, ma addirittura di non vedersi riconoscere nemmeno un adeguato indennizzo, è un aspetto che merita le giuste attenzioni e puntare su un indennizzo qualitativo e quantitativo idoneo e reale. Ma nel frattempo bisogna andare avanti e non farsi trovare impreparati, su tutti i punti di vista.

A Menfi i Carabinieri hanno multato per 1.032 euro il responsabile di un’azienda catanese, un uomo di 39 anni di Menfi, che avrebbe attrezzato come lido balneare una porzione di spiaggia senza alcuna autorizzazione o licenza. E’ stato avviato l’iter per lo stop all’attività. L’intervento è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo tutela per la salute attualmente impegnato nell’operazione “Estate tranquilla”, ovvero controlli igienici e sanitari su attività di affittacamere, bar-ristoranti e noleggio di attrezzatura per la balneazione.