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Il Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento invita venerdì 13 maggio le scuole alle visite guidate gratuite alla mostra documentaria “Il giovane Pirandello e la Germania. Gli anni di studio a Bonn”.  

Un quadernetto di appunti e osservazioni: sembra un semplice taccuino eppure racchiude i pensieri, le note, i commenti di uno studente universitario alla Rheinische Friedrich Wilhelms Universität di Bonn. Era il 1889 e l’allievo era Luigi Pirandello che avrebbe studiato in Germania fino al 1891: questo quadernetto – noto come il Taccuino di Bonn – è il cuore della mostra documentaria “Il giovane Pirandello e la Germania. Gli anni di studio a Bonn”, ospitata fino a domenica prossima (15 maggio) nella sala Zeus del museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, per poi trasferirsi dal 18 maggio al 29 giugno nella sede della biblioteca Museo Luigi Pirandello, in via Imera 50 ad Agrigento.

E proprio per scoprire il giovane Luigi Pirandello tramite i suoi appunti, le foto, i materiali raccolti sul periodo di studi passato in Germania, il Parco della Valle dei Templi ha organizzato per le scuole un ciclo di visite guidate gratuite alla mostra documentaria, condotte dagli operatori di CoopCulture, gestore dei servizi aggiuntivi del Parco. Le visite sono state programmate per venerdì 13 maggio, a intervalli di 30 minuti dalle 9,30 alle 12,30. Gli studenti verranno divisi in gruppi da 30 allievi ciascuno; è necessario prenotare. Alla fine del percorso guidato, le classi potranno continuare la visita al Museo Griffo con gli insegnanti.

Il giovane Pirandello e la Germania. Gli anni di studio a Bonn

La mostra, ideata da Roberto Sciarratta, direttore del Parco Valle dei Templi di Agrigento e curata da Cristina Angela Iacono, Rosario Maniscalco, Antonino Perniciaro e Vincenzo Salemi, fornisce elementi utili per approfondire gli studi sul periodo universitario dello scrittore agrigentino, soprattutto sugli anni passati in Germania. Seguendo un articolato percorso bibliografico, documentario ed iconografico, sono esposti, oltre ai due taccuini (Bonn, Provenzale e Coazze), il libretto universitario e la tesi di laurea di Pirandello, una selezione di lettere dalla corrispondenza epistolare da Bonn di Luigi con la sorella Rosolina, con Giuseppe Schirò e Giuseppe Pipitone Federico, la poesia Vestale, prime edizioni di raccolte poetiche, ritratti e cartoline storiche di Bonn.

IL TACCUINO DI BONN. È scritto nei due versi, con due frontespizi (perché Pirandello avrebbe voluto ricopiarne la prima parte) delle Elegie boreali e si presenta molto composito. Vi sono annotati componimenti delle Elegie boreali e di Pasqua di Gea, trascrizioni di versi di Dante, Petrarca, frasi del Cellini, del Machiavelli e di molti altri autori; frammenti teatrali e abbozzi di commedie, commenti vari e accurati resoconti di viaggi, tra cui la visita di Pirandello alla casa natale di Goethe il 13 giugno a Francoforte sul Meno; e la descrizione di una gita in battello sul Reno, da Bonn a Wiesbaden, a cui Luigi partecipa con Jenny Schulz Lander, la ragazza tedesca di cui si era innamorato a Bonn. E ancora, ricordi di Girgenti, la valle della città antica incastonata tra ulivi e mandorli, un bozzetto in dialetto girgentano e molti appunti scolastici in italiano, francese e tedesco, evidentemente presi all’università di Bonn. Sono presenti anche numerosi schizzi, molti dei quali disegnati capovolti nel senso della scrittura; e un componimento poetico del 1893 (cc. 65v e 66r) in cui Pirandello descrive il suo primo incontro, nello stradone del Caos, con Maria Antonietta Portolano, figlia di un socio del padre, che sarebbe poi diventata sua moglie nel 1895.

Sarà un gruppo di professionisti coordinati dal RUP Francesco Vitellaro ad occuparsi dell’esecuzione delle indagini, la redazione della relazione geologica e la progettazione definitiva ed esecutiva della Messa in sicurezza del versante a nord-ovest delle palazzine del Viale Vittoria denominate CREA e del versante sottostante la via Picone sottoposto a rischio idrogeologico R4/R3 e pericolosità P4/P3”.

Gli Uffici diretti da Alberto Avenia hanno ultimato le procedure di aggiudicazione definitiva dei servizi specialistici, finanziati dal Ministero dell’Interno per una somma complessiva di 103.879,23 euro.

«L’avvio della progettazione consentirà di eseguire i lavori previsti nel PO-FESR 2014-2020 di Agenda Urbana di Agrigento – spiegano il Sindaco Francesco Miccichè e l’Assessore Gerlando Principato –. Gli interventi di consolidamento, dallo spigolo Est dell’edificio “Crea” sino all’angolo estremo Nord – Ovest in corrispondenza della via Picone, rappresentano una continuità a quelli eseguiti dalla Protezione Civile regionale sul pendio posto a Nord del Viale della Vittoria, dopo l’evento franoso del marzo 2014».

L’opera coniugherà la messa in sicurezza con paratie, con un intervento di ingegneria naturalistica (previsione di piantumazione di essenze arboree adeguate), nonché con la messa in opera di graticciate e fascinate per aumentare la stabilità anche superficiale del versante.

Riprendono gli sbarchi a Lampedusa. Sono complessivamente 222 i migranti approdati nella notte sulla più grande delle Pelagie dopo giorni di tregua sul fronte degli arrivi. I due barconi su cui viaggiavano sono stati intercettati dai militari della Capitaneria di porto a una ventina di miglia dalle coste dell’isola.

Sulla prima imbarcazione di circa 8 metri, che è stata sequestrata, c’erano 112 migranti, tra cui 2 donne, sulla seconda lasciata alla deriva erano in 110, comprese 11 donne. Dopo lo sbarco al molo Favaloro e un primo triage sanitario, è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di contrada Imbriacola.

La cosa che rattrista di più è che la lealtà nella politica bisognerebbe cercarla con la lente di ingrandimento.

Meglio ancora se si tratta di Forza Italia in provincia di Agrigento, dove ormai, da alcuni anni, si registrano fughe a destra e a manca non solo senza rimpianti ma spesso e volentieri con dichiarazioni al vetriolo che inquadrano perfettamente lo stato di fatto del partito del Cavaliere.

Più o meno i “profughi” di Forza Italia hanno recitato sempre la stessa motivazione: “Non siamo abituati a certe logiche”. E le logiche di Forza Italia nella provincia di Agrigento le conosciamo molto bene.

Fughe illustri, di personaggi che in passato hanno dato tantissimo al partito Azzurro e che, alla fine, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano, tra promesse non mantenute, spunnapedi, tragedie e così via dicendo.

Non siamo affatto meravigliati di quanto sta accadendo a Sciacca in vista delle prossime amministrative. L’amore tra il cadidato a sindaco Matteo Mangiacavallo e Forza Italia è durato da Natale a Santo Stefano. Appena dopo qualche decina di ore da quel matrimonio impossibile, Mangiacavallo ha capito benissimo dove era finito. E così, l’ex grillino, non ha esitato un solo istante a mandare a quel paese Gallo Afflitto, La Rocca Ruvolo e compagnia cantando. Le motivazioni, sempre le stesse: “Chi parla di regia dietro la mia scelta – ha detto il deputato regionale – sarà abituato a logiche che non stanno e non staranno mai nel mio DNA e che, di contro, restituiscono impulso e maggiore forza alla decisione assunta oggi. Le mie scelte sono libere e personali, e di queste scelte mi assumo ogni responsabilità”. Più chiaro di così!

Al contrario, semmai, ci meravigliamo (ma non tanto, però…) dell’azione politica che in queste ore sta portando avanti Forza Italia dopo la fuga di Mangiacavallo. In una nota di stamani, Gallo e La Rocca Ruvolo esprimono “grave disagio” relativamente alla scelta di Mangiacavallo. E dopo il disagio i due parlamentari recitano testualmente: “Essendo il confronto alla base di ogni azione politica, Mangiacavallo, per trovare un punto d’intesa, avrebbe potuto parlare di eventuali problemi con i rappresentanti regionali e provinciali di Forza Italia”. Cioè, di fatto Mangiacavallo avrebbe dovuto “chiarire” con i suoi aguzzini?

 

Continuiamo a nutrire elevato rispetto nei confronti di Margherita La Rocca Ruvolo, purtroppo, però, la politica spesso ti lascia trasportare verso meandri dove non ci si è abituati a stare. Sin dal primo momento del passaggio della La Rocca Ruvolo in Forza Italia, più di qualcuno ha nutrito seri dubbi su questo inspiegabile abbraccio mortale del quale, ancora oggi, solo la Margherita di Montevago non si è accorta. Anzi, con molta amarezza notiamo che si sia calata perfettamente in quella che è la regula vitae all’interno degli azzurri agrigentini.

Diciamolo chiaramente: quando Mangiacavallo in queste ore ha capito che doveva solo subire e obbedire ha preferito non lasciarsi condizionare da questo modus vivendi alquanto perentorio e di regime. Sembra che l’ex senatore Nuccio Cusumano abbia preso la bacchetta in mano per dirigere orchestra e orchestranti con l’avallo del gotha provinciale.

E nel gotha provinciale, oltre a Gallo, si è calata persino nei capelli la stessa La Rocca Ruvolo che oggi si dichiara sorpresa dalle dichiarazioni di Mangiacavallo dopo la sua fuga a gambe levate.

Uccellacci raccontano che sia stata la stessa Margherita a riferire a Matteo Mangiacavallo di, sostanzialmente, ubbidire alle decisioni di Cusumano. Sarà vero? Sarà falso? Ni.

Non si può negare, però, come ormai la presidente della Commissione regionale Sanità  si sia perfettamente amalgamata nei meandri di una politica che certamente non le apparteneva.

Addirittura, e concludiamo, tal Carmelo Brunetto, fedelissimo da sempre di Cusumano, ha invitato Mangiacavallo a rettificare le sue parole di addio in quanto le trova “ingiuriose, diffamatorie e lesive” nei confronti del gruppo dirigente provinciale di Forza Italia.

Quando al peggio non c’è mai fine…

 

 

 


 

 

Chiesto l’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere 27enne assassino che secondo l’accusa ha ucciso la fidanzata e studentessa in Medicina e Chirurgia Lorena Quaranta, di Favara, il 31 marzo 2020. La massima pena è stata chiesta questa mattina dal Pubblico Ministero Roberto Conte al termine della requisitoria in cui ha sottolineato i futili motivi alla base dell’omicidio avvenuto a Furci Siculo. Si attende adesso la sentenza in primo grado prevista il prossimo 29 giugno.

A febbraio scorso De Pace, originario della Calabria, era stato dichiarato capace di intendere e di volere e quindi imputabile, al termine della perizia effettuata per conto della Procura dal professore Stefano Ferracuti che aveva evidenziato l’assenza di “disturbi psichiatrici” nel ragazzo, all’epoca dei fatti vittima di una “importante condizione ansiosa”.

Dopo l’assassinio, avvenuto il 31 marzo del 2020, il De Pace si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. Alla base sembra esserci una sola “giustificazione”, inusuale quanto agghiacciante: uno stato d’ansia che lo tormentava da giorni da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Ipotesi successivamente smentita dai tamponi effettuati su entrambi dal personale sanitario

 

Micidiali erano stati i video effettuati da parte dei Carabinieri che immortalavano due impiegati dell’Ufficio Tecnico del Comune di Palma di Montechiaro, Maria Rosa Geluardi e Fabio Nicoletti, mentre si allontanavano arbitrariamente dall’ufficio per andare al bar e prendere il caffè.

In tutto una quindicina di registrazioni in quasi due anni che ha visto coinvolti i due impiegati nel contesto di una maxi operazione anti assenteismo avvenuta negli uffici comunali della città del Gattopardo.

Sono passati ben 8 anni e stamattina la vicenda si è conclusa con una sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste. Il verdetto è stato emesso dal giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino.

La Procura, per Geluardi e Nicoletti, aveva chiesto la condanna di entrambi a 1 anno e 2 mesi di reclusione per l’accusa di truffa e violazione della legge speciale sul pubblico impiego; gli impiegati si sarebbero allontanati arbitrariamente, per pochi minuti, per andare al bar a prendere il caffè.

 “Non è tollerabile che una gatta ed i suoi gattini vengano ammazzati avvelenati, come accaduto nei giorni sorsi a Menfi, oltre a gatti è morto avvelenato un jack rassel di proprietà di una giovane animalista, tenuto conto del fatto che una decina di anni fa c’era stata un altra strage, il rischio di qualche matto che sia tornato a gettare veleno potrebbe essere dietro l’angolo per questo offriamo una ricompensa di mille euro che sarà pagata a chi con la sua testimonianza scritta sotto forma di formale denuncia alle forze dell’ordine permetterà l’individuazione, la incriminazione e la condanna definitiva del responsabile o dei responsabili di tali crimini”.

Lo scrive in un comunicato stampa l’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente.

A Palermo sono state commesse 4 rapine ad altrettante farmacie, in 6 mesi, da due palermitani, fra luglio e dicembre dello scorso anno. Adesso sono stati arrestati dai Carabinieri della stazione Palermo Centro per rapina aggravata. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due, soprattutto tramite i video registrati dalle telecamere di sorveglianza, da cui sono emersi alcuni dettagli fisici e dell’abbigliamento utili all’identificazione dei presunti responsabili. I due, uno di 49 e l’altro di 41 anni, sono stati trasferiti nel carcere “Pagliarelli”.

 

Esame della Finanziaria in corso all’Assemblea Regionale. Il governo Musumeci, che ha proposto il disegno della legge di stabilità, è stato battuto quattro volte con il voto segreto di franchi tiratori della maggioranza. In particolare sono state bocciate le norme sulla liquidazione dell’Espi (Ente siciliano promozione industriale), sulla transazione di due contenziosi per 5 milioni e 100mila euro, per fondi da trasferire ai Comuni, e sulla modifica dell’articolo della finanziaria del 2020 sui ristori alle imprese che hanno prodotto dispositivi anti-covid. Molte sono le norme accantonate, tra cui quelle che riguardano lavoratori Asu ed ex Pip.

La Confasi Sicilia Comparto Scuola continua a consegnato i rilevatori di CO2 agli istituti che ne hanno fatto richiesta nell’ambito del progetto nazionale “Adotta una Scuola” promosso dalla Onlus “Orizzonti Futuri”. A Favara, in particolare, è stato il coordinatore provinciale di Confasi Riccardo Montalbano a consegnarne uno alla scuola paritaria dell’infanzia “Kirikù”. A tal proposito soddisfazione è stata espressa da Davide Lercara, presidente regionale della Confasi il quale ha ricordato come “ prosegue nel concreto l’azione del sindacato in favore della collettività scolastica”.