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Quest’anno in occasione del Giovani in festa 2022 che si terrà nella magnifica città del pistacchio, l’artista Carmelo Sciortino, noto per le sue innumerevoli opere, metterà in mostra una suggestiva iniziativa: “La Storia della Salvezza: diorami della Bibbia”.
Il giovane presepista ha voluto ricostruire gli episodi più significativi della storia della salvezza umana, dalla Genesi alla Resurrezione di Cristo, attraverso dei diorami che ne rappresentano gli eventi.
La mostra sarà visitabile dal 30 maggio al 2 giugno presso i locali della ex biblioteca comunale di Raffadali, presso il palazzo di Città in via Nazionale n.111, dalle ore 17 alle 20, il 2 giugno l’intera giornata.

Ad Agrigento, domani, mercoledì primo giugno, nei locali della Biblioteca Lucchesiana, in via Duomo 94, alle ore 17, sarà presentato il nuovo libro dell’attore agrigentino Gianfranco Jannuzzo, intitolato “Gente mia”, ed edito da Medinova. A porgere i saluti sarà don Angelo Chillura, direttore della Biblioteca Lucchesiana. Oltre Jannuzzo interverranno l’editore Antonio Liotta, il giornalista Giovanni Pepi, e il curatore e prefatore, Angelo Pitrone. Modera la giornalista Daniela Spalanca. Gianfranco Jannuzzo ripercorre la sua carriera artistica e celebra la sua Sicilia attraverso una raccolta di sue fotografie. Jannuzzo è infatti un grande appassionato di fotografia e ritrae la sua terra fin da quando era ragazzo. L’attore spiega: “Racconto in 100 foto la mia Agrigento, la gente che vive nei cortili, ultimo baluardo tra la dimensione privata e quella pubblica. Entrare in un cortile significa farne parte, significa essere ‘gente mia’. Il libro era partito quasi per gioco: volevo visitare i luoghi dei miei genitori, la vecchia Girgenti, il centro storico, il quartiere di Santa Maria dei Greci, e ho trovato una umanità fatta di accoglienza e ospitalità. Imparando da Pirandello, il particolare può diventare universale. Quello che ritieni solo tuo, invece è di tutti. La foto racconta di noi, il nostro rapporto col tempo”.

Le indagini hanno permesso di accertare che i soggetti sottoposti a controllo, pur dichiarando redditi minimali, avrebbero movimentato su conti di gioco online a loro intestati e avrebbero omesso di dichiarare le vincite ottenute, per un importo complessivo pari ad oltre 3 milioni e 700 mila euro.

Garantire, nel modo più rigoroso possibile, il libero esercizio del voto dei cittadini. E’ questa in sintesi la richiesta che il segretario provinciale del Partito Democratico, Simone D Paola, ha fatto al prefetto Maria Rita Cocciufa in vista delle elezioni amministrative del 12 giugno.

La richiesta è di assicurare che all’interno dei seggi venga fatta rispettare rigorosamente la norma che inibisce l’accesso in cabina elettorale del telefono cellulare. Secondo Di Paola occorre evitare il rischio che possano essere esercitate forme di condizionamento o di controllo di tale diritto, attraverso l’uso di strumenti tecnologici.

L’iniziativa del dirigente provinciale PD fa seguito ad un analogo intervento del segretario regionale Antony Barbagallo. “Più in generale – dice Di Paola – si auspica altresì ogni altra iniziativa ritenuta idonea in tal direzione. Ci auguriamo che anche altre forze politiche vogliano far sentire la propria voce, così da salvaguardare i cittadini e le loro prerogative”.

Secondo l’art. 1 della l.n. 96 del 2008, nelle consultazioni elettorali o referendarie, e’ vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini.
L’introduzione dell’apparecchio all’interno della cabina è già reato a prescindere dalla successiva ed eventuale condotta di scattare una foto o registrare un video.
La legge, inoltre, conferisce al Presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, l’obbligo di invitare l’elettore stesso a depositare le apparecchiature elettroniche di cui e’ al momento in possesso, le quali saranno restituite all’elettore dopo l’espressione del voto.

Ad Agrigento, nel centro storico, in via Argento, nei pressi della Salita Madonna degli Angeli, è stato allestito il primo cantiere di recupero sicurezza di edifici pericolanti nell’ambito di un apposito finanziamento, per 1 milione e mezzo di euro, concesso dalla Regione. Nella zona sono già accaduti diversi crolli, e pertanto si procede soprattutto a tutela della pubblica e privata incolumità. Prossima tappa il rione di Santa Maria dei Greci, a poca distanza da via Duomo.

Vincenzo Mattina agente di polizia penitenziaria di Caltanissetta, pubblica un video abbastanza pesante che vi mostriamo senza essere noi a commentare. Vincenzo chiede verità, chiarezza e giustizia per il figlio Mirko morto a 26 anni il 27 dicembre 2021 all’ospedale Sant’Elia. Vincenzo sta andando avanti con battaglie legali dopo aver presentato un esposto in Procura.

Vincenzo Mattina racconta: “ Il 26 dicembre Mirko ha dei semplici dolori addominali. Lo accompagno al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Elia, dove entra in codice verde.  Gli viene effettuato il primo tampone che risulta negativo. Poi la Tac che diagnostica una pancreatite. A quel punto mi dicono che devo andare via, Mirko deve fare altri accertamenti. Mi manda un messaggio “Papà mi hanno fatto un secondo tampone e sono positivo mi stanno trasferendo al reparto Covid”. Da quel momento ho perso i contatti con mio figlio. Solo un altro messaggio in cui mi scrive “Papà è una vergogna c’è un solo infermiere, chiedo aiuto dalle 12.” Sono le 14.02 quando mi arriva questo sms, mio figlio ha chiesto aiuto per due ore. Poi non so più nulla. Fino al tragico epilogo. La sua morte. Preciso che al Pronto soccorso c’era un solo medico e due infermieri.”

Mirko Mattina, 26 anni, titolare della pizzeria “L’arte della Pizza” in via Bissolati a Caltanissetta era un ragazzo solare, molto conosciuto e apprezzato in città.

Vincenzo Mattina dichiara:” Nel video Martina Mazze’ figlia della dottoressa Petix , indagate entrambe per reato di omicidio colposo dalla magistratura di Caltanissetta per la morte di mio figlio Mirko. Chiedo il licenziamento immediato e il mio avvocato ha portato il video in Procura. Mi sento offeso e preso in giro, mio figlio è al cimitero!”
Il sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino dichiara: ”La mia vicinanza a Vincenzo Mattina per il dolore  che prova quotidianamente e il coraggio nella ricerca continua della verità sulla morte del giovane Mirko. Rispetto al video in cui mi si chiama in causa, ho già chiesto per le vie brevi   ai vertici dell’Asp e lo reitero pubblicamente che si faccia luce sulla vicenda che riguarda la dottoressa del pronto soccorso ed il video postato su Tik Tok . Ci sono delle frasi incaute che si scrivono e si pronunciano, a maggior ragione possono diventare lesive se chi scrive ha un ruolo pubblico ed i medici sono dei pubblici ufficiali. Credo che sia necessario abbassare i toni in generale e lavorare  in silenzio con la riservatezza che il ruolo impone a beneficio della collettività. Certo la vita privata è vita privata e si esplica senza divisa indosso e possibilmente non dandola in pasto ai social. Ma questa è una scelta personale. Ma fino a quando si indossa una divisa non c’è vita privata che tenga. Sono certo che su questa storia sarà fatta l’opportuna chiarezza a tutela di tutte le parti interessate.”

Il direttore sanitario dell’Asp di Caltanissetta, Marcella Santino, ha provveduto a far rimuovere i video da Tik tok avviando un’indagine interna tramite il direttore di presidio per prendere gli opportuni provvedimenti «anche in ragione del fatto – ha detto Santino – che l’immagine potrebbe ledere l’azienda ospedaliera e il lavoro di quanti ogni giorno si spendono per i pazienti»

 

A fronte dei contrasti interni per la scelta del candidato presidente della Regione Siciliana, impazza la guerra dei sondaggi tra le forze politiche del centrodestra.

E’ stata già battezzata “la guerra dei sondaggi nel centrodestra in Sicilia”, nella prospettiva delle elezioni Regionali in autunno. Le forze politiche, come ormai accade ritualmente, si affidano ai sondaggi per valutare e orientare le alternative di scelta tra i potenziali candidati. Nell’isola il primo oggetto della contesa, e quindi bandolo di una matassa al momento inestricabile, è la ricandidatura di Nello Musumeci alla presidenza della Regione, oggi sostenuta con determinazione dal movimento politico di Musumeci, “Diventerà Bellissima”, da Fratelli d’Italia, e poi, in modo più sottotraccia, da una parte non irrilevante di Forza Italia in contrasto con il leader regionale, Gianfranco Miccichè, altrettanto determinato contro il Musumeci bis.

Ed è proprio a casa Berlusconi, ad Arcore, che è stato mostrato agli amici un sondaggio commissionato all’Istituto demoscopico Euromedia Research, diretto da Alessandra Ghisleri. I siciliani intervistati a campione hanno risposto alla domanda: “Pensando alla Regione Sicilia e agli ultimi 5 anni, lei quanto si ritiene soddisfatto dell’operato, del lavoro e dei risultati ottenuti dall’attuale Giunta regionale guidata da Nello Musumeci?”. Ebbene, tra molto soddisfatto, abbastanza, poco e per nulla, i riscontri positivi ammontano al 26,4%, ovvero il 3,6% è molto soddisfatto, e il 22,8% abbastanza soddisfatto. Invece, più di due elettori su tre si sono espressi in termini negativi: il 31,5% è poco soddisfatto, il 35,9% per nulla. Dunque si tratta di una sostanziale bocciatura non solo per Musumeci ma anche dell’intera giunta di centrodestra. Inoltre, in una ipotetica sfida fra Nello Musumeci, candidato del centrodestra, e Caterina Chinnici, candidata del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, la Chinnici vincerebbe al fotofinish col 36,2% contro il 35,8% di Musumeci.

A fronte di ciò vi è il “Rapporto Sicilia”, commissionato da Fratelli d’Italia e consegnato a Giorgia Meloni, in cui si misura innanzitutto notorietà e gradimento di alcuni potenziali candidati alla presidenza della Regione Siciliana per il centrodestra. Gianfranco Miccichè è noto, conosciuto dall’87% dei siciliani, ma il gradimento è solo del 34%. E così anche Raffaele Stancanelli, di Fratelli d’Italia, ha un gradimento, quindi un giudizio positivo di stima, del 33%, e il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, del 32%. Poi sotto il 30% è Alessandro Pagano, della Lega. E poi bocciato dal 64% è Cateno De Luca. Musumeci invece è primo per gradimento, tra 16% bene e 32% sufficiente, quindi il 48% complessivo di gradimento, dunque bocciato da poco più di un siciliano su due.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A Licata, in periferia, in contrada Safarello, ignoti ladri hanno forzato l’ingresso di un’azienda agricola che produce e commercia olio d’oliva, e hanno rubato 200 latte di olio da 5 litri ciascuna, per un totale di mille litri, un frangitore di olive, e altra attrezzatura da lavoro. E poi un computer, una stampante, e l’hard disk del sistema di video-sorveglianza. Il bottino ammonterebbe a circa 20mila euro. L’amministratore dell’azienda agricola, un uomo di 68 anni, ha sporto denuncia ai Carabinieri della locale Compagnia. Indagini in corso.

«L’accostamento del titolo di detto articolo, ove si fa riferimento a politici qualificati quali “uomini di “re” Nicastri”, alla foto del Cordaro – scrive il giudice Flavia Coppola nell’ordinanza depositata venerdì scorso – è allusiva e suggestionante ed idonea ad insinuare nel lettore la convinzione che i soggetti ritratti nelle foto, tra cui l’odierno ricorrente, siano riconducibili nel novero degli uomini a disposizione del predetto Nicastri, soggetto vicino ad ambienti mafiosi».

Ed aggiunge «il titolo dell’articolo affiancato alla fotografia del ricorrente allo stesso allusivamente accostata ha autonoma capacità diffamatoria. Detto complesso di elementi, invero, è idoneo ad indurre il lettore – che decida di non approfondire il contenuto dell’articolo tramite lettura integrale dello stesso – a ritenere che il Cordaro sia uno dei politici rientranti nel novero degli “uomini di “re” Nicastri”, soggetto notoriamente vicino al boss mafioso Matteo Messina Denaro». Ed ancora «detta suggestione viene rafforzata dal sottotitolo ove – senza nessuna ulteriore specificazione – si legge che il prof. Arata, sodale di Nicastri nell’ambito di un apposito sistema corruttivo (come emergeva dalle molteplici notizie di stampa di quei giorni), era “arrivato” a Cordaro».

Per il giudice Coppola «l’insieme di detti elementi veicola un messaggio ambiguo, equivoco e fuorviante avente portata diffamatoria in quanto lesiva della reputazione dell’odierno ricorrente, allusivamente accostato ai politici amici del Nicastri e a “tutti gli uomini” dello stesso cui si fa riferimento nel titolo dell’articolo in questione».

«Dall’allusivo accostamento di foto e titolo – scrive ancora il giudice – emerge la consapevolezza della redazione giornalistica di insinuare nel pubblico l’idea che Cordaro, al pari degli altri politici raffigurati nelle altre due foto, fosse uno degli uomini di cui si avvaleva Nicastri per il raggiungimento dei propri illeciti obiettivi. La redazione, invero, ha fatto ricorso a detta tecnica espositiva al fine di catturare maggiormente l’attenzione del pubblico con implicita volontà in ordine all’evento di pericolo relativo alla possibile offesa della reputazione altrui».

Il giudice sottolinea inoltre che «dalla lettura dell’intero articolo, il quale non riportava notizie false, si evinceva l’estraneità di Cordaro dalla cerchia degli “amici” del Nicastri». Oltre al risarcimento del danno (quantificato in seimila euro), il gruppo Gedi è stato condannato anche al rimborso delle spese legali.