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La pianta organica dei Pronto soccorso negli ospedali agrigentini è di 55 medici. Al momento sono coperti solo 23 posti. Mancano all’appello 32 medici. L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento sottolinea che negli anni 2018 e 2019 sono stati banditi ben 12 avvisi per il conferimento degli incarichi, ma si sono rivelati infruttuosi. Dunque, adesso si ritenta. L’Azienda ha disposto un avviso, a valutazione comparativa dei curricula e colloquio, per il conferimento di incarichi libero professionali a medici da destinare ai Pronto soccorso di Agrigento, Canicattì, Licata, Sciacca e Ribera. I candidati vincitori firmeranno un incarico di 6 mesi. I turni saranno di 12 ore, entro un limite, di norma, di 38 ore settimanali, con possibilità di articolazione flessibile in turni di almeno 6 ore.

Si rinnova il gruppo dei Giovani imprenditori di ConfCommercio Agrigento. A Gero Niesi, presidente per quasi 8 anni, subentra Giuseppe Castellano, nuovo presidente provinciale, eletto dall’Assemblea. Gero Niesi commenta: “Ho sempre cercato di dare un contributo di idee, collaborando in ogni iniziativa programmata e con grande orgoglio realizzata”. Giuseppe Castellano afferma: “Ogni singolo obiettivo programmato sarà possibile solo attraverso il lavoro condiviso. Vivere in un sistema in rete ci potrà portare a crescere e consolidare il ruolo di ambasciatori del fare impresa nel nostro territorio”. Sono stati nominati i due vice presidenti provinciali: Luana Landolina riconfermata, e l’aragonese Davide Morreale. Il neo Direttivo provinciale, oltre che da Castellano, Landolina e Morreale, è composto anche da Antonio Sorce nominato segretario, Rosario Pendolino, Davide Montalbano, Francesco Parrino, Alessandra Marsala, Danilo Puleo e Nicola Giordano. Il presidente provinciale di ConfCommercio Agrigento, Giuseppe Caruana, dichiara: “Il mio augurio è che il percorso intrapreso possa continuare ad avere sempre maggiore slancio, e che le dimensioni di dialogo intrapreso, con l’Associazione tutta, continui e cresca ogni giorno nei valori e nei programmi condivisi”.

Sarà il Città di Isernia la nostra avversaria nella semifinale nazionale playoff per la corsa alla Serie D. L’Isernia ha vinto nettamente la finale playoff del campionato di Eccellenza del Molise contro l’Olympia Agnonese. Risultato finale 3-0.
Il match di andata si disputerà domenica 29 maggio allo stadio Esseneto di Agrigento. Il ritorno è in programma sette giorni dopo ad Isernia.

L’uragano Fortitudo Agrigento si abbatte su Imola e vince Gara 4 conquistando la semifinale playoff dopo una dura battaglia contro gli emiliani. Torna la difesa impenetrabile vista durante la stagione e concede solamente 57 punti in casa loro, un vero traguardo per gli agrigentini. A differenza di Gara 3 la Fortitudo diventa più incisiva in attacco e nel momento di difficoltà riesce ad allungare nel secondo parziale e nell’ultimo. Torna in grande spolvero Alessandro Grande, top scorer del match con 16 punti, straordinari i 15 rimbalzi di Albano Chiarastella e decisive le tre triple di Lorenzo Ambrosin, sempre più vicino alla forma migliore per affrontare le semifinali, il rematch di Coppa Italia contro la Kinergia Rieti che, anche loro in Gara 4, battono Salerno. Le prime due gare si giocheranno al Palamoncada. Durante il match infortunio per l’arbitro e la partita viene sospesa per qualche minuto, esce per infortunio anche Cosimo Costi, da valutare nelle prossime ore. La Fortitudo Agrigento torna grande ma è solo il primo passo verso l’obiettivo prefissato e dichiarato: il ritorno in Serie A.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha imposto ad un artigiano di 35 anni di Grotte l’allontanamento da casa e il divieto di avvicinamento ai familiari. Dal settembre del 2019 ad oggi lui avrebbe maltrattato e minacciato di morte i genitori, la sorella e perfino il cognato. Il provvedimento gli è stato notificato dai Carabinieri, insieme ad una denuncia penale per maltrattamenti, danneggiamenti, ed estorsione di somme di denaro per saldare dei debiti.

Ricorre oggi il trentesimo anniversario della strage di Capaci. I processi hanno abbattuto il braccio operativo dell’attentato, ma la verità sarebbe ancora parziale.

Durante i 30 anni trascorsi dalla strage di Capaci del 23 maggio 1992 si sono susseguiti processi e sentenze di condanna, ma la verità, secondo la narrativa storica e giudiziaria da tempo ricorrente, sarebbe ancora parziale. E ciò perché si ritiene che le condanne abbiano illuminato solo il braccio criminale, armato e operativo dell’attentato, fino alla condanna all’ergastolo di Matteo Messina Denaro il 21 ottobre del 2020. Sarebbe invece ancora al buio il presunto braccio esterno a Cosa Nostra, il cosiddetto “doppio cantiere”, come lo ha definito l’attuale Procuratore Generale a Palermo, Lia Sava, ovvero il cantiere del tritolo, tra le mani di Giovanni Brusca, e il cantiere degli interessi esterni alla mafia. In tale ambito si inserisce la presunta trattativa tra Stato e mafia, però non riscontrata al processo in Corte d’Assise a Palermo. Meno ombroso è il movente dell’esplosione il pomeriggio di sabato 23 maggio di 30 anni addietro. Uno: la vendetta dei boss contro un magistrato che ha osato aggredire la mafia con metodi innovativi, demolendone l’impunità storica tramite un maxiprocesso concluso in Cassazione con una raffica di condanne alla fine del gennaio del ’92, quattro mesi prima della strage. Due: la morte di Falcone avrebbe dovuto essere anche preventiva perché il giudice, assunto da Claudio Martelli al ministero della Giustizia, avrebbe potuto essere da Roma ancora più pericoloso e devastante. Tre: la rabbia di Totò Riina contro l’esito del maxiprocesso, i traditori politici e il lancio della strategia stragista, la sfida terroristica allo Stato, battezzata il 12 marzo del ’92 con la morte di Salvo Lima. Dunque, il braccio criminale della strage Falcone è stato aggredito sin dal primo processo concluso il 26 settembre del 1997 con 24 ergastoli e pene ridotte per 5 collaboratori: Salvatore Cancemi, Santino Di Matteo, Calogero Ganci, Gioacchino La Barbera, e Giovan Battista Ferrante. In Appello sono stati inflitti oltre ai 24 anche altri 5 ergastoli. Poi la conferma in Cassazione del verdetto a carico, tra gli altri, della “Cupola” dell’epoca: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Francesco e Giuseppe Madonia, Pippo Calò, e Pietro Aglieri. Poi, dopo le rivelazioni di Gaspare Spatuzza, è stato condannato Cristofaro “Fifetto” Cannella. A Spatuzza e Cannella fu consegnato l’esplosivo che il pescatore Cosimo D’Amato recuperò da dentro le bombe non esplose durante la seconda guerra mondiale nel mare di Porticello, vicino a Palermo. L’uso dell’esplosivo sarebbe stato deciso come variante spettacolare e simbolica al piano originario di uccidere più facilmente Giovanni Falcone a Roma. E poi il 21 luglio del 2020 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna all’ergastolo di altri quattro imputati: Salvatore “Salvino” Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Assolto Vittorio Tutino.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

E’ stato un impiegato della ditta di manutenzione del verde all’interno del Parco Archeologico della Valle dei Templi a fare la pericolosa scoperta. A poco più di cento metri dal Tempio di Giunone, infatti, l’operaio ha visto lo strano oggetto in ferro ed ha immediatamente avvertito i carabinieri, oltre che naturalmente i vertici del Parco Archeologico.

Si tratta di un ordigno bellico appartenente alla seconda guerra mondiale. I carabinieri, intanto, hanno delimitato l’aera circostante il ritrovamento in attesa che il gruppo specializzato degli artificieri, giunto sul posto, provvederà a trasportare l’ordigno inesploso e fatto brillare in altro luogo nella massima sicurezza.

 

 

 

“Negli scorsi decenni tutti frequentavano le splendide e larghe spiagge di Porto Empedocle. Purtroppo le scelte dissennate di un sistema fognario approssimativo l’hanno condannata ad un lento declino. Oggi rileviamo e documentiamo almeno sette sversi di acque di dubbia provenienza in spiaggia che hanno trasformato il litorale in un vero disastro!
A tutto ciò si aggiunge il tentativo di nascondere questa tragica realtà, hanno arato le spiagge come se fosse un campo di patate e hanno tentato di coprire gli sversi, che in alcuni casi sono fognari! Tutto questo non farà altro che allontanare sempre di più i flussi turistici, che cercano sempre luoghi incontaminati”.
Lo dichiara Claudio Lombardo, responsabile di Mareamico.

1462 i nuovi casi Covid in Sicilia a fronte di 14.246 tamponi processati. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino diramato dal ministero della Salute. Il tasso di positività nelle ultime 24 ore quindi passa dal 12% al 10,2%. Otto i morti. Il totale delle vittime sale a 10.857. Invece i guariti sono 2.098, per cui gli attuali positivi diventano 84.329 (-99).

Sul fronte ospedaliero i ricoverati nei reparti ordinari calano ancora: sono 600 (-4 rispetto a ieri). Vale lo stesso per i posti letto occupati in terapia intensiva dove al momento si trovano 27 pazienti (-2), con nessun nuovo ingresso. Sono 83.702 i pazienti in isolamento domiciliare.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 361 casi, 381 a Catania, 455 a Messina, 230 a Siracusa, 117 ad Agrigento, 135 a Trapani, 112 a Ragusa, 101 a Caltanissetta, 115 a Enna. I