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Domani, alle ore 9.30, presso la Sala Giove dell’hotel Dioscuri, ad Agrigento, si terrà il primo incontro del Dibattito Pubblico sulla “Tangenziale di Agrigento”, inserita nel più ampio Itinerario “Gela – Agrigento – Castelvetrano”. Nel corso della conferenza, che si svolgerà in presenza e in streaming, saranno presentati gli obiettivi e le diverse alternative di progettazione dell’opera.

Interverranno le istituzioni territoriali, le autorità nazionali e regionali, i rappresentanti di Anas, quale ente attuatore, il gruppo di progettazione ed il team di coordinamento del Dibattito Pubblico.

Lo streaming sarà trasmesso sulla pagina Facebook e sul canale YouTube “Dibattito Pubblico Tangenziale di Agrigento”.

Anas Spa, società del Gruppo FS Italiane, è il soggetto proponente del dibattito pubblico, mentre STEP “Strategic TEam of Planning” è la società incaricata per coordinarlo.

Il Dibattito Pubblico è un percorso di confronto con la cittadinanza, obbligatorio per legge (DPCM 76/2018), un processo di informazione, partecipazione e confronto sulle opportunità, le soluzioni progettuali e le potenzialità di un’opera. È progettato e guidato dal coordinatore del dibattito pubblico, figura imparziale che ha il ruolo di favorire la partecipazione, definire le attività e gli incontri, predisporre il piano di comunicazione e redigere la relazione conclusiva.

Nel trentesimo anniversario della strage di Capaci, Maria Falcone è stata ospite di “Facciamo finta che”il programma di Maurizio Costanzo e Carlotta Quadri in onda su R101.

Questi alcuni passaggi del suo intervento:”

“Quando vedo lei, dottor Costanzo, io non posso fare a meno di pensare a Giovanni, a quella tremenda trasmissione nella quale fu attaccato come sempre e messo all’angolo. L’attentato che hanno fatto a lei l’anno successivo derivava proprio dal suo impegno insieme a Giovanni. Io dico sempre che gli attentati del ‘93, che molti non ricordano, sono la dimostrazione di quanto la mafia o chi ci stava dietro voleva andare avanti, tanto è vero che gli attentati non possono essere solo di mafia, furono attentati ben calibrati quello ai Georgofili alla cultura, quello a Milano dove si stavano celebrando i processi di Mani Pulite, e poi quello a lei, all’informazione, perché l’informazione doveva tacere, era fastidiosa, creava attenzione, attirava dissenso”.

Costanzo: “I magistrati a Firenze mi informarono che la sentenza di morte a me fu emessa da Totò Riina che disse ‘Questo Costanzo mi ha rotto i coglioni’, chiedo scusa per la parola”.

Carlotta Quadri: “Maria Falcone si riferiva a quella puntata del Costanzo Show che abbiamo commentato anche con Roberto Saviano, quella in cui c’erano anche amici di suo fratello, come Galasso, che dicevano ‘Non mi piace che tu stia nel palazzo’”.

Maria Falcone: “No, non avevano capito niente”

Carlotta Quadri: “Perché anche gli amici non avevano capito e l’hanno isolato”.

Maria Falcone: “Ma io non li posso definire nemmeno amici, perché se fossero stati amici avrebbero capito che Giovanni era andato via da Palermo per far sì di garantire l’istituzione magistratura. Prima di partire mi disse che per restare avrebbe dovuto iniziare una lotta accesa con Giammanco eccetera e si sarebbe detto Palermo il palazzo dei veleni, e lui non voleva creare questo dissenso, questo mettere in dubbio l’istituzione magistratura”.

A proposito del suo libro “L’eredità di un giudice” scritto con Lara Sirignano (Mondadori), Maria Falcone ha raccontato: “Io il libro l’ho dovuto fare, ma il libro bello che dobbiamo sempre ricordare è il libro di Giovanni ‘Cose di Cosa nostra’ che pensate Giovanni ha dovuto pubblicare in Francia per evitare che qua in Italia si dicesse che Falcone faceva anche lo scrittore.
Gli italiani hanno poca voglia a volte di parlare di cose serie, ma la mafia è una cosa seria, è una cosa che riguarda non la Sicilia, non il Meridione d’Italia, riguarda tutta l’Italia.
Se non ne parliamo, se pensiamo di avere vinto ci ritroveremo tra anni in una situazione ancora peggiore, ecco perché vado nelle scuole
.
Costanzo: “Mai supporre di vincere con la criminalità organizzata”.

Maria Falcone: “La criminalità organizzata cambia si trasforma e si adatta alle nuove situazioni cercando sempre di fare grandi guadagni e quello che mi preoccupa in questo periodo post virus, e speriamo post guerra, è che questa nuova ondata di finanziamenti che arriveranno al Sud andare a finire nelle mani della mafia. Questo dobbiamo sorvegliare”.

A proposito dell’isolamento di Falcone, “Giovanni non si è mai lamentato di niente; noi siamo stati abituati in famiglia che mai dovevamo lamentarci di qualcosa. La mamma diceva a Giovanni quando era piccolo ‘tu sei uomo e gli uomini non piangono’.

Costanzo: “Le voglio raccontare una cosa, prima delle trasmissioni che abbiamo fatto (insieme) in camerino scherzavamo”

Carlotta Quadri: “Costanzo lo dice sempre che Suo fratello era molto simpatico”

Maria Falcone: Giovanni aveva una grandissima ironia, noi dicevamo che aveva un’ironia demenziale, un’ironia all’inglese”.

Giovanni nemmeno quando ebbe l’attentato all’Addaura ha piagnucolato; ha detto soltanto ‘Dietro a quell’attentato ci sono delle menti eccellenti, questo per dire che non c’era solo mafia”.

Il Presidente della Commissione antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, Claudio Fava, affida ad un lungo post sui social network il proprio pensiero sul trentennale della strage di Capaci e il proprio commento alle iniziative di questi giorni.
“Trent’anni, d’accordo. Io però, sono sincero, sento il rischio che un velo d’ipocrisia avvolga questa giornata.
La prima ipocrisia: una memoria senza verità è solo liturgia. E noi su Capaci (e su via D’Amelio) abbiamo verità minime, consolatorie, inoffensive. E un fatto, giudiziariamente acclarato, che la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rispondesse a urgenze ed interessi non solo mafiosi. Eppure sul ruolo che apparati dello Stato ebbero in quelle stragi sappiamo poco, pochissimo.
I vertici della nazione, che questa mattina si sono dati festoso e commosso appuntamento a Palermo, dovrebbero pretendere dalle istituzioni che essi rappresentano un atto di onestà morale e di verità. Così non è stato in questi trent’anni. Non conosciamo le catene di comando dei servizi che acconsentirono alla manipolazione delle indagini, nè gli affidavit politici che ricevettero dal governo dell’epoca. Abbiamo fatto finta di credere che il più clamoroso depistaggio della storia italiana sia opera di un funzionario e di due ispettori di p.s., gli unici imputati a Caltanissetta per le menzogne su via D’Amelio.
La seconda ipocrisia: l’eredità di Giovanni Falcone. Sbriciolata. La procura nazionale antimafia è un ufficio di molta forma e pochissima sostanza, mai capace in questi anni di svolgere almeno quella funzione di coordinamento tra le procure distrettuali che la legge le attribuisce. E l’attacco all’ergastolo ostativo è un altro pezzo di quella eredità che si smarrisce.
La terza ipocrisia: questo nostro piccolo, livoroso consesso dell’antimafia di diritto (e di pochissimi fatti). Gli esibizionisti che mostrano la propria scorta come se fosse un prezioso capo di biancheria intima; i fini narratori che parlano di Falcone e Borsellino chiamandoli “Giovanni” e “Paolo”; i frequentatori delle peggiori taverne della politica e dei più imbarazzanti pregiudicati per mafia che poi trattano queste giornate di memoria come se fosse una domenica delle palme, vestito lustro e via in chiesa e al convegno con faccia di circostanza; ma anche quelli che hanno cavalcato questa memoria mutandola in ferocia pubblica, in una rabbia millenarista, sprezzante, livida.
A me di Falcone piacevano il tono sobrio e le idee concrete. Oggi, attorno alla sua morte, sento poca sobrietà, molte fanfare e nessuna verità.”

Un’interrogazione urgente è stata trasmessa dall’Onorevole Michele Catanzaro al Presidente della Regione, all’Assessore regionale del territorio e dell’ambiente e all’Assessore dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea per fare fronte alle esigenze degli agricoltori di diversi territori interessati da fenomeni di siccità straordinaria .
Mentre in molte zone della Sicilia durante la stagione invernale 2021-2022 la piovosità è stata quasi nella media annuale, nella zona costiera compresa nei Comuni di Gela, Butera, Licata e Palma di Montechiaro, le precipitazioni sono state scarsissime e non sono arrivate complessivamente nemmeno a 60 mm.

“Ho ritenuto opportuno chiamare subito in causa le autorità regionali – dice Catanzaro – dopo la segnalazione del segretario del circolo PD di Licata Decimo Agnello e di Paolo Iacopinelli, oltre che del consigliere Angelo Curella. E’ una questione che deve essere affrontata e risolta – aggiunge – il governo regionale è nelle condizioni di farlo e in tempi rapidi”.

Nell’interrogazione, Catanzaro chiede al Governo regionale se non ritenga opportuno disporre apposite perizie per accertare celermente i danni e predisporre altrettanto velocemente aiuti straordinari allo scopo di assicurare la continuità produttiva di questa importante zona della Sicilia che interessa circa 40.000 ettari.

La Regione Siciliana dà seguito agli impegni assunti, durante il Tavolo di confronto sul trasporto ferroviario regionale del dicembre scorso, con il Comitato Pendolari Palermo-Agrigento-Canicattì, Federconsumatori Sicilia e Federconsumatori Agrigento, stanziando le risorse economiche necessarie per l’emissione di abbonamenti gratuiti ai passeggeri che hanno subito disagi e disservizi sulla linea Palermo-Agrigento durante i mesi di novembre e dicembre 2021.

A comunicarlo è stata sia la Regione Siciliana che Trenitalia, specificando che sono ammessi al ristoro tutti i titolari di abbonamenti regionali a tariffa 40/16/Sicilia (settimanali, mensili ed annuali) e che le richieste potranno essere presentate entro il 30 settembre 2022, sino ad esaurimento dei fondi messi a disposizione dalla Regione Siciliana.

“Nel sottolineare – afferma Angelo Pisano, presidente di Federconsumatori Agrigento – l’importanza del risultato ottenuto, posto che i pendolari otterranno il rimborso totale di ben due abbonamenti mensili anziché il 10% previsto dalla Carta dei Servizi, ringrazio l’Assessore Regionale Marco Falcone per l’impegno profuso e i presidenti del Comitato Pendolari Palermo-Agrigento-Canicattì e di Federconsumatori Sicilia per la fattiva e proficua collaborazione a tutela dei titolari di abbonamento”.

“Una collaborazione, quella con Federconsumatori, – aggiunge Tania Di Marco, presidente del Comitato Pendolari Palermo-Agrigento-Canicattì – che ha portato a un risultato sperato ma di certo non scontato. La Regione, nella persona dell’assessore Falcone, ha capito la richiesta per i disagi subiti dai Pendolari della Palermo-Agrigento che rappresento e ha accettato un rimborso del 100%, ristoro che non era mai stato finora concesso. Siamo assolutamente soddisfatti del risultato”.

“E’ una vittoria di Federconsumatori e del Comitato Pendolari – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – ma è anche una vittoria del buon senso: era giusto dare risposte ai consumatori che hanno subito i disservizi. Adesso – conclude La Rosa – la nostra attenzione si sposta al futuro: si facciano gli investimenti necessari sulla linea ferroviaria Palermo-Agrigento, che è strategica per la Sicilia”.

 

Anche quest’anno si ripete il rito del ricordo della strage di Capaci che vide morire il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Tutti uomini dello Stato, tutti uomini del Sud, quel sud che ha sempre combattuto la mafia ed il malaffare fino alla morte.

Quando si parla di eventi delinquenziali mafiosi, ricordiamoci sempre che, se è vero che il fenomeno nasce nel Sud, è altrettanto vero che lo stesso Sud lo ha sempre combattuto con i suoi uomini migliori.

Il Sinalp Sicilia vuole ricordare questo evento tragico come la svolta della guerra dello Stato contro la mafia che alla fine lo ha portato alla vittoria su di essa.

Da quel 1992 in poi le istituzioni hanno giustamente voluto ricordare questo evento come la chiave di volta di una guerra senza esclusioni di colpi.

Ma come al solito un evento che dovrebbe essere inclusivo per tutte le parti sane di questa Nazione, a causa di alcuni “odiatori di professione” viene ogni volta manipolato per essere trasformato in un’arma “non convenzionale” da utilizzare contro gli avversari politici.

Avversari politici che hanno solo la “colpa” di pensarla diversamente da loro e non condividendo il loro programma ideologico,  non hanno diritto di parola, di pensiero e non hanno diritto di essere presenti in questi momenti in ricordo di eventi tragici che hanno colpito l’intera Nazione.

Anche quest’anno il solito gruppo di “odiatori seriali” hanno attaccato chi non è allineato al loro pensiero ideologico e questa volta è toccato al candidato Sindaco di Palermo On. Lagalla.

Con grande senso e rispetto dello Stato bene ha fatto l’On. Lagalla a declinare l’invito per evitare la solita sceneggiata di chi arbitrariamente e con arroganza si è impossessato di questo evento tragico trasformandolo in un’arma da utilizzare contro chi non è allineato al loro pensiero ideologico.

Ma purtroppo in questo contesto di contrapposizione va evidenziato “l’assordante silenzio” del candidato sindaco avversario che non ha ritenuto necessario prendere le distanze da questi facinorosi della politica ideologica.

Sono trascorsi ormai 30 anni ma ancora oggi una parte politica utilizza questo evento, come del resto anche la festa della liberazione, “pro domo sua” e non si intravede, da parte loro, alcuna volontà di trasformarli in eventi inclusivi in grado di unire tutti gli italiani senza alcuna distinzione ideologica.

Ad Agrigento, il prossimo 31 maggio, il legale che rappresenta il gestore del Posto di ristoro nella Valle dei Templi, sin dagli anni ’50, consegnerà la struttura al Parco della Valle dei Templi, che ha ricevuto il bene nel 2003 e ha avviato le procedure di sfratto nel 2004, ritenendo il gestore privato sprovvisto dei diritti ad occuparlo. Il gestore invece ha sempre sostenuto di essere regolarmente autorizzato e di aver pagato per tanti anni ingenti somme di denaro come canone di utilizzo della struttura. Al termine di un contenzioso amministrativo che si è protratto parecchi anni, è stato riaffermato il diritto del Parco della Valle dei Templi, che è un ente regionale, a riottenere la gestione della struttura, peraltro a fronte della scadenza della concessione

Insolito avvenimento a Lampedusa. Infatti, è partito con mezz’ora di ritardo dall’aeroporto dell’isola agrigentina l’aereo delle ore 6:10 per Palermo. Il velivolo è rimasto in pista, con i passeggeri a bordo, perché alla torre di controllo dell’aeroporto non vi sarebbe stato nessuno. Il comandante dell’aereo ha chiesto scusa a tutti i passeggeri. Le sue parole: “In 42 anni di volo, mai successo nulla di simile”.

Sono 43 i migranti sbarcati a Lampedusa, dopo due soccorsi a largo e un rintraccio direttamente sulla terraferma. Gli ultimi ad arrivare direttamente a Cala Creta, con una imbarcazione di 7 metri partita dalla Libia, sono stati in 13, compresi un minorenne e una donna, provenienti da Palestina, Camerun, Siria e Marocco. Sempre durante la notte, dopo un soccorso a 2 miglia da Capo Ponente da parte di una motovedetta della Guardia di finanza, sono giunti 23 migranti, comprese quattro donne, provenienti da Guinea, Burkina Faso, Mali, e Costa d’Avorio. Il gommone di 6 metri sul quale hanno viaggiato è salpato da Sfax in Tunisia. E prima ancora, a bordo di un altro gommone partito dalla Libia, sono stati intercettati altre 7 egiziani a 20 miglia dalla costa di Lampedusa. I tre diversi gruppi, dopo i primi controlli medici effettuati direttamente a molo Favarolo, sono stati trasferiti nel locale Centro d’accoglienza.

Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento hanno rintracciato all’interno della locale stazione 5 minori stranieri, che si sono allontanati arbitrariamente dal loro Centro d’accoglienza di riferimento. I ragazzi, di età compresa tra 16 e 17 anni, provenienti dal Corno d’Africa, sono andati alla stazione perché intenzionati a raggiungere Palermo con il primo treno utile. I poliziotti, dopo gli accertamenti di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria li hanno riaffidati alla comunità da cui sono fuggiti. Da gennaio ad aprile 2022, in tutta la Sicilia, la Polizia Ferroviaria ha rintracciato 43 persone di cui 34 minori. Ed è un numero in aumento del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando sono state ritrovate 32 persone scomparse di cui 22 minori.