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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ricorrendo l’evidenza della prova, e accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero, Chiara Bisso, ha scavalcato il filtro dell’udienza preliminare e ha disposto il giudizio immediato a carico di Gaetano Rampello, 57 anni, di Raffadali, poliziotto in servizio al Reparto Mobile di Catania, arrestato lo scorso primo febbraio dopo aver confessato l’omicidio, ritenuto premeditato, del figlio Vincenzo Gabriele, di 24 anni. Prima udienza il 16 luglio innanzi alla Corte di Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara. L’ordinanza cautelare è stata confermata dal Tribunale del Riesame di Palermo, e il ricorso della difesa sarà ridiscusso in Cassazione il 14 luglio.

Il 20 maggio SGB sarà presente, con una delegazione di lavoratori provenienti da tutta la Sicilia, presso l’Aeroporto militare di Birgi (TP). Scioperiamo per dire  no  all’’avanzare dell’economia di guerra  che vede un aumento spropositato  delle spese militari che arriveranno  al 2% del PIL, afferma Filippo Baio  SGB Agrigento – Un’economia di guerra che sta ampliando ulteriormente la crisi – continua  Giovanni Oliva SGB Trapani – che diviene contestualmente recessiva ed inflattiva ripercuotendosi sulle nostre famiglie. L’aumento della disoccupazione e della  precarietà, l’aumento dei costi dei beni  di prima necessità. Questo è lo scenario in cui stiamo  velocemente entrando. In un contesto in cui come rilevato  dall’Ocse il salario medio di un lavoratore è più basso di quello del 1990 del 3% e il tasso d’inflazione negli  ultimi mesi è arrivato al 7%. – ribadisce Salvo Camarda SGB Enna – Il costo di questa scellerata economia di guerra,  lo dovranno pagare i lavoratori  e le loro famiglie. Al nostro sciopero hanno aderito organizzazioni  sociali, forze politiche, economisti, giuslavoristi,  magistrati, docenti, scrittori e artisti.  Chiediamo  al Governo, il taglio del 90%  delle spese militari ed il trasferimento di tali risorse alla scuola, ai trasporti e  alla sanità pubblica; il congelamento dei prezzi dei beni di prima necessità pane e pasta, luce,  acqua e gas   l’introduzione della scala mobile  con l’adeguamento automatico dei  salari all’aumento dei prezzi. Questo è ciò che chiederemo al Governo Draghi, in tutte le piazze d’Italia. A chi giudica il Sit in presso la Base Militare una follia, diciamo che il Mondo lo hanno sempre cambiato i folli, i sognatori. Non di certo l’indifferenza, conclude Aldo Mucci.

2.204 i nuovi casi di Covid 19 registrati a fronte di 19.074 tamponi processati in Sicilia. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 3.281. Il tasso di positività scende attestandosi poco sopra l’11,5%, ieri era al 15,7%. La Sicilia è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 92.867 con una diminuzione di 2.484 casi. I guariti sono 5.182 mentre le vittime sono 32 portano il totale dei decessi a 10.824. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 662, in terapia intensiva sono 30.

Questi i dati nei Comuni capoluogo:Palermo 634 casi, Catania 484, Messina 372, Siracusa 320, Trapani 187, Ragusa 191, Caltanissetta 171, Agrigento 228 ed Enna 143.

A Sciacca è accaduto quello che nessuno potesse immaginare. Una lista importante, che a questo punto vale quantu u du di coppi ca briscula  mazzi, come quella di Forza Italia, che non riesce a presentare un candidato sindaco ed ancora peggio una misera lista per concorrere alle amministrative in uno dei Comuni più importanti e popolosi della Sicilia: Sciacca.

Quando l’on. Margherita La Rocca Ruvolo migrò dall’Udc, dove certamente era una leader, verso Forza Italia, i sorrisi e gli bbracci furono talmente tanti e fortemente incisivi che si pensò ad una rivoluzione agrigentina, tanto che il vice coordinatore regionale Gallo Afflitto la promosse a coordinatore provinciale del partito (ai danni di un asfaltato Giambrone che tanto diede al partito e l’esatto contrario ricevette dallo stesso partito, se non calci nel sedere, tragedie, spunnapedi e così via dicendo.

Dopo più di un anno di insediamento della Margherita, quel che resta del partito di Berlusconi in provincia di Agrigento non è stato capace di prendere un soggetto e cercare di piazzarlo nella corsa verso la prima poltrona del Palazzo Comunale di Sciacca.

In realtà ci ha tentato con Mangiacavallo, dissidente pentastellato ed in cerca di nuove fortune. Conferenza stampa in pompa magna, presenti oltre al candidato, i massimi esponenti provinciali e via dritti dritti verso le elezioni.

Quando Mangiacavallo intuì dopo meno di 48 ore in quale fossa era andato a finire, lasciò tutto e tutti in 13 e fece la strada propria. Il tutto non senza lamentele: “Non mi piacciono – disse Mangiacavallo – i metodi e le logiche di questa porzione di partito agrigentino”.

Logiche che tutti bene conosciamo ormai a memoria. Tragedie, tragedie, tragedie. O fai come ti dico io o è la fine. Immaginate Mangiacavallo che doveva prendere ordini (e costrizioni) da Nuccio Cusumano, ultimo arrivato fra gli azzurri sbiaditi di Sciacca secondo un principio che recita testualmente: “Mutismo e rassegnazione”. Si, perchì li si fa così. E se insisti rischi anche di prendere qualche testata…

Ma quale minchia di rassegnazione avrà pensato Mangiacavallo, io mando a fare in culo tutti e mi faccio la mia strada. E così fu. Forza Italia non digerì per nulla questa azione dell’ex 5stelle e da quel giorno non è riuscita più a darsi pace, tanto da non essere capace di creare, come dicevamo, una misera lista per le amministrative.

Se questo frutto è il buon lavoro portato avanti da Margherita La Rocca Ruvolo, incapace di dire biz in una competizione del genere, la frittata è fatta. Un deputato regionale, un coordinatore provinciale, un sindaco di Montevago, un assessore regionale e tanti galoppini di primo e secondo pelo (anche terzo…) non sono stati capaci di dire la propria in una piazza così importante come Sciacca.

Si può definire una fine mesta per Margot? Oppure vuole continuare su questra strada carica di insidie, tragediatori e irta di spunnapedi a destra e a manca? La figuraccia odierna dovrebbe imporle, visto che lei è intellettualmente onesta, di fare un passo indietro e dire: “Non so se è dipeso da me o da altri, ma non sono stata capace nella qualità di coordinatore provinciale di fare una figura meno ridicola rispetto a quella fatta a Sciacca. Mi dimetto, scappo via in cerca di lidi migliori…”.

Dispiace per La Rocca Ruvolo, dispiace perchè ancora oggi siamo convinti che il prosciutto dai suoi occhi non si è tolto definitivamente del tutto. E poi, non sapremo mai se almeno una volta in questo periodo solo di fallimenti, abbia mai passato la mano sulla coscienza per dire: “Ma cu mu fici fari?”.

Già coinvolta nella scandalosa vicenda di un mese addietro, quando il suo capo agrigentino, lei e altri adepti ad uno squallido piano, tentarono di pugnalare alle spalle Gianfranco Miccichè. Il misero piano fallì per l’audacia e la forza del leader siciliano che in quella circostanza ebbe a dire: “A mia un m’ammazzanu; pi moriri mi devo suicidari…”

Ora, Sciacca. Un’altra brillante ciliegina sullo straordinario curriculum politico di Donna Margot.

Per noi, non lo merita…

 

Con bando ritualmente pubblicato, il Comune di Roma indiceva un concorso pubblico per il conferimento di 1050 posti in diversi profili professionali, tra cui 250 per il ruolo di Istruttore Amministrativo.

La sig.ra L. P., giornalista cinquantenne siciliana, partecipava alla menzionata procedura concorsuale per il profilo di Istruttore amministrativo, svolgendo, nel luglio 2021, la prova unica del predetto concorso, consistente in un test a risposta multipla.

Il giorno stesso dello svolgimento del questionario, l’Ente organizzatore della procedura concorsuale (il Formez PA) comunicava alla sig.ra L. P. l’esito negativo della prova, avendo la stessa ottenuto un punteggio (pt. 20,85) che non le consentiva, per l’errore relativo ad una sola domanda, di raggiungere il minimo prefissato (pt. 21) al fine di vedersi inserita tra gli idonei alla prova e, di conseguenza, nella relativa graduatoria concorsuale.

A questo punto, la sig.ra L.P., dapprima, segnalava all’Ente organizzatore l’estraneità di una domanda (la n. 21) rispetto alle materie indicate dal bando di concorso e, successivamente, presentava rituale richiesta di accesso agli atti al fine di conoscere (anche) i provvedimenti presupposti alla formulazione ed alla convalida della suddetta domanda n. 21.

In mancanza di qualsivoglia riscontro concreto ai predetti atti, la sig.ra L.P., proponeva ricorso davanti al TAR Lazio, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Gatto, per l’annullamento (previa sospensione) dell’elenco dei candidati risultati idonei alla prova, nella parte in cui non vi risultava inclusa la ricorrente.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Gatto censuravano l’illegittimità dell’esclusione della sig.ra L.P., in quanto, come accennato, una delle domande sottoposte dall’Amministrazione, la n. 21, risultava estranea alle materie indicate dal bando, riguardando un segmento del diritto penale (relativo ai delitti contro la fede pubblica) non ricompreso – come, ad esempio, i reati contro la Pubblica Amministrazione – tra le materie oggetto di prova.

Secondo quanto sostenuto dai legali della sig.ra L.P., dunque, l’Amministrazione non avrebbe potuto sottoporre ai candidati la suddetta domanda in quanto inerente al reato del c.d. “falso nummario” (di cui all’art. 453 c.p.), che fuoriesce dallo studio del diritto penale (dei reati contro la Pubblica Amministrazione) richiesto per il concorso in questione.

Con ordinanza del novembre 2021, il TAR Lazio ordinava al Comune di Roma di riesaminare nel termine di trenta giorni, l’elaborato della signora L. P., alla luce dell’accertata estraneità della domanda n. 21.

Il Comune di Roma, dunque, provvedeva a modificare il punteggio attribuito alla sig.ra L. P., inserendola, con riserva, nella graduatoria dei candidati che hanno superato il predetto concorso.

Con sentenza del 17 maggio, infine, il Tar Lazio, condividendo le tesi degli Avvocati Rubino e Gatto, ha affermato che il quesito contestato dalla sig.ra L. P. “fuoriesce dalla materia del diritto penale la cui conoscenza era richiesta ai candidati” e, conseguentemente, ha ordinato il diretto inserimento della sig.ra L. P. nella graduatoria che dovrà essere modificata “considerando valida la risposta fornita dalla ricorrente”.

Con il medesimo provvedimento, il Tar capitolino, ha altresì condannato il Comune di Roma al pagamento delle spese di lite, liquidate in 2.000,00 €, oltre accessori.

“Alcune voci, diffuse anche a mezzo stampa, che paventano la chiusura di reparti ospedalieri e servizi sanitari aziendali sono da considerare assolutamente infondate e fuorvianti e vanno indubbiamente correlate alle imminenti elezioni amministrative, periodo durante il quale alcuni gruppi o organizzazioni cercano una ribalta mediatica sollevando a turno strumentalmente il tema ‘disagio in ospedale’ ”.

E’ quanto afferma il commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, Mario Zappia, il quale esprime con forza l’intento direzionale di non prestare il fianco a giochetti strategici di questo genere. “Affermazioni come questa – continua il commissario –  ipotizzando situazioni di criticità o, peggio, di rischio per l’utenza, suscitano ingiustificati timori nella collettività e si caratterizzano anche come azioni di procurato allarme. E’ relativamente facile puntare il dito su una struttura complessa come un ospedale che, innegabilmente, presenta alcuni punti deboli ma l’interesse per la funzionalità dei nosocomi non va manifestato in maniera estemporanea o pretestuosa attraverso le vetrine dei giornali o delle tv ma palesato con impegno nelle sedi collegiali opportune. Qui la direzione ASP sarà sempre pronta a recepire le proposte autentiche e la collaborazione disinteressata di tutti coloro che intendono davvero spendersi per migliorare la sanità agrigentina”.

Nella giornata odierna alla presenza del Prefetto Maria Rita Cocciufa è stata attivata la nuova area temporanea di transito per migrati sita presso il porto di Porto Empedocle destinata ad ospitare le operazioni e le procedure connesse alla gestione del fenomeno migratorio ed in particolare le attività conseguenti alle discese dalle “navi quarantena” o a sbarchi spontanei lungo le coste della provincia.

All’incontro hanno partecipato il Questore, dott.ssa Maria Rosa Iraci, i sindaci dei Comuni di Agrigento e di Porto Empedocle, i Comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto e dei Vigili del Fuoco, i responsabili della Protezione Civile provinciale e regionale, i dirigenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale e dell’Autorità di Sistema Portuale, nonché i referenti della Croce Rossa, di UNHCR, di Save The Children e gli esponenti delle comunità Cristiana e Islamica.

Il Prefetto nel corso dell’incontro ha espresso un sentito ringraziamento a tutti i soggetti Istituzionali che hanno collaborato alla realizzazione della citata area di transito; in particolare, è stato sottolineato il supporto fornito dal personale dei Vigili del Fuoco, dalla Protezione Civile provinciale e regionale, dalla Croce Rossa e da UNHCR.

L’area al suo interno vede la presenza di moduli container concessi dall’Autorità di Sistema Portuale e moduli abitativi forniti da UNHCR utilizzati dal personale della Questura di Agrigento, come uffici per le esigenze e le attività connesse al fenomeno migratorio, dai medici dell’Azienda Sanitaria Provinciale come ambulatorio medico per lo svolgimento delle attività di screening sanitario, nonché dal personale volontario di Croce Rossa che opera garantendo supporto a favore della popolazione migrante.

Il punto di transito, inoltre, si caratterizza per la presenza di un’ampia tenda sociale, messa a disposizione dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Ministero dell’Interno, in grado di ospitare più di trenta persone e che garantirà adeguato riparo ai migranti in attesa dell’espletamento delle procedure sanitarie eseguite da parte del personale dell’ASP e di identificazione e foto segnalamento ad opera degli Uffici della Questura.

“E’ stata legittima difesa perchè ha reagito ad un’aggressione e, in ogni caso, aveva subito tante provocazioni che hanno esasperato gli animi”.

I difensori di Carmelo Rubino, gli avvocati Diego Guadagnino e Francesco Gibilaro, replicano così al pubblico ministero Paola Vetro che, all’udienza precedente, aveva chiesto l’ergastolo per Carmelo Rubino, l’agricoltore pensionato di 70 anni, reo confesso del delitto del coetaneo Vincenzo Sciascia Cannizzaro, anche lui agricoltore, al quale avrebbe sparato due colpi di pistola al volto al culmine di una serie di litigi dovuti al diritto di passaggio su una strada interpoderale che portava ai loro terreni.

L’omicidio è avvenuto il 27 settembre del 2019 nel terreno della vittima in contrada Calici, a Canicattì. L’anziano, durante l’interrogatorio, aveva ammesso di avere sparato due colpi di pistola al volto di Sciascia Cannizzaro, precisando di essere sotto shock e di non ricordare i dettagli di quanto accaduto. In seguito ha spiegato – tesi adesso ribadita pure dai difensori – di avere fatto fuoco per difendersi da un’aggressione e, quindi, che lo avrebbe fatto per legittima difesa.

A Palma di Montechiaro i Carabinieri del nucleo Ispettorato del Lavoro e del Comando provinciale di Agrigento, nell’ambito di accertamenti per verificare la sicurezza nei luoghi di lavoro, e per il contrasto, e il contenimento della diffusione del Covid in ambienti di lavoro, hanno ispezionato un cantiere edile allestito in via Lenin. L’amministratrice unica, una donna di Favara di 70 anni, è stata denunciata, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. L’attività imprenditoriale è stata sospesa, e alla donna sono state elevate ammende per 21.398 euro, e sanzioni amministrative per 19.000 euro. E ciò perché ha omesso la sorveglianza sanitaria dei dipendenti, l’installazione dei servizi igienici e della recinzione nel cantiere edile. E poi avrebbe consentito l’uso di un ponteggio non a regola d’arte, e all’atto del controllo non avrebbe esibito il Pimus (il Piano di montaggio, uso e smontaggio dei ponteggi), ovvero il documento tecnico che rappresenta il punto di riferimento in cantiere per quanto riguarda tali attività. Inoltre su 7 lavoratori presenti nel cantiere edile ben 3 sono risultati in nero.

Ad Agrigento, su iniziativa del prefetto Maria Rita Cocciufa, nella sala operativa della Protezione civile, con sede nel Comando provinciale dei Vigili del fuoco a Villaseta, si è svolto un incontro sulle attività di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi. E’ stata espressa dunque la necessità che gli Enti competenti, come la Guardia Forestale, si adoperino da subito per le barriere frangi-fuoco e le linee taglia-fuoco, pulizia del sottobosco, rimozione sterpaglie dai terreni, e i cittadini per la rimozione delle sterpaglie dai propri terreni privati, con apposita sollecitazione da parte dei sindaci. E’ stata inoltre ravvisata la necessità di potenziare il sistema di comunicazione tra gli organi preposti, al fine di garantire una maggiore copertura di uomini e mezzi nelle aree più critiche.