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A Trapani vinto un milione di euro della Lotteria Italia, ma in Sicilia anche 9 premi da 20 mila euro, uno dei quali in provincia di Agrigento. Tutto quanto nel corso della trasmissione televisiva «I soliti ignoti speciale Lotteria Italia», Amadeus ha dato lettura dei cinque biglietti estratti e comunicati dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Gli altri premi di prima categoria vincenti sono: Serie T 018060 venduto dal distributore locale Roma (5 milioni) – Serie P 297147 venduto a Formigine (Modena) (2 milioni e mezzo) – Serie E 263508 venduto a Magliano Sabina (Rieti) (2 milioni) – Serie N 330633 venduto a Roma (1 milione e mezzo).

Bene la Sicilia, con premi totali per 1.180.000 euro, divisi tra il quinto premio da 1 milione, e i 9 di terza fascia da 20mila euro, uno dei quali venduto a Canicattì.
I 9 biglietti che vincono i premi di terza categoria da 20mila euro in Sicilia:
C 439100 BARRAFRANCA EN
D 425660 CASTELLAMMARE DEL GOLFO TP
Q 471212 CALTANISSETTA CL
O 114236 CANICATTI AG
Q 140601 ADRANO CT
N 182324 ACIREALE CT
R 180870 CARLENTINI SR
A 037864 CORLEONE PA
N 228593 CATANIA CT

Pubblicate le dichiarazioni del legale di parte civile al processo Agostino-Castelluccio. L’avvocato Fabio Repici: “Nino Madonia ha sparato al presidente della Regione, Piersanti Mattarella”.

A cavallo del 42esimo anniversario dell’omicidio a Palermo del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica, l’Agi ha pubblicato le dichiarazioni dell’avvocato Fabio Repici, attualmente legale di parte civile della famiglia di Nino Agostino, il poliziotto ucciso il 5 agosto del 1989 insieme alla moglie incinta Ida Castelluccio. Per tale duplice omicidio, il killer palermitano Nino Madonia è stato già condannato all’ergastolo in primo grado in abbreviato, e il giudizio d’Appello inizierà a febbraio. Ebbene, l’avvocato Repici afferma: “Antonino Madonia è il killer che sparò e uccise Piersanti Mattarella. E’ un delitto per il quale Madonia non è mai stato processato ma su cui vi è una sentenza che, a questo proposito, è fin troppo esplicita. E’ la sentenza sui cosiddetti ‘delitti politici’, ovvero Mattarella, La Torre e Reina, emessa dalla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo il 10 ottobre del 1998. E tale sentenza, per l’omicidio Mattarella, ha confermato le condanne per i mandanti, ossia la Commissione provinciale di Palermo di Cosa Nostra. E ha assolto, invece, i presunti esecutori, i terroristi neri Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini. Secondo i giudici, trattandosi di un omicidio deliberato da Cosa Nostra, non regge, sul piano logico, l’impiego di killer esterni a Cosa Nostra. La tesi dello scambio di favori ha senso per i terroristi neri, che avrebbero potuto trarre vantaggi dall’aiuto alla mafia. Ma non è così per Cosa Nostra a cui non mancano armi e killer abili e spietati.

Tanti collaboratori della Giustizia ritenuti attendibili, tra cui Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Francesco Di Carlo, hanno altresì escluso ogni coinvolgimento di personaggi esterni a Cosa Nostra, ed in particolare di terroristi neri, indicando la maggior parte in Nino Madonia il killer che si avvicinò a Mattarella per sparargli. I giudici nel 1998 scrivono, peraltro, che Nino Madonia era parte del gruppo di fuoco a disposizione della Commissione di Cosa Nostra, e che, altro particolare di non poco conto, che Nino Madonia somigliasse moltissimo a Fioravanti: come lui aveva occhi chiari e l’espressione era glaciale. Nella sentenza si legge infatti: ‘Balza all’evidenza una solare somiglianza tra i due, Fioravanti e Madonia, che hanno tratti somatici molto simili sia con riferimento al colorito degli occhi, all’altezza, al taglio e al colore dei capelli, e comunque ai tratti complessivi del viso. E anche l’età dei due, poi, appartiene alla stessa fascia” – conclude Repici.

A conferma di ciò il pentito Francesco Di Carlo ha dichiarato ai magistrati: “Vedendo anche le fotografie di Fioravanti nei giornali, e uno conoscendo il Madonia, uno che sapeva, la differenza era poca, per questo si è potuta sbagliare la moglie di Piersanti Mattarella che ha indicato Fioravanti come il killer in via Libertà. Escludo completamente che all’omicidio Mattarella abbiano partecipato terroristi neri. Non esiste. Qui da noi se la facevano a gara per chi andarci. Si offendevano se non li chiamavano per andare a fare un omicidio. Si figuri”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Proseguono i lavori di analisi e ricerca a Ravanusa. Intorno al punto di rottura emersa anche una sacca residua di metano. L’intervento ufficiale del procuratore, Patronaggio.

Il Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio

A Ravanusa, in via Trilussa, teatro della strage dello scorso 11 dicembre quando un’esplosione da fuga di gas ha provocato 9 morti, proseguono i lavori di analisi e ricerca nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dalla Procura di Agrigento. Nei pressi dell’abitazione del defunto professor Pietro Carmina, come già pubblicato, è stato trovato un punto di rottura della tubatura, e adesso, intorno, è emersa anche una sacca di metano residua. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, tramite un intervento ufficiale spiega: “Dopo due giorni di operazioni peritali, i consulenti tecnici del pubblico ministero, unitamente a quelli di Italgas, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Salvatore Vella e con la partecipazione del collegio difensivo, hanno infine individuato, tramite delicati scavi meccanici, un punto esatto di rottura della rete di metano posta al di sotto del manto stradale di via Trilussa, in prossimità dell’abitazione del professore Carmina. In prossimità di un punto di rottura è stata rilevata, ancora a distanza di giorni dall’esplosione, una residua sacca di metano domestico ben distinguibile dal tipico odore. Le operazioni tecniche con l’ausilio dei Vigili del fuoco del Comando Provinciale di Agrigento, del Nucleo Investigativo Antincendio e del Gruppo movimento terra dei Vigili del fuoco Direzione Sicilia, proseguiranno ad oltranza. Si ipotizza una perdita di gas dalla rete di distribuzione del metano che ha creato un accumulo sotterraneo spostandosi nelle abitazioni limitrofe. Eventuali altre acquisizioni tecniche saranno disvelate nel prosieguo se non contrastanti con il segreto investigativo e con le garanzie spettanti agli indagati”. L’inchiesta procede per i reati di disastro colposo ed omicidio colposo plurimo.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il comparto dei congressi e degli eventi aziendali che ha un indotto diretto sul Pil di oltre 36 miliardi di euro e che occupa 570mila addetti sta fronteggiando una crisi senza precedenti che deve essere affrontata dal Governo con misure specifiche e a largo respiro temporale. Il susseguirsi di varianti del virus e le relative restrizioni internazionali impediscono infatti la certezza di programmazione e svolgimento di congressi ed eventi aziendali non solo nell’anno in corso ma anche nel 2023.

 L’aggregazione delle associazioni del settore #Italialive chiede con estrema urgenza la convocazione di un tavolo governativo al quale sottoporre la richiesta improrogabile di misure di sostegno per le imprese della meeting industry. Riduzione contributiva, prolungamento della cassa Covid e contributi a fondo perduto sono alcune delle misure imprescindibili per non causare il fallimento di migliaia di imprese e il licenziamento di migliaia di lavoratori.

Dopo una parvenza di ripresa nei mesi estivi e autunnali il settore si è nuovamente fermato, e sino a data da destinarsi”, commenta Salvatore Sagone, presidente del Club degli eventi e della Live Communication e portavoce nei rapporti con i media di #Italialive. “Da metà novembre congressi ed eventi sono stati cancellati o rinviati, anche di un anno, gettando in fumo il lavoro di mesi e non dando certezze per la riprogrammazione futura. Lo stato di crisi del nostro comparto significa mettere in ginocchio agenzie di eventi, congressi e comunicazione; aziende di banqueting e catering; fornitori di tecnologia audio-video; società di trasporti; società di allestimento; interpreti; fioristi; artisti e le tante altre maestranze coinvolte nella realizzazione di congressi ed eventi. Per non parlare, poi, di location, centri congressi e alberghi”.

 “Lo scorso anno il Governo ci ha supportati con ristori e sostegni che hanno permesso alla maggior parte delle nostre imprese di sopravvivere, ma non basta”, afferma Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi e portavoce dei rapporti istituzionali e politici di #Italialive. “Il nostro è senza dubbio il settore più colpito dalla pandemia. Siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a ripartire ma la nostra è sempre una falsa ripartenza, sempre condizionata dall’andamento dei contagi, anche a livello internazionale. Da un giorno all’altro sono cancellati congressi ed eventi che hanno richiesto mesi di impegno e ingenti risorse umane per la loro progettazione! Siamo imprese e professionisti che lavorano e lavoreranno non solo quest’anno ma anche il prossimo nella più totale incertezza. Per questo è necessario che il sostegno del Governo continui in maniera strutturata e costante almeno sino al 2023”.

La crescita vertiginosa dei contagi fa tribolare la quiete dei primi cittadini agrigentini, anche in vista della riapertura delle scuole fissata per il 10 gennaio prossimo. Allora i sindaci di molti comuni scrivono una lettera all’Asp e alle istituzioni coinvolte: o screening di tutta la popolazione scolastica (entro il 9 gennaio) o non si apre, almeno fino al 15. Questa la sintesi.
Il disallineamento nella trasmissione dei dati con quelli effettivi non permettono di avere una chiara situazione e il ritorno a scuola dei nostri figli deve avvenire n piena sicurezza – questa è la priorità dei primi cittadini.
La variante Omicron – continuano i sindaci – ha una contagiosità molto alta e, pertanto, c’è il serio rischio che con il ritorno a scuola, i contagi possono moltiplicarsi ulteriormente.
La lettera è sottoscritta dai sindaci dei Comuni di Palma di Montechiaro, Ribera, Joppolo, Camastra, Cattolica Eraclea, Santa Elisabetta, Grotte, Santo Stefano di Quisquina, Montallegro, Alessandria della Rocca, San Biagio Platani, Bivona, Campobello di Licata, Sant’Angelo Muxaro, Naro, Cianciana, Castrofilippo, Ravanusa, Porto Empedocle, Sciacca, Santa Margherita Belice, Burgio, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Canicattì, Calamonaci, Caltabellotta, Sambuca di Sicilia, Realmonte, San Giovanni Gemini, Cammarata, Menfi, Aragona, Favara , Montevago, Licata, Siculiana e Agrigento

A Licata oggi  giorno dell’Epifania i Carabinieri sono corsi in aiuto di una famiglia in difficoltà. Una chiamata al centralino della caserma. Una richiesta d’aiuto da parte di un padre che ha raccontato di essere rimasto senza soldi e di non poter sfamare il piccolo figlioletto. I militari si sono subito mobilitati, sono andati a fare la spesa e questa mattina hanno bussato a casa del licatese, consegnando una scorta di generi alimentari. L’uomo commosso, insieme al piccolo, ha ringraziato i Carabinieri per l’aiuto e per il gesto dei solidarietà.

Di Danila Bonsangue

Una donna di San Cataldo, chiama per raccontare il dramma che sta vivendo la sua famiglia. Ecco cosa racconta:”La gente purtroppo non muore solo di covid ma  per la sanità ormai esiste solo il virus! Mi spiego meglio, sono molto arrabbiata, ho un fratello di 47 anni a letto,  sta male, è stato più volte al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta ma senza una diagnosi, non ci sono cure. Ha  fatto una gastroscopia e una biopsia due mesi fa. Ancora aspettiamo l’esito dal Sant’Elia. Non sappiamo più come muoverci com’è possibbile che per un esito si debba aspettare tutto questo tempo? Tutto va a rilento, la gente muore anche per altro non solo di Covid, tempi  lunghissimi e  code interminabili! Ho rabbia perché nessuno può fare niente per mio fratello, senza esito. Mio fratello tre anni fa ha avuto un tumore all’esofago, ha fatto la chemioterapia fino a giugno 2021. Poi hanno detto che era guarito, temiamo che il male possa essere tornato. Sta a letto, alimentato con le flebo e con prodotti di farmacia. L’ultima volta che siamo andati al Pronto soccorso è stato prima di Natale, vomitava tutto quello che ingoiava. Dobbiamo aspettare la disgrazia per avere il responso della biopsia? Lunedì torno al Sant’Elia e se non mi danno l’esito chiamo i carabinieri”

A Villaseta, nella zona di Fondacazzo, la situazione è diventata intollerabile: gli incivili hanno nuovamente realizzato una mostruosa discarica, accanto l’isola ecologica!
Il Comune di Agrigento sta acquistando 50 telecamere per il controllo del territorio, ma nel frattempo deve, con la collaborazione della Provincia e dei Carabinieri, riprendere il servizio di auto civette con foto trappole per immortalare chi, abusivamente ed incivilmente, abbandona rifiuti lì.

14.269 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 59.933 tamponi processati in Sicilia. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 7.328. Il tasso di positivita’ raddoppia e sale al 24%. L’isola è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 80.116 con un aumento di 12.918 casi. I guariti sono 1.332 mentre le vittime sono 19 e portano il totale dei decessi a 7.634. Sul fronte ospedaliero sono 1.063 ricoverati, in terapia intensiva sono 119.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 3.210 casi, Catania 3.377, Messina 1.502, Siracusa 1.546, Trapani 1.075, Ragusa 1.195, Caltanissetta 1.149, Agrigento 499, Enna, 716

Tornano a confluire i dati dei contagi  da Covid-19 da parte dell’Asp. I numero ricevuti non sono per niente confortanti, l’aumento è esponenziale.

1091 positivi (266 il 3 gennaio, 825 il 4 gennaio su però oltre 2mila tamponi), 17 nuovi ricoverati e ben 3 morti. Le vittime sono di Agrigento (2) e Cammarata.  Centosessantuno in due giorni i guariti.

1091 sono i nuovi positivi.  17 i nuovi ricoveri in ospedale e tre le vittime (2 ad Agrigento e 1 a Cammarata). I Guariti sono 171. Oltre 2000 i tamponi processati. I dati fanno riferimento al 2 e 3 gennaio.

56 le persone ricoverate: 36 all’ospedale di Ribera e 15 al San Giovanni di Dio di Agrigento. 1, invece, le persone ricoverate in terapia intensiva a Ribera; 4 persona ricoverata presso la struttura lowcare fuori provincia.

Questa la situazione Comune per Comune: Agrigento: 590; Alessandria della Rocca: 19; Aragona: 93; Bivona: 33; Burgio: 30; Calamonaci: 18; Caltabellotta: 9; Camastra 25; Cammarata: 83; Campobello di Licata: 132; Canicattì: 357; Casteltermini: 43; Castrofilippo: 177; Cattolica Eraclea: 24; Cianciana: 8; Comitini: 14; Favara: 449; Grotte: 64; Joppolo Giancaxio: 7; Licata: 191; Lucca Sicula: 24; Menfi: 85; Montallegro: 40; Montevago: 8; Naro: 80; Palma di Montechiaro: 246; Porto Empedocle: 162; Racalmuto: 64; Raffadali: 82; Ravanusa: 69; Realmonte: 46; Ribera: 448; Sambuca di Sicilia: 75; San Biagio Platani: 10; San Giovanni Gemini: 61; Sant’Angelo Muxaro: 7; Santa Elisabetta: 36; Santa Margherita di Belice: 49; Santo Stefano di Quisquina: 4; Sciacca: 220; Siculiana: 67; Villafranca Sicula: 4; Navi accoglienza 1.