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La Consip chiude i rubinetti d’oro. Niente più soldi alle Cooperative. Chiude anche l’esperimento “scuole belle” che ha visto un fiume di miliardi pubblici destinati alle scuole, tra manutenzioni e aule colorate a secondo dei desideri dei dirigenti scolastici. Sulla scia di pareti colorate con disegni di rondini proiettate verso il sole o sole al tramonto,rimangono i lavoratori delle Cooperative. Cooperative che nel frattempo hanno messo in sospensione tutti i lavoratori del settore,gli ex LSUA ATA. Il contratto lo prevede: niente soldi e appalti da parte di Consip? …io ti butto fuori !. Per loro,avere presentato al MISE l’elenco dei lavoratori da porre in mobilità è l’ultimo atto di questa triste storia del “bellissimo” a detta di qualche politico “Progetto scuole belle” Una scelta politica scellerata dove l’unico obbiettivo era quello di spendere centinaia di milioni di euro per rinfrescare le scuole del Paese. Scuole che nel frattempo cadono a pezzi. E’ “come caricare di trucco una bella signora ottantenne, cercando di farla apparire molto più giovane negli anni”. Il contratto tra Consip e Cooperative prevedeva questo. Gli attori di questa vertenza sono stati tanti,tra questi l ’Autorità Nazionale Anticorruzione che si occupò del caso, dopo una personale denuncia, con le conseguenze giudiziarie che tutti conosciamo. Seguirono anni di lotte e sofferenze,anni di incontri politici  a tutti  i livelli, anni di “velate “ minacce, comprese quelle all’indirizzo del sottoscritto.
La precarietà,quella che si tocca con mano, quella che vivi tutti i giorni, rimane una perfetta sconosciuta, invisibile agli occhi di chi governa questo Paese. Una precarietà fatta di contratti a termine, senza ulteriore sostegno al reddito, (vedi lavoratori addetti alla pulizia delle scuole) una precarietà travestita da procacciatori di bambini disabili (vedi gli operatori assistenti disabili nelle scuole). Ci salveremo con  il PNRR per il Sud? che prevede : Piano asili  e tempo pieno,incremento infrastrutture sociali, ed ancora: Politiche per il lavoro, inclusione e Coesione. In attesa,forse, del PNRR scenderemo ancora una volta nelle piazze per rivendicare lavoro e dignità.

Quasi 800 milioni di euro per la Sanità siciliana dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con oltre 797 milioni, la Sicilia è la terza regione per risorse destinate dopo Lombardia (1.193 milioni) e Campania (916 milioni), e prima del Lazio (681 milioni). Entro il prossimo 30 giugno bisogna firmare con il Ministero della Sanità il Cis, ovvero il Contratto inter-istituzionale di sviluppo, che conterrà una prima programmazione di spesa. Ecco come sono distribuiti i fondi:
216 milioni per 146 “Case della comunità”

16,8 milioni per “Interconnessione aziendale”

96,4 milioni per 39 ospedali di comunità, tra riconversione di attuali o nuovi

139,8 milioni per Ammodernamento del parco tecnologico e digitale

114,6 milioni per apparecchiature

201,1 milioni per nuovi progetti di sicurezza e sostenibilità degli ospedali

2.9 milioni per strumenti digitali per l’interconnessione nazionale

7,5 milioni per la formazione di 11.700 operatori sanitari.

In Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea Regionale, in presenza di alcuni dirigenti di Rete ferrovie Italia e TrenItalia, si è discusso dei collegamenti ferroviari agrigentini. La presidente della Commissione, Giusi Savarino, riferisce: “Abbiamo finalmente ottenuto la velocizzazione della tratta Palermo-Agrigento con un progetto per il quale sono stati stanziati 100 milioni di euro nel Pnrr, in cui sono rientrati anche i progetti relativi alle linee ferroviarie storiche, tra Agrigento bassa e Porto Empedocle, con altre fermate nella zona industriale, che servirebbero anche l’ospedale ‘San Giovanni di Dio’ e Fontanelle. Confermato anche il progetto da 100 milioni di euro per la velocizzazione dell’Agrigento – Lercara Friddi con i treni moderni e non inquinanti Pop, acquistati dalla Regione Siciliana. Abbiamo inoltre sollecitato interventi per il potenziamento dei collegamenti tra Agrigento e gli aeroporti di Trapani-Birgi e Comiso, e una ricognizione interna sulla linee ferroviarie dismesse per una loro riconversione in piste ciclabili panoramiche, come per la Menfi-Agrigento”.

A Palermo è stato scoperto e denunciato dalla Guardia di Finanza un dentista abusivo senza laurea nè abilitazione alla professione, e che ha operato in un garage, posto sotto sequestro, nella zona Boccadifalco. Il falso dentista è stato sorpreso intento a rilevare l’impronta dentaria a un paziente. Alla richiesta di esibire la certificazione ambientale, la laurea in odontoiatria e l’iscrizione all’albo dei dentisti, lui ha presentato solo il diploma di istruzione professionale a indirizzo odontotecnico. Il titolo gli avrebbe permesso di procedere esclusivamente alla costruzione di protesi dentarie e non di operare direttamente sui pazienti. Nel corso della perquisizione è stata sequestrata un’agenda contenente contatti e importi relativi a prestazioni nonchè diversi anestetici, aghi e tamponi utilizzati nelle normali pratiche odontoiatriche. A lavoro sono stati colti anche un segretario e un assistente, per i quali il dentista abusivo non è stato in grado di dimostrare la regolare assunzione.

Due morti sul lavoro in poche ore in Sicilia: a Randazzo e a Termini Imerese. Un operaio di 57 anni, di Misilmeri, Francesco Corso, è morto folgorato a Termini Imerese in contrada Dragone durante i lavori per la costruzione di una villetta. L’operaio in manovra con una pala meccanica ha toccato i fili dell’alta tensione. E’ rimasto folgorato. La Procura ha disposto l’autopsia. Indagano i Carabinieri. E poi: un operaio della Forestale di 61 anni, Salvatore Franco, è morto in contrada Carbonara a Randazzo. Lui, secondo i primi accertamenti ad opera dei Carabinieri, sarebbe scivolato forse per il cedimento di una zona di terreno scoscesa durante dei lavori di riparazione di un’apparecchiatura.

Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha risposto no alla proposta di patteggiamento ad 1 anno e 10 mesi di reclusione da parte di Alfonso Cumella, 35 anni, di Porto Empedocle, il quale, alla guida di un suv, la notte fra il 3 e il 4 settembre del 2020, ha investito e ucciso lungo la strada statale 115 il ventenne migrante eritreo Sied Anwar, fuggito dal centro di accoglienza “Villa Sikania” a Siculiana. Il giudice ha ritenuto la pena non congrua rispetto alla gravità di quanto accaduto. Cumella è imputato di omicidio stradale, con l’aggravante della fuga, e lesioni colpose. L’automobilista ha sempre negato di essere fuggito all’alt dei poliziotti. Anche tre agenti, intenti a recuperare il migrante, sono stati feriti nell’incidente.

Altri particolari sulla requisitoria d’Appello al “Sistema Montante”: il ruolo dei co-imputati e di coloro ruotati intorno all’ex presidente di ConfIndustria Sicilia.

Emergono altri dettagli di rilievo dalla requisitoria del sostituto procuratore generale di Caltanissetta, Giuseppe Lombardo, in Corte d’Appello, nell’ambito del processo, in abbreviato, al “Sistema Montante”. Lombardo, ad esempio, ha spiegato: “La sistemazione lavorativa o il trasferimento del pubblico ufficiale di turno, o di suoi parenti o amici, era la moneta spesa da Montante per pagare i sodali: una sorta di ripartizione degli utili prodotti da un’impresa che, con modalità illecite, creava e gestiva il potere.

A Montante va doverosamente riconosciuto il diritto d’autore sulla nascita dell’ ‘Antimafia confindustriale’ come forma di ‘business’ utile a garantire un posto ai tavoli che contano”, come ha scritto la giudice Graziella Luparello nel motivare la sentenza di condanna di primo grado. Anche nell’aula d’Appello sono state rievocate le motivazioni addotte dalla Luparello. Ad esempio così: “In riferimento ai poliziotti co-imputati di Montante, Marco De Angelis e Diego Di Simone, è evidente come Montante, Di Simone e De Angelis fossero legati da un patto, da cui nasceva una organizzazione stabile, il cui oggetto sociale consisteva nella commissione di un numero indeterminato di accessi abusivi al sistema informatico. Ed è altrettanto evidente come Montante fosse legato da analogo rapporto associativo con l’imprenditore Massimo Romano, con il colonnello Gianfranco Ardizzone, gli ufficiali della Finanza Ettore Orfanello e Mario Sanfilippo, responsabili di avere orientato l’attività istituzionale – tra verifiche fiscali e indagini penali – verso il soddisfacimento dell’interesse personale di Montante, ricavandone apprezzabili e significative utilità, tra posti di lavoro e trasferimenti”.

Poi, ancora cavalcando le motivazioni della giudice Luparello, anche in Appello si ripropone la tesi accusatoria secondo cui “tutto sarebbe partito tra il 2004 e il 2005, cioè gli anni in cui Montante si travestiva da uomo della Provvidenza, unto dal Signore per redimere i peccatori, fossero essi imprenditori, giornalisti o liberi professionisti, flagellarli per i loro misfatti e purificarli. Montante insignì se stesso come ‘paladino dell’antimafia’, estendendo la stessa etichetta ai suoi amici e sodali, e dichiarando mafiosi i suoi avversari, in difetto di qualsiasi prova di mafiosità. E così vi è stato un ribaltamento linguistico: la parola ‘mafia’ diventò il luogo nominale in cui confinare tutti gli eretici alla religione di Montante, mentre la parola ‘antimafia’ era il santuario degli osservanti rispettosi del pensiero di Montante, per assicurarsi ascesa sociale e occupazione di posti di potere. Quindi Montante è stato il motore di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne dell’antimafia, ha sostanzialmente occupato, con la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di ‘dossieraggio’, molte delle istituzioni pubbliche, dando vita a un fenomeno che non è mafia bianca, ma trasparente, apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle comuni misure anti-corpali. Montante aveva una spiccata attitudine alla manipolazione della realtà, mediante manovre di varia natura, unificate dall’obiettivo di precostituire prove a sé favorevoli”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Tragedia a Bagheria dove un operaio di 47 anni, di Bagheria, Ivan Cristofalo, è morto travolto dal treno regionale Messina – Palermo mentre è stato intento ad attraversare a piedi il passaggio a livello in Corso Filangeri lungo il tratto tra Santa Flavia e Bagheria. L’uomo sarebbe passato sotto le barriere non accorgendosi dell’arrivo del treno. Non è esclusa l’ipotesi del suicidio. Inutile si è rivelato l’intervento del 118. Le indagini sono condotte dagli agenti della Polizia ferroviaria.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nella giornata di ieri ha emesso un ordinanza, analoga a quella siciliana ,che permette l’utilizzo anche a chi non fosse in possesso del super green pass dei traghetti di linea che collegano la Calabria alla Sicilia.

Il distanziamento da parte della “Sicilia” prima e della “Calabria” adesso nei confronti di “Roma” è un chiaro segnale che qualcosa nel sistema non ha funzionato.

Il silenzio degli interpelli di Musumeci a Draghi e Speranza lasciano capire che qualcosa non quadra.

Ieri il Presidente siciliano aveva dichiarato di aver emesso l’ordinanza “al fine di garantire e salvaguardare la continuità territoriale” e poi ancora “poniamo fine così a un’assurda ingiustizia ai danni soprattutto dei passeggeri siciliani. Una norma discriminatoria del governo centrale al quale abbiamo fatto appello già da due settimane, affinchè si rimediasse. E’ assurdo che nella Penisola ogni cittadino privo di vaccino mossa spostarsi da una regione all’altra, mentre per passare dalla Sicilia alla Calabria si debba esibire il certificato verde. Sanno tutti che non sono mai stato generoso con i no vax, ma qui si mette in discussione persino l’appartenenza della Sicilia al resto d’Italia. Voglio sperare che anche il collega Occhiuto della Calabria – al quale ho preannunciato la mia iniziativa – intenda adottare lo stesso provvedimento. Roma deve smetterla di apparire arrogante o distratta verso i diritti dei siciliani”.

 

L’assessore del Comune di Palagonia, Antonino Ardizzone, è stato arrestato dai Carabinieri per concorso nell’omicidio di Francesco Calcagno, assassinato nel paese della Piana di Catania il 23 agosto del 2017. Secondo la Procura antimafia etnea il delitto sarebbe stato commesso per agevolare un gruppo mafioso legato alla Stidda e avrebbe collegamenti con l’uccisione, il 5 agosto del 2016, del consigliere comunale Marco Leonardo, autore dell’omicidio di Calcagno. Per l’uccisione di Calcagno, assassinato per vendicare la morte di Leonardo con cinque colpi di pistola in un fondo agricolo, i Carabinieri il 7 settembre del 2017 hanno arrestato il presunto autore materiale del delitto, Luigi Cassaro, 54 anni, incastrato da un video della sorveglianza che lo ha ritratto armato di pistola all’inseguimento della vittima. Calcagno nell’ottobre del 2016 uccise a colpi di pistola in un bar, Marco Leonardo, un consigliere comunale eletto in una lista civica, anche lui armato. Dopo si costituì ai Carabinieri confessando l’omicidio, sostenendo di avere agito per legittima difesa e raccontando di un credito vantato verso la vittima. Anche in quel caso la dinamica del delitto fu ricostruita grazie a un video della sorveglianza.