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A Palermo, nel Reparto Rianimazione dell’ospedale Civico, è morto Michelangelo Pavoniti, 35 anni, palermitano, coinvolto, lo scorso 20 giugno, in un incidente stradale lungo l’autostrada Palermo-Catania, fra gli svincoli di Altavilla Milicia e Trabia. Furono quattro i feriti quel pomeriggio. Pavoniti ha viaggiato, non alla guida, insieme a tre amici all’interno dell’auto, una Citroen C1, che si è schiantata contro il guard-rail ribaltandosi. Sul posto intervennero la Polizia Stradale, il 118 e l’elisoccorso.

Le ricorrenti polemiche sull’utilità e la sostenibilità del reddito di cittadinanza attengono soprattutto al non avere prodotto nuova occupazione. Ebbene, in controtendenza a ciò, a Bagheria, in provincia di Palermo, sono stati predisposti i Puc, ovvero i Progetti utili alla collettività, che saranno svolti in città dai percettori del reddito di cittadinanza. Saranno 100 i beneficiari, su un totale di 280 che godono del beneficio, residenti nel Comune di Bagheria, che svolgeranno lavori di pubblica utilità e che saranno impegnati sul territorio a lavorare a servizio della comunità. Ad esempio nelle ville a curare il verde e i giardini, e negli edifici pubblici incluse le scuole. I lavoratori dopo una breve formazione e le dovute visite mediche inizieranno le attività.

Margherita La Rocca si conferma sindaco di Montevago. L’attuale deputato regionale di Forza Italia e presidente della commissione sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha superato nettamente il suo avversario, l’ingegnere Giuseppe Arcuri, che con lei aveva fatto quasi per intero l’ultimo percorso amministrativo dopo la precedente elezione del 2016. l

La Rocca Ruvolo è stata sostenuta dalla lista civica denominata “Per Montevago”, all’interno della quale c’erano militanti di diverse aree politiche, compreso quel Partito Democratico che invece si è diviso in due.

La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto procuratore Paola Vetro, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, ovvero l’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, a 22 indagati agrigentini nell’ambito dell’inchiesta sostenuta dalla Guardia di Finanza cosiddetta “Malebranche”, ai quali, a vario titolo, si contestano le ipotesi di reato di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, auto-riciclaggio e alcuni reati tributari. Le società coinvolte nelle indagini sono 12 e sono riconducibili al gruppo commerciale “Pelonero”. Adesso i 22 hanno 20 giorni di tempo entro cui opporre eventuali mezzi o atti a difesa, dopodiché la Procura formulerà la richiesta di rinvio a giudizio.
Gli indagati sono: Gaetano Sferrazza, 78 anni; Diego Sferrazza, 51 anni; Gioachino Sferrazza, 54 anni; Gaetano Sferrazza, 30 anni; Fabiana Sferrazza, 26 anni; Gaetano Sferrazza, 28 anni; Clelia Sferrazza, 23 anni; Teresa Maria Cani, 54 anni; Lorena Argento, 33 anni; Giovanna Lalicata, 51 anni; Graziella Falzone, 53 anni; Vincenzo Lo Cicero, 36 anni; Mariella Mamo, 38 anni; Veronica Vassallo, 33 anni; Giulia Di Marco, 51 anni; Ignazio Giacchetto, 59 anni; Cristian Amato, 27 anni; Assuntina Lupo, 55 anni; Nicolò Zambuto, 67 anni; Calogera Licata, 66 anni; Salvatore Noto, 39 anni.

L’assessore regionale ai Servizi primari, Daniela Baglieri, lancia l’allarme: “In Sicilia non ci sono le condizioni per accedere ai fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel settore della gestione delle risorse idriche”. E poi spiega: “Mi sto confrontando con numerose emergenze. Scontiamo il fatto che purtroppo il capitale umano della Regione si è depauperato. Ci sono stati dei pensionamenti, non abbiamo giovani, l’età media è molto elevata, quindi c’è un problema di competenze. Non abbiamo le risorse. Quindi si lavora con estrema difficoltà. Si sta cercando di digitalizzare alcuni processi. E’ una sfida per la pubblica amministrazione della Regione. Il secondo problema è la capacità progettuale: purtroppo gli enti locali non hanno capacità di avere progetti cantierabili ed esecutivi. E lo stesso vale per i rifiuti. Gli ex Ato non sempre hanno competenze. Questo è un dato di fatto. Noi possiamo supportarli, ma fino a un certo punto. Abbiamo dialogato con gli assessorati all’Ambiente e ai Beni culturali per cercare di semplificare sul fotovoltaico. Dobbiamo sempre mantenere attenzione perché gli interessi sono tanti. Non sempre è semplice bilanciare l’iniziativa privata con l’aspetto della legalità. Per questo stiamo definendo dei protocolli”.

Dopo la bocciatura di decine di progetti siciliani per 422 milioni di euro nel Piano nazionale di ripresa e resilienza: l’assessore Scilla domani incontra il ministro Patuanelli.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Antonio “Toni” Scilla, 53 anni, di Mazara del Vallo, recita il “mea culpa”, o quasi, dopo la clamorosa bocciatura di decine di progetti, soprattutto su opere irrigue, presentati dalla Regione Siciliana a Roma, e che sono stati bocciati e rispediti al mittente dal ministro all’Agricoltura, Patuanelli, provocando alla Sicilia un danno economico enorme, ovvero 422 milioni di euro di lavori che si sono smarriti forse irrimediabilmente. L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, è stato sintetico e lapidario. Le sue parole: “Alla Regione non abbiamo tecnici di alto livello. Prepensionamenti e blocco delle assunzioni hanno provocato una desertificazione del personale competente”. Tradotto in siciliano: “Semu in manu a nuddu”. L’assessore Scilla è più argomentante, e spiega: “Errori tecnici e materiali nell’inserimento dei progetti in piattaforma: vero. Problemi e affanni di una burocrazia insufficiente: vero. Esclusione giusta dai fondi del Pnrr: falso. Ed è falso pure che i progetti siciliani siano non esecutivi e monchi. Non può essere un algoritmo improvvisato a decidere le sorti della nostra agricoltura. E’ in ballo la rivoluzione in una rete irrigua che concordo nel definire indecorosa, degna in molte parti di una regione desertica dell’Africa, con tutto il rispetto per i paesi africani”. L’assessore Toni Scilla domani, mercoledì 13 ottobre, volerà a Roma. Pagherà un taxi che lo condurrà in via Venti Settembre, al civico 20, dove incontrerà il ministro Stefano Patuanelli, 47 anni, di Trieste, laureato in ingegneria edile, targato Movimento 5 Stelle. E Toni Scilla annuncia: “Andrò da Patuanelli a sostenere una pozione politica netta, ma non nel senso del confronto sterile fra posizioni politiche, ma, piuttosto, contestando il cambio in corsa di criteri di valutazione che non erano stati concordati. Per esempio, all’ultimo momento, e senza concordare con noi, è stato assegnato un punteggio maggiore al parametro della siccità estiva che ha provocato l’emergenza in vaste zone irrigue del Centro-Nord. La beffa è che in molte aree la Sicilia soffre non di siccità estiva ma di siccità strutturale e cronica. Pensate alla piana di Gibbesi, nella provincia di Gela. Lì è pronto un progetto da oltre 31 milioni di euro che farebbe rifiorire letteralmente l’agricoltura in una zona che, come molte altre, soffre di processi di desertificazione. Altro che siccità estiva, solo stagionale”. E poi, sul piano prettamente politico, l’assessore mazarese aggiunge: “Andrò a Roma a dire al ministro Patuanelli che la Sicilia è stata attaccata, esclusa, umiliata, e che non può essere la freddezza di un algoritmo a deciderne i destini. Lo scippo alla Sicilia è un fatto che possiamo argomentare e non è la prima volta che vi assistiamo”. E poi Toni Scilla ritiene che sarebbe stata, e che sia ancora possibile, una integrazione o una correzione, anziché una radicale bocciatura. E spiega: “Un progetto definitivo ma non ancora esecutivo ha la possibilità del soccorso istruttorio, con l’integrazione dei documenti. Con un paio di progetti è andata proprio così. E se ancora manca qualcosa perché bocciare invece di inserire nella lista intermedia dei progetti rivedibili, che pure era prevista? Poi, se non fossero stati esecutivi, i Consorzi di bonifica non avrebbero neppure potuto caricarli con successo in piattaforma. Esistono anche le commissioni per la valutazione dei progetti. A Patuanelli ricorderemo anche questo. Parliamo di fondi di vitale importanza e non possiamo in alcun modo permettere che vadano persi. La rete irrigua siciliana è in condizioni che non esito a definire disastrose. Confido non soltanto nella felice conclusione di questa vicenda, ma pure sulla nuova legge in approvazione all’Assemblea regionale per la riforma dei Consorzi di bonifica: saranno gestiti direttamente dai proprietari dei fondi dopo che la Regione se ne sarà assunta criticità e debiti”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)