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L’aver sollevato,  tra l’altro, grazie alla convocazione della commissione consiliare sanità da parte del presidente Sambito, nonché alla forte presa di posizione dell’assessore alla salute Carmelo Castiglione con le proprie dimissioni, il velo dell’ipocrisia e delle falsità sull’ospedale di Licata, portato avanti dal duo Galanti- Zappia, ha avuto l’effetto sperato.

E’ il commento del vice presidente della commissione sanità all’Ars on. Carmelo Pullara.

L’assessore Razza  – spiega Pullara – da me interpellato, con immediatezza e sensibilità, resosi conto della grave situazione venutasi a determinare si è visto costretto ad intervenire, personalmente, per risolvere le problematiche relativamente al personale medico degli ospedali della provincia di Agrigento a partire da quello di Licata per evitarne la chiusura. Per tamponare la situazione ha facilitato la stipula di apposita convenzione con l’ospedale di Cefalù e con il  policlinico di Palermo al fine di inviare personale medico a supporto degli ospedali della nostra provincia, Licata in testa.

Certo che se l’assessore è dovuto intervenire personalmente, di fatto sostituendosi alla direzione dell’Asp, ciò la dice lunga sulle capacità gestionali ed amministrative di questa direzione che, non solo io, continuo a non capire per quali inspiegabili motivazioni, anche dopo evidenti disfunzioni, quali la mancanza di condizionatori che con queste alte temperature nei reparti covid dell’ospedale San Giovanni di Dio ha reso la degenza dei pazienti molto difficoltosa e le grave carenze e disfunzioni di tutti gli ospedali nonché territoriali per citarne una su tutte in pronto soccorso dove si è arrivati ad una attesa sulla sedia, addirittura, di 30 ore per avere un letto, continui a mantenere questa direzione in sella.

Io non sarò mai – conclude Pullara -disponibile a girarmi dall’altra parte ovvero essere complice con il mio silenzio, continuerò a vigilare per avere un sanità in provincia di Agrigento per come ci meritiamo. Intelligenti pauca!

Agrigento e il Ferragosto. Istruzioni per l’uso. Dalle ore 9 del mattino di oggi, sabato 14, fino alle ore 6 di domani, domenica 15, a San Leone, al Viale delle Dune si marcia ad una sola corsia, verso est, dunque da piazzale Giglia, via Nettuno, Viale delle Dune, fino all’incrocio tra via Magellano e via degli Imperatori. Ovviamente coloro che fuoriescono dalle traverse del Viale delle Dune hanno obbligo di svolta a sinistra. E’ consentito il transito al contrario solo a coloro, residenti o domiciliari, diretti in via Lacco Ameno. E poi, come già pubblicato, il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha emesso un’ordinanza che vieta gli accampamenti in spiaggia, l’accensione di bivacchi, falò o fuochi d’artificio, compreso il trasporto, detenzione a qualsiasi titolo di legna, carbone e carbonella, la diffusione di rumori molesti dalle ore 8 del mattino di oggi 14 agosto alle ore 6 di lunedì 16 agosto, la vendita e la somministrazione di alcolici e superalcolici (compresa la vendita di bevande in bottiglia o lattina di qualunque tipo), e le emissioni sonore di svago o intrattenimento dalle ore 2 alle 6 delle notti tra il 14 e il 15 agosto, e tra il 15 e il 16 agosto. Più o meno si tratta della stessa ordinanza adottata dai sindaci della fascia costiera agrigentina, da Licata ad Agrigento, da Ribera a Sciacca.

La Guardia di Finanza della Compagnia di Partinico, in provincia di Palermo, ha denunciato un uomo che ha percepito fondi europei per oltre 47mila euro, per le campagne agricole 2015, ‘16 e ’17, nonostante fosse stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso allorchè esponente di spicco del mandamento di Partinico. Lui, nelle istanze di finanziamento, ha omesso di dichiarare la condanna irrevocabile, violando l’articolo 67 del Codice Antimafia. Si è proceduto dunque alla confisca “per equivalente” delle somme di denaro percepite indebitamente.

La Commissione regionale antimafia sulle cause del disastro incendiario in Sicilia, l’intervento di Claudio Fava: “Non ci raccontino favolette”. I dettagli.

La Sicilia è flagellata dal fuoco, come non mai. I danni sono enormi, irreversibili se non dopo parecchi anni. Il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, ribadisce: “Non ci raccontino favolette: il 98% degli incendi è doloso”. E poi Fava fotografa quanto accade, così: “Le fiamme avanzano. Inesorabili. E distruggono. Trasformano in cenere tutto quello che incontrano davanti. E’ un sistema zoppo quello che doveva preservare e frenare. In un’estate torrida e ventosa, la Sicilia brucia. La Regione sta perdendo patrimoni naturalistici. Alcuni cittadini hanno perso sogni, investimenti, proprietà. Non c’è una regia unica criminale sugli incendi, ci sono diversi mandanti, ma oggi i roghi hanno sostituito le pallottole e sono utilizzati come mezzo per intimidire e conquistare quote di mercato”. In proposito la Commissione Antimafia a Palazzo dei Normanni ha avviato un’inchiesta, e Claudio Fava sottolinea ancora: “Il 98% dei roghi è di natura dolosa. E mettiamole da parte le bizzarrie dei piromani, della distrazione e dell’incuria. Questa è la favoletta che continuano a raccontarci, ma la verità è un’altra. Dietro i roghi ci sono interessi precisi che vanno in varie direzioni”. E poi, addentrandosi più nei dettagli, spiega: “Sicuramente un tassello fondamentale della nostra inchiesta è stata l’audizione all’impianto della Kalat Ambiente a Caltagirone, distrutto da un incendio di matrice dolosa. C’è un’inquietante coincidenza. Proprio quando la Kalat Ambiente aveva un progetto di espansione in provincia di Ragusa e Siracusa, con la possibilità di offrire costi più bassi rispetto a quelli che oggi propone il privato, ecco che accade un rogo che fa a pezzi il loro stabilimento. E’ un’implacabile coincidenza: quando stava per avvenire l’allargamento del loro ambito d’azione, con la possibilità di entrare dove i privati da anni offrono un servizio in oligopolio, accade un incendio che li mette fuori gioco e ridimensiona le loro ambizioni. Insomma, mette all’angolo un pericoloso pretendente del mercato dello smaltimento dei rifiuti”. E poi, Claudio Fava annuncia: “A settembre la Commissione Antimafia continuerà le audizioni. Sono molti i temi caldi che saranno approfonditi: dalla gestione dei forestali, alla macchina della prevenzione anti-incendi. Non si può arrivare il giorno dopo”.

Poi, sulla già paventata pista d’indagine sugli interessi relativi all’insediamento dei parchi fotovoltaici, Fava prospetta: “Su questo sentiremo ColDiretti e altri imprenditori. Io penso che ci possa essere la possibilità di pesanti interferenze. La Sicilia ha bisogno di energia pulita ma servono delle norme precise a tutela del territorio, visto che l’isola è a rischio desertificazione, e non si può agire seguendo il capriccio di qualche imprenditore”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Lunedi 16 agosto alle ore 21 prende il via la XXI edizione del Pirandello stable festival, con la direzione artistica di Mario Gaziano- ideatore e curatore del festival dal 2001- unico festival dedicato al Nobel agrigentino da Roma in giù.
Direttore per le tradizioni popolari in canto Antonio Zarcone, sovrintendente Dino Barone.
Per la serata inaugurale la compagnia CGS-KAROL di Catania presenta “NON SI SA COME” il più importante dramma psicologico di Pirandello, interpretato e diretto da Mario Sorbello.
Ingresso gratuito con ritiro biglietto gratuito presso agenzia BOX OFFICE di Agrigento, o 2 ore prima dello spettacolo al botteghino del teatro per i posti disponibili.
Il Pirandello stable festival 2021 ha il patrocinio del Comune di Agrigento, assessorato alla cultura- progetto DESTINAZIONE AGRIGENTO- e dell’Ente Parco Valle dei Templi.

“Abbiamo più volte segnalato la grave carenza di organico che colpisce la RAP, insieme ad altre fragilità strutturali. L’annuncio improvviso di imminenti nuove assunzioni, addirittura con un bando in pubblicazione la prossima settimana, sembra però l’ennesima sparata di un’amministrazione allo sbando.

Come non ricordare infatti che ancora si aspetta il passaggio di quasi cento dipendenti Reset alla RAP? E come non ricordare che nessuna assunzione è possibile senza un piano organico del fabbisogno, a sua volta parte integrante di un piano di sviluppo industriale. Come non ricordare che nessuna assunzione può essere pianificata senza un bilancio consuntivo? Insomma non vorremmo che la solita cricca di Orlando & C. tenti si sviare l’attenzione, per altro rimandando ancora una volta la soluzione dei problemi, che non può invece essere rinviata vista l’attuale emergenza igienico-sanitaria.”

Lo dichiarano Marianna Caronia e Igor Gelarda, consiglieri comunali
della Lega a Palermo.

Fermare l’avvio della caccia in Sicilia, previsto già dal primo settembre e che appare del tutto inaccettabile alla luce dell’emergenza ambientale determinata dagli incendi, nonché incoerente ed irragionevole rispetto alla dichiarazione dello stato di “crisi ed emergenza” deciso dalla Giunta regionale proprio per affrontare la situazione determinata dai roghi devastanti di questi giorni.
Lo chiedono quattro parlamentari regionali, con prima firmataria Valentina Palmeri dei Verdi, al presidente Musumeci e agli Assessori
Cordaro e Scilla. I quattro parlamentari (oltre a Palmeri, ci sono Claudio Fava de I cento passi e poi Giampiero Trizzino e Salvatore Siragusa del M5S) hanno presentato una interpellanza, nella quale ricordano che il calendario venatorio è stato approvato a fine luglio, appena dieci giorni prima che la Giunta regionale decidesse di applicare per la prima volta le norme eccezionali della legge regionale 13/2020 sullo stato di emergenza.
Già a giugno, si legge nell’atto ispettivo, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel dare un parere fortemente critico sulla bozza di calendario venatorio predisposta dall’Assessorato all’agricoltura, ne aveva rilevato la “non coerenza” e “non condivisibilità”, sottolineando le modalità e tempi della caccia sarebbero “incompatibili” con la situazione ambientale, climatica ed ecologica. Lo stesso ISPRA ha quindi ribadito l’invito ad adottare “Limitazioni all’attività venatoria a causa della siccità e degli incendi che hanno
colpito il Paese”. Stesse limitazioni per le quali, ricordano i quattro deputati, le associazioni ambientaliste hanno inviato al Governo Musumeci una formale diffida nei giorni scorsi.
Le associazioni hanno infatti chiesto di sospendere del tutto l’attività venatoria 2021-2022 o almeno di prevedere una sua interdizione per una superficie del territorio agro-silvo-pastorale, oggi destinata alla libera caccia, pari alle superfici naturali e seminaturali perse, oltre che a tutte le aree limitrofe a quelle incendiate, “dove hanno trovato e troveranno rifugio gli animali scampati agli incendi”. Sottolineando infine che il calendario venatorio siciliano appare in contrasto sia con le norme del Testo Unico sull’ambiente sia con le direttive comunitarie sulla tutela dell’avifauna, Palmeri, Fava, Trizzino e Siragusa chiedono quindi al Governo di sospendere con urgenza il provvedimento e, contestualmente, di istituire un “tavolo tecnico di monitoraggio e verifica” dell’esercizio della caccia con lo stato ecologico ed ambientale, coinvolgendo le associazioni di protezione, i dipartimenti regionali dell’ambiente, della protezione civile e dell’agricoltura, nonché rappresentanti del mondo scientifico/universitario.

di Filippo Cardinale

Il record negativo, purtroppo, è stato raggiunto: all’11 agosto, in provincia, ci sono 1.442 contagiati e 60 ospedalizzati. Record negativo poiché, dall’inizio della pandemia,  la nostra provincia registra una quantità di positivi che non si era riscontrata nelle tre ondate precedenti. Siamo nel pieno della quarta ondata caratterizzata soprattutto da positivi non vaccinati.

Il quadro epidemiologico settimanale espresso dal commissario straordinario dell’Asp di Agrigento, Mario Zappia, è fin troppo palese di una situazione allarmante. Basti pensare che l’11 luglio scorso i contagiati in provincia erano 207 e dopo 1 mese, cioè all’11 agosto sono 1.442, ben sette volte maggiore. Anche i ricoveri sono aumentati. L’11 luglio scorso c’erano 10 persone ospedalizzate, dopo un mese sono 60, cioè sei volte in più.

Zappia, del resto, esprime bene in un “triplete” verbale cosa siamo riusciti a fare: “Contagi record, aumento di ricoveri, calo di vaccinazioni”. Una miscela ovvia che risiede in comportamenti da “liberi tutti”, ma anche da un comportamento refrattario alle vaccinazioni. Insomma, “peggio di così è difficile impegnarci per farcela”.

Oggi domina il concetto di “libertà”. Un concetto che in una epidemia, e quindi emergenza sanitaria mondiale, ha una interpretazione che viene perimetrata nel modo egoistico, pensando a se stessi e mettendo a repentaglio la salute altrui, della collettività. In questo strano e particolare concetto di “libertà” ci si rammarica, poi,  se vengono assunte misure restrittive.