Home / 2021 / Agosto (Pagina 35)

La zona gialla è solo questione di giorni: la prossima settimana, seguita – forse tra 15 giorni – dalla Sardegna. La Sicilia ieri ha superato la soglia minima delle ospedalizzazioni. Il passo alla zona gialla è spinto dall’aumento delle percentuali sui ricoveri ospedalieri, che determinano il passaggio di fascia.

Ad aumentare i rischi in tutto il Paese è anche il moltiplicarsi di feste abusive e rave party in diverse zone turistiche. E i controlli dei Nas scattati in villaggi turistici, campeggi, agriturismo hanno portato a 17 chiusure e 301 violazioni contestate, nella maggior parte dei casi per la mancata attuazione delle misure anti-Covid.

In  Sicilia le soglie di occupazione di posti letto in terapia intensiva sono al 9% e i reparti ordinari al 15% (incidenza contagi a 140) a fronte di un limite massimo fissato per decreto, per restare zona bianca, al 10% per la rianimazione e al 15% per l’area medica, nel caso in cui l’incidenza settimanale superi 50 casi ogni 100mila abitanti.

Potrebbero anche non bastare, o risultare tardivi, gli stessi provvedimenti adottati dalla Regione, che registra il +34% di positivi al Covid in sette giorni e non brilla per numero di vaccinati (53% di immunizzati rispetto al totale della sua popolazione).

La regione potrebbe finire lo stesso in giallo da lunedì 23 agosto, dopo i risultati del monitoraggio di venerdì prossimo.

Sul sito internet della Provincia di Agrigento è stato pubblicato un nuovo avviso pubblico per accedere ai contributi europei previsti dal Psr, il Piano sviluppo rurale, 2014-2020. Si tratta della proroga della linea di finanziamento destinata ad agricoltori, cooperative e rivenditori che intraprendono una nuova attività. Il commissario della Provincia, Vincenzo Raffo, commenta: “La Provincia di Agrigento è costantemente impegnata per fornire utili indicazioni sulle opportunità di finanziamento offerte dai fondi comunitari, e per sostenere tutti gli operatori agricoli che intendono promuovere e commercializzare i loro prodotti”. Le istanze di partecipazione al bando sono attese entro il prossimo 25 agosto. I fondi disponibili ammontano complessivamente a 500mila euro.

All’attenzione della Procura di Palermo sono stati depositati nuovi verbali firmati da Fabio Damiani. Forse si tratta del livello politico che avrebbe pilotato nomine e appalti nella Sanità in Sicilia.

I magistrati della Procura di Palermo e la Guardia di Finanza non sono in vacanza nonostante il Ferragosto. Lavorano ancora, e senza sosta, scavando a fondo nell’ambito dell’inchiesta “Sorella Sanità”, sfociata negli arresti il 22 maggio del 2020, e che ruota intorno alle nomine nella Sanità siciliana, presunte pilotate, e ad altrettante presunte tangenti milionarie che sarebbero state incassate da burocrati della Sanità per agevolare le imprese interessate ad appalti, del valore complessivo di oltre 600 milioni di euro, da assegnare per lo svolgimento di servizi e l’erogazione di forniture.

E perché a lavoro? Perché sono stati depositati altri verbali, 4 o 5, contenenti nuove dichiarazioni rese da Fabio Damiani, ex manager dell’Azienda sanitaria di Trapani e responsabile della Cuc, la Centrale unica di committenza degli appalti della Regione, già condannato lo scorso 5 agosto, a conclusione del giudizio abbreviato, a 6 anni e 6 mesi di reclusione, beneficiando dell’attenuante per avere collaborato con la Giustizia. In occasione del processo di primo grado, appena concluso con la condanna di 7 imputati tra manager, faccendieri e imprenditori, Fabio Damiani ha iniziato a raccontare in aula la spartizione politica delle nomine nella Sanità.

Lui, tra l’altro, ha confessato di avere appreso in anticipo che sarebbe stato nominato a capo dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani. Quando i pubblici ministeri, Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, si sono resi conto di dove Fabio Damiani – usando il dialetto siciliano – “voleva andare a parare”, lo hanno bloccato. “Silenzio: si tratta di argomenti già oggetto di un’altra indagine parallela ancora in corso”. Ed ecco svelato, forse, il contenuto dei verbali firmati da Damiani e appena depositati all’attenzione della Procura, ovvero il filone politico dell’inchiesta “Sorella Sanità”, che finora ha partorito la condanna dei soli manager, faccendieri e imprenditori. Del resto, sul tavolo delle indagini vi è già da tempo una lettera che Fabio Damiani ha spedito alla Procura di Trapani, e che poi è stata trasferita e condivisa con la Procura di Palermo. Damiani si è definito, sono parole sue, “vittima di un sistema in cui l’ingerenza della politica è totale”, e lui – ha aggiunto – non intende pagare per tutti. E dei tutti avrebbe rivelato nomi e cognomi. Sarebbero persone al vertice della politica regionale, con incarichi nelle istituzioni e nelle giunte regionali, e rappresentanti di partito, interessati alle nomine ai vertici della Sanità siciliana per conquistare potere e consenso elettorale.

Damiani, infatti, avrebbe raccontato delle pressioni politiche, di cui sarebbe stato in alcuni casi testimone diretto, per le nomine negli ospedali e nelle aziende sanitarie, o per favorire un’impresa piuttosto che un’altra. Dopo un’estate rovente si profila pertanto un autunno caldo, anche a fronte della confessione senza alcuna riserva resa dal canicattinese Salvatore Manganaro, faccendiere e riferimento per gli appalti di Fabio Damiani, condannato anche lui lo scorso 5 agosto, con l’attenuante della collaborazione, a 4 anni e 4 mesi. Peraltro Manganaro, ammettendo le sue colpe, avrebbe voluto patteggiare la sua condanna a 4 anni e 2 mesi. I giudici hanno risposto no.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ad Agrigento, lungo la strada statale 640, nei pressi del famigerato bivio per contrada Maddalusa, già teatro di gravi incidenti, anche mortali, per cause in corso di accertamento si sono scontrati due scooter. E’ morto l’uomo alla guida di un Honda Sh 125, Michele Terrasi, 50 anni.

Sembra che lo stesso Terrasi dopo lo scontro, sia sbalzato oltre il guard rail morendo sul colpo. Il personale del 118, subito intervenuto sul posto, ha constatato la morte. Altri due, feriti, sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento.

Uno dei feriti sembra essere in serie condizioni.

Restano Sardegna e Sicilia le due regioni con il tasso di occupazione delle terapie intensive più alto in Italia, anche se stabile, rispettivamente al 10% e al9%. Sul limitare quindi della soglia massima prevista dai nuovi parametri. E’ quanto risulta dai dati Agenas aggiornati a ieri. Le due regioni  hanno anche l’incidenza più alta in Italia pari al 147,93 e 140,16 per 100mila abitanti. Per quanto riguarda i reparti ordinari è ancora la Sicilia ad avere la percentuale più alta, e sulla soglia massima, con il 15% seguita dalla Calabria con il 13%, dalla Basilicata con il 9% e dalla Sardegna  con l’8%.In rialzo la Toscana a 6% (+1%).

E nella settimana appena conclusa i nuovi positivi in Sicilia sono 6.833,il 34,1% in più rispetto alla settimana precedente, quando si era registrato un incremento del 14,7%. E’ cresciuto anche il rapporto fra tamponi positivi e tamponi effettuati, dal 5,1% al 6,3%. Non si superavano i 6 mila nuovi positivi in una settimana da tre mesi e mezzo: l’ultima volta nella settimana dal 26 aprile al 2 maggio, con 6.683 nuovi positivi). Il numero dei casi degli ultimi 7 giorni è quasi nove volte il numero dei nuovi positivi registrato nella settimana dal 21 al 27 giugno (784). Lo comunica l’Ufficio statistica del Comune di Palermo.

Forse un sorpasso, per l’uno e l’altro scooter che provenivano in senso opposto. Allargarsi per effettuare il sorpasso sarebbe stato fatale per i due conducenti i quali non hanno potuto evitare lo scontro frontale.

Pesante il bilancio: un morto, e due feriti, uno dei quali in gravissime condizioni. Sembrerebbe anche che la vittima, dopo lo scontro, sia finito sotto una vettura di passaggio. L’incidente si è verificato nei pressi di contrada Maddalusa, scenario, questo, non nuovo a simili incidenti. Sul posto si sono recati i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Agrigento per gli accertamenti del caso, mentre le persone ferite sono già all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

 

 

I Comuni consorziati nell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini battono cassa e chiedono che fine hanno fatto i 10 milioni di euro approvati dall’Ars nell’ambito del disegno di legge del governo Musumeci per consentira alla nuova società di avviare la prima fase del servizio idrico in provincia di Agrigento.

E’ in programma domani pomeriggio alle ore 16.30 presso la sede dell’Aica un incontro con l’assessore regionale autonomie locali Marco Zambuto in merito al decreto che deve trasferire ai 38 Comuni dell’Aica i soldi che poi devono transitare nelle casse della nuova società, al momento con le casse praticamente vuote.

All’incontro prenderanno parte i vertici del Cda dell’assemblea e dell’Ati. I 10 milioni di euro, lo ricordiamo, in realtà sono dati in prestito in quanto prelevati dal fondo per le autonomie localei, risorse che poi saranno detratti dai contributi previsti.

IL FATTO: una donna di 70 anni, Febbronia Cirami, si era presentata all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì a seguito di forti dolori addominali. Sembrerebbe che in quella occasione le siano stati diagnosticati dei calcoli alla cistifellea. Dimessa, era stato programmato l’intervento dopo alcuni giorni.

L’INTERVENTO CHIRURGICO: effettuati gli accertamenti, tac compresa, la donna sarebbe stata operata di colecisti. Il quadro clinico che si presentava era molto complesso e, a quanto pare, nonostante l’effettuazione della tac, non sarebbe stato diagnosticato un tumore. Sembrerebbe che lo stesso intervento, a causa della complessa situazione, abbia provocato lesioni gravissime al fegato della donna. La stessa donna era stata nuovamente ricoverata al Barone Lombardo dopo alcuni giorno dall’intervento a causa dei forti dolori addominali che persistevano. Nel marzo successivo la donna era stata ricoverata all’0spedale di Agrigento a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute; il figlio si era accorto che esistevano delle perdenze ematiche. Dopo qualche giorno di coma la donna è deceduta.

LA RICHIESTA DEL PUBBLICO MINISTERO: il Pubblico Ministero della procura di Agrigento, Chiara Bisso, ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro medici chirurghi dell’ospedale di Canicattì. Si tratta di F.C., 35 anni; A. L., 32 anni; A.M.M., 67 anni; M.E.Z., 59 anni. Inizialmente nel registro degli indagati erano stati iscritti anche altri medici dell’ospedale San Giovanni di Dio, ma dopo la consulenza del medico legale della Procura per i 22 indagati è stata chiesta l’archiviazione.

LA CONTESTAZIONE DELLA PROCURA: la Procura di Agrigento contesta la mancata diagnosi di un tumore, nonostante un accertamento chiaro come è quello della tac. Secondo la Procura la scoperta della presenza di un tumore avrebbe dovuto indurre i medici a valutare prudenzialmente l’intervento chirurgico”.

L’udienza è stata fissata per il 16 novembre prossimo dinnanzi al Gup Stefano Zammuto.

 

 

 

 

 

“Il presidente Musumeci chiarisca e modifichi in maniera formale l’attuale disposizione che sta creando scompiglio e confusione negli uffici pubblici e comunali e che non è certamente utile a contrastare credibilmente i contagi.

Invitiamo il Presidente a dare chiarimenti formali con apposito provvedimento per evitare che la doverosa applicazione dell’attuale disposto dell’ordinanza entro in conflitto con la garanzia di diritto inalienabili dei cittadini.

Lasciamo doverosamente che gli altri uffici pubblici, per la loro rispettiva competenza, rappresentino la gravità di tale disposizione anche con rifermentano ad inderogabili principi, ivi compresi i diritti di denuncia e di assistenza.”

Lo denuncia il sindaco Orlando di Palermo, presidente Anci Sicilia.