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Sono 148 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata del 17 agosto.Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp. Non ci sono nuove vittime ma aumentano ancora i ricoveri in ospedale con altri 8 accessi. I tamponi eseguiti sono stati 544 che portano il totale dei test processati da inizio pandemia a 118.497. I guariti sono 21.

Sono 58 le persone ricoverate nelle strutture ospedaliere: 29 si trovano all’ospedale di Agrigento mentre 23 in quello di Ribera. Altri 6 si trovano ricoverati fuori provincia. Tre pazienti sono ricoverati in terapia intensiva all’ospedale Fratelli Parlapiano. Un paziente è invece ricoverato al Covid Hotel di Sciacca.

Agrigento 180, Alessandria della Rocca 13; Aragona 20; Bivona 2 ; Burgio 6; Calamonaci 0; Caltabellotta 25; Camastra 6; Cammarata 25; Campobello di Licata 75; Canicattì 279; Casteltermini 28; Castrofilippo 16; Cattolica Eraclea 1; Cianciana 2; Comitini 1; Favara 319; Grotte 4; Joppolo Giancaxio 10; Licata 80; Lucca Sicula 8; Menfi 26; Montallegro 0; Montevago 1; Naro 29; Palma di Montechiaro 57; Porto Empedocle 90; Racalmuto 32; Raffadali 60; Ravanusa 47; Realmonte 25; Ribera 36; Sambuca di Sicilia 5; San Biagio Platani 7; San Giovanni Gemini 37; Sant’Angelo Muxaro 5; Santa Elisabetta 4; Santa Margherita di Belìce 17; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 40; Siculiana 50 (36 migranti a Villa Sikania); Villafranca Sicula 3; Navi accoglienza 160.

“E’ passato un anno da quando la Cisl Funzione Pubblica, ha denunciato l’incresciosa situazione in cui versano alcuni tecnici di Laboratorio in servizio presso l’unità operativa di Patologia clinica dell’ospedale di Sciacca che, per disfunzioni organizzative e una inadeguata gestione delle risorse umane, si vedono costretti quasi tutti i giorni a ad operare presso l’ospedale di Ribera e nulla, purtroppo, è cambiato”.

A denunciare una situazione ritenuta gravemente dannosa per i lavoratori sono, per Cisl Fp, il segretario aziendale Alessandro Farruggia e il responsabile del dipartimento della sanità pubblica Giovanni Farruggia.

“Nonostante l’atto aziendale preveda delle unità fisse presso il ‘Fratelli Parlapiano’ e siano già stati assegnati gli incarichi per sopperire alle carenze di personale conseguenti ai pensionamenti – proseguono -, ad oggi non ci comprende il perché la dirigenza dell’unità operativa complessa di Patologia clinica si ostini a costringere i tecnici di laboratorio a fare la spola fra Sciacca e Ribera. Si tratta di  una scelta irrazionale che, oltre che contrastare con i principi di efficienza, espone il personale dipendente a estenuanti trasferte che ne mette a rischio l’incolumità personale, se si considera che nel caso di reperibilità notturna, i dipendenti, anche per un solo prelievo, devono  raggiungere l’ospedale di Ribera”.

Giovanni e Alessandro Farruggia evidenziano come “ogni confronto costruttivo con i vertici aziendali, volto alla risoluzione della questione, è risultato vano, atteso che la dirigenza dell’unità operativa complessa di Patologia clinica, si è dimostrata insensibile alle legittime doglianze dei dipendenti, il cui continuo impiego in trasferte presso il polo ospedaliero di Ribera, incide anche nella gestione della vita familiare”. Non solo, ma il sindacato aveva già in passato sottoposto la vicenda ai dirigenti aziendali i quali avevano dato a loro volta disposizioni dirette al dirigente responsabile dell’unità operativa complessa senza però ottenere adeguato riscontro.

Ai lavoratori, tra l’altro, ad oggi non viene corrisposta l’indennità di trasferta, prevista dal regolamento aziendale e dal contratto collettivo nazionale.

“Ci si chiede, a fronte della possibile soluzione del problema mediante l’assegnazione di unità fisse, – continuano Alessandro e Giovanni Farruggia – se l’impiego di personale di altra sede, cui va, comunque, riconosciuta, l’indennità di trasferta, non integri una ipotesi di danno erariale. La Cisl Fp, in adempimento ai doveri di tutela del personale, nel sollecitare a chi di competenza ad intervenire con immediatezza, rappresenta che adotterà ogni iniziativa opportuna alla soluzione della vicenda. Siamo inoltre estremamente preoccupati per l’immediato futuro, perché la situazione non si potrà che aggravare con l’aumento delle attività correlate all’apertura dell’ unità operativa di malattie infettive e centro Covid, dove è previsto un solo tecnico e si registra l’assenza di un dirigente medico”.

A Palermo un incidente stradale mortale è avvenuto lungo viale Regione Siciliana, nella carreggiata in direzione Catania, nei pressi del bar La Coccinella. Al conducente di un furgoncino, Francesco Pietro Randazzo, 69 anni, a causa dello scoppio di uno pneumatico, è sfuggito il controllo del mezzo, che si è schiantato contro un escavatore, a lavoro nella zona per il posizionamento della fibra ottica. Randazzo è stato trasportato all’ospedale Civico, ma durante il tragitto il quadro clinico è peggiorato fino alla morte. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli uomini dei vigili del fuoco e della polizia municipale della sezione infortunistica, che ha sequestrato i mezzi.

La morte di Grazia e Salvatore Pastorello, madre e figlio, di 89 e 73 anni, rinvenuti cadaveri in avanzato stato di decomposizione in un’abitazione al settimo piano in via Cappuccini, nella zona di Corso Calafimi a Palermo, sarebbe stata un dramma della solitudine. Infatti, l’uomo è stato trovato ormai scheletrico, e la sua morte è collocata temporalmente prima di quella della madre. Lui è stato l’unico ad occuparsi delle cure alla madre, costretta a letto per problemi di deambulazione. Dunque l’anziana donna potrebbe essere morta di stenti.

“Parcheggi selvaggi e code chilometriche in via Passeggiata Archeologica e nei pressi dello svincolo di Porta Aurea. E’ uno scenario assurdo che dà l’esatta idea di come viene governato il nostro territorio”.

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, lancia l’allarme sul rischio incidenti nei due punti viari nevralgici, in questo periodo particolarmente sotto pressione per l’eccessiva mobilità in direzione di San Leone e  Villaggio Mosè. E questo accade perché i turisti parcheggiano le loro auto a bordo strada, anziché accedere ai parcheggi comunali gestiti dal Parco. Ma i controlli dove sono?” – si interroga Spataro, che aggiunge: “forse dovrà scapparci il morto o dovrà verificarsi qualche incidente grave prima di intervenire. E poi magari si andrà a caccia dei colpevoli e delle responsabilità.  Occorre rimettere ordine e rimuovere subito le criticità. Il turista va certamente accolto degnamente, non va scoraggiato e nemmeno penalizzato, fermo restando che non gli si può consentire tutto. Specie se la sua condotta si traduce in un disagio per il cittadino di Agrigento che, in questo caso, decidendo di  godersi le vacanze estive nella propria terra, si imbatte in un caos quotidiano durante il tragitto con destinazione la zona balneare e il Villaggio Mosè. Queste persone, allo stato attuale, sono costrette a fare ore di fila perché chi arriva ad Agrigento, in assenza di controlli,  non si prende la briga di rispettare  le regole e le elementari norme sulla sicurezza stradale. Il sindaco Miccichè, il commissario straordinario della ex Provincia regionale, Raffo, ed il comandante dei vigili urbani di Agrigento – conclude Spataro – si attivino immediatamente con i controlli ed evitino questo scempio e questi disagi. Occorre assumere opportunamente i provvedimenti del caso per scongiurare anche possibili circostanze funeste e spiacevoli”.

Come pubblicato ieri, al cimitero dei Rotoli a Palermo giacciono da tempo quasi mille bare non sepolte, disseminate ovunque. Alcune sono letteralmente scoppiate, a causa del caldo torrido, e da altre cola percolato. Il sindaco, Leoluca Orlando, corre ai ripari, e annuncia: “Entro il prossimo 31 ottobre sarà predisposto l’avvio delle gare per la realizzazione del campo di inumazione e per la riattivazione del forno crematorio, avvalendosi di tutte le norme poste in essere recentemente per lo svolgimento rapido delle gare. Adesso si procede alla collocazione transitoria delle bare, con precedenza per quelle poste a terra, nei loculi liberi nel cimitero di Sant’Orsola, a prescindere dalle preferenze dei familiari. Le bare, a richiesta, rientreranno poi al cimitero dei Rotoli quando sarà disponibile il nuovo campo di inumazione”.

A testimonianza di quanto sia ancora grave e incombente in Sicilia l’emergenza incendi, basta considerare che nella sola giornata di ieri sono stati 174 gli interventi effettuati da vigili del fuoco, forestali e protezione civile, e 30 in provincia di Palermo, dove sono divampati diversi roghi di vegetazione alimentati dall’elevata temperatura e dal vento. I Comuni palermitani maggiormente coinvolti dalle fiamme sono Altavilla Milicia, Trabia, Misilmeri, Bagheria, Partinico, Balestrate, Carini, Altofonte e Palermo. E’ intervenuto anche un elicottero con lanci di acqua nel Comune di Altavilla Milicia.

Cominciato il calo termico che sta interessando in queste ore anche il Sud Italia e che si svilupperà a partire da oggi.

L’ingresso di venti rimescolerà l’aria mitigando il clima e abbassando le temperature che di giorno faranno addirittura fatica a superare la soglia dei 30°C. Il caldo asfissiante sarà soltanto un ricordo, almeno per qualche giorno.

Oggi la Protezione civile siciliana ha diffuso un bollettino di “preallerta” per rischio incendi e ondate di calore a Messina e Palermo. Nelle restanti province dell’Isola resta l’allerta rossa.

Per tutto il pomeriggio di ieri e fino a tarda sera si sono vissuti momenti di serie preoccupazione nel piccolo centro montano per un incendio di sterpaglie che ha lambito anche abitazioni ed attività economiche.

Sul posto si sono portati i vigili del fuoco con il supporto degli operatori del corpo forestale e dei volontari dell’associazione nazionale Vigili del fuoco in congedo di Sciacca che anche in questa occasione si sono rivelati preziosi. La situazione appariva allarmante, ma è stata gestita bene dagli uomini in azione.

Il forte vento che da oggi pomeriggio si abbatte un po’ in tutta la costa sud occidentale della Sicilia ha alimentato le fiamme e anche nella giornata di domani, seppure con temperature più basse, ci sarà uno stato di allerta.

di Filippo Cardinale

La situazione come tutte quelle gestite dalla politica locale è gravissima, quando a fine mese c’è da pagare lo stipendio a 300 lavoratori ed è indispensabile assicurare il servizio all’utenza. Servizio nella sua qualità, al momento peggiorato.

Solitamente,  smaltita la sbronza la realtà si ripresenta con tutte le difficoltà che si tentavano di eludere. O meglio, ci si risveglia con quella realtà che si era volutamente sottovalutata, se non nascosta, nei dibattiti dei vari consigli comunali quando si è affrontata la questione dell’approvazione dello statuto della “consortile”, la società pubblica che deve gestire il servizio idrico integrato nella nostra provincia.

Furono molti i “cattivoni”, specie da parte del centrodestra del Consiglio comunale di Sciacca (specie Bono e Milioti) a chiedere lumi, piani finanziari, documenti che avrebbero dovuto prospettare il percorso finanziario da intraprendere. Ingenti somme che si caricavano sulle spalle dei cittadini attraverso le casse comunali. Non era dato sapere e i grandi “luminari”, gli ottimisti spinti dalla incoscienza puerile dissero che intanto si stava approvando lo schema di statuto e poi si sarebbe passati, in altri step successivi, alla visione dei documenti finanziari della nuova società, quali il piano finanziario, il piano degli investimenti, la tariffa. Insomma, si nascondeva la polvere sotto il tappeto.

Sulla scorta di tale puerile procedere, sindaci e consiglieri comunali, alcuni dei quali si sarebbero incatenati se non fosse stato approvato lo statuto (vedi caso di Sciacca, intervento consigliere comunale grillina) approvarono lo statuto; in alcuni casi intervenne il commissario ad acta inviato dalla Regione. Poi venne la grande commozione per la costituzione della Aica (Azienda idrica dei comuni agrigentini). Con le lacrime agli occhi per la commozione si produssero comunicati stampa di felicitazioni, momento storico, svolta. 

Poi venne il tempo, ieri pomeriggio, in cui finita la sbornia apparve la dura, difficile e complessa realtà in cui i sindaci si sono imbattuti trascinando per mano i loro Comuni, i quali soffrono di crisi finanziaria e devono sobbarcarsi un gentile prestito di 10 milioni di euro concesso dalla Regione tramite il Fondo delle Autonomie dell’assessorato regionale alle Autonomie Locali. Prestito da restituire in 5 anni più gli interessi.

Ieri pomeriggio, l’Aica si è riunita nell’interezza dei soci, cioè i sindaci i quali si sono portati a supporto segretari comunali e direttori di ragioneria. I nostri sindaci pensavano (o hanno fatto finta di pensare) che l’assessorato staccasse l’assegno di 10 milioni con facilità estrema. Invece, le cose stanno in maniera diversa.

Il prestito di 10 milioni di euro è stato partorito con legge dell’Ars n. 22 del 3 agosto e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 34 del 6 agosto 2021. Basta leggerla per capire che la Regione si è messo il classico ferro dietro la porta. All’articolo 2, infatti, si specifica che “le somme di cui al comma 1 sono erogate ai Comuni facenti parte dell’Aica in rapporto alla popolazione residente e sono rendicontate e recuperate in cinque anni, sulla base di un dettagliato piano finanziario di rimborso annuale approvato dal Consiglio comunale”.

L’articolo 3 specifica anche come recuperare le somme nel caso in cui i Comuni ritardano a restituire le rate: “In caso di omesso versamento delle rati annuali, le stesse sono recuperate nei confronti dei singoli Comuni debitori con le modalità di cui al comma 24 dell’articola 7 della legge regionale 17 marzo 2016, n. 3 e successive modificazioni”. Significa che la Regione taglia i trasferimenti che dal Fondo delle Autonomie finiscono ai Comuni e che servono per finanziare servizi importanti per la comunità.

Dunque, i 10 milioni arriveranno ai Comuni, che poi gireranno all’Aica, attraverso la stesura di un dettagliato piano finanziario di rimborso che ogni Comune dovrà approntare e passarlo all’approvazione dei Uffici Ragioneria, Revisori dei conti e Consiglio comunale. Insomma, ognuno dovrà assumersi proprie responsabilità. Ma soprattutto non è un passaggio che si risolve in qualche giorno.

Questo hanno ben capito i sindaci e dirigenti degli uffici di ragioneria che ieri pomeriggio si sono riuniti in fretta con la presenza dell’assessore alle Autonomie Locali, Marco Zambuto. Questa è la realtà. La realtà di una consortile nata con un capitale sociale da 20 mila euro (tipico di una società di piccole dimensioni e per gestire un fatturato modesto) con la pretesa di gestire una montagna complessa e difficile, quella del servizio idrico e della depurazione nella nostra provincia.

Una consortile che già avrebbe ricevuto un no da una banca per l’accensione di un prestito. Una consortile che inizia con un debito di 10 milioni di euro (prestito della Regione) più 1.2 milioni da versare all’Enel nell’arco di tre mesi, previa interruzione del servizio elettrico che alimenta gli impianti di pompaggio e di sollevamento per la distribuzione idrica.

Ieri pomeriggio i sindaci hanno capito che l’ebbrezza da buon vino dà inizialmente un senso di leggerezza e allegrezza, ma poi si ripresenta interamente la realtà nuda e cruda. Tanto è vero che la riunione ha sortito fumata nera ed è stata aggiornata a lunedì prossimo.

I sindaci hanno chiesto all’assessore Zambuto se i 10 milioni potessero transitare direttamente all’Aica e non ai Comuni e poi Aica potesse girarli ai Comuni. Giro di valzer con voli pindarici. Ipotesi, questa, assai difficile. Dal cilindro delle fantasie hanno tirato l’ipotesi di chiedere un prestito di 3 milioni di euro come anticipazione dei 10 milioni di euro all’Irfis (Istituto regionale per il finanziamento alle imprese siciliane). Forse dimenticano che l’Irfis non è un istituto di beneficenza e  che l’Aica è attualmente solo una società con un capitale di 20 mila euro, senza soldi, nullatenente.

Intanto, il tempo passa e a fine mese bisogna pagare gli stipendi ai 300 lavoratori, con annessi contributi previdenziali. Ieri pomeriggio, i sindaci non sorridevano e avevano smaltito la sbornia della “storicità” del momento scoprendo la durezza della realtà, la complessità della vicenda, ma soprattutto che i loro Comuni devono appesantire le già precarie casse comunali. Quasi tutti i Comuni sono in crisi finanziaria, in predissesto o in dissesto finanziario.

Ci sono Comuni grossi come Sciacca e Agrigento che devono accollarsi un prestito che oscilla tra un milione e un milione e mezzo da restituire in cinque anni più gli interessi. I nodi, prima o poi, tornano al pettine. Intanto, i Comuni agrigentini soffrono la scarsa distribuzione idrica, i continui disservizi.