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A Favara, in corso Vittorio Veneto, uno o più malviventi hanno forzato l’ingresso di un’abitazione, hanno arraffato diversi oggetti preziosi, anche un fucile ed una pistola, e poi si sono dileguati. I Carabinieri indagano ed hanno denunciato la proprietaria della casa, una donna di 56 anni, che ha ereditato le armi dai genitori deceduti, per omessa custodia delle stesse armi.

Tra Agrigento, Favara e Aragona (ciascun Comune competente per la propria parte) incombono gravi pericoli nell’attraversamento del tratto di strada compreso tra l’ospedale “San Giovanni di Dio” e contrada San Benedetto, lungo la strada provinciale 15. Il tratto di strada è alquanto dissestato, e vi sono buche profonde quasi come voragini, a rischio mortale soprattutto dei motociclisti. Ebbene, l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili di Agrigento, coordinata da Carmelo Salamone, offre gratuitamente il progetto esecutivo per il recupero in sicurezza della strada.

L’Ars ha approvato la finanziaria: 35 voti favorevoli e 24 contrari. Si tratta di un documento più che dimezzato e che viene approvato, di fatto, ‘liberato’ per evitare la paralisi ma che è frutto di scontri e veti incrociati.
Per riuscire a uscire dall’impasse è stato deciso lo stop al resto delle norme residue, l’Ars ha dunque votato le tabelle e poi si è proceduto al voto finale della manovra finanziaria. Una decisione comunicata all’aula dal Presidente dell’Ars.

La Procura antimafia di Palermo ha presentato ricorso al Tribunale dei Riesame contro i provvedimenti, emessi dai giudici per le indagini preliminari di Palermo e Agrigento, tramite cui sono stati scarcerati tre indagati arrestati lo scorso 2 febbraio nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Xydi”. Si tratta di Giuseppe Pirrera, 61 anni, di Favara, Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni, di Naro, e Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicattì. Giuseppe Pirrera è un commerciante che risponde di favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato la mafia perché si sarebbe adoperato come tramite dei messaggi tra i clan locali e alcuni emissari di Cosa nostra americana, consentendo che si riunissero nel suo negozio a Favara. Gianfranco Gaetani sarebbe stato invece tramite tra Calogero Di Caro, presunto capo del mandamento di Canicattì, e gli altri associati. E infine Antonino Olieri avrebbe contribuito al controllo delle dinamiche economiche dell’associazione.

L’inchiesta sui presunti dati falsi covid, il perché della falsificazione, e l’intervento del procuratore aggiunto di Trapani, Maurizio Agnello.

Dunque la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, Caterina Brignone, nell’accogliere le misure cautelari proposte dalla Procura, non ha esitato a definire quanto sarebbe accaduto sui dati covid presumibilmente falsificati in Sicilia come un “disegno politico scellerato”. E poi, la stessa Brignone, ancora più nel dettaglio, ha scritto: “C’è stato un disegno più generale e di natura politica. Si è cercato di dare un’immagine della tenuta e dell’efficienza del servizio sanitario regionale, e della classe politica che amministra, migliore di quella reale, e di evitare il passaggio dell’intera regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra”. Quindi, secondo la giudice Brignone, il reato di falso ideologico e materiale che si contesta agli indagati sarebbe stato commesso in ragione di un fine prettamente politico, legato al consenso politico e quindi elettorale. Tale interrogativo sul movente se lo è posto il titolare delle indagini, il procuratore aggiunto di Trapani, Maurizio Agnello, che commenta: “Il reato di falso è funzionale di solito ad altro. Apparentemente, l’unico motivo che ci siamo dati, atteso che la massima autorità politica regionale, cioè il presidente Musumeci, aveva invocato a più riprese la zona rossa, è che si volesse dare l’apparenza di una macchina sanitaria efficiente mentre così non era. O non lo era così come la si voleva fare apparire”. L’ex assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, invitato a comparire innanzi ai magistrati di Trapani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E il procuratore aggiunto Agnello così replica: “E’ un suo diritto non rispondere e lo rispettiamo, ma ho detto al suo avvocato che un amministratore pubblico dovrebbe avere il dovere di spiegare la sua posizione”. Poi, ancora in riferimento all’inchiesta, Agnello ha ribadito: “L’indagine è partita nei mesi scorsi da un laboratorio di Alcamo nel quale veniva processato un gran numero di tamponi e venivano trasmessi dati non veritieri: partendo da questo fatto siamo risaliti fino all’assessorato alla Sanità. Abbiamo assistito a una sistematica alterazione relativa ai soggetti positivi al Covid, ai deceduti e ai tamponi, dati trasmessi poi alle autorità sanitarie centrali, che avevano il dovere di approntare le contromisure necessarie. La frase ‘spalmiamo i morti’, seppur in un contesto telefonico, ci ha colpito molto, ed è una terminologia significativa della spregiudicatezza della condotta. Ci sono alcune intercettazioni, su cui non voglio entrare, in cui emerge evidente il tentativo di calmierare i numeri” – ha concluso Agnello.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Una donna di 30 anni di Porto Empedocle è stata denunciata per stalking allorchè, non rassegnandosi al termine di una relazione, si sarebbe resa responsabile di azioni persecutorie, come pedinamenti e continue telefonate. La trentenne, Z M sono le iniziali del nome, è comparsa innanzi al giudice Francesco Provenzano il quale, peraltro, aveva già disposto nei suoi confronti il divieto di avvicinamento alla persona offesa.

“Norme bocciate della finanziaria? Ci sono ascari nella maggioranza”. Così il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, prendendo la parola nel Parlamento siciliano, prendendo atto della decisione del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che ha deciso di stralciare dalla finanziaria gli ultimi dieci articoli dopo che stamani alcune norme sono state bocciato col voto segreto, col governo battuto più volte

Sospetta trombosi: questa la motivazione della morte della donna di 69 anni, dirigente di una ditta di trasporti di Agrigento, morta quattro giorni dopo avere fatto il vaccino anticovid Astrazeneca.

Adriana Zicari, è morta dopo essere stata trasportata all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento a seguito di un malore accusato mentre si trovava nella sua abitazione. Stando alle dichiarazioni dei parenti, non soffriva di alcuna patologia pregressa.

I parenti hanno dato l’autorizzazione all’espianto degli organi.

Sul caso la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo.

 

“Quest’aula non risponde più al governo, parlo della maggioranza. Non siamo più in condizione di votare, è saltato il banco.

Qualsiasi norma che metto al voto viene bocciata. Ne dobbiamo prendere atto e dovremo interrogarci sul perché siamo arrivati a questo punto: se dipende dalla classe dirigente, dagli errori fatti. Sono il primo che si deve interrogare”!- Così il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, rivolgendosi alla maggioranza in aula, durante l’esame della finanziaria con la maggioranza a pezzi dopo la bocciatura di una serie di norme.

Sono 1.282 i nuovi positivi al Covid19 su 10.305 tamponi processati, con una incidenza di positivi del 12%. La La Sicilia oggi è nona per numero in Italia per numero di contagi giornalieri.

Le vittime sono state 19 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 4.647.

Il numero degli attuali positivi è di 19.870 con 59 casi in meno rispetto a ieri; i guariti sono 82.

Negli ospedali i ricoverati sono 1039, 8 in più rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 143, tre in più rispetto sempre a ieri.

I nuovi contagi per province:

Palermo 70

Catania -60

Messina -21

Siracusa 15

Trapani -73

Ragusa 58

Caltanissetta 12

Agrigento 35

Enna 15.