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Il Corpo Forestale della Regione Siciliana si è dotato di nuovi mezzi per contrastare i reati ambientali e, soprattutto, gli incendi boschivi. Si tratta in particolare dei droni che vigileranno sul territorio. Agrigento e Trapani sono le due province pilota dell’iniziativa, che interesserà presto tutta la regione. Il commissario del Corpo Forestale, Gerlando Cuffaro, afferma: “Abbiamo già iniziato i corsi di formazione ad Agrigento, e a breve formeremo anche colleghi di tutte le altre province. I droni sono oggi sicuramente il mezzo tecnologico più adatto a supportare le nostre attività: monitoraggio delle aree, segnalazione incendi, rilevamento superfici bruciate in zone impervie e di difficile accesso. I droni in dotazione sono di diverse tipologie per affrontare qualsiasi situazione. Ci sono anche modelli con camera termica che riescono ad individuare persone o automezzi nel buio più totale. Dunque, un ulteriore strumento a difesa della vegetazione e di tutto l’ambiente”.

Ancora un prelievo multiplo di organi è stato eseguito all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Grazie al consenso prestato con generosità e altruismo dai familiari della signora A. Z, sono le iniziali del nome, è stato possibile prelevare fegato, reni e cornee alla donna agrigentina di 69 anni. All’intervento, durato diverse ore, hanno partecipato chirurghi e sanitari appartenenti ai diversi reparti ospedalieri, ed una equipe proveniente dall’Ismett di Palermo e dal “San Camillo” di Roma. Il commissario dell’Azienda sanitaria, Mario Zappia, commenta: “Grazie alla donazione è oggi possibile offrire nuove speranze a molte persone in serie difficoltà. A nome di tutta l’Azienda rivolgo un sentito ringraziamento alla famiglia della signora A. Z. insieme alle condoglianze per la dolorosa perdita”.

Circa 600 chili di pesce vario privo di tracciabilità e 12 esemplari di alalunga senza la prevista documentazione d’origine sono stati sequestrati dalla Guardia Costiera di Catania, che ha sanzionato i trasgressori per complessivi 4.500 euro. I 600 chili di pesce, dei quali i militari hanno impedito la compravendita, sono stati scoperti a bordo di due furgoni, uno proveniente da Porto Empedocle, controllato in una stazione di servizio lungo la Tangenziale Sud di Catania, e l’altro proveniente da Licata, controllato nei pressi del mercato ittico di Acitrezza. Tutto il pescato, dichiarato idoneo al consumo umano dall’Azienda sanitaria, è stato donato al Banco Alimentare di Catania.

Sbarcheranno a Pozzallo, in provincia di Ragusa, i 209 migranti salvati nel Mediterraneo centrale dalla Open Arms, la nave della ong spagnola, nei giorni scorsi. La ong scrive in un tweet: “Dopo 5 giorni in mare e due evacuazioni mediche, le persone ancora a bordo potranno ricevere le cure a cui hanno diritto. Le autorità italiane hanno assegnato alla nave il porto siciliano per lo sbarco”.

Il Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, ha dichiarato, con apposita Ordinanza, Lampedusa e Linosa zona rossa.

Un provvedimento adottato, anche, per la pressante richiesta del Sindaco di Lampedusa, Totò Martello, preoccupato per i contagi rilevati negli ultimi giorni sull’isola.

Evidenziamo, però, che le restrizioni della zona rossa, che costringono i residenti a stare a casa, le attività commerciali a tenere le saracinesche abbassate, e per effetto delle quali nessuno potrebbe raggiungere o lasciare Lampedusa, valgono soltanto per i Lampedusani e non per le centinaia di clandestini che quotidianamente continuano ad arrivare, peraltro molti di essi già positivi al coronavirus, sulle coste isolane, ingolfando oltre i limiti consentiti l’hotspot locale.

Questo è l’ennesimo paradosso del Governo Draghi, a trazione PD e M5S, che lascia i porti spalancati, continuando a percorrere la strada immigrazionista tracciata dall’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non comprendendo come le ondate di sbarchi di migranti costituiscano un serio pericolo per la popolazione ed un appesantimento dell’emergenza sanitaria in atto”.

La Direzione investigativa antimafia ha eseguito un decreto di confisca da 5 milioni di euro emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta a carico di Ettore Forno, 53 anni, imprenditore e pregiudicato di Enna. Nel 2010 emerse la sproporzione tra l’elevato tenore di vita e il consistente patrimonio immobiliare e gli esigui redditi dichiarati al fisco. Nel 2017 Forno è stato condannato a tre anni e 4 mesi per usura. Tra i beni confiscati vi sono un bar all’interno dell’outlet di Agira, un’impresa di calcestruzzo, una ditta di telefonia, una società che gestisce sale giochi e una lussuosa villa a Nissoria.

Saranno interrogati domani, venerdì 2 aprile, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, i tre indagati agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui dati falsi sulla pandemia covid in Sicilia comunicati all’Istituto Superiore di Sanità. Innanzi al Gip per l’interrogatorio di garanzia compariranno la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia. Ieri, come pubblicato, l’ex assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, che è indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dopo gli interrogatori il fascicolo sarà trasferito alla Procura di Palermo, competente per territorio.

La Regione Siciliana si è costituita nel processo civile in corso al Tribunale di Agrigento sulla proprietà della Scala dei Turchi. Legambiente Sicilia commenta: “Molto bene, era ora. La Scala dei Turchi sia dichiarata sito di pubblica utilità e si avviino subito le procedure per istituire una riserva naturale come ulteriore passo per la tutela e la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione di un sito unico, delicatissimo, che deve avere delle modalità di fruizione rigorose e puntuali. Auspichiamo che l’attenzione e la presenza della Regione favoriscano la definitiva acquisizione pubblica di un bene che è stato sempre e rimarrà sempre di tutti”.

Un giovane praticante avvocato di Palermo ha partecipato, presso la Corte di Appello di Palermo, all’Esame di Stato per abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.

La Commissione esaminatrice ha, tuttavia, espresso nei confronti del giovane un giudizio negativo, attribuendogli un punteggio insufficiente nelle materie oggetto di esame.

Lo stesso, pertanto – con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia – ha impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

In particolare, a mezzo del ricorso, è stato sostenuto come, nella riunione tenutasi per la determinazione dei criteri di valutazione e di individuazione dei quesiti da sottoporre ai candidati, non fossero presenti i commissari appartenenti a tutte le categorie professionali indicate dall’art. 47 della legge n. 247/2012 (ossia avvocati, magistrati e professori universitari), non figurando, nello specifico, nessun componente di provenienza dal mondo accademico.

La presenza completa dei commissari appartenenti a tutte le suddette categorie professionali, invero – come sostenuto in giudizio dai legali Rubino ed Impiduglia – risulta necessaria non solo in sede di correzione degli elaborati, ma anche in sede di individuazione e specificazione dei criteri di valutazione della prova orale.

Il Ministero della Giustizia, con apposito atto, ha chiesto che il ricorso straordinario fosse deciso in sede giurisdizionale.

Pertanto, il ricorso è stato trasposto innanzi al TAR Sicilia Palermo.

Il TAR Sicilia Palermo, Sez. III – Presidente dott.ssa Maria Cristina Quiligotti, Relatore dott. Maria Cappellano – condividendo le censure degli avv.ti Rubino e Impiduglia, ha accolto il ricorso del giovane praticante, rilevando che “in sede di riunione plenaria, tra i componenti presenti della I sottocommissione figuravano solo avvocati ed un magistrato, con conseguente mancanza di una delle tre categorie previste dalla norma ai fini della stessa composizione: segnatamente, tra i presenti non figurava alcuno dei componenti (nominati) di provenienza dal mondo accademico (Professore universitario o Ricercatore)”.

Per effetto della suddetta pronuncia del TAR Palermo, il giovane praticante avvocato sarà sottoposto a “un nuovo esame orale innanzi una sottocommissione diversa da quella presso la quale ha precedentemente sostenuto la prova, previo preavviso non inferiore a 30

Ancora risvolti politici nell’ambito dell’inchiesta sui dati covid presunti falsi relativi alla pandemia coronavirus in Sicilia. Si è riunita la Direzione regionale del Partito Democratico siciliano. A conclusione del dibattito, il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, invoca le dimissioni di Musumeci, e afferma: “In qualità di commissario all’emergenza covid, ma anche e soprattutto di presidente della Regione siciliana, Musumeci deve dimettersi. Il Pd Sicilia da oggi avvia una mobilitazione continua, e ritornerà nelle piazze per liberare palazzo d’Orleans chiedendo in ogni sede le dimissioni del governatore. La direzione regionale del Pd, con oltre 100 componenti compresi i parlamentari regionali e nazionali, ha redatto un documento finale i cui punti principali sono: richiesta al Governo nazionale per la rimozione di Musumeci dalla carica di commissario per l’emergenza Covid in Sicilia rivendicando una figura di alto profilo che restituisca la verità negata ai siciliani. Poi immediate dimissioni del presidente della Regione, con l’avvio di una raccolta firme per sostenere la richiesta di dimissioni. Il Pd chiede che Regione e Aziende sanitarie si costituiscano parte civile nell’eventuale processo per la vicenda dei dati covid”.