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In riferimento agli assembramenti ricorrenti ad Agrigento, tra San Leone e via Atenea, il consigliere comunale Pasquale Spataro ritiene che – afferma – “le ordinanze da sole non bastano ma vanno fatte rispettare”. E Spataro aggiunge: “E’ necessario che si attivino appositi servizi di controllo per vigilare ed eventualmente multare chi non osserva le norme anti-covid. Certamente non siamo in uno stato di polizia, come ha dichiarato il sindaco, ma siamo in uno stato di grave emergenza sanitaria con tutti gli effetti e le ripercussioni per la salute pubblica. E quindi, in assenza di buon senso individuale che sfocia in pericolo collettivo, chi ha la massima responsabilità di governo del territorio, che è anche responsabile della sanità locale, è tenuto ad agire, e a farlo anche tempestivamente ed efficacemente per evitare di produrre un aumento dei contagi, di mettere a dura prova le nostre strutture sanitarie e di fare cambiare la gradazione del colore alla nostra città, ovviamente con inevitabili conseguenze in termini di mobilità e limitazioni destinate ad incidere, ancora più negativamente, sulla salute dei cittadini e sull’economia del tessuto produttivo, già fortemente provato e in profonda sofferenza”.

Nelle ultime ore a Lampedusa sono giunti 371 migranti. Un gruppo di 99 sono stati intercettati dai Carabinieri sulla strada di Cala Francese. Poi la Guardia costiera ha intercettato un barcone con a bordo 84 persone. Poco dopo la Guardia di finanza ha agganciato un altro barcone con 83 nordafricani. Ancora le Fiamme gialle ha scortato fino al molo Favarolo una lancia di legno con a bordo 105 migranti, fra cui 6 donne e 5 bambini. Tutti gli extracomunitari sono stati condotti all’hotspot di contrada Imbriacola dove sono stati sottoposti a tampone rapido anti-Covid. Nella struttura vi sono, al momento, 485 persone a fronte di una capienza per poco meno di 200.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la Procura, tramite la pubblico ministero Gloria Andreoli, ha proposto al Tribunale la condanna di quattro imputati originari della Romania, presunti responsabili di numerosi furti di rame tra le province di Agrigento e Caltanissetta. Dunque, 4 anni di reclusione per Dumitru Cosmin Neica, 26 anni, 3 anni per Florin Lupu, 25 anni, 3 anni e 9 mesi per Valentin Iancu, 37 anni, e 3 anni e 6 mesi per Oana Mohan, 30 anni. I quattro rispondono di associazione a delinquere e furto aggravato, che sarebbe stato commesso tra il 2014 e il 2015, a Camastra, Naro, Riesi, Butera, Gela, Sommatino e Ravanusa.

A Lampedusa dieci poliziotti sono risultati positivi al covid 19, e per quattro di loro è stata riscontrata la variante inglese. Tutti avrebbero manifestato i sintomi nei giorni scorsi quando sull’isola sono approdati centinaia di migranti. A denunciare ciò è il sindacato Coisp, il cui segretario nazionale, Nicolò Di Maria, afferma: “Il 21 febbraio nell’hotspot di contrada Imbriacola c’erano già 1.300 ospiti a fronte di una capienza di 192 persone. In una condizione di simile sovraffollamento saltano tutti i protocolli di sicurezza. Con l’arrivo della primavera e della bella stagione, gli sbarchi si moltiplicheranno e la situazione non potrà che aggravarsi. Il rischio è quello di assistere a una recrudescenza del fenomeno che non sappiamo dove ci porterà”.

Al processo sul depistaggio delle indagini, dopo la strage di Via D’Amelio contro il giudice Borsellino, depone l’attuale questore di Sassari, Claudio Sanfilippo. I dettagli.

Nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, sono attualmente sotto processo, in primo grado a Caltanissetta, tre poliziotti, il funzionario Mario Bo, ex capo del gruppo d’indagine “Falcone – Borsellino”, e gli ispettori in pensione Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, che si occuparono della tutela di tre falsi pentiti, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci. I tre poliziotti sono imputati di avere suggerito ai tre falsi collaboratori la versione da fornire agli inquirenti e i nomi da indicare quali responsabili della strage. La falsa verità, a cui tanti anni i giudici hanno creduto, è costata la condanna all’ergastolo a sette innocenti, poi scarcerati e adesso parte civile. Ebbene, adesso è stato ascoltato in aula l’attuale questore di Sassari, Claudio Sanfilippo, che, tra l’altro, ha dichiarato: “Non ho mai fatto parte del gruppo Falcone-Borsellino, anche se Arnaldo La Barbera me lo ha chiesto. Ero alla sezione ‘Catturandi’ e mi piaceva quello che facevo. Una volta a fine giornata La Barbera mi chiese di dare un’occhiata a dei brogliacci che contenevano delle intercettazioni ma non ricordo a quale delle due stragi si riferivano. Ogni sera mi arrivavano pile di brogliacci da leggere, ma feci quel lavoro per due tre sere, poi dissi a La Barbera che quel lavoro era assolutamente inutile e non avrebbe portato a nulla”. Claudio Sanfilippo giunse alla Squadra Mobile di Palermo nell’agosto del 1990. Nel 1992, all’epoca delle stragi, ha diretto una sezione istituita all’indomani dell’omicidio di Libero Grassi.
Ed ha aggiunto: “La Barbera mi chiese di dare una mano al collega Mario Bo. A La Barbera era difficile dire di no e quindi collaborai. Non avevo fatto nessuna indagine, quindi lo aiutai semplicemente a fare una collazione degli atti per il rapporto finale sulla strage, il cosiddetto ‘rapportone’. La mia attività è stata davvero molto limitata. Era Bo che conosceva le attività svolte fino a quel momento. Non ho mai visto Vincenzo Scarantino, il suo nome per me era assolutamente sconosciuto”. Poi Sanfilippo ha ricordato il giorno della strage, il 19 luglio del ’92, così: “Ricordo che c’era una grandissima confusione, di gente che andava e veniva. Mi misi semplicemente a disposizione ma non svolsi alcuna attività. Mi fermai lì fino a sera. Quello che era successo lo capivamo tutti. C’era un enorme cratere e quindi si capiva che l’esplosione era stata causata da un’autobomba”. Poi a domanda a risposto: “I miei rapporti tra l’allora capo della Squadra Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, e Mario Bo erano ottimi. Anche i rapporti tra Bo e il dottore La Barbera erano ottimi. So di qualche piccolo problema personale che il dottore Bo aveva avuto, ma non credo che questo abbia mai incrinato il rapporto tra i due”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Sono passati 31 anni dalla morte di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza, morto  – oggi si sa – per soffocamento e non suicidatosi come invece aveva sempre dichiarato l’ex fidanzata Isabella Internò, che ad oggi risulta essere l’unica indagata per quella morte di cui ancora si aspetta la verità.

La Internò ha ricevuto oggi dalla procura di Castrovillari l’avviso di conclusione di indagini contestandole il “concorso in omicidio del calciatore Bergamini”.

I magistrati hanno prosciolto il marito della donna, Luciano Conte, poliziotto e Raffaele Pisano, sospettato di concorso nel delitto, e che quel pomeriggio del 18 novembre del 1989 – giorno della morte di Denis Bergamini – alla guida dell’autocarro, percorreva la strada ionica all’altezza di Roseto Capo spulico e che avrebbe schiacciato il corpo di Denis, che però si trovava già sull’asfalto e non travolgendolo mentre era in corsa, così come la Internò ha continuato a dichiarare durante questi trentuno lunghi anni.

Ma sul corpo di Bergamini è stata effettuata dopo 28 anni dalla sua morte una nuova straordinaria perizia, dai professori Antonello  Crisci, Carmela Buonomo e Maria Pieri hanno portato alla luce la verità circa la reale morte di Denis e cioè “morte per soffocamento, verosimilmente con una busta di plastica” e poi dunque il suo corpo, sarebbe stato adagiato sull’asfalto.

L’Avvocato della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, in una dichiarazione, si è detto sorpreso della modalità con la quale la procura ha informato la famiglia Bergamini circa la chiusura delle indagini, ossia attraverso un comunicato stampa rilasciato a tutti i giornalisti: “Ci auguriamo di poter conoscere i dettagli degli atti, e abbiamo già inviato regolare richiesta, poiché la famiglia ne ha diritto, come avrebbe avuto diritto di avere questa notizia in modo differente e non attraverso i giornali”.

E’ giusto ricordare che l’inchiesta sulla morte del calciatore fu riaperta sei anni or sono dall’allora procuratore di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla

 

I carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria hanno arrestato Davide de Simone, 40 anni, siciliano con l’accusa di omicidio colposo, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palmi, Barbara Borrelli su richiesta del procuratore ff Giuseppe Casciaro e del sostituto Giorgio Panucci.

Finisce ai domiciliari anche la moglie del mago, con l’accusa di ricettazione.

Le accuse sono circonvenzione di incapace, spingendo un disabile mentale a sospendere la cura farmacologica e a rifiutare un intervento che poi l’ha portato alla morte.

Le indagini sono scattate nel gennaio 2019 grazie alla segnalazione al 112 da parte del direttore di filiale di un ufficio postale che aveva notato l’atteggiamento ambiguo di un cliente e di una donna rimasta fuori. Durante perquisizioni a carico dei due, i militari dell’Arma avevano rinvenuto e sequestrato vari monili d’oro, due cartucce per armi da fuoco e una cospicua somma di denaro.

Nel corso delle indagini i carabinieri hanno svelato il modus operandi del mago, il quale, approfittando della fragilità e della vulnerabilità delle sue vittime, convinte di essere colpite da negatività o sfortune, e facendo leva su una delle tradizioni popolari più radicate, con amuleti e talismani portafortuna venduti a peso d’oro, procedeva all’incantesimo con la promessa di sconfiggere il «Maligno». In alcuni casi, vantando poteri soprannaturali. millantava di curare una malattia o riconquistare il partner perduto. Durante la celebrazione di alcuni di tali riti esoterici, il mago avrebbe violentato tre donne che si erano rivolte a lui per riconquistare la propria anima gemella.

Ben più grave l’accusa di avere ricercato e conquistato una forte empatia da parte di un uomo affetto da infermità mentale e deficienza psichica;, raggirandolo a tal punto da farsi consegnare mensilmente l’intero importo della pensione d’invalidità, ingenerando nel malcapitato un forte stato di sudditanza e influenza tale da indurlo perfino a sospendere la cura farmacologica cui era sottoposto all’Ospedale di Polistena (Reggio Calabria) e a rifiutare di sottoporsi a un importante intervento chirurgico, al punto da perdere la vita.

Così definisce Davide De Simone il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere: “Un vero e proprio professionista dell’inganno, pronto ad approfittare dei momenti di defaillance e delle debolezze delle persone, dando false speranze in cambio di denaro”.

Nell’ordinanza di arresto, in cui il giudice ha sottolineato la “spiccata personalità criminale” dell’indagato, si legge che “alle vittime di sesso femminile in uno stato di maggiore fragilità e depressione, e pertanto più vulnerabili, egli ha riservato il trattamento più crudele, perché proteso non solo più al denaro, ma alla violazione dell’intimità sessuale”.

In merito al decesso del soggetto che ha rifiutato di farsi curare l’infarto intestinale dai medici dell’ospedale di Polistena perché aspettava “il santone dalla Sicilia”, il gip ha scritto che la morte dell’invalido “è in rapporto di causalità diretta con l’operato del ‘mago’ che, certamente consapevole dello stato di deficienza psichica della vittima, ha scelleratamente e subdolamente alimentato le sue credenze sul soprannaturale”.

“Basta un consulto – era scritto sull’insegna dello studio di De Simone a Reggio Calabria – e saranno finiti i vostri problemi e le vostre preoccupazioni”. “L’invito dell’Arma – ha detto il maggiore Cristian Tedeschi, comandante della compagnia dei carabinieri di Reggio Calabria, in merito all’arresto del mago Davide De Simone – è quello di affidarsi alle forze dell’ordine segnalando situazioni di tal genere e fare intervenire personale sanitario per le cure del caso”.

Mick Jagger, lo storico frontman dei Rolling Stones, una delle band che ha scritto la storia della musica rock mondiale, è stato oggi ha fatto visita alla città di Agrigento ed è stato avvistato nella Città dei Templi.

Prima la Valle dei Templi e poi ha pranzato a San Leone in un ristorante in riva al mare.

Per l’occasione, più unica che rara, il menù preparato appositamente per Jagger, era a base di  filetto di tonno e pomodorini secchi, una cupoletta di pesce spada con olive nere, tortelli di broccoletti e gambero rosso e infine un flan al cioccolato amaro e gelato di amaretti ed arancia.

Jagger dopo pranzo ha passeggiato nelle vie della città seguendo il tradizionale itinerario dei turisti, con in dosso un outfit semplice, jeans, camicia a fiori e cappellino.

C’è chi sostiene che il cantante sia in Sicilia già da diversi mesi, ospite di una tenuta, dove in grande riservo starebbe lavorando ad un nuovo album.

“Molti residenti ci hanno segnalato che nelle stazioni di rifornimento del Villaggio Mosè il prezzo della benzina è molto più alto che nel resto della città.

Ho sollecitato i nostri consiglieri comunali Fabio La Felice e Gerlando Piparo, e l’Assessore Costantino Ciulla, di presentare un esposto agli uffici comunali competenti affinché venga accertato il perché di questa differenza di prezzo.

La spesa per la benzina rappresenta già una vera e propria stangata sulla testa delle famiglie e non si comprende il motivo di questo ulteriore  salasso alla pompa”

478 nuovi positivi al Covid19 in Sicilia su 20.864 tamponi processati con una incidenza di quasi il 2,3%, in risalita dopo la costante discesa degli ultimi giorni. La regione e’ nona nel numero di casi giornaliero. Le vittime sono state 18 e portano il totale a 4.156. Il totale degli attualmente positivi torna a crescere: 26.181, con un incremento di 199 casi rispetto a ieri a causa del numero esiguo di guariti, 261. Negli ospedali i ricoveri sono 858, esattamente come ieri, ma in terapia intensiva scendono a 132, uno in meno rispetto a ieri.

i nuovi contagi per province:
Palermo 183
 Catania 122
Messina 58
Siracusa 48
Ragusa 26
Caltanissetta 17
Trapani 15
Agrigento
Enna 7