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I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato ai domiciliari Calogero Luca Lauricella, di 57 anni, sorpreso in strada intento a cedere un involucro contenente 5 grammi di cocaina ad un uomo di 43 anni di Cammarata. Nel corso della perquisizione domiciliare sono stati scoperti altri 200 grammi di cocaina, materiale per il confezionamento delle dosi e 5mila euro in contanti, presunto provento di spaccio.

Lo Stato, tramite il ministero dell’Interno, ha riconosciuto vittima innocente di mafia Giuseppe Tragna, ucciso a 49 anni di età il 18 luglio del 1990 ad Agrigento, a San Leone, in via Gela. Sul movente dell’uccisione di Tragna, direttore di banca, si sono rivelate infondate e calunniose le dichiarazioni di alcuni collaboratori della giustizia. L’omicidio invece è stato connesso all’attività lavorativa di Tragna, che scoprì degli assegni trafugati e lo denunciò. Nel corso dei procedimenti amministrativi, Giuseppe Tragna è stato riconosciuto dai giudici come persone integerrima, dedita esclusivamente al compimento dei propri doveri familiari e professionali.

La Corte d’Appello di Palermo ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Calogero Guagenti, 53 anni, di Camastra, maestro di karate in una palestra di Canicattì, imputato di abusi sessuali, nel 2015, nei confronti di un’allieva di 15 anni. In primo grado il Tribunale di Agrigento ha inflitto 2 anni di reclusione all’imputato a fronte di una proposta di condanna ad 8 anni da parte del pubblico ministero.

Il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, interviene nel merito delle recenti tensioni interne al partito. I dettagli.

Non si placano le tensioni in casa Forza Italia siciliana dopo la presunta proposta, poi ritirata, del presidente Silvio Berlusconi di insediare un triumvirato di commissari in Sicilia presieduto dall’eurodeputato Giuseppe Milazzo. E perché presunta proposta? Perché il destinatario del commissariamento, Gianfranco Miccichè, smentisce e spiega: “Non è vero che è stato un tentativo di Berlusconi. Casomai il tentativo è stato sventato da Berlusconi”. E poi Miccichè aggiunge: “C’era qualcuno che riteneva, forse perché in Sicilia prendiamo troppi voti, che questa bravura potesse essere portata fuori dalla Sicilia”. Poi il coordinatore regionale di Forza Italia ribadisce: “Sì, gli attacchi sono arrivati. Ma non da Arcore. Ci sono ormai abituato: mediamente ogni sei mesi ci sono di questi tentativi. Ormai sono immunizzato, ho fatto il vaccino del tradimento, non mi crea più problemi”. Dunque un evento fisiologico? “Sì”, spiega ancora Gianfranco Miccichè, che racconta: “Avevano tirato fuori delle stupidaggini come argomentazioni, come il fatto che io avessi la doppia carica di Presidente dell’Assemblea Regionale e di coordinatore in Sicilia, ma credo che il problema vero sia che si avvicinano le elezioni Politiche e alcuni leader nazionali, siccome al Nord non hanno molte speranze di prendere deputati, potrebbero volersi candidare qui. Non vedo altre motivazioni”. Quindi secondo Miccichè si sarebbe trattato di un complotto, l’ennesimo, e ordito da chi? E il presidente di Sala d’Ercole risponde: “Alcuni esponenti di Forza Italia siciliani hanno sostenuto il disegno per l’ammutinamento a induzione nordista. Non credo facciano bene ad aiutare quelli del nord. Io personalmente non devo candidarmi alle Nazionali. Chi pensasse di farlo, tra i siciliani, si fa male da solo a sostenere tale disegno di ammutinamento. Aggiungo: Alberoni scriveva che per sopportare il peso della gratitudine bisogna avere spalle larghe”. Tradimento e traditori, e Miccichè più nel dettaglio dichiara: “Mi riferisco a Giuseppe Milazzo e mi riferisco a tanti altri. Chi fa politica da tanto tempo come me non si stupisce di queste cose, mi stupisco più che altro del fatto che non si accorgano che nonostante i numerosi tentativi io sono ancora qua”

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La Procura di Agrigento ha proposto l’archiviazione per 26 dei 31 indagati nell’ambito dell’inchiesta sui due crolli, avvenuti il 18 e il 30 settembre del 2019, del cornicione del palazzo Liberty al civico 51 del Viale della Vittoria ad Agrigento. Per altri 5 indagati, indicati dal consulente della Procura come responsabili del cedimento, il procedimento prosegue fino ad una eventuale richiesta di rinvio a giudizio. In particolare, secondo il consulente, l’ingegnere Luigi Palizzolo, a provocare l’instabilità del palazzo sono stati i lavori all’interno di un sottotetto finalizzati a renderlo abitabile, altrimenti sarebbe stato un vano vuoto.

A Palermo, in Corte d’Appello, il sostituto procuratore generale, Maria Teresa Maligno, ha proposto la conferma quasi integrale della sentenza di primo grado emessa il 25 luglio del 2019 dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Marco Gaeta, a conclusione del giudizio abbreviato, a carico di 53 imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia, e non solo, nell’Agrigentino, cosiddetta “Montagna”. In particolare, sono state chieste 41 condanne e 4 assoluzioni. I quattro per i quali è stata chiesta l’assoluzione sono Adolfo Albanese, Giuseppe Blando, Vincenzo Mangiapane di 67 anni, e Vincenzo Spoto. Altre 8 assoluzioni sono intervenute in primo grado e non sono state impugnate in Appello.

Ribaltato quanto stabilito dal Tribunale di Agrigento, la quinta sezione della corte d’Appello di Palermo, ha disposto – accogliendo totalmente il ricorso avanzato dagli avvocato Teo Calderone e Ignazio Martorana –  la revoca della misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno di 3 anni e la restituzione di tutti i beni per un valore di 752.377 euro nei confronti di Giuseppe Mormina, 79 anni di Cattolica Eraclea, figlio del boss Francesco Mormina.

Per il Tribunale di Agrigento, che aveva applicato la sorveglianza speciale, Mormina era da ritenersi socialmente pericoloso, dopo la condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato, nell’ambito del processo Akragas, considerato uomo d’onore di una famiglia mafiosa di Cattolica Eraclea. Per i giudici della Corte d’Appello, invece, non è dimostrabile l’attuale pericolosità sociale che risaliva invece alla fine degli anni ’80.

I beni sequestrati nel 2018 dalla guardia di finanza, e confiscati dal tribunale di Agrigento, un all’inizio del 2020, sono stati resituiti perché per la Corte d’Appello “il nucleo familiare del Mormina aveva disponibilità lecite derivate dall’attività agricola svolta tali da giustificare gli acquisti operati nell’arco temporale considerato.”

 

Sputò contro le due vigilesse che lo avevano multato per divieto di sosta. Insultandole anche con frasi sessiste.

Adesso, l’autore della furiosa reazione, scena che fu anche ripresa con un telefonino da un testimone che postò il video su Youtube, è stato condannato dal Tribunale di Marsala a sei mesi di reclusione per oltraggio a pubblico ufficiale, nonché al pagamento di un risarcimento danni alle due vigilesse, che si sono costituite parte civile. L’episodio avvenne il 30 gennaio del 2018 nella centrale via Vittorio Emanuele II, a Castelvetrano (Tp). Ad essere condannato è stato Francesco Salvatore Catalano, 43 anni, nato a Mazara del Vallo, ma residente a Castelvetrano. L’uomo aveva parcheggiato la sua auto, una Bmw, proprio nello spazio riservato alla polizia municipale. Ad emettere la sentenza di condanna è stato il giudice monocratico Bruno Vivona.