Home / 2020 / Settembre (Pagina 16)

Tre nuove persone di Sciacca sono risultate positive al coronavirus. A darne notizia questa mattina è stato il sindaco Francesca Valenti. Si tratta di una famiglia che già si trovava in isolamento.

Sale così a 21 il numero degli attuali positivi in città, un numero che si avvicina al record negativo di 23 dello scorso mese di aprile.

Sciacca è la città con il più alto numero di contagi in provincia di Agrigento.

Alla fine ha vinto la lunga malattia con la quale, fino a stanotte, ha dovuto lottare. All’età di 80 anni si è spento Diego Planeta, storico presidente delle Cantine Settesoli di Menfi e protagonista della viticoltura siciliana. Precursore della cultura del vino, è stato il primo a lanciarla nella Trinacria più di 40 anni fa.

E’ stato il fondatore del marchio Planeta, che esporta vini in tutto il mondo e da anni riceve premi per la qualità e dal 1960 curava l’amministrazione delle aziende della famiglia.

Dal 1973 al 2011 è stato Presidente di “Cantine Settesoli”, per molti anni la più grande cantina in Italia per capacità di produzione e presente nel mercato mondiale e dal 1985 al 1992 è stato Presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino.

Tre sbarchi di migranti a Lampedusa e uno a Linosa, con complessivi, 80 tunisini, fra stanotte e stamattina. Sei tunisini fra cui un minore, stanotte, sono stati bloccati dopo un che erano approdati a Cala Pisana. Una motovedetta della Guardia costiera ha, nel frattempo, intercettato nelle acque antistanti a Lampedusa un’imbarcazione con 54 tunisini fra cui 5 minori. I carabinieri, a Linosa, hanno invece bloccato 9 tunisini, di cui 5 sedicenti minorenni. Il gruppetto, già all’alba, è stato trasferito, con una motovedetta della Guardia di finanza, a Lampedusa. Nuovo sbarco autonomo poi, in mattinata, sull’arenile della Guitgia di Lampedusa dove sono giunti 11 tunisini.

Agrigento ha rischiato di perdere una delle sue icone, uno dei personaggi più noti e amati da tutti, Fofò Purtusu. Tutto per una dimenticanza. L’anziano ha lasciato il pentolino sul gas acceso, e poco dopo è scoppiato un incendio, per il quale è stato necessario far arrivare i vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento. Grande apprensione, per il proprietario dell’abitazione Alfonso Restivo, conosciuto appunto da tutti come “Fonziu Purtusu”. Sarebbe rimasto lievemente intossicato, e precauzionalmente, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”. Nulla di grave. L’appartamento, al piano terra, di via Duomo, a ridosso della Cattedrale, era invaso dal fumo. Lo spavento è stato tanto, ma per fortuna è finita bene.

Confcommercio Palermo, assistita dall’avvocato Gaetano Fabio Lanfranca, vince un’importante battaglia per la legalità. A seguito dell’esposto presentato nel 2017 alla Procura con cui si denunciavano false affiliazioni all’associazione Confimpresa Euromed, la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha condannato a sette mesi di reclusione, pena sospesa, il suo legale rappresentante Alessio Lattuca.

“Il Tribunale – afferma l’avvocato Lanfranca – ha riconosciuto la fondatezza delle ragioni esposte da Confcommercio Palermo e la sussistenza delle gravissime falsificazioni messe in atto dall’imputato in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio della Camera di Commercio di Palermo ed Enna”.

“Riteniamo importante – dice la presidente Patrizia Di Dio che aveva firmato l’esposto – che si sia fatta chiarezza su un sistema palesemente inquinato che, senza il nostro intervento, avrebbe assegnato seggi illegittimi nel consiglio della Camera di Commercio di Palermo ed Enna. La falsità di certi atti presentati alla vigilia era evidente, come è evidente che nessuno, a parte noi, ne ha controllato la regolarità”.

Alcuni vizi di sistema erano già stati censurati con il ricorso di Confcommercio al Tar Sicilia. “Con l’impugnazione  – ricorda l’avvocato Alessandro Dagnino, patrocinante la causa – Confcommercio chiese l’annullamento del Decreto dell’assessore alle Attività produttive che assegnò i seggi alle singole associazioni, segnalando evidenti errori di calcolo nell’attribuzione dei seggi”. Proprio questi errori portarono a una riduzione del “peso” dell’associazione all’interno del consiglio camerale.

I fatti, tre anni fa, fecero scalpore. In prossimità delle elezioni della Camera di Commercio di Palermo ed Enna, l’associazione Confimpresa Euromed autocertificò di avere un enorme “pacchetto” di aziende iscritte, che gli consentì di ottenere sei seggi in consiglio sui 33 totali.

Una forza associativa piuttosto “sospetta”, tanto che Confcommercio chiese l’accesso agli atti, scoprendo che tra le imprese iscritte ce n’erano tantissime che non avevano mai avuto nessun rapporto con essa: tra queste, addirittura, l’azienda della stessa presidente Di Dio e le imprese di alcuni membri della Giunta di Confcommercio all’oscuro di tutto.

“Irregolarità lampanti – continua la Di Dio – che tendevano a viziare la reale rappresentatività delle associazioni. La sentenza del Tribunale, unitamente ai fatti che negli ultimi anni hanno riempito le cronache giudiziarie, dovrebbe indurre tutti a riflettere sulle criticità delle modalità elettive del sistema delle Camere di commercio siciliane nonché sull’efficacia della loro attività, oggi centrata più sul reperimento di risorse per il pagamento delle pensioni ai propri dipendenti – un caso unico tra gli enti pubblici – che della qualità dei servizi da garantire alle imprese. Fin quando non saranno affrontati questi nodi continueremo a rivendicare la scelta, assunta lo scorso anno, di dimetterci da rappresentanti del consiglio e della giunta della Camera di Commercio di Palermo ed Enna”.

Salvatore Borsellino, consigliere comunale di Agrigento e ricandidato con la lista Uniti per la città a sostegno del candidato Sindaco Francesco Miccichè, è partito in campagna elettorale con la convinzione di poter dare un contributo sempre maggiore ai cittadini per cambiare i cinque anni deludenti del Sindaco Firetto.

“Ringrazio i tanti amici che hanno fortemente voluto la mia ricandidatura con entusiasmo e vicinanza. Se c’è tanta voglia di fare dopo un lustro che ha visto grazie a una politica amministrativa inconcludente da parte dell’amministrazione uscente, lo si deve a un costante lavoro da parte mia e del mio gruppo nel solo interesse degli agrigentini.

Oggi i cittadini agrigentini hanno la grande occasione di poter dire basta alla chiusura politica attuata dalla squadra di Firetto.

Io assieme al progetto del Dott. Francesco Miccichè siamo pronti a governare questa città senza spocchia e con le idee chiare. Se questo comune ha speso lo 0.007% dei fondi del Fesr 2014/2020 è un dato reale e tangibile di come non abbia funzionato la squadra di governo.

E in cinque anni pur da consigliere di opposizione come Presidente delle attività produttive ho lavorato alacremente per portare a termine qualcosa di concreto per i miei cittadini.

Se oggi ad Agrigento ci sono 22 licenze taxi in più lo si deve alla commissione che ho presieduto con la creazione del bando e l’assegnazione di questi posti di lavoro.

Adesso è il momento veramente di cambiare rotta, Miccichè è un professionista che ha sempre lavorato e amato la sua città, abbiamo costituito in primis una squadra di uomini e donne determinati e ci proponiamo in questa competizione come alternativa e vera forza di governo.

Sono certo che gli agrigentini sceglieranno bene e saranno finalmente protagonisti di una stagione diversa dove tutti saranno indispensabili per dare un apporto a questo progetto. E  la città non sarà più abbandonata e ammantata solo di orpelli e di video sui social autoreferenziali,gli agrigentini alla fiction ribatteranno con la concretezza e con la politica che risponda ai veri bisogni del popolo”.

Un libro che insegni ai più piccoli, con un linguaggio semplice e diretto, la cultura della legalità attraverso la figura del giudice Rosario Livatino, “martire della giustizia e indirettamente della fede”.

È l’obiettivo della casa editrice “Il pozzo di Giacobbe” che, per la collana “Piccoli Semi”, ha appena pubblicato un volume dedicato al magistrato canicattinese, a trent’anni dall’uccisione in un agguato mafioso.

Il libro, attraverso testi e fumetti, vuole stimolare i bambini dai 5 agli 8 anni a scoprire e mettere a frutto i semi luminosi custoditi nella vita di quest’uomo per il quale è in corso il processo di beatificazione.

I testi sono stati curati dalla giornalista agrigentina Marilisa Della Monica, coordinatrice di redazione del settimanale diocesano L’Amico del Popolo di Agrigento e collaboratrice del quotidiano Avvenire, mentre le illustrazioni sono state realizzate da Francesca Carabelli.

«Ho accolto con gioia e impegno la sfida lanciatami dall’editore Di Girolamo – dice Marilisa Della Monica -. Credo che raccontando ai bambini la vita del giudice Livatino, quella meno conosciuta, l’infanzia, il periodo della scuola e l’adolescenza, sia possibile farlo intendere come un esempio “più facile” da seguire. Rosario Livatino era ed è stato un ragazzo come tutti gli altri, con gli amori giovanili, le paure, le insicurezze, i sogni e le passioni che tutti noi abbiamo provato nella nostra vita. Il suo essere speciale è racchiuso nel suo essere stato un uomo come tanti, ma con la capacità di mettere in pratica, nell’esercizio del suo lavoro, nelle relazioni del vivere quotidiano, il Vangelo. Rosario Livatino è stato testimone credibile del suo essere credente semplicemente con la coerenza in quello che credeva. Mi piacerebbe – conclude Della Monica – che i bambini, dopo avere letto questo libro, riuscissero a comprendere come la via per la santità, alla quale siamo tutti chiamati, è semplice da seguire e l’esempio di Rosario Livatino può essere la giusta guida per tentare di raggiungerla. Fare in modo che tutto ciò venisse spiegato con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile ad un pubblico di lettori in erba è stata un’impresa davvero ardua. Speriamo di esserci riusciti».

“Rosario Livatino”, collana “Piccoli Semi”, 24 pagine, illustrato, editore “Il pozzo di Giacobbe”, prezzo €3,90, argomento Santi, Agiografia, diffusione San Paolo.

di Cesare Sciabarrà, Direttore canicattiweb

 

Oggi vogliamo trattare un argomento che credo sia di attualità, o forse lo è sempre stato. E per trattare l’argomento partiamo dal lessico, dal significato delle parole, dalla differenza che spesso hanno le parole, differenza a cui capita di non dare il giusto peso. Sotto esame la differenza tra il politico e il politicante.

Partirei dalla definizione che la TRECCANI da del termine “politicante: chi svolge attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali. È sorprendente come la definizione che ne dà la più famosa delle enciclopedie italiane. È sorprendente come faccia riferimento a due fattori che spesso diventano traduzione dei disagi, scarsa qualità della vita, precarietà, mancanza di servizi etc etc. uno dei quali è la scarsa se non addirittura la totale assenza di competenza, di visione, di autorevolezza, di programmazione di un’idea di comunità.

L’assenza di tutto ciò coincide con il secondo fattore a cui la Treccani fa riferimento, cioè la finalità con cui il politicante si affaccia alla politica, sono le ambiziose mire finalizzate a trarne vantaggi personali. L’identikit fatto dalla Treccani introduce un argomento di straordinaria attualità, oltre a darci uno strumento per il riconoscimento di taluni figuri. Per il politicante i risultati sono parimenti alle promesse e agli impegni presi con l’elettorato a cui chiede il voto, elementi di poca importanza dal punto di vista della moralità. La promessa come strumento d’ imbroglio, di estorsione del voto è imprescindibile dal suo modus operandi. Non ha timore nell’esagerare, nel disegnare o farsi disegnare scenari e prospettive di cui egli stesso non ne capisce il contenuto.

Ciò che conta per il politicante è l’effetto che quella promessa possa avere sulla gente, la capacità estorsiva della promessa. Benedetto Croce sintetizza il concetto in una frase: hanno sempre in bocca le grandi e nobili parole e la solenne indignazione. Per poi approfondire la definizione definendolo “persona faziosa e intrigante, dedita agli intrallazzi”.

Però a questi dotti ragionamenti va aggiunto anche un dato importante. Il politicante non è solo utile a sé stesso. Nella maggior parte dei casi è utile anche a chi lo ha aiutato, a volte scelto per occupare quel determinato ruolo politico. Un “utile idiota” consapevole, che cosciente del suo ruolo guarda al profitto personale, ai vantaggi che ne riesce a trarre. I politicanti nella maggior parte dei casi sono come le salviettine imbevute, utilizzate al momento, magari dopo essere andati al bagno su un treno e poi buttati via. E come le salviettine imbevute, lasciano quello strano odore senza personalità che va via non appena ci si lava le mani.

Detta così sembrerebbe che il politicante non abbia delle qualità, anche se declinate negativamente. Il politicante è cinico, talmente cinico che non distingue chi gli sta accanto, non si chiede mai chi gli sta accanto ma a cosa potrà servigli. È bugiardo, un vero professionista della bugia. Racconta fatti che non ci sono, manipola la realtà e la propone prodomo suo. Tende al vittimismo, e lo fa in maniera scientifica, con precisione chirurgica. Adora e pratica le tragedie, si inventa nemici e minacce inesistenti, facendo dimenticare che è la gente a doversi guardare da lui e non lui dalla gente.

Ciò che accompagna la sua esistenza è l’opacità. Ma non si è un buon politicante se non si ha un buon gruppo di supporto ci cui circondarsi. Anche quello da utilizzare e buttarlo nella indifferenziata al momento opportuno. Ma attenzione il buon politicante presta una maniacale attenzione a chi gli sta intorno alla scelta di chi lo deve collaborare. Non sia mai che egli possa avere un quoziente intellettivo superiore o abbia ambizioni di qualsiasi natura. Chi circonda il politicante deve essere suddito nel DNA , deve adorare gli ossi, guai ad aspirare a portate complete. E comunque sia, quella del politicante, al netto della definizione della Treccani o di Benedetto Croce, è una professione a tutti gli effetti, un mestiere per certi versi faticoso, impegnativo. Certo si potrebbe pensare ad un Albo, se non fosse che il politicante si guarda bene dall’essere definito tale, figuriamoci ad ammetterlo tramite l’iscrizione ad un albo.

Se siete arrivati a leggere fin qui, a questo punto vi aspettate la definizione di “politico”. Presto fatto: l’esatto contrario del politicante.

Cesare Sciabarrà

Il video parla da solo e fotografa una situazione che ad Agrigento e a San Leone accade un giorno si e due no. I posti sono sempre gli stessi, quelli della movida. Spesso ad essere coinvolti in queste violentissime risse sono uomini di colore, come i gambiani acciuffati questa notte dopo che hanno semidistrutto le vetrate e l’interno del ristorante Matra, in via Pirandello e quelle del bar San Pietro. Un africano è stato anche medicato per le ferite da taglio riportate.

La situazione è diventata raccapricciante. Attendiamo la prossima rissa.

Il video è di sabato notte; la devastazione dei locali, invece, è avvenuta questa notte.

 

Dopo le assoluzioni con formula piena pronunciate dall’Autorità Giudiziaria Ordinaria e dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale della Sicilia, anche il procedimento disciplinare che l’Ufficio Scolastico Regionale aveva intrapreso nei confronti dell’ex Presidente della Provincia regionale di Agrigento, Prof. Eugenio Benedetto D’Orsi, si è concluso con integrale archiviazione delle contestazioni mossegli.

Come si ricorderà il Prof. D’Orsi, Dirigente Scolastico, nel corso del mandato elettorale svolto quale Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, era stato interessato da alcuni procedimenti penali e contabili ad in ragione dei quali, l’Ufficio Scolastico Regionale, con nota risalente all’11 aprile 2013, intraprendeva nei suoi confronti un’azione volta a verificare la sussistenza di eventuali ulteriori responsabilità disciplinari.

Il Prof. D’Orsi, ricevuta la suddetta contestazione, assistito dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Mario La Loggia, faceva pervenire all’organo di disciplina un’articolata memoria con la quale, oltre a confutare tutte le accuse rivolte nei propri confronti, richiedeva anche la sospensione di ogni giudizio disciplinare in attesa delle definizione dei giudizi pendenti innanzi le competenti Autorità giurisdizionali.

L’USR, ritenuta la necessità di attendere gli esiti di tali procedimenti, opportunamente sospendeva il procedimento disciplinare.

A seguito dei pronunciamenti in seguito resi tanto dal Tribunale di Agrigento, quanto dalla Corte di Appello di Palermo e, non ultimo dalla Corte dei Conti, tutti conclusisi con sentenze ampiamente assolutorie per insussistenza del fatto ovvero poiché dallo stesso non commesso, il Prof. D’Orsi chiedeva all’USR la riapertura del procedimento disciplinare illo tempore sospeso.

Sicché l’Ufficio procedimenti Disciplinari per la Dirigenza Scolastica operante presso l’U.S.R. Sicilia, con nota del 16 luglio 2020 riapriva il procedimento disciplinare all’uopo reiterando tutte le contestazioni mosse nel lontano 2013.

Ricevuta, pertanto, la nuova contestazione di addebiti, il Prof. D’Orsi, sempre con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Mario La Loggia, presentava nuove ed approfondite difese volte a sostenere l’infondatezza del procedimento.

Gli Avv.ti Rubino e La Loggia rilevavano, in particolare, come i fatti per i quali il Prof. D’Orsi venne sottoposto a procedimento penale attenevano non già ad azioni e/o omissioni compiuti quale Dirigente scolastico, bensì, ad azioni e/o omissioni che sarebbero state poste in essere (circostanze, successivamente smentite dalle statuizioni irrevocabili rese tanto dal Tribunale di Agrigento, quanto dalla Corte di Appello di Palermo) nella qualità di Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, ossia per un’attività del tutto avulsa da quella di Dirigente Scolastico.

I legali evidenziavano, quindi, che tutti i procedimenti penali promossi contro il Prof. D’Orsi erano stati definiti con sentenze assolutorie passate in autorità di cosa giudicata e, pertanto intangibili, con la derivata conseguenza che nessuna sanzione disciplinare avrebbe potuto essere irrogata per fatti non solo estranei al rapporto lavorativo intercorrente con l’Amministrazione Scolastica, ma soprattutto per fatti e circostanze da cui lo stesso era stato assolto, in sede penale, con le più ampie formule assolutorie.

Ebbene, l’Ufficio dei procedimenti Disciplinari, con provvedimento del 18 settembre 2020, ritenute fondate e meritevoli di accoglimento le argomentazioni rese dagli Avv.ti Rubino e La Loggia, dopo aver dato atto che “il Prof. D’Orsi è stato prosciolto da ogni accusa e con formula pienamente assolutoria – i.e. per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste – riguardo a tutte le imputazioni di reato”, ha archiviato l’intrapresa azione disciplinare.