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È solo di ieri la splendida notizia del raggiungimento di quota zero contagi nella nostra regione. Sappiamo tutti che il raggiungimento di tale agognato obiettivo ci è costato un’enorme fatica: abbiamo fatto grandi sacrifici, abbiamo rispettato regole che hanno limitato la nostra libertà, abbiamo stretto i denti, abbiamo chiuso le nostre attività attingendo dai nostri pochi risparmi ma, finalmente, possiamo dire che ne è valsa la pena.

Tuttavia, mentre tale dato ci rinfranca e ci incoraggia non dobbiamo mai perdere di vista il pericolo che ancora incombe e non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, pretendendo ciò, non solo da noi stessi, ma anche da chi ci amministra.

Ad esempio, giunge notizia che in queste ore, nell’assoluta assenza di controlli, sarebbero sbarcati sulle coste agrigentine circa 400 immigrati.

È lapalissiano sottolineare come tali eventi siano suscettibili di rimettere in crisi nuovamente tutto il sistema, per questo bisogna pretendere il massimo impegno a livello regionale al fine di garantire un capillare monitoraggio delle nostre coste finalizzato al mantenimento dei lusinghieri risultati in ordine di sicurezza sanitaria ottenuti ad oggi.

È stato giustamente preteso, finora, che chiunque fosse giunto da regioni diverse dalla nostra si sottoponesse a un periodo di quarantena obbligatoria. Ciò deve, ovviamente e a maggior ragione, valere per chi provenendo da altre regioni del mondo, in assenza di controlli, rappresenterebbe di fatto un pericolo ignoto.

Chiedo al presidente Musumeci, il quale ha recentemente ipotizzato una patente sanitaria per i turisti, di adottare una politica di controllo rigoroso dal punto di vista sanitario, adottando un monitoraggio costante anche delle coste affinché l’evento di oggi non si ripeta.

Più in particolare è necessario che a chiunque metta piede sulla nostra isola, a tutela sua e dell’intera collettività, siano garantite adeguate visite mediche e venga sottoposto alla quarantena.

Le autorità ci hanno chiesto grandi sforzi, è altresì giusto che anche le autorità si sforzino di metterci nelle condizioni di non fare passi indietro rispetto ai risultati raggiunti.

Nella situazione emergenziale che si sta vivendo a causa del Coronavirus, problemi mai risolti, come quello dell’edilizia residenziale pubblica e della conseguente assegnazioni degli alloggi, si aggravano e si manifestano con modalità più clamorose.

Il segretario generale della Cgil Alfonso Buscemi e la segretaria provinciale del sindacato degli inquilini Floriana Bruccoleri intervengono su quanto è successo a Porto Empedocle “ rappresenta lo specchio di una realtà che la CGIL ed il Sunia di Agrigento conoscono molto bene a causa delle numerose sollecitazioni ricevute da parte di persone indigenti, che, avendone i requisiti, reclamano l’assegnazione di un alloggio popolare o comunque una casa in cui vivere dignitosamente.

La situazione diventa ancora più critica quando, come nel caso di Porto Empedocle, la richiesta di una casa è giustificata anche dalla presenza di un disabile o di figli minori cui assicurare un’idonea dimora e sopravvivenza.  La CGIL ed il Sunia di Agrigento- continuano i due rappresentanti sindacali – non giustificano, in nessun modo, l’atteggiamento violento e l’aggressione;  sono vicini a coloro che hanno bisogno di aiuto in questo momento di particolare emergenza ed invita tutti a non sottovalutare lo stato di bisogno e di necessità dei cittadini che può portare a queste reazioni. “La questione dell’edilizia residenziale pubblica non può essere affrontata solo in situazioni di emergenza, ma necessita di un serio impegno da parte della politica con un piano pluriennale che preveda lo stanziamento di risorse finanziare e interventi mirati al fine di garantire a tutti il bene primario della casa”, concludono Alfonso Buscemi e Floriana Bruccoleri.

La Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, in collaborazione con il Commissariato di Canicattì, diretto da Cesare Castelli, nella serata di ieri 23.5, su disposizione della Procura di Agrigento, ha posto in stato di fermo i cittadini rumeni Toderita Constantin (cl. 75) e Poenaru Petru (cl. 78) in quanto gravemente indiziati della selvaggia aggressione ai danni del connazionale Balosin Cristian (cl.83) il quale, aggredito a calci e pugni nonché con un arma impropria, è stato ridotto in fin di vita e ricoverato in prognosi riservata in una unità’ specializzata ospedaliera di Palermo.

Gli aggressori indicati da diversi testimoni, dopo il violento attacco si sono dati alla fuga, ma dopo qualche ora sono stati rintracciati  in Canicattì dai poliziotti con ancora gli abiti e le scarpe sporchi di sangue.

La feroce aggressione maturata in un contesto di degrado sociale, caratterizzato da abuso di alcool, sembrerebbe scaturita da motivi riconducibili a banali controversie di natura economica.

La Procura di Agrigento, diretta dal Procuratore Luigi Patronaggio, continua a seguire attentamente lo sviluppo delle ulteriori indagini disposte e l’evolversi delle condizioni di salute del Balosin.

 

C’è una nave madre che si è sbarazzata, a quanto pare, di 400 migranti che adesso stanno vagando (oltre a quelli che si sono nascosti e non sappiamo quanti sono e dove andranno a finire) lungo la statale 115, tra Licata, Palma e Agrigento, in cerca di acqua, di un ristoro e di un pezzo di pane perché stremati da tutto.

E’ possibile che una nave madre (non autorizzata al traffico di carne umana) possa sparire nel nulla? Ma quanto è “piccola” questa nave?

Cosa da pazzi. Sparire non in un fitto bosco ma in mare aperto!

E questa gente? La statale è presidiata da tutte le Forze dell’Ordine le quali, fra mille difficoltà, stanno cercando, stanno cercando, stanno cercando…di fare cosa? Cosa stanno cercando di fare? Qualcuno è pronto a rispondere a questa domanda?

E gli altri, i fuggitivi, quelli che riescono a scappare?

E dire che Google con le nuove app, anche a nostra insaputa, oggi riesce a vedere quante volte andiamo in bagno durante il giorno fin dentro casa nostra. E poi, dinnanzi all’occhio selvaggio riesce a sfuggire una nave…

Ed ancora. Come stanno quelli acciuffati? Tutti bene, avranno problemi di salute? In Africa si contano già centomila casi di Covid 19 e in questi mesi, luminari infettivologi mondiali ci hanno spiegato che una sola persona può contemporaneamente contagiare altre quattro persone; altri dicono due, altri dicono addirittura otto.

Una cosa è certa: contagiano, come contagia un italiano, un americano, un francese, un tedesco.

Bene o male, (forse più male che bene) in Europa tutti siamo sotto controllo. Non pensiamo proprio che a questa povera gente prima di imbarcarsi sulla “MADRE NAVE” sia stato effettuato il tampone.

La Moby Zaza è in continuo via vai da e per Lampedusa; perché nel frattempo nelle Pelagie sono sbarcati qualche centinaio di altri poveri cristi.

Non ultimo, lo sbarco di una sessantina di persone nella piccola Isola di Linosa avvenuto poche ore fa.

Questo, allo stato. Ore 15,57 di domenica 24 maggio, anno del Signore 2020.

La Moby Zaza, di fatto, fra pochissimo avrà difficoltà nere a far effettuare la quarantena a bordo dei propri salotti. Nei quattordici giorni previsti di fermo sbarcheranno altri mille migranti!

Attenzione, fra dieci giorni ne sbarcheranno altri mille e fra venti giorni ancora altri mille. E a giugno, luglio, agosto, settembre?

Pagheremo, forse, altri tre, quattro, cinque navi da crociera per dare aiuto a questa povera gente? E basteranno?

Si salvi chi può…

Dovrebbero avere le ore contate i responsabile di una aggressione nei confronti di un 37 rumeno, picchiato selvaggiamente da un gruppo di persone avvenuta a Canicattì.

L’uomo, dopo aver subito calci e pugni in tutte le parti del corpo, è stato prima trasportato all’ospedale di Canicattì; successivamente è stato trasferito ad Agrigento per essere ricoverato in sala di rianimazione. Ma vista la gravità della situazione il malcapitato rumeno è stato trasferito ancora in elisoccorso a Palermo.

Il gruppo, dopo la selvaggia aggressione, è riuscito a dileguarsi.

Ad occuparsi dell’episodio i poliziotti del Commissariato di Canicattì guidati dal dott. Cesare Castelli e coordinati dalla Procura di Agrigento.

Non si esclude che nelle prossime ore possano aversi sviluppi sulla vicenda.

 

 

L’assessorato regionale alla Salute, punta a riaprire «in sicurezza» ambulatori e ospedali ai pazienti oggetto di patologie non covid. È stata inviata alle strutture sanitarie una circolare firmata dall’assessore Razza e dai dirigenti generali dei dipartimenti Pianificazione strategica, Mario La Rocca, e Attività sanitarie, Maria Letizia Di Liberti.

Una ripresa monitorata e le eventuali rimodulazioni in corso dipenderanno anche dall’impatto delle misure e dall’andamento della curva epidemiologica.

Ovviamente, sono state tracciate procedure ben precise per innalzare i contagi.

Ecco alcune delle indicazioni. Potranno ripartire da domani negli ospedali e nelle Asp le prestazioni ambulatoriali, visite ed esami, con prescrizione medica contrassegnata con la
lettera D (differibile). Per le prescrizioni P (programmabili) si dovrà aspettare per altre cinque settimane tranne che le aziende sanitarie riescano ad erogarle prime nel rispetto
dei protocolli. Si dovrà dare precedenza ai pazienti con malattie croniche o rare e si chiede di rinviare di un mese gli interventi chirurgici ambulatoriali differibili.

Si potrà accedere in struttura solo 15 minuti prima dell’appuntamento per ridurre le persone in attesa. Paziente ed eventuale accompagnatore devono indossare sempre
la mascherina e dovranno sottoporsi a specifiche verifiche. Il giorno prima i pazienti dovranno essere chiamati per un triage telefonico anche su eventuali sintomi Covid.

I pazienti fragili dovranno accedere ad ambienti dedicati per evitare contatti con altri malati. Si dovranno sempre effettuare adeguate sanificazioni tra un paziente e l’altro. Le
aziende sanitarie potranno anche sperimentare visite ed esami serali.

Chi arriva al pronto soccorso deve essere accolto dal personale fornito da dispositivi di sicurezza adeguati e deve indossare la mascherina e disinfettare le mani prima di
entrare nel pre-triage attivato per intercettare eventuali pazienti Covid. Nei casi non sospetti si può accedere al triage del pronto soccorso mentre chi è sospetto dovrà seguire
uno speciale percorso dedicato e deve sempre essere considerato positivo anche se non ancora accertato. Il
paziente in attesa dell’esito di test e tamponi aspetterà nelle «aree grigie» di isolamento.

I ricoveri devono avvenire rispettando i protocolli di sicurezza, distanziamento, sanificazione e aerazione degli ambienti. Sarà consentito l’accesso ad un solo visitatore alternato per paziente al giorno con mantenimento di adeguati dispositivi di protezione, distanze e tempi limitati. Ai visitatori che dovranno sempre indossare la mascherina
chirurgica sarà controllata la temperatura e verificati eventuali sintomi.

“Il  peggio- dice Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione- deve ancora arrivare, perché tra settembre e dicembre, secondo i nostri calcoli, l’onda lunga dell’emergenza epidemiologica potrebbe ridurre lo stock complessivo degli esercizi di quasi 100 mila unità».

Zabeo avverte che “se consideriamo che le aziende del Paese hanno in media tre dipendenti ciascuna, significherebbe 300 mila occupati in meno a fine anno, una perdita mai registrata dall’inizio della crisi economica, cioè dal 2009. La chiusura delle attività artigiane corrisponderebbe invece alla metà delle circa 200 mila imprese andate in fumo negli ultimi 11 anni”.

I settori più colpiti sono la ristorazione, il comparto auto, tra carrozzieri, meccanici ed elettrauto, l’abbigliamento, le oreficerie,  il settoredei  trasporti pubblici, che fra tassisti, bus operator e autonoleggiatori sconterà più di tutti le ricadute economiche della pandemia.

Per la Cgia di Mestre, l’’edilizia può invece beneficiare dell’eco bonus previsto dal decreto Rilancio.

I consumatori spenderanno molto poco. Su scala nazionale, secondo Confesercenti, già ora, dopo la riapertura dei negozi, solo un italiano su tre è tornato ad acquistare. “In termini assoluti il crollo degli acquisti rispetto al 2019 sarà di circa 75 miliardi di euro e a farne le spese saranno soprattutto gli artigiani. In Sicilia abbiamo stimato una riduzione di tre miliardi, e questo potrebbe danneggiare ancor di più il fragile tessuto delle piccole e medie imprese della regione”.

La sopravvivenza dell’artigianato dipenderà dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi tre mesi. E’ necessario azzerare per l’anno in corso le imposte erariali, come Irpef, Ires e Imu sui capannoni, ma soprattutto aumentare i contributi a fondo perduto, perché quelli previsti dal decreto coprono a stento solo un sesto delle perdite sostenute ad aprile.

La giornata di oggi segna zero contagi e attualmente sono ancora contagiate 1.512 persone  (-7 rispetto a ieri). I guariti sono complessivamente 1.640 (+6 rispetto a ieri). Degli attuali 1.512 positivi, 104 pazienti (-9) sono ricoverati – di cui 9 in terapia intensiva (-1) – mentre 1.408 (+2) sono in isolamento domiciliare.
Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 131.913 (+2.482 rispetto a ieri), su 116.517 persone: di queste, complessivamente,  sono risultate positive 3.421

“Le vicende di questi giorni che hanno riguardato la sanità della nostra Isola, hanno evidenziato un triste e desolante spaccato di affari illeciti sui quali la magistratura sembra continuare la sua opera di accertamento dei fatti. Gigantesche gare pubbliche per lunghi periodi contrattuali alimentano forti interessi e penalizzano gli operatori economici dei territori che restano fuori,non risultando competitivi, dalle logiche di mercato su servizi che risultano appiattiti perché non calibrati in relazione alle differenti aree territoriali. Centrali uniche di committenza o altre forme di aggregazione non solo regionali,che a partire da Consip hanno ridotto la platea dei concorrenti senza particolari vantaggi per la comunità.
Confido che l’Assemblea regionale siciliana-conclude Giorgia Iacolino- riveda il sistema normativo di approvvigionamento delle procedure di appalto per beni e specialmente per i servizi, anche attraverso la revisione della centrale unica di committenza e di altri organismi che centralizzano le modalità acquisizione di beni e servizi , riducendo la capacità di partecipazione degli operatori economici e la garanzia di trasparenza dei procedimenti di scelta del contraente”

“A ventotto anni dall’eccidio di Capaci è sempre viva la figura di Giovanni Falcone. Da magistrato scrupoloso qual era, Falcone con la sua attività d’indagine riuscì a far condannare, finanche in Cassazione, i boss di cosa nostra”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana “Del giudice Falcone – continua Lo Curto – ricordo anche lo spirito riformatore che contrassegnò la sua attività al servizio del ministero della Giustizia: fu infatti l’ispiratore delle misure adottate nel 1991 sulla carcerazione cautelare aggravata, sull’ausilio dei collaboratori di giustizia e sulla istituzione della Procura nazionale antimafia. Sono convinta – aggiunge Lo Curto – che un uomo vive ancora se continua a darci una guida nella nostra opera quotidiana: Giovanni Falcone ci ha insegnato che la pratica della legalità e della trasparenza non deve essere un’arida osservanza delle leggi, ma un fatto culturale che appartiene per essere liberi e progredire”.