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Il candidato sindaco dott. Franco Miccichè fa sapere con una nota che ha sospeso temporaneamente tutti gli incontri tematici previsti in scaletta nella sua campagna elettorale. Dichiara:

“L’escalation dell’infezione da Coronavirus  ha purtroppo raggiunto anche la nostra isola. E io, da medico del servizio d’igiene pubblica dell’Asp non posso non tenere conto della grave situazione in cui ci troviamo e dei provvedimenti governativi nazionali e regionali in tema di salvaguardia della salute pubblica.

Per questo ho deciso di sospendere gli incontri tematici che teniamo ogni settimana nel mio comitato elettorale al viale della Vittoria in attesa che la situazione migliori e tutti possiamo ritornare alla normalità”

A seguito degli effetti non troppo tranquillizzanti che sta scatenando la psicosi del coronavirus, questa mattina abbiamo pubblicato un articolo (vedi sotto) con il quale, sostanzialmente, veniva evidenziato che occorre non farsi trovare spiazzati dal punto di vista sanitario, relativamente alle esigenze che comporta il caso in questione. Nell’articolo abbiamo sottolineato la necessità di reperire persino le mascherine (quelle del kit anti-coronavirus) le quali attualmente sembrano essere sparite non solo dall’ospedale di Agrigento ma anche di altri nosocomi siciliani.

L’Asp di Agrigento ci ha fatto pervenire il seguente comunicato:

“In ordine all’articolo di stampa ‘Coronavirus, Mazara e Mancuso invitano la popolazione a stare tranquilla, ma in ospedale mancano persino le mascherine’ comparso su sicilia24h.it, il 25 febbraio 2020, il direttore dell’unità operativa di Medicina e Chirurgia di Accettazione/Urgenza dell’ospedale “San Giovanni  di Dio” di Agrigento, Salvatore Albanese, di concerto con il direttore sanitario di presidio, Antonello Seminerio,  dichiarano che l’area di emergenza-urgenza del nosocomio e’ attrezzata di dispositivi di protezione individuale (come mascherine FFP3 e tute adeguate) necessari a far fronte all’accoglimento in pronto soccorso di eventuali casi sospetti di coronavirus. Gli stessi dispositivi, forniti in numero di 10 kit e sostanzialmente diversi dalle semplici mascherine monouso, sono in consegna al direttore dell’unità operativa di Medicina e Chirurgia di Accettazione/Urgenza che ne dispone l’utilizzo solo in caso di effettiva necessità”. “La direzione strategica dell’ASP di Agrigento ribadisce che sta conducendo l’intero iter con lucida e serena razionalità secondo quanto indicato dalle linee guida ministeriali in materia di contrasto al Covid-19. Fra le azioni poste in essere vi è certamente la dotazione di DPI e, segnatamente, delle maschere FFP3 di cui già si dispone e di cui, nonostante le esigenze manifestate da tutte le Aziende sanitarie in Italia, si è riusciti ad ottenere ulteriori quantitativi per mettere in sicurezzala salute dei pazienti. L’ASP di Agrigento ha anche istituito un tavolo tecnico permanente formato dai direttori degli ospedali, dei distretti sanitari, da responsabili dei servizi aziendali competenti e dai referenti degli ordini dei medici, dei farmacisti, della FIMMG e del 118 per fronteggiare l’emergenza con ogni strumento utile. Per quanto sopra si può affermare che non è  stato rappresentato nessun generico ‘ottimismo’  ma un approccio sereno e razionale finalizzato a mantenere alta la guardia ed evitare panico nella popolazione assistita”.

Nota del Direttore:

Si prende atto che il pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento sia dotato delle maschere professionali che invece, purtroppo, non hanno tutti gli altri reparti del nostro nosocomio e quindi rimane scoperta una “zona” dove possono afferire alcuni  pazienti positivi al Coronavirus “sfuggiti” ad un primo esame; allora che potrà succedere? Che il personale sanitario sprovvisto di tali presidi potrà essere contagiato con tutte le conseguenze disastrose del caso? Stiamo parlando di reparti di primissima emergenza.

In realtà la situazione al San Giovanni di Dio è sotto controllo; si aspetta adesso che tutti, e sottolineiamo tutti, i reparti vengano “assistiti dall’Asp” in egual misura del Pronto Soccorso.

Saremmo ben lieti di rappresentare anche noi, mediaticamente, quel generico “ottimismo” che viene evidenziato nella nota dell’Asp.

Avrà fatto bene il Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti di Sciacca e Ribera il quale, adottando un provvedimento drastico ma sicuramente efficace, ha disposto con effetto immediato il divieto di accesso a familiari e visitatori all’interno della Unità Operative di degenza fino a cessato bisogno.  Ed ancora: ha vietato l’assistenza ai pazienti ricoverati  da parte dei familiari se non per casi assolutamente eccezionali. Il Direttore del Presidio Sanitario conclude: le porte di accesso alle Unità Operative  dovranno pertanto rimanere chiuse impedendo l’accesso a personale estraneo non autorizzato.

Fermo restando che confidiamo nell’ottimo operato che verrà portato avanti da parte dei vertici dell’Asp di Agrigento.

Lelio Castaldo

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, sentiti il sindaco della Città Metropolitana, Leoluca Orlando, e l’assessore regionale all’istruzione e formazione professionale, Roberto Lagalla, anche a seguito di una riunione di giunta regionale e di un successivo incontro con i Prefetti dell’Isola, ha disposto, in via precauzionale, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, limitatamente all’intero territorio provinciale della Città Metropolitana di Palermo, a partire dalla giornata di domani, mercoledì 26 febbraio, e fino a lunedì 2 marzo 2020.

Salvo diverse disposizioni, le lezioni riprenderanno regolarmente martedì 3 marzo.

L’interruzione è finalizzata a dare seguito all’ordinanza regionale di protezione civile che prevede, negli stessi giorni di interruzione delle attività didattiche, l’effettuazione di interventi di disinfezione straordinaria dei locali scolastici.

Il provvedimento è esteso altresì agli enti di formazione professionale che svolgono corsi in obbligo scolastico.

Le misure adottate a tutela della popolazione studentesca rispondono a criteri di particolare prudenza, in relazione alla registrata presenza di alcuni limitati ed identificati casi di infezione da Coronavirus registrati nella Città di Palermo e risultano coerenti con le linee di indirizzo generale concordate dallo stesso Presidente della Regione, nella giornata di oggi, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e con le autorità nazionali di Protezione civile.

 

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in accordo con il sindaco e presidente della Provincia di Palermo, Leoluca Orlando, e con l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale, Roberto Lagalla, anche a seguito di una riunione di giunta regionale e di un successivo incontro con i Prefetti dell’Isola, ha disposto, precauzionalmente, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, limitatamente all’intero territorio provinciale di Palermo, da oggi mercoledì 26 febbraio, e fino a lunedì 2 marzo. Salvo diverse disposizioni, le lezioni riprenderanno regolarmente martedì 3 marzo. L’interruzione è finalizzata, come secondo ordinanza regionale di protezione civile, ad effettuare di interventi di disinfezione straordinaria dei locali scolastici. Il provvedimento è esteso altresì agli enti di formazione professionale che svolgono corsi in obbligo scolastico.

Il caso di Palermo, purtroppo, può alimentare le già innumerevoli perplessità che ognuno di noi s’è posto in questi giorni per come affrontare eventuali azioni difensive, soprattutto dal punto di vista sanitario, se ci si trova dinnanzi ad  un “incontro ravvicinato” con il coronavirus.

Senza creare alcun allarmismo, è doveroso comunque da parte nostra, evidenziare come non tutti siamo pronti ad affrontare una eventuale emergenza che colpisce le nostri parti geografiche.

Ieri abbiamo ascoltato le parole quasi tranquillizzanti da parte dei vertici sanitari dell’Asp di Agrigento, il direttore generale Alessandro Mazara e il direttore sanitario Gaetano Mancuso i quali, sostanzialmente e nonostante la repentina diffusione del virus nella nostra Nazione, hanno esternato un certo ottimismo su come affrontare eventualmente l’emergenza ad Agrigento.

I dati che arrivano dall’ospedale San Giovanni di Dio, però, non solo per niente confortanti. Non vogliamo dilungarci a raccontare cosa accade; partendo dal presupposto che già al San Giovanni di Dio manca un reparto di malattie infettive (i già passati direttori generali dovrebbero spiegarci il perché, visto che dopo la morte di Loredana, adesso tutti vogliono eroicamente e stoicamente correre ai ripari) ma è giusto ricordare (perché loro già lo sanno) che in ospedale mancano persino le mascherine professionali antivirus, cioè quelle con protezione dal coronavirus con filtro FFP2 o FFP3. Di queste maschere nemmeno l’ombra.

Sempre in casi sospetti il personale sanitario deve (non dovrebbe) indossare adeguato DPI (dispositivo di protezione individuale) che consiste in filtranti respiratori, la protezione facciale, la tuta protettiva, i doppi guanti non sterili e la protezione per gli occhi.

Chiedano, i direttori dell’Asp ai medici del pronto soccorso, di quante tute scafandrate sono in possesso e di quante, invece, dovrebbero essercene.

Non solo; al pronto soccorso la situazione è devastante. Quando arriva un paziente con sintomi febbrili viene accompagnato da almeno dieci familiari. Ovvio che in questi casi la direzione sanitaria non c’entra nulla, ma non si può sottacere lo stato di grave disagio a cui sono sottoposti i medici del pronto soccorso.

I rimedi? Non certo dobbiamo trovarli noi, che abbiamo il compito di informare; sicuramente i preposti, Mazara e Mancuso, hanno il dovere di provvedere immediatamente per affrontare almeno questi casi, diciamo….di prima necessità.

Occorrerebbe, ad esempio, un presidio delle Forze dell’Ordine per fronteggiare i familiari che assaltano, oltre al malato, il pronto soccorso; immaginate quei poveri cristi dei medici, già in perenne crisi durante la “normalità delle cose”, contrastare anche la psicosi dei familiari i quali temono che il proprio congiunto sia affetto da coronavirus.

Riepilogando: stiamo calmi, se possiamo. Tutti! Non permettiamo che la psicosi frenetica prenda il sopravvento su tutto, altrimenti qui diventa tutto un inferno.

Lo ribadiamo ancora una volta. Comprendiamo bene che creare allarmismi inutili non giova a nessuno, ma è altrettanto vero come, al contrario, è piuttosto antipatico vedere i vertici generali dell’Asp confortare e tranquillizzare la popolazione agrigentina quando, loro per primi, sanno che al nosocomio agrigentino mancano persino le mascherine…

L’emergenza coronavirus e la crisi del settore turismo. Il presidente dell’associazione agrigentina “Tante case tante idee”, Domenico Vecchio, denuncia una condizione di isolamento e afferma: “L’emergenza coronavirus colpisce anche il settore dell’accoglienza turistica della città di Agrigento, e non solo per un preventivabile calo negli arrivi, ma anche per la mancanza di preparazione dei gestori di strutture di accoglienza. Per questo l’associazione ‘Tante case tante idee’, che riunisce i proprietari di B&B e case vacanza, lancia un appello alla Prefettura e ai responsabili della sanità pubblica a fornire informazioni adeguate e magari materiale esplicativo per gestire l’arrivo di turisti in questo periodo di allarme sanitario. Le naturali esigenze di accoglienza, infatti, devono bilanciarsi con la sicurezza sia degli ospiti stessi che dei gestori. In tal senso i soci si dichiarano sin da subito disponibili a un incontro anche con i rappresentanti di istituzioni, della sanità e di altre categorie ricettive”.