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Sono iniziati i lavori di completamento della “Passeggiata panoramica dei templi”. Si tratta dell’ultimo tratto, di competenza comunale, che finalmente si sta realizzando. Sono in corso i lavori di pavimentazione di quel tratto di passeggiata, che serviranno a completare il percorso pedonale al fino al tempio di Giunone. A seguire è già stato appaltato il lavoro per la realizzazione del tratto di passeggiata, dalla curva fino alla fontana di Bonamorone con la differenziazione dell’intera area di curva e soprattutto con l’esaltazione delle essenze arboree particolarmente apprezzate.

Gremita la sala del Circolo Empedocleo di Agrigento per il seminario organizzato dalla sezione agrigentina dell’ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) presieduta da Carola Depaoli sul delicato tema dei nuovi codici e della nuova narrazione della mafia. I tre relatori, che hanno ricevuto al termine dei lavori il Premio ANDE 2020, Mario Barresi, inviato del quotidiano La Sicilia, Riccardo Lo Verso, redattore del quotidiano on line Live Sicilia e Francesco Pira, sociologo e professore di comunicazione e giornalismo all’Università di Messina, non hanno deluso le aspettative ed hanno emozionato la platea che li ha premiati con scroscianti applausi. Un bel pomeriggio di cultura della legalità magistralmente coordinato dalla Presidente dell’ANDE, Carola De Paoli. Ha portato il saluto istituzionale dell’Amministrazione Comunale, l’assessore alle politiche sociali, Gerlando Riolo, che ha voluto sottolineare il grande ruolo dell’ANDE capace di affrontare con iniziative di altissimo livello temi di stringente attualità.
Ad aprire le relazioni quella del sociologo Francesco Pira, che sull’argomento scelto ha pubblicato di recente due articoli scientifici e ha svolto conferenze non soltanto in Italia ma anche all’estero.
“Le mafie -ha affermato il professor Pira – hanno impostato il loro sistema sui nuovi modelli relazionali, hanno anche imparato ad utilizzare nuovi codici e nuovi linguaggi per confondersi, con quel loro fare camaleontico, nel fluire della società liquida. E lo hanno fatto attraverso un uso appropriato delle nuove tecnologie come risorse per la gestione dei propri flussi finanziari e per lo sviluppo delle attività criminose, muovendosi con disinvoltura sui social e WhatsApp. Il codice comunicativo si è evoluto e, se in una precisa fase storica, è stata sfruttata la spettacolarizzazione, in seguito è tornato ad essere impiegato come veicolo di messaggi, riappropriandosi della sua identità”.
Secondo il sociologo le fake news e la disinformazione servono alla mafia per affermare il potere: “Eppure della Mafia c’è ancora una immagine stereotipata nello stile de “Il Padrino” che è lontana anni luce dalla realtà, ma rientra pienamente nel patrimonio culturale collettivo. Così come controversa si presenta ancora oggi la figura del mafioso, in cui convivono due nature contrapposte: sono santi e benefattori per alcuni, demoni per altri. Oggi i mafiosi sono colletti bianchi capaci di usare bene le potenzialità delle nuove tecnologie. Comunicano e commettono i loro delitti attraverso il web. Possono permettersi – ha concluso Pira- di assoldare esperti. La mafia rurale ha lasciato il posto a quella ipertecnologica”.
Per Mario Barresi giornalista di lungo corso e pluripremiato siamo passati : “ Dalle suggestioni de “Il Padrino” (quello di Mario Puzo e Francis Ford Coppola) a “Il padrino dell’antimafia” (quello di Attilio Bolzoni sul sistema Montante): ecco perché oggi bisognerebbe bandire la specificazione “antimafia” dietro alla parola “giornalista”. Modeste esperienze personali e qualche riflessione sul mondo che ruota attorno alla “bottega-redazione” (rapporto con le fonti, sollecitazioni della politica e della cosiddetta società civile) per provare a “normalizzare” una professione che rischia di aver bisogno di avere icone e santini per sopravvivere della delegittimazione sociale (e social) del giornalismo. Il racconto della “mafia invisibile” e i rischi (veri) del mestiere; la lotta darwiniana per la sopravvivenza- ha concluso l’inviato de La Sicilia- di una specie in estinzione (il giornalista) contro la “facebookizzazione” selvaggia e la deregulation del “copia&incolla”.
E anche Riccardo Lo Verso ha svolto la sua relazione con passione e molto sentimento: “L’analisi dell’evoluzione del fenomeno mafioso fa emergere l’esistenza di un doppio livello dell’organizzazione criminale. C’è il livello più basso, quello popolato da boss e picciotti che gestiscono il lavoro sporco. Controllano il territorio, si mescolano fra la gente comune e come la gente comune si espone. Come? Ad esempio sono molto attivi nei social network, ingrandendo la regola della riservatezza. Il loro atteggiamento è spesso di plateale sfida agli investigatori. Sono arroganti a tal punto da rivolgere un saluto – ed è accaduto spesso – dopo avere capito di essere pedinati e braccati dalle forze di polizia. Questo livello si alimenta grazie alla connivenza della gente. È più comodo chiedere aiuto a un boss piuttosto che rivolgersi allo Stato per avere garantito un proprio diritto. E poi c’è il livello più elevato – ha concluso il giornalista di Live Sicilia- e riservato, dove si muovono colletti bianchi e professionisti che gestiscono gli investimenti e hanno il compito di ripulire i capitali sporchi. Malvolentieri hanno a che fare con il livello più basso, sanno che è troppo rischioso”.
Al termine del seminario accreditato dall’Ordine dei Giornalisti tante le domande e gli spunti di giornalisti e persone presenti. Poi la consegna del Premio ANDE 2020. A Mario Barresi e Riccardo Lo Verso con la motivazione : “giornalisti che interpretano la professione come servizio sociale. Apprezzati per la correttezza dei fatti riportati e per il costante impegno nella ricerca della verità”, i premi sono stati consegnati da Consigliera Nazionale e dalla Vice Presidente della Sezione di Agrigento dell’ANDE, Mariella Randazzo e Giovanna Vella. A consegnare il Premio ANDE 2020 a Francesco Pira la Presidente Depaoli; questa la motivazione: “per il costante impegno nell’attività scientifica di ricerca e di diffusione, nel campo della comunicazione, dei fenomeni sociali più rilevanti. Per aver creato, attraverso l’attività di informazione, formazione e giornalismo, una rete di legalità che unisce e collega le Agenzie che operano sul territorio”.
Soddisfatta al termine dell’evento la Presidente Carola Depaoli che ha ringraziato il pubblico presente, l’Ordine dei Giornalisti, e ha voluto sottolineare come il seminario è stato pensato nel ricordo dei giornalisti uccisi in Sicilia dalla mafia che ha nominato uno per uno.
Anche la Consigliera Nazionale, Mariella Randazzo, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa certa di interpretare anche il pensiero dei vertici nazionali dell’Associazione Italiana Donne Elettrici che guardano con grande favore all’energia della sezione agrigentina capace di realizzare negli ultimi anni eventi di altissimo livello come quello di giovedì 20 febbraio 2020 al Circolo Empedocleo.

 

Iniziano questo pomeriggio alle 18, i lavori dell’Ottava giornata di Gastroenterologia agrigentina che sarà ospitata nei saloni dell’Hotel della Valle ad Agrigento. Ad aprire il congresso sarà il gastroenterologo agrigentino Maurizio Vinti, che relazionerà sulle malattie acido correlate, quando utilizzare i PPI long term, gli antiacidi o altri dispositivi antireflusso.

Nel corso della stessa sessione di lavori, è previsto l’intervento del dott. Roberto Vassallo che parlerà dello screening del CCR.

Il programma scientifico di domani, sabato 22 febbraio, si aprirà alle 9 con la discussione sulle patologie di interesse quotidiano con i medici Cappello e Giardina, cui seguiranno gli interventi sulle diverticolosi con il dott. Sergio Peralta, sul corretto trattamento della stipsi col dott. Antonino Carlo Privitera e la lettura magistrale su obesità e disordini metabolici e il ruolo dell’endoscopia terapeutica con i medici Guido Costamagna presentato dal dott. Maurizio Vinti. In particolare, il dott. Costamagna farà vedere un intervento idi gastro plastica realizzato per via endoscopica.

La seconda sessione sulla medicina traslazionale verrà discussa con gli interventi su genetica, malattie metaboliche e stili di vita col dott. Fabio Monica, sulla polipectomia col dott. Luigi Maria Nicola Montalbano e sul polipo degenerato in tumore del dott. Maria Traina che mostrerà le immagini di rimozione di un tumore per via endoscopica. Altri interventi saranno curati dal dott. Luigi Pasquale che parlerà di gestione politico – sanitaria seguita dalla discussione sugli argomenti discussi con i medici Giuseppe Leonardi e Domenico Catarella. La terza ed ultima sessione avrà come argomenti di discussione il trattamento della proctite attinica col dott. Renato Cannizzaro, e con una discussione con i medici GiovanniVento e Laura La Mantia.

La Procura della Repubblica di Catania ha chiesto la fissazione dell’udienza preliminare a carico di Matteo Salvini, indagato di sequestro di persona per la ritardata autorizzazione, il 25 luglio del 2019, allo sbarco a Lampedusa dalla nave della Guardia Costiera “Gregoretti” di 135 migranti a bordo. Salvini commenta: “L’ho già dichiarato in aula in Senato, piena fiducia nella magistratura: se devo andare in Tribunale per rispondere di aver difeso i confini, la sicurezza e l’onore e la dignità del mio Paese ci andrò a testa alta perché ritengo non solo di non aver commesso un reato, ma di aver svolto a pieno il mio dovere di fare quello che la Costituzione impone ovvero di difendere la patria”.

Lo scorso 16 gennaio la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, che lo scorso 2 luglio ha annullato gli arresti domiciliari, non convalidandoli, e ha restituito la libertà a Carola Rackete, la comandante tedesca della nave umanitaria “Sea Watch” approdata a Lampedusa forzando il blocco della Guardia di Finanza il 29 giugno precedente. Secondo la tesi della giudice Vella, condivisa dalla Cassazione, la resistenza a pubblico ufficiale è stata scriminata dall’adempimento del dovere di salvare vite umane in mare. Ebbene, adesso la Cassazione ha depositato le motivazioni del provvedimento, e, tra l’altro, ha scritto: “ Correttamente, in base alle disposizioni sul salvataggio in mare, la comandante della Sea Wacht Carola Rackete è entrata nel porto di Lampedusa perché l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro. Inoltre, legittimamente è stata esclusa la natura di nave da guerra della motovedetta della Guardia di Finanza perché al comando non c’era un ufficiale della Marina militare, come prescrivono le norme, ma un maresciallo delle Fiamme Gialle. Dunque Rackete ha agito in maniera giustificata dal rischio di pericolo per le vite dei migranti a bordo della sua nave”.

Al fine di garantire un trattamento efficace sul territorio regionale dei pazienti con patologie di interesse cardiologico, l’assessorato alla Sanità ha istituito in Sicilia la Rete per l’infarto miocardico acuto, che comprende centri d’eccellenza sempre connessi alla centrale operativa del 118. L’assessorato non ha autorizzato l’inserimento in tale rete della struttura “Maria Eleonora Hospital” di Palermo, richiesto dalla Società italiana Cardiologia Ospedalità Accreditata. Dunque la “Maria Eleonora Hospital” di Palermo, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha impugnato innanzi al Tar il decreto di esclusione. Gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno eccepito che l’assessorato ha negato l’inserimento della “Maria Eleonora Hospital” senza tenere conto della notevole riduzione, in provincia di Palermo, della percentuale di pazienti con infarto miocardico acuto trattati tempestivamente. E che l’inserimento della stessa clinica sarebbe stato necessario tenuto conto del numero di abitanti dell’area di riferimento e del numero di strutture effettivamente in grado di garantire un intervento tempestivo. Il Tar Sicilia, condividendo le tesi degli avvocati Rubino e Impiduglia, ha ordinato all’assessorato regionale alla Sanità di riesaminare la posizione della “Maria Eleonora Hospital” a fronte delle censure proposte con il ricorso e per l’inserimento nella Rete per l’infarto miocardico acuto.

Larry Tesler, informatico e matematico statunitense, è morto il 17 febbraio scorso a 74 anni. Se potete copiare e incollare le frasi di questo articolo è merito suo: insieme al collega Timothy Mott, nel 1973 ideò il sistema del copia-incolla per trasferire parti di testo nei programmi per computer, eliminando la necessità di riscriverle ogni volta. Sebbene poco conosciuto al grande pubblico, Tesler può essere considerato tra i pionieri dell’informatica moderna: partecipò all’ideazione di uno dei primi programmi con interfaccia grafica per scrivere testi, fu il primo a usare un computer portatile su un aeroplano e a dimostrare a Steve Jobs un sistema grafico di simboli e icone che avrebbe cambiato per sempre l’informatica.

Tesler era nato il 24 aprile del 1945 a New York e aveva poi frequentato la Stanford University, interessandosi all’informatica, in un’epoca in cui i computer erano ancora macchine ingombranti e pesanti. Dopo la laurea non faticò a trovare più di un lavoro da consulente: nella zona di Palo Alto (California) dove viveva era tra i pochi a essersi segnato come “programmatore di computer” negli elenchi telefonici.

Xerox PARC
Nei primi anni Settanta, Tesler lasciò il Laboratorio di Intelligenza Artificiale di Stanford, con il quale aveva avviato una collaborazione qualche anno prima, trasferendosi in Oregon con la figlia (aveva da poco divorziato). Dopo avere faticato a trovare un nuovo impiego, Tesler entrò in contatto per la prima volta con lo Xerox Palo Alto Research Center (PARC), un centro di ricerca che sarebbe diventato leggendario nella storia dell’informatica. Fondato da Xerox, azienda produttrice di fotocopiatrici, il centro di ricerca era stato concepito come uno spazio in cui sviluppare nuove e avveniristiche idee per sfruttare le opportunità offerte dall’informatica.

Nel 1973 al PARC era a buon punto lo sviluppo di Xerox Alto, un computer monoutente (“workstation”) che secondo l’azienda avrebbe dovuto fare da prototipo per i computer del futuro. Il progetto non era l’unico di questo tipo nel panorama delle aziende informatiche, ma era sicuramente quello con maggiori potenzialità, legate soprattutto allo sviluppo di soluzioni software innovative, pensate per rendere più pratico e semplice l’utilizzo dei programmi.

Xerox Alto (Heinz Nixdorf MuseumsForum / Jan Braun)

Copia e incolla
Insieme a Mott, nel 1975 Tesler progettò e sviluppò Gypsy, il primo programma di videoscrittura (“word processor”) basato sull’utilizzo di un puntatore mosso da un mouse, per selezionare opzioni e impostazioni da un’interfaccia grafica. Era stato realizzato con l’intenzione di migliorare e arricchire Bravo, altro software di videoscrittura ideato l’anno prima da alcuni colleghi di Tesler sempre al PARC.

Tesler e Mott seguivano un approccio molto creativo, passando ore a immaginare come sarebbero stati i programmi del futuro, pensando a quali accorgimenti si potessero adottare per migliorare l’esperienza degli utenti. Oggi ci sembra scontato che sullo schermo di un computer, o dei nostri smartphone, ci siano immagini e icone, e che cliccandoci sopra con il mouse o toccandoli con un dito succeda qualcosa. Circa cinquant’anni fa un computer mostrava uno schermo in bianco e nero (o verde e nero) e aveva bisogno di comandi testuali per svolgere i propri compiti, piuttosto rudimentali.

Fu pensando alla complicazione di dover riscrivere ogni volta i comandi, o di dover utilizzare complicate combinazioni per richiamarli, che Tesler inventò un modo più semplice per copiare porzioni di testo. Fu lui a proporre che fossero utilizzate le parole “copia” e “taglia” per copiare un testo (o copiarlo rimuovendolo) e “incolla” per il passaggio successivo, nel quale il testo viene riprodotto altrove. La nuova funzione fu introdotto nei sistemi di videoscrittura realizzati al PARC a partire dal 1974, senza che i loro ideatori avessero una chiara idea della portata dell’invenzione.

WYSIWYG
Tesler negli anni avrebbe dimostrato di avere una grande attenzione per lo sviluppo delle interfacce, cioè dei sistemi tra il software e gli utenti, che permettono a questi ultimi di utilizzare i programmi, idealmente nel modo più accessibile possibile. Per tutta la vita avrebbe condotto una sorta di crociata personale contro i sistemi modali, come ad esempio le finestre che si aprono mentre si utilizza un programma e che richiedono per forza un’azione prima di poter tornare alla finestra precedente dove si stava lavorando.

In alcuni casi le finestre modali sono utili, per esempio per consentire al programma di chiedere se si voglia davvero chiudere un file senza salvarlo, ma in altre circostanze interrompono il flusso di lavoro confondendo troppo gli utenti, e portandoli a commettere errori. Tesler era così fissato sul “modeless” da avere la targa personalizzata della sua automobile che diceva “NO MODES”. (Anche il suo sito si chiama nomodes.com così come il suo account Twitter.)

Lavorando al PARC, Tesler cercò di promuovere il più possibile il concetto di interfacce facili da usare, sostenendo che questa caratteristica dovesse essere sempre presente nella valutazione dell’usabilità di un sistema informatico. Fu tra i primi a utilizzare l’espressione “What You See Is What You Get” (WYSIWYG, “ciò che vedi è ciò che è”), per indicare il fatto che un testo sullo schermo debba avere le stesse caratteristiche di impaginazione una volta che viene stampato. In seguito il significato sarebbe stato esteso ad altri ambiti, per esempio a quello della creazione delle pagine web.

Un portatile di peso
Se la storia di Tesler è intrecciata a molte delle evoluzioni dell’informatica, che avrebbero portato i computer a essere personal computer, è per via della sua collaborazione con il PARC. Sempre negli anni Settanta, partecipò alla realizzazione dello Xerox NoteTaker, uno dei primi computer portatili. All’epoca l’idea di potersene andare in giro con un computer sembrava un po’ matta, e forse per questo Tesler e colleghi cercarono di perseguirla con una certa ostinazione.

Uno dei primi prototipi del NoteTaker pesava 16 chilogrammi, circa 10 volte il peso di un odierno laptop. Insieme al collega Douglas Fairbairn, Tesler partecipò a un tour tra le sedi di Xerox negli Stati Uniti per alcune dimostrazioni del nuovo computer portatile. Un giorno, mentre erano in viaggio, ne provarono alcune funzionalità in aeroporto e successivamente durante un volo. Era probabilmente la prima volta che qualcuno si portava su un aereo un computer e lo utilizzava, avrebbe ricordato in seguito Tesler. Nonostante le potenzialità, il NoteTaker non ottenne molto interesse e Xerox decise che fosse più saggio proseguire con gli sviluppi dello Xerox Alto, accantonando l’altro progetto.

I grandi artisti rubano
Nel 1979 Steve Jobs, che tre anni prima aveva fondato Apple con Steve Wozniak, fece un paio di visite al PARC, considerato all’epoca uno dei punti di riferimento per l’informatica a Palo Alto. Durante la sua prima visita, fu Tesler a condurre una dimostrazione dello Xerox Alto e della sua interfaccia grafica, sorprendendo Jobs per il modo innovativo di gestire l’interazione tra la macchina e l’utente. Come avrebbe raccontato in seguito Tesler, Jobs ne fu entusiasta: “Siete seduti su una miniera d’oro! Non ci posso credere che Xerox non se ne sia avvantaggiata”.

Le due visite di Jobs – durante le quali gli fu anche mostrato uno dei primi mouse per computer – sarebbero state definite da alcuni “la più grande rapina nella storia dell’informatica”. Apple riprese buona parte delle idee viste al PARC per progettare i suoi primi computer, rendendo un successo commerciale le interfacce grafiche e il mouse. Negli anni seguenti Jobs avrebbe ammesso più volte, scherzosamente o più seriamente, di avere tratto grande ispirazione dal lavoro di Tesler e dei suoi colleghi: “Picasso ripeteva che: ‘I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano’ e non ci siamo mai vergognati di rubare grandi idee”. (Le visite di Jobs erano state comunque concordate anche in seguito a un investimento da parte di Xerox in Apple.)

È bene ricordare che nei primi anni di transizione dell’informatica verso una dimensione personale c’era in California un grandissimo fermento: aziende piccole e grandi sperimentavano hardware e software, con appassionati e impallinati che facevano altrettanto in una dimensione più piccola, nei loro garage di casa. Jobs copiò sicuramente alcune idee nate al PARC, ma ebbe le giuste intuizioni per migliorarle e per renderle un successo commerciale.

Una volta, ricordando la sorpresa con cui scoprì i progressi fatti al PARC, Jobs commentò ricordando che i dirigenti di Xerox: “Erano fissati con le fotocopiatrici e non avevano idea di che cosa potesse fare un computer. Rimediarono una sconfitta dalla più grande vittoria ottenuta dall’industria informatica. Xerox avrebbe potuto disporre dell’intera industria dei computer”.

Con Apple
Tesler si rese conto che Jobs aveva ragione, con Xerox che non stava sfruttando le sue idee e non sapeva bene che farsene: decise di lasciare l’azienda e di andare a lavorare per Apple nel 1980, insieme ad alcuni altri suoi colleghi. Collaborò allo sviluppo di Lisa, uno dei primi computer di Apple e ampiamente basato sulle innovazioni pensate per lo Xerox Alto.

Apple Lisa (Alan Light via Flickr)

Negli anni Novanta, Tesler fu una delle figure centrali nello sviluppo di Newton, una sorta di palmare considerato l’antenato dei tablet che usiamo oggi. Per il nuovo prodotto furono pensate innovazioni di vario tipo, alcune delle quali troppo avanti e ambiziose per essere facilmente realizzate con i componenti disponibili all’epoca. Newton non ottenne un particolare successo e, per stessa ammissione di Tesler, finì per sottrarre risorse importanti ad Apple che iniziava ad avere seri problemi a sostenersi economicamente.

Nel 1997, Tesler lasciò Apple e fondò una piccola azienda di software specializzata nello sviluppo di sistemi per diffondere i linguaggi di programmazione nelle scuole. La società durò poco meno di dieci anni, ma nel frattempo Tesler aveva firmato un contratto con Amazon, dando un importante contributo nel miglioramento dell’interfaccia del sito per fare acquisti online. Dopo avere lasciato Amazon nel 2005, avrebbe lavorato brevemente in altre società della Silicon Valley, come quella del motore di ricerca Yahoo!. Piuttosto schivo e concentrato sui suoi progetti, nell’ultimo decennio Tesler lavorò come consulente esterno per diverse aziende.

Riflettendo sull’idea di rendere i computer più facili da usare in un momento in cui nemmeno si sapeva bene cosa farsene di un PC, una volta Tesler disse: “Ero nato per quella cosa ed è stata una fortuna essere al posto giusto nel momento giusto”.

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“Ero nato per quella cosa ed è stata una fortuna essere al posto giusto nel momento giusto”.

 

Fonte: tecnoblog.cloud