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Agrigento, tra San Leone e Villaggio Mosè, in via Teatro Tenda, nottetempo, un uomo di 32 anni, Giuseppe Terrosi, passeggero sui sedili posteriori di una Peugeot 207, è morto allorchè al conducente del mezzo è sfuggito il controllo e l’automobile si è schiantata contro un muretto di cinta. Gli altri tre a bordo hanno subito ferite e sono stati soccorsi in Ospedale. I Carabinieri hanno posto sotto sequestro l’auto. Le indagini, coordinate dalla Procura, sono in corso.

“ll gruppo M5S all’Ars esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia del piccolo Salvatore, morto in un terribile incidente che ha funestato il carnevale di Sciacca. Vicinanza anche all’intera comunità cittadina, sconvolta dall’accaduto, ai carristi e a tutti coloro che  si erano prodigati per la buona riuscita della manifestazione”.

In data 18 ottobre 2018 è stato pubblicato il bando per il conferimento dell’ufficio direttivo di Procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Torino.

La V Commissione del CSM ha avanzato al Plenum una prima proposta di delibera, assunta a maggioranza (con quattro voti favorevoli), per il conferimento del suddetto ufficio al dott. Salvatore Vitello attuale Procuratore della Repubblica di Siena.

La medesima Commissione ha avanzato una seconda proposta di minoranza (a favore della quale sono stati espressi due voti), per il conferimento del suddetto ufficio alla dr.ssa Anna Maria Loreto.

Il Plenum del CSM, con deliberazione del 18 dicembre 2019, accogliendo la suddetta proposta di minoranza, ha disposto la “nomina a Procuratore presso il Tribunale di Torino, a sua domanda, della dott.ssa Anna Maria Loreto, magistrato di VII valutazione di professionalità, attualmente sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Torino, previo conferimento delle funzioni direttive requirenti di primo grado”.

Il dott. Salvatore Vitello, originario di Grotte (AG), con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha impugnato innanzi al TAR Lazio Roma i provvedimenti con i quali la dott.ssa Loreto è stata nominata Procuratore della Repubblica di Torno.

Con il ricorso, gli avv.ti Rubino e Impiduglia hanno sostenuto che il CSM avrebbe valorizzato – in modo decisivo -il radicamento territoriale della dott.ssa Loreto e non avrebbe correttamente condotto il giudizio comparativo omettendo di valutare i numerosi titoli e le importanti esperienze vantate dal dott. Vitello e relativi anche ad incarichi fuori ruolo presso il Miniestero della Giustizia  quale componente della Direzione generale dell’Organizzazione giudiziaria e quale vice-capo di gabinetto del Ministro della Giustizia.

Inoltre, con il ricorso si è sostenuto che il CSM avrebbe errato nel ritenere prevalente il profilo della dott.ssa Loreto nonostante la stessa avesse svolto solo funzioni semidirettive (Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Torino) a fronte delle funzioni direttive svolte dal dott. Vitello (che è stato Procuratore della Repubblica a Lamezia Terme ed è attualmente Procuratore della Repubblica a Siena).

Nei prossimi mesi si terrà innanzi al TAR Lazio l’udienza di discussione del ricorso.

Domani, domenica 23 febbraio, i Circoli territoriali di Favara e Porto Empedocle allestiranno due gazebo per la raccolta delle firme a sostegno delle quattro iniziative di legge popolare proposte dal partito di Giorgia Meloni. A Favara in piazza Cavour e a Porto Empedocle in via Roma, dalle ore 10 in poi. Le quattro iniziative di legge sono l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, l’abolizione dei Senatori a vita, l’inserimento di un tetto massimo alla pressione fiscale nella Costituzione, e la supremazia dell’ordinamento italiano su quello europeo. Per firmare è necessario esibire un documento d’identità valido.

Ad Agrigento, nell’ambito delle attività di prevenzione e monitoraggio antidroga comprese nel piano operativo “Piazza pulita”, i Carabinieri della stazione del Villaggio Mosè e della Sezione Radiomobile della Compagnia di Agrigento hanno arrestato un uomo di 21 anni immigrato dal Gambia, già sottoposto a divieto di dimora ad Agrigento perché arrestato poco meno di una settimana addietro allorchè sorpreso in possesso di 20 dosi di droga pronte ad essere vendute. Adesso è stato colto in via Pirandello, verosimilmente in attesa dei clienti, con 85 grammi di marijuana già confezionati in dosi. Inutile è stato un suo tentativo di fuga. E’ stato trasferito in carcere.

Alle prime luci dell’alba, in via Borbone ad Agrigento un auto a perso il controllo andandosi a schiantare contro un muro.
Sull’auto viaggiavano alcuni ragazzi, uno dei quali ha perso la vita.
Sul luogo sono prontamente intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri Carabinieri del nucleo radiomobile di Agrigento.
I medici intervenuti hanno dovuto constatare il decesso del ragazzo.
Indagini in corso da parte dei carabinieri per stabilire l’effettiva dinamica.

Animato botta e risposta tra l’avvocato ex pm Antonio Ingroia e il boss Giuseppe Graviano: “Nei cassetti della Procura di Palermo c’è tutta la verità. Dovete cercare lì”.

Giuseppe Graviano

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, imputato dell’omicidio di due Carabinieri, ha risposto alle domande dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, adesso nelle vesti di avvocato di parte civile delle famiglie degli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati da un commando della ‘ndrangheta il 18 gennaio 1994 sulla corsia sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla, dove furono impegnati in un’operazione di controllo del territorio. Graviano è imputato insieme al boss della ‘ndrangheta, Rocco Santo Filippone, uomo di fiducia dei Piromalli.

E Graviano così ha replicato: “Marcello Dell’Utri? Non lo conosco. E poi se continuate con queste domande, a cui ho già risposto al pubblico ministero, va a finire che mi stanco”. E poi, ancora più innervosito, tanto che la presidente della Corte d’Assise, Ornella Pastore, lo invita al contegno, controbatte: “Non ho mai avuto a che fare con le stragi e non so di contatti con la ‘ndrangheta. Non conosco progetti di attentato al signor Mannino, non ho mai conosciuto il signor Provenzano, e sia chiaro che io ad una persona anziana non mi sono mai rivolto chiamandola per nome Binnu”. E poi: “40 anni di bugie. Se volete la verità, aprite i cassetti dove il processo di mio papà ha soggiornato per 37 anni, nei cassetti della Procura di Palermo, e lì c’è la verità. Perché non basta fermarsi agli esecutori. Dovete trovare tutti i responsabili della morte di mio padre, anche se c’è qualche vostro collega che è stato fatto eroe”. E poi: “Ancora che cercate l’agenda rossa e gli autori dell’omicidio Agostino? Aprite i cassetti in Procura che sono chiusi da quasi 40 anni. Pensate che Mandalà stava raccontando tutta la verità sui fatti, sull’agenda rossa. Poi ha deciso di non rispondere perché minacciato. Il presidente lo ammonì e lui disse meglio prendere le denunce”. E poi Antonio Ingroia a bruciapelo chiede a Giuseppe Graviano: “Vuole dirci se Silvio Berlusconi fu il mandante delle stragi?”. E Graviano risponde: “Per il momento non lo ricordo”. E poi ripete: “Andate a vedere gli atti del processo riguardante mio padre e troverete le risposte. Parlerò quando vedrò i fatti. È sufficiente aprire quel cassetto. Il pm Lombardo mi ha detto che farà accertamenti. Allora andate a prendere quel processo e scrivete la verità su come sono andati i fatti. Se qualcuno in questi 37 anni non ha esercitato la professione con tutti i crismi deve venire fuori. Io risponderò solo dopo aver visto i fatti riguardanti i responsabili della morte di mio padre. Se qualcuno è stato fatto eroe, fra i vostri colleghi, la storia ci insegna che le medaglie all’onore vengono tolte. Andate nel fascicolo del processo di mio padre. Lì c’è tutto”. E poi: “I Carabinieri devono dire la verità sul mio arresto e vedrete quante persone sono coinvolte e hanno interesse che io resti in carcere. E pure su via D’Amelio…”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La psicosi del coronavirus arriva anche ad Agrigento, oggi il sindaco Lillo Firetto, con un comunicato stampa fa sapere che, ha chiesto un incontro urgente al prefetto Dario Caputo con i vertici dell’Asp perché si valutino congiuntamente le condizioni e le capacità di reazione a un’eventuale situazione crisi, così da essere pronti sin d’ora ad affrontare ogni evenienza. Nello stesso incontro si avvierà di concerto una seria valutazione sull’eventualità dell’interruzione di manifestazioni che richiamano ogni anno persone da ogni parte d’Italia e dal mondo, come il Mandorlo in Fiore o il Premio Uno nessuno e centomila, o altre iniziative connesse alle celebrazioni di Agrigento 2020, che potrebbero essere foriere di ulteriori allarmi e preoccupazioni.
L’incontro chiesto dal sindaco Firetto al prefetto Caputo e ai vertici dell’Asp è solo la prima tappa che seguirà l’interpello, più autorevole, del luminare Dott. Antonio Cascio professore ordinario di malattie infettive dell’Università degli Studi di Palermo.
La presa di coscienza e il successivo allarme lanciato dal primo cittadino agrigentino è seguito dai casi registratosi nel nord dell’Italia. 19 in totale, di cui 16 in meno di 24ore. 3 casi registrati a Roma, 2 in Veneto e 14 in Lombardia.
In meno di una giornata l’Italia è diventato il paese europeo con il numero più alto di contagiati dal coronavirus.
Il primo caso è stato registrato giorno 18 febbraio a Codogno dove un 38enne originario di Castiglione d’Adda e dipendente di un’azienda di Casalpusterlengo è stato ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno, in provincia di Lodi. Per quanto si apprendere, l’uomo era andato a cena con un amico rientrato dalla Cina all’inizio di febbraio. Il 38enne, secondo i medici, ha contagiato la moglie incinta di 8 mesi e cinque operatori sanitari.
La Regione Lombardia ha invitato i cittadini dei comuni di Codogno, Casiglione d’Adda e Casalpusterlengo a restare in casa. Più di 250 persone, entrare in contatto con i contagiati sono stati messi in quarantena, 4.200 persone saranno sottoposti a tampone.
In Veneto l’allerta sanitaria è alta attorno a Vò’ Euganeo, dove due anziani del luogo sono risultati positivi al test. I due anziani per quanto è stato riferito non si sono mai recati in Cina.
Anche a Roma l’allerta è alta, e gli occhi sono ancora puntati sulla coppia cinese risultata positiva al coronavirus.