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Domani alle ore 17.00, nella sala Bodart del Palazzo dell’ex Collegio dei Filippini, in via Atenea, ad Agrigento, verrà inaugurata la mostra delle opere dell’artista Carmen Frisina, pittrice contemporanea.

Le opere esposte verranno presentate dalla prof.ssa Marina Arnone, madrina della manifestazione e dai relatori artistici prof.ssa Patrizia Camera e dott. Renato Terranova, che cureranno anche la presentazione critica dell’evento.

Al Vernissage sarà presente il sindaco di Agrigento dott. Calogero Firetto.

La bellezza del paesaggio siciliano attraversato dal mito e dalle suggestioni di luoghi di straordinaria attrattività, dove l’ambiente naturale è plasmato da gesta memorabili, sarà protagonista della mostra intitolata “Sulle orme del tempo”. L’esposizione si articola in dipinti in olio su tela, che sintetizzano l’amore della pittrice per la Sicilia, tra scorci idilliaci, spiagge mediterranee e fichi d’india.

L’esposizione artistica sarà visitabile tutti i giorni, escluso la domenica, fino al 14 marzo, negli orari della pinacoteca civica dell’ex Collegio dei Filippini.

La Cassazione dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura Generale di Palermo contro l’assoluzione di Mannino al processo “Trattativa”. I dettagli.


La Procura Generale di Palermo non getta la spugna. L’ex ministro democristiano, Calogero Mannino, è stato assolto in primo e in secondo grado al processo stralcio sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi. Tuttavia i procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte si pronuncerà sull’ammissibilità. Mannino, giudicato in abbreviato, è stato assolto dalla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Marina Petruzzella, il 4 novembre del 2015. E poi la sentenza di assoluzione è stata confermata il 22 luglio scorso dalla Corte d’Appello di Palermo presieduta da Adriana Piras con giudice a latere Massimo Corleo e relatrice Maria Elena Gamberini.

Le motivazioni sono state depositate, e in oltre mille pagine i giudici hanno letteralmente picconato la tesi accusatoria. In estrema sintesi: Calogero Mannino non solo non ha commesso il fatto, ma è proprio il fatto stesso a non essere mai avvenuto. Secondo la Procura di Palermo, l’iniziativa dei Carabinieri del Ros di dialogare con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, non sarebbe stata, come sostenuto dagli stessi Carabinieri, autonoma e frutto della volontà investigativa di catturare i latitanti mafiosi. Tale iniziativa, invece, sarebbe stata indotta da Mannino il quale avrebbe temuto per la propria vita a fronte della vendetta che sarebbe stata ordita dalla mafia per non avere lui, Mannino, rispettato i patti e per l’esito disastroso, per la mafia, del maxiprocesso in Cassazione. Tale trattativa sarebbe sfociata nella presentazione da parte di Riina del famigerato “papello” di richieste allo Stato.

Ebbene, i giudici della Corte d’Appello, motivando la sentenza d’assoluzione, hanno del tutto ribaltato tale tesi, e in sentenza hanno ritenuto che nel 1992, nel periodo successivo all’omicidio di Salvo Lima (12 marzo) e alla strage di Capaci (23 maggio), i Carabinieri del Ros, il capitano De Donno e il colonnello Mori, si rivolsero al politico mafioso corleonese Vito Ciancimino, storicamente in rapporti e affari con Riina e Provenzano. E De Donno e Mori proposero a Ciancimino una interlocuzione diretta alla cattura dei latitanti, e ciò senza alcuna concessione o compromesso con la mafia. Tale colloquio con Vito Ciancimino fu una spontanea e autonoma iniziativa dei Carabinieri del Ros, che poi si interruppe venendo meno le condizioni in premessa. Secondo i giudici che hanno assolto Mannino, dei contatti tra i Carabinieri del Ros e Vito Ciancimino ne sono stati a conoscenza, tra gli altri, Paolo Borsellino, la dirigente al ministero della Giustizia, Liliana Ferraro, e Luciano Violante.

E nel 1993 ne fu a conoscenza anche la Procura di Palermo. A margine del ricorso in Cassazione contro l’assoluzione di Calogero Mannino, l’avvocato Rosalba Di Gregorio ha commentato: “Legittimo il ricorso in Cassazione, ma nessuno venga più a parlare di processi lunghi, di eliminazione di gradi di giudizio e altre baggianate simili. O vogliamo dire che i tre gradi sono solo prerogativa dell’accusa e fanno perdere tempo e denaro solo se li fa la difesa?”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Tutto è accaduto intorno l’una della notte tra il 27 e il 28 Febbraio in una delle zone più centrali di Favara; un’auto è stata avvolta dalle fiamme.

Dalle prime testimonianze si è appreso che ad anticipare le fiamme sia stato un forte boato che, tra l’altro, vista l’ora, ha svegliato e impaurito i parecchi residenti nella zona.

In fiamme una Peugeot 308 di colore bianco parcheggiata in Via Sambuca di Sicilia, via che fa da angolo alla via principale del centro città,  ovvero Via IV Novembre.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del distaccamento di Villaseta che hanno tempestivamente domato le fiamme e i carabinieri della Tenenza di Favara che stanno procedendo le indagini effettuando i primi rilievi per cercare di risalire alla causa che ha scatenato l’incendio.

 

 

Tre autovetture sono rimaste coinvolte in un tamponamento a catena, sul viadotto Imera. E’ accaduto intorno alle ore 18.15 di oggi mentre le auto viaggiavano in direzione della via Imera.

Le tre autovetture sono una Volkswagen Golf – su cui viaggiava un uomo, una Lancia Ypsilon – su cui viaggiavano due donne e una Fiat Sedici- su cui viaggiavano un uomo e una donna.

Secondo una prima ricostruzione, la Golf ha impattato la Ypsilon che a sua volta a colpito la Sedici.

Sul posto sono intervenuti prontamente i sanitari del 118 e i Vigili Urbani del comune di Agrigento.

Oltre ai danni materiali, ad avere la peggio sono le due donne sulla Ypsilon che sono state prima soccorse dal personale sanitario per poi essere trasportate all’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento per maggiori accertamenti.

Per il resto delle persone coinvolte solo un grande spavento.

Gli agenti del comando dei Vigili Urbani, hanno ristabilito immediatamente la viabilità dell’importante arteria e spetterà a loro il compito di ricostruire l’esatta dinamica del sinistro.

“Stiamo valutando con gli uffici la possibilità di destinare fondi della tassa di soggiorno per il superamento della crisi del comparto turistico in questo delicato momento”. Lo afferma il sindaco di Agrigento Lillo Firetto, che mercoledì prossimo incontrerà gli operatori del turismo per discutere congiuntamente delle soluzioni da adottare al fine  tutelare gli operatori duramente colpiti dalle conseguenze dell’emergenza coronavirus. Per Firetto una delle ipotesi potrebbe essere destinare risorse per sostenere offerte promozionali. “Giuste le misure adottate finora,- afferma il sindaco, – per contenere a livello nazionale il rischio sanitario a beneficio di tutti i cittadini. Ora, alla luce delle rassicurazioni degli esperti sull’efficacia di tale azione di contenimento e sulle prassi da adottare nel futuro, potrà essere valutato un graduale processo di normalizzazione. Si dovrà tener conto sia della necessità di non vanificare i sacrifici fin qui compiuti, e, nel contempo, dell’opportunità di ridimensionare serenamente l’allarme, così da rimettere in moto le attività produttive finora più colpite, prime fra tutte quelle del settore turistico e culturale. In queste ore, peraltro, sono allo studio da parte dell’Ue, del Governo nazionale e regionale misure a sostegno dell’economia che dovranno essere indirizzate non soltanto in termini di indennizzo, ma anche di rilancio”.

Ad Agrigento la Tua, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici urbani, ha avviato le misure di prevenzione da coronavirus procedendo alla pulizia straordinaria di tutti gli autobus in dotazione e promuovendo una campagna informativa affiggendo su ogni mezzo il vademecum del Ministero della Sanità per ridurre al minimo i rischi di contagio. La pulizia sugli autobus è effettuata utilizzando prodotti disinfettanti specifici.

Il coordinatore dell’associazione ambientalista “MareAmico”, Claudio Lombardo, che da parecchi anni sostiene diverse iniziative a tutela e valorizzazione del sito di Scala dei Turchi, interviene a seguito del sequestro dell’area disposto dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Claudio Lombardo afferma: “Ancora una volta la Procura arriva prima della politica… Finalmente si farà chiarezza e si utilizzeranno i luoghi come meritano. Ora con l’area sotto sequestro partirà il processo di regolamentazione dell’area, finalmente”.

A Ribera i Carabinieri della locale Tenenza hanno imposto lo stop ad un’automobile in transito lungo la statale 115 in direzione Agrigento. A bordo, due cittadini tunisini, già noti alle forze dell’ordine, con precedenti specifici, rispettivamente di 35 anni e di 54 anni, hanno tentato di disfarsi di sostanza stupefacente gettandola dal finestrino dell’auto ancora in corsa. Il tentativo è risultato inutile. I Carabinieri, avvezzi a tale tipo di manovre elusive, hanno immediatamente ritrovato la sostanza, ovvero tre ovuli di cocaina, poco distante dell’automobile. La droga, per un valore di mercato di quasi 4mila euro, è stata sequestrata. I due africani, su disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca, sono reclusi ai i domiciliari.